Le proprietà terapeutiche della cannabis

La canapa, cannabis, è una pianta a fiore (angiosperma). Come sostanza psicoattiva vengono usate solo alcune parti, prevalentemente i fiori femminili (marijuana) e la loro resina (hashish), fumate, inalate o ingerite. ll termine marijuana si riferisce alle infiorescenze femminili essiccate e conciate delle piante di cannabis appartenenti preferibilmente, ma non necessariamente, al genotipo Thcas (volgarmente "canapa indiana"). In tutte le varietà di canapa sono contenute, in concentrazioni e proporzioni variabili, diverse sostanze stupefacenti psicoattive, tra cui la principale è il Δ9-tetraidrocannabinolo (Thc). Nelle varietà con effetti psicoattivi, la percentuale di Thc può variare dal 4 al 14%. Il campione con il più elevato tenore di Thc conosciuto non supera il 24%. La marijuana disponibile su prescrizione in Olanda contiene dal 15 al 18% di Thc.
La cannabis è una droga leggera "dispercettiva" che amplifica le sensazioni e gli effetti dell'assunzione sono dunque molteplici. Tra quelli più frequentemente descritti si possono elencare: una sensazione di benessere, ilarità, maggiore coinvolgimento nelle attività ricreative, alterazione della percezione del tempo e incapacità di diventare violenti (al contrario dell'alcol). La generale intensificazione delle sensazioni e delle emozioni può comprendere anche quelle legate a situazioni o pensieri spiacevoli, normalmente tollerabili o addirittura inconsce. Può determinare, in questi casi, stati fortemente ansiosi, atteggiamenti e pensieri paranoici, limitatamente alla durata dello stato di intossicazione. Non esistono casi documentati di overdose dovuta all'abuso di questa sostanza.
La canapa non è stata utilizzata solo a scopo ricreativo ma è una delle piante più versatili e utili di tutti i tempi; i suoi usi spaziano in molte direzioni e la sua utilità è stata indiscussa per migliaia di anni in tutto il mondo abitato. È stata coltivata e utilizzata per migliaia di anni come importante pianta medicinale.
È appurato che la proclamazione di leggi proibizionistiche nei confronti della cannabis negli Stati Uniti prima della Seconda guerra mondiale sia stata provocata dalla concorrenza tra la nascente industria petrolifera e la consolidata usanza dell'epoca di utilizzare l'olio di questa pianta come combustibile per i motori Diesel, e alla concorrenza tra la nascente industria cartiera basata sul legno e la consolidata usanza dell'epoca di usare la fibra di questa pianta per la produzione di carta, e ancora alla concorrenza tra la nascente industria tessile basata sulle fibre sintetiche e la consolidata usanza dell'epoca di usare la fibra di questa pianta per la produzione tessile.
L'americano Jack Herer nel libro "The Emperor wears no clothes" spiega come "il colpo di grazia lo ricevette a seguito del Marijuana Tax Act datato 1937 che ne determinò la messa al bando negli Usa e poi di riflesso in gran parte del resto del mondo". In questo libro si legge che "la famosa casa editoriale/cartaria Hearst fu la maggior sostenitrice tramite i suoi quotidiani della campagna anti-cannabis, in quanto aveva appena effettuato enormi investimenti sulla carta da albero. Il proprietario William Randolph Hearst sul Newspaper Tycoon dichiarava: la marijuana è la strada piu breve per il manicomio, fuma la marijuana per un mese e il tuo cervello non sarà niente più che un deposito di orridi spettri, l'hashish crea un assassino che uccide per il piacere di uccidere. Nello stesso periodo la DuPont brevettò il Nylon".
Nel 2005 il Nobel per l'economia Milton Friedman, George Akerlof e Vernon Smith hanno sottoscritto un appello con oltre 500 economisti Usa per denunciare gli enormi costi (7,7 miliardi di dollari all'anno) del proibizionismo sulla marijuana: "un sussidio virtuale del governo al crimine organizzato".
Negli ultimi anni si è accumulato un notevole volume di ricerca sulle attività farmacologiche della cannabis e sulle possibili applicazioni. Il più noto studioso e promotore dell'uso terapeutico della cannabis e della sua decriminalizzazione è Lester Grinspoon, psichiatra e professore emerito dell'Università di Harvard. In Italia studi approfonditi sono stati effettuati da Gian Luigi Gessa, docente di Neuropsicofarmacologia e direttore del Dipartimento di Neuroscienze all'università di Cagliari.
I preparati sistemici (orale) di cannabis hanno effetti distensivi, appetitostimolanti e leggermente anestetici ed euforizzanti. I preparati topici (spalmati localmente) sono spasmolitici e analgesici e specialmente utilizzati per dolori cronici.
Una meta-analisi del 2001 (che analizza tutti gli studi clinici pubblicati fino al 2000) conclude che la cannabis è efficace nel dolore neuropatico e spastico, meno in altri tipi di dolore. Ma successivi studi clinici hanno mostrato effetti significativi anche nel dolore tumorale e hanno confermato l'ottima attività per il dolore neuropatico e per i sintomi dolorosi nella sclerosi multipla (spasticità, sintomi della vescica, qualità del sonno).
Una gerarchia delle possibili indicazioni terapeutiche è la seguente:
Effetti stabiliti da studi clinici contro: nausea e vomito, anoressia e cachessia, spasticità, condizioni dolorose (in particolare dolore neurogeno); Effetti relativamente ben confermati contro: disordini del movimento, asma e glaucoma; Effetti meno confermati contro: allergie, infiammazioni, infezioni, epilessia, depressione, disordini bipolari, ansia, dipendenza, sindrome d'astinenza; Effetti allo stadio di ricerca contro: malattie autoimmuni, cancro, neuroprotezione, febbre, disordini della pressione arteriosa.
Sono anche numerose le testimonianze di coloro che sono riusciti a superare la dipendenza dall'alcol o dalla cocaina grazie all'utilizzo della cannabis, che a differenza delle precedenti sostanze, non porta ad una dipendenza fisica confrontabile, ad esempio, con quella generata dall'alcool, dalla nicotina o dalle benzodiazepine.
Si stanno testando nel mondo farmaci che contengono una versione sintetica di alcuni dei principi attivi della cannabis (dronabinol, HU-210, levonantradolo, nabilone, SR 141716 A, Win 55212-2), ma questi per ora hanno mostrato molti effetti collaterali e svantaggi rispetto alla pianta naturale.
Il Canada, il 20 giugno 2005, è stato il primo paese ad autorizzare la messa in commercio di un estratto totale di cannabis sotto forma di spray sublinguale Sativex standardizzato per Thc e Cbd, per il trattamento del dolore neuropatico dei malati di sclerosi multipla e cancro. Nel 2006 il Sativex è stato approvato negli Stati Uniti per essere sottoposto a studi clinici di Fase III per dolore intrattabile in pazienti con tumore.
L'elenco delle sue "virtù" terapeutiche è destinato ad allungarsi: la si sta sperimentando per Parkinson, Alzheimer, sindrome di Tourette, corea di Huntington. E prove cliniche indicano che un analogo sintetico del Thc (non psicoattivo) funziona come analgesico e antiinfiammatorio, senza effetti collaterali.

9 luglio 2008