La storica battaglia contro i revisionisti e i falsi comunisti

Nel Decimo Anniversario della fondazione de Il Bolscevico, il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI sottolineava come "Il contributo che Il Bolscevico sotto la direzione del CC del PMLI ha dato alla individuazione, conoscenza e smascheramento del revisionismo italiano e all'analisi delle sue radici e manifestazioni è veramente notevole e non ha precedenti nel nostro Paese. Non si può capire fino in fondo la realtà italiana, e procedere verso nuove scoperte nella ricerca delle origini e dello sviluppo del revisionismo in Italia, se non si tiene conto di quanto è già stato elaborato e sistematizzato dal Bolscevico''.
In effetti, fin dai suoi primi passi, Il Bolscevico, sotto la direzione del Partito, ha prodotto un gigantesco sforzo di analisi e di elaborazione per mettere a fuoco la natura, il carattere e gli scopi del revisionismo moderno allora capeggiato dalla cricca kruscioviana. In seguito lo stesso impegno è stato profuso per smascherare i successori di Krusciov, Breznev, Andropov, Cernenko e Gorbaciov e, fin dal novembre 1977, i rinnegati revisionisti cinesi capeggiati dal revisionista e fascista Deng Xiaoping.
Comunque non c'è dubbio che il contributo più importante e originale, di valore storico nazionale e internazionale è stato l'immenso sforzo prodotto da Il Bolscevico per analizzare la lunga storia revisionista, riformista e controrivoluzionaria del PCI che affonda le sue radici in Bordiga, Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer.
I primi quattro pionieri del Partito avevano infatti ben chiaro fin da quando il 29 settembre 1967 entrarono nel campo marxista-leninista, che per lo sviluppo della lotta di classe in Italia, per poter costruire un autentico Partito marxista-leninista e per adempiere al preciso dovere internazionalista di dare un contributo alla lotta mondiale contro il revisionismo moderno, bisognava assolutamente smascherare il PCI, il più forte partito revisionista non al potere. Quest'opera di critica e di denuncia fra l'altro venne fin da subito portata alla base del PCI e a livello di massa attraverso la diffusione de Il Bolscevico e dei volantini che ne riproducevano gli articoli principali suscitando la rabbiosa reazione del vertice del PCI che non esitò a scagliare i suoi scagnozzi per aggredire anche fisicamente i nostri compagni.
Pietre miliari della lotta condotta da Il Bolscevico a livello storico, ideologico e teorico contro i revisionisti italiani sono: il numero monografico del febbraio 1971 dedicato al bilancio dei primi 50 anni del PCI a cui farà seguito, vent'anni dopo, il numero speciale dedicato al bilancio di tutti i 70 anni di questo partito fino all'atto della sua liquidazione; il primo importante scritto pubblicato come inserto sul n. 9/1976 che smaschera verticalmente le posizioni teoriche e il ruolo del capofila del revisionismo italiano, Antonio Gramsci, la cui nefasta influenza ancora oggi viene riproposta da vecchi e nuovi imbroglioni politici revisionisti, neorevisionisti, trotzkisti e terroristi; la Prefazione del compagno Scuderi all'opuscolo "Mao Tsetung - Sulla lotta contro il revisionismo moderno" del 26 dicembre 1973, non a caso più volte ripubblicata negli anni successivi da Il Bolscevico che rappresenta una lucida analisi e denuncia della natura, del carattere e degli scopi del revisionismo moderno a livello internazionale e delle caratteristiche peculiari che esso ha assunto nel nostro Paese.
Grazie a queste pietre miliari Il Bolscevico ha potuto in ogni momento senza alcuna incertezza e con grande lungimiranza analizzare, inquadrare e smascherare il PCI a livello strategico, politico, tattico, organizzativo e pratico e in ogni campo, da quello interno a quello internazionale, alla politica istituzionale, governativa, elettorale, economica, sindacale, giovanile e femminile.
Fra le denunce più significative ricordiamo quelle contro: il "compromesso storico'' con un articolo del dicembre 1973 e poi con la pubblicazione integrale della relazione del compagno Scuderi del 24 ottobre 1975 col titolo "Il punto sul 'compromesso storico'''; i governi di "solidarietà nazionale'' (luglio '76-gennaio '79), che rappresentano la prima aperta collaborazione governativa da parte del PCI; le affermazioni di Berlinguer, allora segretario del PCI, circa il "valore storicamente universale'' della democrazia borghese (Il Bolscevico n. 15/1977) e l'esaurimento della "spinta propulsiva'' della Rivoluzione d'Ottobre (dicembre 1981); l'accettazione dell'ombrello Nato, il cosiddetto "strappo da Mosca'' e l'"eurocomunismo'' che rappresentano le fondamenta della piena identificazione del PCI con l'imperialismo occidentale ed europeo. E poi la denuncia della "rifondazione'' del PCI come "moderno partito riformatore'' (Il Bolscevico n. 17/1986) avvenuta con la segreteria Natta e della progressiva capitolazione del PCI al disegno della repubblica presidenziale, neofascista, federalista e imperialista della P2, di Gelli, Craxi e Berlusconi che giungerà fino al punto di far assumere a D'Alema la presidenza della Bicamerale golpista (n. 27/1997). Cosicché quando con la segreteria Occhetto il PCI viene definitivamente traghettato nel campo del liberalismo borghese e quindi liquidato col XX congresso di Rimini, e quando il PDS-DS dei rinnegati D'Alema e Veltroni diventa a tutti gli effetti un partito del regime neofascista, chiamato a gestire in prima persona gli interessi del capitalismo e dell'imperialismo italiano, quando, infine, il 14 ottobre 2007 i DS danno vita insieme agli ex democristiani al PD, tutto ciò non ci lascia affatto sorpresi perché per noi è solo il naturale epilogo di un inganno durato 70 anni, un epilogo già da noi previsto fin dal 1967.
La lotta antirevisionista de Il Bolscevico non si è certo arrestata con la liquidazione del PCI. Anche perché la caduta dei regimi revisionisti e la liquidazione dei partiti un tempo comunisti hanno fatto sorgere nuove trappole revisioniste e trotzkiste. Così Il Bolscevico dedicherà un numero speciale (il 46/1991) alla fondazione del PRC smascherando pubblicamente questa "operazione controrivoluzionaria e antimarxista-leninista'' e i principali imbroglioni revisionisti, trotzkisti e operaisti, a cominciare da Cossutta e Bertinotti, che l'hanno imbastita per imbrigliare di nuovo il proletariato rivoluzionario nelle pastoie del capitalismo e della democrazia borghese. I fatti e in particolare la politica di copertura a "sinistra'' dei governi borghesi e del regime neofascista operata in questi anni dal PRC e dal PdCI, la stessa nascita del PdCI di Cossutta e Diliberto, e poi di "Sinistra e libertà" di Vendola e Bertinotti e, infine, la riunificazione del PRC di Ferrero, del PdCI di Diliberto, di Socialismo 2000 di Salvi e altri nella "Federazione della sinistra", costantemente e puntualmente documentati e denunciati da Il Bolscevico, ci hanno dato pienamente ragione.
È decisamente impossibile in questa sede richiamare e tanto meno documentare fotograficamente il ricchissimo patrimonio storico, ideologico e politico antirevisionista prodotto da Il Bolscevico in questi quarant'anni. Ci auguriamo solo che coloro che aspirano al socialismo e vogliono battersi per esso, capiscano l'importanza di conoscerlo, approfondirlo e impadronirsene perché esso è un tassello fondamentale della storia del movimento operaio nazionale e internazionale, uno strumento decisivo per impedire che si ripetano le amare e fallimentari esperienze del PCI e dei suoi derivati e per aver chiaro cosa occorre fare oggi per risvegliare la classe operaia, far riacquisire ad essa la coscienza di essere classe per sé e rilanciare in Italia la lotta per abbattere il capitalismo e conquistare il socialismo.

9 dicembre 2009