La scalata al potere dell'ex macellaio Verdini
Ma dove ha preso i soldi per comprarsi una banca?

Che Denis Verdini non fosse "uno stinco di santo" noi lo avevamo denunciato fin dal 2002 quando, in qualità di editore de "Il Giornale della Toscana", il futuro "maggiordomo" di Berlusconi su ordine dello stesso neoduce si prestò a fare da cassa di risonanza al vile attacco anti marxista-leninista scatenato dall'allora coordinatore fiorentino di Forza Italia, Paolo Amato, protagonista di una violenta campagna fascista contro il PMLI accusato di essere fiancheggiatore dei terroristi e denunciandolo alla magistratura per aver affisso un manifesto in occasione del 58° anniversario della Liberazione di Firenze in cui si definiva Berlusconi come il nuovo Mussolini.
Forzista della prima ora, anti marxista-leninista viscerale, ex socialista in odore di massoneria, assetato di soldi e di potere, "orgoglioso tagliatore di teste" e con un casellario giudiziario di ben 19 procedimenti penali a suo carico, l'ex macellaio Denis Verdini, classe 1951, nato a Fivizzano (Massa Carrara) ma da sempre residente a Firenze, ha tutte le "carte in regola" per essere definito il "Berlusconi toscano".
Non a caso, il 29 marzo 2009, quando il neoduce deve scegliere il successore di Sandro Bondi alla guida di Forza Italia, non ha dubbi: "Serve un macellaio come lui!" per portare a termine la fusione con AN e tenere a battesimo il PDL.
Facoltoso banchiere, proprietario di sontuose residenze a Firenze e Roma, con un reddito dichiarato di circa 1 milione di euro all'anno che lo colloca tra i parlamentari più ricchi, Verdini non è certo "uno stinco di santo" e ricorda che il primo "sacco di soldi" lo ha guadagnato ad appena diciasette anni importando vacche e maiali, conigli e agnellini da tutta Europa per destinarli alla macellazione e distribuzione all'ingrosso.
Iscritto nella sezione locale del Partito Socialista, si rende subito conto che nell'ex partito di Craxi le sue ambizioni di carriera politica gli sono precluse da uomini all'epoca ben più potenti di lui e passa quindi alla corte del boss repubblicano Giovanni Spadolini e del PRI.
Laureato in Scienze Politiche, specializzato come dottore commercialista, Verdini entra nelle grazie di Spadolini dopo aver sposato, in seconde nozze, la sua segretaria: la contessa Simonetta Fossombroni da Arezzo, ex annunciatrice di Teletoscana, una delle prime televisioni private in Italia.
Nel 1991 viene nominato presidente della Cassa rurale e artigiana di Campi Bisenzio (poi divenuta Credito Cooperativo Fiorentino) controllata dalla DC. All'epoca la "banchina", come affettuosamente la chiamano i campigiani, versava in brutte acque a seguito di una crisi che l'aveva portata sull'orlo del fallimento con strane manovre sui conti dei clienti. All'apertura della prima filiale nel confinante comune di Calenzano sarà proprio Spadolini a presenziare il taglio del nastro.
Il primo salto in politica lo tenta nel 1992, Forza Italia non esisteva ancora, e Verdini si candida per il Partito Repubblicano alle elezioni politiche. Durante la campagna elettorale per farsi pubblicità invia un messaggio a soci e clienti utilizzando la carta intestata della banca di cui è presidente e finisce sotto inchiesta per violazione della legge elettorale, chiusa con l'archiviazione. Nonostante gli oltre 400 milioni di lire spesi per la campagna elettorale in manifesti, cene, cocktail e feste, Verdini viene trombato. Non solo. Pochi mesi dopo suo fratello Ettore viene arrestato insieme a Riccardo Fusi della Baldassini Tognozzi Pontello (Btp) spa nell'ambito dell'inchiesta sul "piano casa" a Firenze: una sorta di anticipazione a livello toscano della "cricca" degli appalti su cui si indaga oggi a livello nazionale.
Ciononostante, Verdini non si scoraggia e nel 1994 ci riprova. Forza Italia esiste già, ma lui si candida nel collegio uninominale maggioritario per il Patto Segni nel quale il Partito Repubblicano era confluito. Gli va male anche questa volta. Ma pochi mesi dopo è già pronto a cambiare casacca e ad entrare in Forza Italia grazie alla sua amicizia col coordinatore regionale dell'epoca: Roberto Tortoli che nel 2008 viene condannato definitivamente a 3 anni e 4 mesi per concorso in estorsione nell'ambito di un'inchiesta sugli illeciti commessi nella gestione urbanistica del Comune di Arezzo dal 2000 al 2005.
Nel 1995 si tengono le prime elezioni regionali con l'elezione diretta del presidente e Verdini, nonostante la sconfitta del candidato di FI, Paolo Del Debbio, riesce finalmente a entrare nel Consiglio regionale della Toscana e ne diventa il vicepresidente.
Inizia così la sua scalata nel partito di Berlusconi. Nel 1996 non è però ancora il suo turno. Il candidato scelto per correre nel suo collegio naturale è Giuliano Ferrara che se la deve vedere con Di Pietro. Denis Verdini porta a spasso Ferrara per tutta la Toscana ma non basta a farlo eleggere. Basta però a fare in modo che il banchiere campigiano diventi azionista del quotidiano di Ferrara di cui oggi possiede il 15%.
Nel 2000, alle regionali, Berlusconi e Fini gli preferiscono Altero Matteoli come candidato alla presidenza della Toscana e lui si deve accontentare di nuovo dello scranno di consigliere regionale e vicepresidente del consiglio. Anche perché in quel periodo la sua immagine era offuscata da un'accusa di stupro scaturita dalla denuncia presentata da Gabriella Lisa, una commerciante di Campi Bisenzio di 55 anni, cliente del Credito Cooperativo che si era rivolta alla banca per ottenere un prestito destinato all'apertura di un negozio di fiori.
Sull'agognata poltrona parlamentare Verdini ci arriva nel 2001 eletto nella quota proporzionale del collegio fiorentino dove è terzo in lista dopo Paolo Bonaiuti e Roberto Tortoli. Quasi subito viene beccato da Casini mentre fa il "pianista" votando al posto di un deputato e buttato fuori dalla Camera.
Ma come ha fatto Verdini in così poco tempo a diventare tanto ricco e potente da permettersi addirittura una banca? A Campi Bisenzio tutti ricordano le condizioni non proprio agiate della sua famiglia. È possibile che tutto ciò sia frutto degli affari poco chiari intercorsi fra il commercialista-immobiliarista e diverse aziende della Piana che si affidano al suo studio e poco dopo falliscono a catena?
Oppure c'è dell'altro?

21 luglio 2010