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Scheda
A EL ALAMEIN SI INFRANSE L'ESPANSIONISMO DI MUSSOLINI E HITLER IN NORD AFRICA
La battaglia nel deserto egiziano di El Alamein (autunno 1942) segnò il punto di massima espansione degli eserciti dell'asse in Africa settentrionale e l'inizio del loro ripiegamento sotto la pressione degli anglo-americani, che doveva portare in pochi mesi alla loro resa totale (maggio 1943).
Nel febbraio 1941 Hitler aveva inviato in Nord Africa le truppe scelte dell'"Africa Korps'' al comando di Rommel, a sostegno delle armate italiane in difficoltà. L'obiettivo strategico della spedizione era lanciare un'offensiva e aprirsi la strada verso il canale di Suez, per bloccare i rifornimenti inglesi dalle colonie e, successivamente, impadronirsi del Medio Oriente e dei suoi giacimenti di petrolio, materia prima di cui gli eserciti dell'asse avevano un urgente bisogno per sostenere le loro campagne militari, soprattutto in Unione Sovietica. Dallo scacchiere medio orientale l'avanzata avrebbe poi potuto proseguire verso Est, per saldarsi a quella lanciata dalle armate hitleriane verso Stalingrado e il Caucaso.
Se in questa campagna il sogno di Mussolini era di conservare ed espandere le colonie italiane in Africa, quello di Hitler era molto più ambizioso e puntava, dopo aver messo a ferro e fuoco l'Unione Sovietica e sfondato in Medio Oriente e nel Caucaso, a spingere le armate con la svastica lungo il corridoio iraniano fino all'India, per riunirsi con le armate giapponesi e tenere così in una sola morsa nazi-fascista l'intero blocco eurasiatico. Ma per Ciampi i mostruosi disegni di Hitler e Mussolini non contano. Come non conta chiedersi chi e perchè iniziò questa guerra. Conta solo il "valore'' in assoluto dei combattenti sul campo.
Con l'intervento tedesco gli eserciti dell'asse passarono all'offensiva su tutto il fronte libico, respingendo anche una grande controffensiva inglese, riconquistando Bengasi e, dopo un'aspra battaglia, anche Tobruk, con la cattura di oltre 35 mila prigionieri. La via dell'Egitto era aperta, e l'esercito nazi-fascista riuscì ad avanzare fino ad El Alamein, a soli 100 km da Alessandria, dove il fronte si stabilizzò durante tutta l'estate del 1942.
Nel frattempo però grandi cambiamenti erano avvenuti sui teatri di guerra. Gli Usa erano intervenuti a fianco degli inglesi, con un grande apporto di rifornimenti e mezzi. Le forze aero-navali dell'asse, dopo aver fallito la conquista della base strategica di Malta, erano state definitivamente sconfitte nel Mediterraneo, lasciando campo libero alle forze avversarie che potevano rifornirsi a volontà via mare e cielo, mentre i rifornimenti alle truppe italo-tedesche dovevano arrivare attraverso il deserto da più di 1000 km di distanza. Inoltre, e questo fu il fattore decisivo, proprio in quel periodo l'avanzata tedesca sul fronte russo si stava infrangendo contro l'eroica resistenza di Stalingrado, e Hitler, che aveva puntato tutte le sue carte sulla vittoria di quella battaglia, non intendeva assolutamente distogliere uomini e mezzi dal fronte russo verso quello nord africano.
Fu così che dopo una serie di inutili tentativi delle truppe italo-tedesche di sfondare il fronte di El Alamein, il 23 ottobre 1942 l'VIII armata inglese del generale Montgomery lanciò una grande controffensiva, riuscendo dopo alcuni giorni di aspri combattimenti a sfondare lo schieramento tedesco in più punti, annientando anche la resistenza delle divisioni italiane, che secondo la retorica storiografica ufficiale si "sacrificarono eroicamente'' quanto inutilmente.
L'avanzata degli alleati non fu più contenuta. Tripoli cadde il 23 gennaio 1943. Lo sbarco di nuove truppe anglo-americane in Algeria e Marocco (8 novembre 1942) e l'avanzata di Montgomery da Sud-Est, chiusero gli eserciti dell'asse in una tenaglia portando alla loro completa capitolazione nel maggio del 1943.
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