Applichiamo le idee di Mao per costruire un grande, forte e radicato PMLI


di Giovanni Scuderi


Mao è una miniera inesauribile di idee. Queste idee non sono cadute dal cielo, sono il frutto di una lunga e straordinaria pratica rivoluzionaria. Per noi marxisti-leninisti italiani che abbiamo una fame insaziabile di teoria rivoluzionaria, queste idee sono di grande giovamento. Nutriscono l'intelletto come il cibo nutrisce il corpo. Riscontriamo infatti nella pratica che più conosciamo e applichiamo la teoria rivoluzionaria di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao più siamo in grado di trasformare il mondo e noi stessi. Il che significa fare bene la lotta di classe, migliorare il nostro lavoro politico e organizzativo, tenere per quanto è possibile fuori dal Partito e da noi stessi ogni influenza borghese e pensare, vivere e lottare coerentemente alla concezione proletaria del mondo.
Senza considerare l'esperienza storica del movimento operaio nazionale e internazionale e la nostra stessa esperienza marxista-leninista ultratrentennale, guardando come agiscono, e i risultati che ottengono, i movimenti di lotta influenzati e diretti dai falsi comunisti, dai neorevisionisti, dai trotzkisti e dagli "ultrasinistri'', si può rilevare facilmente che se non si conosce e non si applica il marxismo-leninismo-pensiero di Mao è impossibile comprendere il capitalismo, l'imperialismo, il colonialismo, il fascismo, il nazismo, il razzismo, la xenofobia e persino il governo Amato, e lottare con successo contro di essi. Per il nostro Partito, comunque, senza un alto grado di conoscenza del marxismo-leninismo-pensiero di Mao sarebbe impossibile assolvere tutti i suoi compiti rivoluzionari, avanzare nella lotta di classe e raggiungere il grande obiettivo storico dell'Italia unita, rossa e socialista, la sola società che può assicurare il potere politico al proletariato.
Soprattutto grazie a Mao abbiamo capito che si ha "o la concezione proletaria del mondo o la concezione borghese''. Per non dimenticarcelo abbiamo voluto dare questo titolo al discorso che Mao pronunciò il 12 marzo 1957 alla Conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda, e che "Il Bolscevico'' pubblica in occasione del 107 Anniversario della nascita, avvenuta il 26 Dicembre 1893 a Shaoshan nella provincia cinese dello Hunan, del grande maestro del proletariato internazionale, delle nazioni e dei popoli oppressi.
Mao tiene questo discorso in un momento in cui in Cina avvenivano "grandi cambiamenti sociali'' nel quadro della lotta per l'edificazione del socialismo. Di conseguenza indica ciò che occorreva fare per portare avanti questo immenso e complesso lavoro, riprendendo e sviluppando i concetti di un suo precedente discorso pubblicato col titolo "Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo'', pronunciato appena un mese prima.
Affermando che "la lotta che deciderà la vittoria del socialismo o del capitalismo, si protrarrà ancora per un periodo storico molto lungo'' e che "la questione di chi vincerà nella lotta fra il proletariato e la borghesia non è stata ancora veramente definita. Dobbiamo ancora condurre una lunga lotta contro l'ideologia borghese e piccolo-borghese'', Mao getta ulteriori semi della splendida teoria della continuazione della rivoluzione nelle condizioni della dittatura del proletariato.
Sette mesi dopo, il 9 ottobre, nel discorso rivolto alla III sessione plenaria allargata dell'VIII Comitato centrale del Partito comunista cinese, egli tornerà sopra questi concetti e sarà ancora più esplicito rilevando che "la contraddizione tra proletariato e borghesia, tra via socialista e via capitalista: questa è oggi, senza il minimo dubbio, la contraddizione principale della nostra società''.
A questo punto la teoria della continuazione della rivoluzione nelle condizioni della dittatura del proletariato prende una forma più compiuta e si materializzerà nella pratica con la Grande rivoluzione culturale proletaria di Mao ideata, promossa e diretta a cominciare dal 1966 per impedire la restaurazione del capitalismo in Cina.
Il segnale di lotta contro i fautori occulti della restaurazione del capitalismo, i revisionisti annidati nel Partito e nello Stato, parte proprio dal discorso di marzo quando Mao dichiara che "nelle attuali circostanze, il revisionismo è ancora più nocivo del dogmatismo. Uno dei nostri compiti importanti sul fronte ideologico è attualmente quello di criticare il revisionismo''.
Questo discorso di Mao è fondamentale per capire il socialismo e quanto sia complessa la lotta per edificarlo e difenderlo dalla borghesia, comunque mascherata, che tende sempre a restaurare il capitalismo. Ma in esso vi sono anche molte idee, spunti e indicazioni che risultano estremamente utili alla nostra titanica impresa di costruire un grande, forte e radicato Partito. Purché si sappiano applicare nella pratica tenendo presente qual è la situazione concreta in cui operiamo.
Calare i principi e le indicazioni nella pratica non è semplice perché occorre averli ben assimilati, avere una buona conoscenza del proprio luogo di lavoro, di studio e di vita ed essere capaci di elaborare dei giusti ed efficaci piani di lavoro.
Se studiamo attentamente il metodo di analisi di Mao e lo facciamo nostro, ci sarà più facile applicare nella pratica le sue idee, quelle che sono utili al caso nostro. Vedi, per esempio, la sua analisi degli intellettuali cinesi.
Mao dice delle cose che ci toccano personalmente, nel profondo del cuore, perché riguardano, direttamente o indirettamente, la nostra formazione marxista-leninista. Vedi il rapporto con le masse, la trasformazione della propria concezione del mondo, lo studio, la rettifica del nostro modo di pensare e del nostro stile di lavoro, la critica e l'autocritica. Sono tutte cose che hanno un riflesso concreto nella vita e nell'azione del Partito.
Di particolare importanza per la nostra attuale situazione è il rapporto che bisogna avere con i simpatizzanti del Partito. Ciò che Mao dice in riferimento alle persone di "buona volontà'' non membri del Partito che debbono essere coinvolte nella edificazione del socialismo vale anche per il nostro lavoro verso i simpatizzanti del Partito. Una questione messa a fuoco al 4 Congresso nazionale, che si sta dimostrando una carta vincente nelle città in cui i nostri simpatizzanti vengono coinvolti sui piani politico, organizzativo e pratico, non solo quindi sul piano operativo.
Leggendo e rileggendo questo discorso si imparano veramente tante cose: a rettificare e correggere gli errori e le insufficienze, a migliorare il rapporto con le masse, a lottare contro il revisionismo, a fare le analisi, a scrivere gli articoli, a usare la dialettica, a distinguere le contraddizioni antagonistiche e le contraddizioni in seno al popolo. Soprattutto si impara a servire sinceramente e con tutto il cuore il proletariato e le masse e a mettere sempre al di sopra di tutto la grande e nobile causa del socialismo.
Noi marxisti-leninisti italiani non finiremo mai di ringraziare Mao per tutte le idee rivoluzionarie che ci ha regalato e per lo spirito di lotta rivoluzionario che ci ha infuso con queste splendide parole: "`Chi non ha paura di morire di mille ferite, osa disarcionare l'imperatore' - questo è l'indomabile spirito necessario nella nostra lotta per il socialismo e il comunismo''.
Le idee di Mao, come quelle di Marx, Engels, Lenin e Stalin, sono forti. Facciamole nostre per essere forti come lo era lui. Applichiamole con forza, perseveranza e intelligenza tattica e strategica per costruire un grande, forte e radicato Partito marxista-leninista italiano. Solo così potrà divampare in Italia la lotta per il socialismo. Solo così potremo radere al suolo la seconda repubblica capitalista, neofascista, presidenzialista e federalista e realizzare l'Italia unita, rossa e socialista.
Coi maestri vinceremo!