Per aver corrotto i giudici
PREVITI CONDANNATO A 11 ANNI (Chi Previti)
BERLUSCONI ACCUSA I GIUDICI DI ESSERE GOLPISTI MA E' LUI IL GOLPISTA
Dopo 88 udienze, 35 mesi di dibattimento, 8 istanze di ricusazione e vari tentativi del neoduce Berlusconi e del suo nero governo per bloccare il processo e salvare i suoi compari del malaffare (vedi la legge sulle rogatorie internazionali, la depenalizzazione del falso in bilancio e la Cirami), il 29 aprile i giudici del processo Imi-Sir/Lodo Mondadori di Milano hanno finalmente potuto emettere il loro verdetto: 11 anni di reclusione per l'imputato numero uno, Cesare Previti; undici anni all'avvocato Attilio Pacifico, otto anni e mezzo all'ex gip Renato Squillante, 13 anni, la pena più grave, per l'ex giudice Vittorio Metta, 5 anni e 6 mesi all'avvocato Giovanni Acampora (già condannato a 6 anni per l' Imi-Sir col rito abbreviato e qui imputato solo per il Lodo Mondadori) 6 anni per Felice Rovelli mentre sua madre, Primarosa Battistella è stata condannata a 4 anni e 6 mesi.
Ma la sentenza ha anche toccato il portafoglio degli imputati, condannandoli a risarcire le parti lese, Imi (516 milioni di euro) e Cir (380 milioni di euro) e, pur esonerandoli dal pagamento di una provvisionale, ovvero di un anticipo sui risarcimenti dovuti, ha condannato Acampora, Pacifico, Previti, Squillante e Metta anche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Acampora, Pacifico, Previti, Squillante e Metta legalmente interdetti durante l'espiazione della pena. Battistella, Rovelli, Previti, Pacifico e Acampora incapaci di contrastare con la pubblica amministrazione per una durata pari alla pena inflitta. Pacifico, Previti e Acampora interdetti dall'esercizio della professione di avvocato per la durata di 5 anni.
La lettura della sentenza è stata accolta da un fragoroso applauso da parte del folto pubblico che gremiva l'aula fino all'inverosimile e che al termine del dispositivo ha gridato "bravi" e "non ci sono intoccabili".
Dunque, altro che "persecuzione giudiziaria", "grave inimicizia" e "malafede". Prove alla mano l'accusa ha dimostrato che praticamente tutti gli imputati, ad eccezione del giudice Filippo Verde, sono colpevoli di corruzione giudiziaria per aver ribaltato il giudizio favorevole a De Bendetti nella battaglia di Segrate con Berlusconi per il controllo della Mondadori e per aver pilotato il verdetto che condannò l'Imi a risarcire 1.000 miliardi di lire ai Rovelli per il fallimento della Sir.
La pm Ilda Boccassini nella sua requisitoria aveva concesso attenuanti solo ai Rovelli: ma il tribunale ha deciso di ridurre leggermente le sue richieste rispettando però la suddivisione dei dosaggi di pena. L'unica sorpresa è stata l'assoluzione di Verde, per il quale la pm aveva chiesto 10 anni.
Secondo l'accusa, nella vicenda Imi-Sir, Previti, Acampora e Pacifico si spartirono una maxi tangente di 67 miliardi di lire pagata nel 1994 dai Rovelli a Previti per comprare la sentenza Imi-Sir. Molto più modesto il giro di quattrini accertato attorno alla vicenda Lodo Mondadori: poco più di 3 miliardi partiti dal conto All Iberian della Fininvest e arrivati (400 milioni) al giudice Metta, dopo essere passati sui conti di Previti, Acampora e Pacifico.
Si chiude così il primo grado di giudizio di un processo che probabilmente avrà importanti ripercussioni su altri procedimenti penali in corso a cominciare dal processo Sme in cui figura sul banco degli imputati oltre a Previti e ai giudici romani corrotti anche il neoduce Berlusconi accusato di corruzione.
Non a caso, poche ore dopo la sentenza di Milano è arrivata la rabbiosa reazione del neoduce Berlusconi che sotto forma di una lettera al direttore de "Il Foglio" di Ferrara ha violentemente attaccato i giudici accusandoli di essere dei golpisti. "I magistrati politicizzati" devono capire che "non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono" ha minacciato il neoduce invocando per sé e i suoi amici corruttori l'immunità parlamentare.
In realtà il vero golpista è proprio lui che ha in tasca la tessera della P2 e come Mussolini pretende l'impunità per i reati commessi e una magistratura docile, manipolabile, completamente asservita al potere politico.
Ecco perché, dopo essersi rifiutato per mesi di presentarsi davanti ai giudici milanesi, appena 5 giorni dopo la sentenza Imi-Sir/Lodo Mondatori il neoduce Berlusconi, che ricordiamo era coimputato nel processo Lodo Mondadori prima dell'unificazione col procedimento Imi-Sir ed è stato prosciolto per prescrizione dei termini, si è "volontariamente" recato al tribunale di Milano per rendere una dichiarazione spontanea e rilanciare le sua accuse contro i giudici.
Ecco perché Berlusconi e Previti nel tentativo di mandare all'aria il processo, guadagnare la prescrizione dei reati e farla franca anche questa volta, le hanno provate veramente tutte: sul piano politico hanno varato una serie di provvedimenti per minare dalle fondamenta l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e assoggettarla al potere politico; sul piano giudiziario hanno duramente attaccato le "toghe rosse" e i "giudici politicizzati" imbastendo contro di loro una violenta campagna di stampa per aver osato mettere sotto accusa dei "galantuomini" e infine sul piano processuale hanno fatto ricorso a istanze di ricusazione a raffica, revoca del mandato agli avvocati della difesa e cavilli procedurali vari fino ad arrivare alle ispezioni ministeriali contro i giudici di Milano e al vero e proprio golpe giudiziario imbastito dal ministro leghista della Giustizia Castelli nel gennaio 2002.
Nelle ultime due settimane prima della sentenza per quattro volte il presidente del collegio giudicante Paolo Carfì aveva convocato l'udienza finale con all'ordine del giorno la camera di consiglio per la deliberazione del tribunale. E per quattro volte aveva dovuto constatare che l'imputato principale Previti aveva ricusato l'intero collegio (l'ottava volta nell'arco di questi 3 anni) e che mancava il via libera della Corte d'Appello.
Previti non ha esitato a far valere tutto il suo peso e i suoi intrallazzi politici e fino all'ultimo ha chiesto perfino l'intervento diretto del parlamento e delle istituzioni affinché con legge su misura lo salvassero dai suoi guai giudiziari.
Ci sono altri due gradi di giudizio prima che la sentenza diventi definitiva e Previti e la sua banda di giudici corrotti finiscano in galera. Ma se il buon giorno si vede dal mattino, questo processo rappresenta un buon viatico per inchiodare alle proprie responsabilità alcuni tra i massimi imputati di tangentopoli a cominciare dal presidente del Consiglio Berlusconi accusato di corruzione e invischiato fino al collo nel processo in corso a Milano per le tangenti Sme. Anche perché gli imputati riconosciuti colpevoli per l'affare Imi-Sir/Lodo Mondadori e i reati a loro ascritti sono praticamente gli stessi del processo Sme.