26 Anniversario della fondazione del Partito del proletariato, della riscossa e della vittoria
UNISCITI AL PMLI PER STRAPPARE L'ITALIA ALLA GUERRA ALL'IRAQ
di Giovanni Scuderi

Ventisei anni fa, esattamente il 9 Aprile 1977, è stato fondato il PMLI. Un Partito autenticamente marxista-leninista che non ha uguali nella storia del movimento operaio italiano. I partiti nati in precedenza e successivamente che si richiamavano e si richiamano al comunismo erano e sono comunisti solo di nome, di fatto si tratta di partiti riformisti e revisionisti. La nascita del nostro amato Partito rappresenta quindi un evento storico, carico di grandi benefici per la lotta di classe e per la classe operaia. Finalmente la classe operaia ha il suo Partito fermamente intenzionato a guidarla di tappa in tappa verso la conquista del potere politico e del socialismo.
Siamo arrivati a fondarlo dopo dieci anni di durissime lotte contro i governi democristiani, il partito comunista revisionista, 21 organizzazioni sedicenti marxiste-leniniste e tanti altri gruppi che si denominavano comunisti, ma che erano in realtà trotzkisti, "ultrasinistri" o terroristi.
Allora era molto forte il vento della rivoluzione e l'attrazione del proletariato e dei giovani verso il socialismo, e quindi la borghesia aveva tutto l'interesse che si creassero dei diversivi organizzativi e politici per dirottare in vicoli ciechi le lotte delle masse.
Il PMLI viene fondato a Firenze, in via Ghibellina n. 54 nella sede dei Gruppi di studio e di propaganda del pensiero di Mao, da cinquantadue delegati provenienti dalla Toscana, dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Lombardia. Nel trascorrere del tempo, trentasei non ce la fanno a reggere il ritmo del Partito e le dure prove della lotta di classe e sono stati risucchiati dalla borghesia. Sedici sono ancora saldamente sugli spalti, e tra essi i primi quattro pionieri del Partito (Lucia Paoletti, Mino Pasca, Patrizia Pierattini, Giovanni Scuderi), e sono di esempio ai nuovi dirigenti e ai nuovi militanti. A ciascuno di queste compagne e di questi compagni, come a quelli delle generazioni successive fino agli ultimi arrivati e a coloro che in questo momento stanno redigendo la domanda di ammissione al Partito, con un particolarissimo pensiero a chi da solo nella sua città tiene alte le bandiere dei maestri e del PMLI, va l'augurio più affettuoso, la più grande riconoscenza e i più profondi ringraziamenti dei dirigenti nazionali con alla testa il Segretario generale del Partito.
Non era stato facile arrivare alla fondazione del Partito. Tante erano le avversità. Finanche la violenta repressione da parte dei genitori reazionari o revisionisti verso i più giovani fondatori del Partito, che peraltro erano in maggioranza. Ma niente e nessuno poteva arrestare la nostra determinazione a dar vita a un Partito simile a quelli di Lenin e Stalin e di Mao e ad andare fino in fondo nella via dell'Ottobre.
La lotta di classe, la piazza, sono state la nostra università rivoluzionaria. Ma lo studio delle opere dei grandi maestri del proletariato internazionale, della storia d'Italia e del movimento operaio italiano e internazionale sono stati fondamentali per la nostra formazione marxista-leninista e per la corretta costruzione del Partito. Ancora oggi verifichiamo che sono necessarie entrambe le cose - partecipazione attiva alla lotta di classe e studio rivoluzionario - per acquisire una concezione del mondo proletaria e marxista-leninista e per costruire un grande, forte e radicato PMLI.
Il PMLI ritiene fondamentale avere un rapporto profondo - a livello collettivo e a livello individuale - con i maestri. Senza conoscere e applicare il loro pensiero e i loro insegnamenti universali, come dimostra la pratica è infatti assolutamente impossibile conoscere, riconoscere e combattere il revisionismo di destra e di "sinistra", avere una corretta concezione del Partito del proletariato, capire la realtà, orientarsi nella lotta di classe, far bene la lotta di classe, trasformare la propria concezione del mondo abbandonando quella borghese e acquisendo quella proletaria, attenersi alla via dell'Ottobre, conquistare e costruire il socialismo. Lo abbiamo capito ancora di più commemorando Stalin attraverso i fondamentali contributi del compagno Mino Pasca, che già il 3 marzo 1973, all'età di 25 anni, ci aveva aiutato con un altro memorabile discorso a capire e amare Stalin e a mettere in pratica i suoi insegnamenti.
Chi ci conosce sa chi siamo e cosa vogliamo. Dal '67 ad oggi non abbiamo perso una sola occasione, anche se nelle piazze, specie fino a tutti gli anni Settanta, abbiamo subito più di un'aggressione da parte dei revisionisti che smascheravamo, per far comprendere alla base dell'ex PCI e a quella del PRC e del PdCI che tali partiti mai sono stati comunisti e che hanno sempre operato per sabotare la lotta per il socialismo.
Il 3 febbraio 1991 siamo andati a Rimini per dire, tramite un volantino, ai delegati all'ultimo congresso del PCI che era "finito un inganno durato 70 anni". Subito dopo, il 10 febbraio, siamo andati a Roma, alla prima "assemblea nazionale delle comuniste e dei comunisti", riunita al teatro Brancaccio, che avrebbe messo le premesse per la fondazione del PRC, per mettere sull'avviso i convenuti, mediante un volantino, che si stava compiendo un'altra operazione controrivoluzionaria. Ci siamo fatti sentire, sempre tramite volantinaggio, anche nei congressi di fondazione del PRC e del PdCI.
Un'opera di pulizia ideologica e politica tuttora in corso, e che trova sempre più consensi tra le compagne e i compagni di base dei partiti di Bertinotti e Cossutta. Anche se le illusioni governative, parlamentari, elettorali, riformiste, costituzionali e pacifiste sono dure a morire, dal momento che ancora tanti che vogliono il socialismo non hanno capito che per avere una conoscenza teorica e storica del revisionismo di destra e di "sinistra" e per acquisire una coscienza, una mentalità e una pratica rivoluzionarie occorre studiare il marxismo-leninismo-pensiero di Mao.
Tra il PMLI e il PRC e il PdCI abbiamo tracciato una chiara e netta linea di demarcazione ideologica, politica e organizzativa. Tuttavia ciò non ci impedisce di lottare assieme per le questioni che ci accomunano. Per quanto riguarda Rifondazione, per esempio, i referendum sull'art. 18 e sull'elettrosmog in cui voteremo Sì. Sulle elezioni amministrative del 25 maggio invece non c'è alcuna possibilità di intesa con nessuno di loro. Essi cercano voti per governare assieme all'Ulivo, noi invece chiediamo voti astensionisti (non votare, votare nullo o bianco) per l'Italia unita, rossa e socialista, contro il regime capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista; contro il governo guerrafondaio del neoduce Berlusconi; contro le giunte di destra e di "sinistra" del regime.
Noi abbiamo messo a nudo l'attuale regime di stampo mussoliniano, gli unici a farlo, e fornito al proletariato e alle masse popolari, femminili e giovanili tutte le armi - da quelle politiche ed elettorali a quelle sociali, da quelle sindacali a quelle scolastiche e universitarie - per combatterlo e distruggerlo.
Nei luoghi di lavoro, di studio e di vita, così come nei movimenti di massa e nelle organizzazioni di massa, noi siamo in prima fila nel difendere gli interessi immediati degli operai, dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati, delle donne e degli studenti. Vogliamo che si rinnovino subito i contratti di lavoro da tempo scaduti secondo le aspirazioni e le piattaforme dei lavoratori, in particolari quella della Fiom. Vogliamo che l'intero gruppo Fiat venga nazionalizzato e senza indennizzo, e in ogni caso che non sia chiuso alcun stabilimento della Fiat auto. Ci battiamo affinché il nostro amato popolo patisca meno possibile le pene dell'inferno capitalistico e comprenda che solo nel socialismo può raggiungere il benessere, la libertà dai bisogni materiali ed essere padrone del proprio destino.
STRAPPARE L'ITALIA
ALLA GUERRA
Attualmente l'Italia è in guerra contro l'Iraq, a fianco degli Usa, della Gran Bretagna e della Spagna. Come ha detto l'Ufficio politico il 18 marzo 2003 "si tratta di una guerra di aggressione imperialista ingiusta, ingiustificata, illegittima e illegale" . Formalmente l'Italia non è un paese cobelligerante, ma lo è di fatto, violando palesemente l'art. 11 della Costituzione. Perché il governo del neoduce Berlusconi, con la connivenza e la copertura del presidente della Repubblica Ciampi, dà tutto il suo appoggio politico e diplomatico a Bush e Blair e permette agli Usa di utilizzare le basi americane e Nato nonché il cielo, le acque e le infrastrutture italiani. Dalla base di Ederle sono addirittura partiti i mille parà Usa paracadutati nel nord dell'Iraq. Per le strade di Palermo si sono visti transitare carriarmati americani diretti alla base di Birgi.
Chiaramente l'Italia è la retrovia delle armate imperialiste anglo-americane che hanno aggredito e invaso l'Iraq. Se non fosse così non si spiegherebbe come mai il governo abbia decretato lo stato di emergenza che militarizza il corpo dei vigili del fuoco e la "protezione civile".
Berlusconi si è alleato con Bush, Blair, Aznar e gli altri guerrafondai per poi potersi sedere al "banchetto dei vincitori" e spartirsi il bottino, così come Mussolini intendeva fare con Hitler partecipando al suo fianco alla seconda guerra mondiale.
Il popolo italiano con alla testa la classe operaia e in prima fila i suoi eroici figli sta lottando strenuamente per la pace, ma non riuscirà a strappare l'Italia alla guerra se non alzerà il tiro, se non attaccherà e non butterà giù il governo guerrafondaio del neoduce Berlusconi.
Il PMLI, pienamente immerso nel movimento per la pace, sta facendo l'impossibile per orientarlo in tal senso. Ma le sue forze sono ancora troppo deboli, e presenti solo in un numero insufficiente di città, per riuscire a influenzarlo e a dirigerlo verso l'assedio di Palazzo Chigi. Rivolgiamo perciò un caloroso appello a tutti i sinceri antimperialisti a stringersi dentro e attorno al PMLI perché ci diano quella forza necessaria per conquistare la parte più avanzata e combattiva dei manifestanti per la pace e attraverso di essa coinvolgere l'intero movimento per la pace nella lotta per rovesciare il governo.
Contiamo soprattutto sugli operai, donne e uomini, coscienti e informati e sulle ragazze e i ragazzi che si battono con ammirevole coraggio per la pace, ma anche sugli intellettuali che hanno già capito l'importanza di questa battaglia perché ci aiutino a farla comprendere alle larghe masse dei manifestanti per la pace. Strappare l'Italia alla guerra è l'aiuto più grande e più concreto che il popolo italiano possa dare alla Resistenza irachena.
Non è una "bestemmia", come schiuma di rabbia Berlusconi, "accostare le bandiere rosse a quelle della pace". Anzi è una necessità della lotta antimperialista. A costui "fa male al cuore vedere come queste bandiere per la pace siano spesso sommerse dalle bandiere rosse". A noi invece no, ci rallegra e ci tonifica il cuore, ci infonde coraggio e speranza vedere in piazza tante bandiere rosse. Vuol dire che è presente e attivo anche il proletariato, che è ancora vivo e operante l'internazionalismo proletario e che tuttora ci sono delle forze, anche se disperse in vari partiti e movimenti, che vogliono un mondo nuovo dove non vi siano più guerre di aggressione e di dominio imperialistiche. Senza le bandiere rosse, le bandiere arcobaleno - di origine biblica e pacifista - non sarebbero capaci di rimuovere le cause delle guerre imperialiste, che stanno nel sistema economico capitalista e imperialista e nel potere politico della borghesia. Ed è per questo che esse fanno imbufalire il nuovo Mussolini, mentre, riempiono di gioia tutti gli sfruttati e gli oppressi e i giovani che lottano per un avvenire di pace e di libertà.
La bandiera rossa e la bandiera arcobaleno sono una bella accoppiata. Salvaguardiamola e diamole un carattere antimperialista, e lottando sotto di esse diamo colpi sempre più duri al governo del neoduce Berlusconi fino a farlo cadere. Insistiamo perché tutti i sindacati dei lavoratori con in testa la Cgil proclamino unitariamente uno sciopero generale, sabotino la macchina da guerra dell'imperialismo, assedino con grandi manifestazioni di massa le basi militari, portino la lotta fin sotto Palazzo Chigi.
Lottiamo uniti contro gli aggressori imperialisti dell'Iraq Bush, Blair, Aznar e Berlusconi!
Buttiamo giù il governo del neoduce Berlusconi!
Non abbiamo nulla da perdere e un mondo di pace da guadagnare!
Coi maestri e il PMLI vinceremo!