I Paesi Baschi e il movimento indipendentista

Tracciare una storia, ancorché sintetica, dei Paesi Baschi e del movimento indipendentista è compito sproporzionato rispetto allo spazio a nostra disposizione. Riproponendoci di intervenire in seguito in maniera più elaborata ed esauriente, in quest'occasione offriamo ai nostri lettori le principali notizie di carattere geografico e politico e le date degli avvenimenti più significativi.
I Paesi Baschi sono una regione di confine, a cavallo dei Pirenei, tra la Spagna e la Francia. Per questo non esiste un popolo basco diverso da quello francese e spagnolo. Difatti il territorio di Euskal Herria (Paese Basco) sotto amministrazione francese si definisce popolarmente "Ipar Euskal Herria" o "Iparralde", la cui traduzione è "Euskal Herria Nord" o semplicemente "il Nord". è costituita da tre province: Lapurdi (Labourd), Nafarroa Beherea (Bassa Navarra) e Zuberoa (Soule). L'organizzazione territoriale dello Stato francese è fondata sui dipartimenti i quali formano le Regioni, il dipartimento dei "Pirenei Atlantici" che interessa i Paesi Baschi fa parte della regione della Aquitania.
Per contro l'insieme delle province sotto amministrazione spagnola si chiama "Hego Euskal Herra" o "Hegoalde" ("Euskal Herria Sud" o semplicemente "il Sud"). E' formato da due comunità autonome: la "Comunidad Foral de Navarra" e la "Comunidad Autonoma Vasca" composta dalle province di Alava, Bizkaia e Gipuzkoa.
Sin dalla fine dell'800 la borghesia nazionalista basca ha spinto per rendere la regione autonoma da Spagna e Francia. è del 1894 infatti la fondazione del Partito nazionalista basco (PNV), che tutt'oggi rappresenta il partito di maggioranza. Un partito democristiano con legami molto solidi sia con una parte del movimento operaio basco che con la Chiesa cattolica; a questo si deve associare una partecipazione molto profonda nelle aree intellettuali legate alla lingua e alla cultura basca. Da una sua costola di sinistra nel 1959 (31 agosto) un folto gruppo di studenti imboccherà la via della lotta per l'indipendenza, dando vita all'Eta (Euskadi Ta Askatasuna, Paesi Baschi e Libertà). Nel maggio 1962 si tiene la prima assemblea dell'Eta dove viene approvato un documento che precisa la natura dell'organizzazione: "Eta è un movimento rivoluzionario basco di liberazione nazionale, creato nella Resistenza Patriottica e indipendente da qualsiasi altro partito o organizzazione". Ma i buoni propositi non tarderanno a sciogliersi come neve al sole. Anziché far proprio il marxismo-leninismo pensiero di Mao sulla linea dell'autodeterminazione di popoli e paesi l'Eta opta per l'avventurismo trotzkista e piccolo borghese, si dà alla clandestinità e al terrorismo, bruciando così poco a poco anche quel consenso di massa per l'indipendenza presente nel popolo basco. Le esecuzioni degli esponenti franchisti staccati dalla lotta di classe e delle masse, portarono ad una repressione ancora più dura verso il popolo basco, così come la seguente catena di attentati e stragi fino ai giorni nostri che hanno offerto la sponda ai governi spagnoli, siano essi popolari o socialisti, per criminalizzare l'intero popolo e negare dalle fondamenta l'aspirazione all'indipendenza.
Con la morte del boia fascista Franco del 20 novembre 1975 la situazione per il popolo basco non è certo cambiata in meglio. Il dittatore aveva punito pesantemente l'appoggio basco alla Repubblica. Aveva tolto ai baschi gli ultimi diritti, la loro cultura e lingua. Ma i vari governi del "nuovo corso democratico" spagnolo hanno aumentato le distanze con la regione autonoma basca, tanto che in questa regione sono oggi stazionate più forze di polizia di quanto mai ce ne fossero state, che i controlli di polizia provocatori, le torture, gli arresti e la censura continuano ad essere quotidianità.
Nell'aprile del 1978 la sinistra basca costituisce la coalizione Herri Batasuna (Unità Popolare), subito considerata ala politica dell'Eta, e il 6 dicembre dello stesso anno si tiene il referendum sulla nuova Costituzione spagnola che viene approvata in tutto lo Stato iberico ma respinta con quasi il 70% dei voti nei Paesi Baschi. Il 25 ottobre del 1979 di stretta misura viene approvato il referendum per lo statuto di autonomia dei Paesi Baschi, grazie anche ai brogli promossi dal governo di Madrid. Il cosiddetto "Statuto di Guernica" rappresentava un pessimo compromesso tra il massimo che poteva accogliere lo Stato spagnolo (riconoscimento formale dei diritti storici, ma affermazione istituzionale dell'unità della Spagna) e il minimo di autorità sovrana che la maggioranza nazionalista del popolo basco reclamava.
L'autonomia ha generato una sorta di amministrazione nazionale (parlamento e governo locali) ma in un regime di ferrea tutela da parte dello Stato centrale. La polizia basca è sulla carta autonoma ma non può occuparsi nei fatti dei reati legati al terrorismo; in materia fiscale i Paesi Baschi detraggono le imposte e possiedono indipendenza nell'amministrare il budget, cosa che ha permesso una politica economica e fiscale più progressista del resto della Spagna. Tuttavia dalle varie fazioni dell'indipendentismo basco, almeno fino alle ultime aperture capitolarde verso Madrid di Eta e Batasuna, la voce che si levava era una sola: "L'autonomia è una libertà condizionata dalla disponibilità degli oppressori".
Il 23 febbraio del 1981 si assiste al tentato colpo di stato del tenente colonnello Tejero. La riuscita del golpe avrebbe significato l'invasione di Euskadi da parte dell'esercito spagnolo. Il patteggiamento fra potere militare e civile si tradurrà in un inasprimento delle esecuzioni sul posto, degli arresti, delle torture e delle attività terroriste parapoliziesche. I prigionieri politici baschi salgono a 400.
Il 28 ottobre 1982 alle elezioni politiche la maggioranza è conquistata dal partito socialista, a cui la grande borghesia ha affidato il compito di portare a termine, in modo indolore, la cosiddetta "transizione dal franchismo alla democrazia". Il governo socialista comincia ad eseguire fedelmente il compito affidatogli annunciando il mantenimento della legge antiterrorismo e l'aumento di organico delle forze di occupazione spagnole in Euskadi.
Il 12 marzo 1986 il referendum con cui il governo spagnolo sancisce l'ingresso nella Nato viene respinto dal 60% dell'elettorato basco, mentre il 19 luglio dello stesso anno iniziano le espulsioni di rifugiati baschi nei Paesi Baschi francesi, nell'ambito della collaborazione Mitterrand-Gonzalez.
Tra attentati dell'Eta e tregue con i governi spagnoli si arriva al 17 marzo del 2003 allorché il Tribunale supremo spagnolo mette fuori legge la coalizione di Batasuna, facendo riferimento ad una legge del giugno 2002, in base alla quale sono illegittimi i partiti che rifiutano di "condannare il terrorismo". è l'ultima forte spallata al movimento basco. L'interdizione legale di Batasuna è rafforzata da una serie di misure giudiziarie, quali il sequestro dei locali di Batasuna, blocco dei suoi conti bancari, chiusura dei siti Internet, interdizione dell'organizzazione della gioventù (Segi), dei gruppi di sostegno ai detenuti dell'Eta, delle manifestazioni che si richiamano al partito. Un giro di vite che si ripete su tutto il popolo basco all'indomani dell'attentato terroristico dell'11 marzo 2004 alla stazione di Madrid. Non solo il premier spagnolo Aznar attribuisce provocatoriamente la responsabilità all'Eta, rivelatasi poi infondata, ma inscena una campagna antibasca senza precedenti.
Ancor più grave dunque appare la scelta di Batasuna e Eta di questi giorni di voler ripudiare l'indipendenza per una blanda autonomia nei confronti di uno Zapatero che verso i Paesi Baschi prosegue sulla linea dei suoi predecessori, da Franco a Aznar.

26 gennaio 2005