Commento parlato al video sulla Rivoluzione d'Ottobre e il ruolo di Lenin, scritto da Mino Pasca a nome della Commissione per il lavoro di stampa e propaganda del CC del PMLI
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L'assalto al Palazzo d'Inverno
Pietrogrado, 25 ottobre 1917. Annunciato dalle cannonate dell'incrociatore Aurora chiamato a presidiare il ponte Nicola, l'assalto delle Guardie rosse e delle truppe rivoluzionarie al Palazzo d'Inverno espugna vittoriosamente la sede del Governo provvisorio borghese di Kerenskji. L'insurrezione proletaria trionfa. Dallo Smolnyj, cuore pulsante dell'insurrezione, da quest'edificio che per 150 anni aveva ospitato l'antico istituto delle "ragazze nobili" per formarle all'osservanza di Dio e all'attaccamento al monarca e dove invece i bolscevichi avevano trasferito il loro stato maggiore, il capo della rivoluzione Lenin affiancato da Stalin redige per il comitato militare rivoluzionario quest'appello ai cittadini di tutta la Russia: "Il governo provvisorio è stato abbattuto. Il potere statale è passato nelle mani dell'organo del Soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado, il Comitato militare rivoluzionario, che è alla testa del proletariato e della guarnigione di Pietrogrado.
La causa per la quale il popolo ha lottato, l'immediata proposta di una pace democratica, l'abolizione della grande proprietà fondiaria, il controllo operaio della produzione, la creazione di un governo sovietico, questa causa è assicurata.
Viva la rivoluzione degli operai, dei soldati e dei contadini!
"1
"La Rivoluzione d'Ottobre... - spiega Stalin - ha abbattuto la borghesia imperialista in uno dei più grandi paesi capitalistici e ha portato al potere il proletariato socialista.
Per la prima volta nella storia dell'umanità la classe dei salariati, la classe dei perseguitati, la classe degli oppressi e degli sfruttati è assurta alla situazione di classe dominante, guadagnando col suo esempio, i proletari di tutti i paesi.
Ciò significa che la Rivoluzione d'Ottobre ha aperto una nuova epoca, l'epoca delle rivoluzioni proletarie nei paesi dell'imperialismo
".2
"Abbiamo il diritto di essere fieri e di considerarci felici - proclama Lenin - di essere stati i primi ad abbattere in un angolo del globo terrestre questa belva feroce, il capitalismo, che ha inondato il mondo di sangue, e ha portato l'umanità alla fame e all'abbrutimento".3
Innumerevoli furono i fattori oggettivi e soggettivi, interni e internazionali, che portarono alla vittoria la Rivoluzione d'Ottobre in Russia il "baluardo più potente della reazione, non soltanto europea, ma anche asiatica"4, il regno del più dispotico e oppressivo sistema politico miscelato al più spietato e selvaggio sistema di sfruttamento economico e sociale feudale e capitalistico. Eppure c'è un elemento che occorre considerare sopra e prima di ogni altro: la classe dirigente di quella rivoluzione, il proletariato russo, era diretto e organizzato da un grande partito marxista-leninista, il partito bolscevico di cui Lenin era il capo riconosciuto: "un capo di tipo superiore - spiega Stalin -, un'aquila di monte che non conosce la paura nella lotta e conduce arditamente in avanti il partito sulle vie inesplorate del movimento rivoluzionario russo. (...) Lenin era nato per la rivoluzione. Era veramente... il più grande maestro nell'arte di dirigere la rivoluzione".5
Lenin è il più grande dono che la rivoluzione russa ha dato al movimento operaio internazionale, alla causa del socialismo e alla dottrina di Marx ed Engels, mentre il leninismo travalicava i confini russi e diventava il marxismo dell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria. "Il leninismo - aggiunge Stalin - è sorto dalla rivoluzione proletaria, e non può non portarne l'impronta (...) esso è cresciuto e si è rafforzato nella lotta contro l'opportunismo della 2a Internazionale, lotta che fu ed è condizione necessaria preliminare per il successo della lotta contro il capitalismo".6

Il ruolo di Lenin
Terzogenito di una famiglia di intellettuali democratici piccolo-borghesi, Vladimir Ilic Ulianov detto Lenin nasce il 10 aprile 1870 a Simbirsk, città bagnata dal Volga. Suo padre era stato insegnante di matematica e fisica, prima, e direttore delle scuole popolari di quel governatorato, poi; sua madre era riuscita con enormi sacrifici a prendere l'abilitazione all'insegnamento senza tuttavia potervisi dedicare perché era assorbita dalle incombenze domestiche e dall'educazione dei suoi figli. Cinque figli educati molto liberamente secondo idee progressive e antizariste, tant'è che si sarebbero tutti schierati col progresso e la rivoluzione. Fino all'età di 17 anni Vladimir Ilic frequenta il ginnasio di Simbirsk, quando, prima, muore il padre e, poi, viene arrestato e quindi giustiziato il caro e amato fratello maggiore, Aleksandr, accusato di aver preso parte alla preparazione dell'attentato contro lo zar Alessandro III. E Vladimir, che lo ammirava profondamente (da lui aveva ricevuto per la prima volta la letteratura marxista e nelle sue mani aveva visto per la prima volta "Il Capitale" di Marx) ne rimase sconvolto e, pur onorando la memoria del fratello e riconoscendone il coraggio e l'abnegazione, respinse senza esitazione la via terroristica: "No, non seguiremo questa strada - esclamò -. Non è questa la strada da battere".
Iscrittosi alla facoltà di diritto a Kazan, Lenin partecipa in prima linea alle proteste studentesche contro il reazionario statuto universitario, per la libertà di associazione e la riammissione degli studenti espulsi per motivi politici: viene subito individuato come uno degli organizzatori e segnalato alla polizia, che lo imprigiona. Viene espulso dall'università e da allora gli verrà negata in quanto sovversivo la reiscrizione. Solo dopo molti rifiuti riuscirà a ottenere l'autorizzazione a sostenere da esterno gli esami che supererà brillantemente nel 1891 alla facoltà di diritto all'università di Pietroburgo. Appena diciassettenne viene per la prima volta condannato al confino nel villaggio di Kokusckino: sarà il suo battesimo rivoluzionario, da allora consacrerà la sua esistenza alla causa dell'emancipazione del proletariato e del socialismo. Al confino si getta nello studio "senza requie dalla mattina a notte inoltrata", cosicché dieci mesi dopo, nell'autunno del 1888, quando ritorna libero a Kazan aderisce a un circolo marxista e diviene uno dei primi russi seguaci della dottrina di Marx ed Engels, quantunque a quel tempo dominassero tra gli intellettuali rivoluzionari altre correnti come il populismo. Legge le opere dei fondatori del socialismo scientifico direttamente dal tedesco e infine tradurrà in russo il "Manifesto del Partito Comunista" del 1848. Il giovane Ilic aveva un'inesauribile sete di studiare e conoscere in profondità il marxismo, di applicarlo creativamente alla realtà concreta della rivoluzione russa e di propagandarlo e farlo affermare nell'incessante lotta contro le tendenze e idee errate.
La lontananza dai grandi centri del movimento operaio lo inducono nel 1893 a trasferirsi a Pietroburgo, centro politico e "cervello" della Russia del tempo, che grazie alla lotta della classe operaia guidata dal partito di Lenin e Stalin sarebbe divenuta la culla della rivoluzione proletaria. E il suo arrivo a Pietroburgo porta una ventata di novità nella vita dei circoli marxisti, troppo frammentati e dispersi, deboli nella conoscenza della teoria marxista e dunque privi di una corretta strategia per la rivoluzione russa nonché "artigiani grossolani"7 nel lavoro di massa. Tra gli aderenti ai circoli marxisti pietroburghesi destano subito grande impressione la sua profondissima conoscenza di Marx, la sua capacità nell'applicare il marxismo alla situazione economica e politica della Russia del tempo e le sue notevoli attitudini organizzative. Tuttavia egli non si rinchiude nel cerchio degli intellettuali rivoluzionari ma lavora instancabilmente per fondare e moltiplicare le cellule tra gli operai perché, avverte: "La forza principale del movimento risiede nell'organizzazione degli operai nelle grandi officine, perché nelle grandi officine (e fabbriche) vi è la parte della classe operaia che non solo prevale numericamente, ma ancor più prevale per la sua influenza, il suo sviluppo, la sua capacità di lotta. Ogni officina deve essere una nostra fortezza".8
Sono anni che lo vedono condurre una lotta ideologica senza quartiere contro il populismo, che si opponeva alla diffusione del marxismo e contrapponeva i contadini agli operai, e contro i "marxisti legali", una sorta di revisionisti russi contrari a ogni idea di rivoluzione proletaria e tollerati dalle autorità zariste.

La lotta per la fondazione del partito bolscevico
Riunendo una ventina di circoli marxisti, Lenin fonda nel 1895 "L'Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia", l'embrione del futuro partito bolscevico e, mentre sta dando alle stampe il primo giornale operaio clandestino, nel dicembre 1895 viene nuovamente arrestato dalla polizia e incarcerato. Eppure non rinuncia alla sua attività rivoluzionaria: dal carcere continua a dirigere l'organizzazione, redige opuscoli e volantini, e scrive persino il Progetto e spiegazione del programma del partito. Li scrive col latte versato in minuscoli calamai fatti di mollica nelle righe bianche di libri e riviste che fuori dal carcere venivano scaldati per diventare decifrabili. In caso di ispezioni era costretto a ingoiare i calamai: "Oggi mi sono mangiato sei calamai", ironizza in una lettera. Dopo 14 interminabili mesi di carcere, nel febbraio 1897 è condannato a 3 anni di confino nella Siberia orientale. E pur deportato nel poverissimo villaggio di Sciuscenskoie, sperduto nella steppa siberiana, il ventisettenne Vladimir Ilic condivide la vita dei contadini che lo ospitano senza interrompere per un attimo l'attività rivoluzionaria. Probabilmente è proprio dal grande fiume siberiano "Lena" che egli ricava lo pseudonimo Lenin che comincia a usare dalla fine del 1901. Mentre tiene collegamenti regolari con i centri del movimento rivoluzionario russo, organizza puntigliosamente il suo tempo: studia e scrive dal mattino alla sera inoltrata articoli, saggi, opuscoli e opere che danno il fondamento teorico allo sviluppo del movimento rivoluzionario russo e fissano i principi e il piano per la creazione del partito del proletariato. "Senza teoria rivoluzionaria non può esistere movimento rivoluzionario"9 scrive nel noto opuscolo del 1897 "I compiti dei socialdemocratici russi". Quando nel gennaio 1900 finisce la lunga deportazione, Lenin poteva finalmente dare avvio al progetto di fondare un grande giornale marxista illegale per tutta la Russia che mettesse fine al primitivismo e alla confusione ideologica e organizzativa che corrodevano la vita dei circoli marxisti, un giornale che, per evitare le persecuzioni e l'onnipresente polizia politica zarista, doveva necessariamente essere stampato all'estero su carta velina per poi essere inviato clandestinamente in Russia. La redazione fu costretta a trasferirsi più volte, da Monaco a Londra, poi in Svizzera, a Lipsia, Stoccarda, ancora a Monaco e a Londra e quindi a Ginevra. I pacchi di copie stampate seguivano tragitti lunghi e tortuosi e sovente imprevisti: via Londra-Parigi, fino a Marsiglia per essere portati clandestinamente da marinai russi verso Batum e attraverso il Caucaso, dove peraltro in una tipografia clandestina veniva ristampata a cura del giovane Stalin; oppure via Londra, Vienna, Leopoli, Kiev; via Londra-Odessa, passando per il porto bulgaro di Varna; a Nord attraverso l'estremo settentrione norvegese in direzione di Arcangelo, Riga e Pietroburgo; e lungo la direttrice Londra-Alessandria grazie al trasporto garantito da marinai della flotta del Mar Nero.
La minaccia imminente di un nuovo arresto costringe Lenin alla prima emigrazione che si prolunga tra il 1900 e il 1905. Dopo essersi recato in Svizzera e aver attraversato mezza Europa per risolvere tutti i problemi relativi alla costituzione della redazione e alla stampa, all'inizio del 1901 veniva stampato a Monaco il primo numero dell'Iskra, sotto la cui testata si leggeva l'epigrafe "Dalla scintilla divamperà la fiamma". E infatti da questo celebre e glorioso giornale fondato e diretto da Lenin scaturirà in seguito la fiamma del grande incendio rivoluzionario che ridurrà in cenere il baluardo più potente della reazione europea, la monarchia zarista e il dominio della borghesia in Russia. L'Iskra diventò non soltanto una preziosissima arma ideologica e politica che fece chiarezza nel marasma di posizioni opportuniste e revisioniste come quelle degli "economicisti" e dei "marxisti legali": "Prima di unirsi e per unirsi è necessario innanzi tutto definirsi risolutamente e nettamente"10, scriverà Lenin nell'importante libro "Che fare?", firmato peraltro per la prima volta con lo pseudonimo Lenin. Quel giornale diventò "un propagandista e un agitatore collettivo, ma anche un organizzatore collettivo".11
Diventò, insomma, una potente arma organizzativa, l'ossatura del partito. In quegli anni Lenin va elaborando la teoria del partito che noi chiamiamo leninista perché nessuno prima di lui era arrivato a definire, né Marx ed Engels troppo assorbiti dal compito prioritario di dar vita dal punto di vista teorico, politico e organizzativo al movimento operaio e comunista internazionale, né tantomeno i vecchi partiti socialdemocratici europei, imbolsiti e corrotti dal riformismo e dal parlamentarismo borghese e ridottisi ad appendici dei gruppi parlamentari. C'è bisogno della teoria rivoluzionaria e della sua fusione col movimento operaio e c'è bisogno del partito rivoluzionario, un partito di tipo nuovo che sia padrone di questa teoria e abbia una corretta strategia per la conquista del potere politico e riunisca in sé i figli migliori del proletariato rivoluzionario, i più audaci e indomiti combattenti per la causa del socialismo che dedicano l'intera loro esistenza, tutto se stessi al trionfo della causa.
Mettendosi con modestia e spirito di emulazione alla scuola dei fondatori del socialismo scientifico Marx ed Engels e partecipando con passione e abnegazione alla lotta di classe e alla scuola quotidiana della rivoluzione russa, inesauribile fonte di insegnamenti, Lenin acquisisce quelle caratteristiche che lo rendono un insuperabile esempio di gigante del pensiero e dell'azione rivoluzionari giacché riunisce in sé la potenza teorica e l'esperienza pratica organizzativa del movimento operaio. Nessuno prima di lui era stato capace di portare a una tale prodigiosa sintesi l'indagine teorica, l'acutezza politica, l'intuito e la capacità di prevedere e anticipare gli eventi, con le qualità rare dell'organizzatore e capo della rivoluzione, del partito bolscevico e del proletariato russi, l'intransigente difesa dei principi unita a una rara duttilità tattica. Riuniva in sé le migliori qualità dell'intellettuale, del dirigente politico e dell'organizzatore. Era capace di spaziare tanto nel campo teorico e filosofico (si pensi al libro "Materialismo ed empiriocriticismo"), nel campo economico (si pensi al libro "L'imperialismo, fase suprema del capitalismo") e nel campo politico (si pensi al libro "Stato e rivoluzione"), quanto di dirigere l'organizzazione di partito con intransigenza di principi nei confronti dei revisionisti e degli opportunisti di destra e di "sinistra" (si pensi alle feroci denunce e demolizione di quel mostro sacro e leader della 2a Internazionale sviluppate nel libro "La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautzki"), che manifestava nella polemica, nella lotta ideologica attiva e nell'estromissione degli incorreggibili elementi liquidatori borghesi dal suo seno, unitamente a una straordinaria capacità di riconoscere immediatamente gli opportunisti di ogni risma dagli autentici rivoluzionari, e di quest'ultimi metteva a fuoco qualità e difetti aiutandoli a dare il meglio di se stessi per la causa della rivoluzione e del socialismo.
Nel 1913 ha modo di conoscere personalmente Stalin che si stabilisce come lui a Cracovia, a ridosso del confine russo, e nell'apprezzarne il talento politico e le doti organizzative lo definisce in una lettera il "meraviglioso georgiano".
Per sottolineare il ruolo chiave e prioritario del partito rivoluzionario, Lenin parafrasa Archimede: "Dateci un'organizzazione rivoluzionaria e capovolgeremo la Russia".12 Le difficoltà dell'impresa non lo impressionano: "Piccolo gruppo compatto, noi camminiamo per una strada ripida e difficile tenendoci con forza per mano. Siamo da ogni parte circondati da nemici e dobbiamo quasi sempre marciare sotto il fuoco. Ci siamo uniti, in virtù di una decisione liberamente presa, allo scopo di combattere i nostri nemici e di non sdrucciolare nel vicino pantano, i cui abitanti, fin dal primo momento, ci hanno biasimato per aver costituito un gruppo a parte e preferito la via della lotta alla via della conciliazione".13

La rottura con la socialdemocrazia
Tale concezione del Partito elaborata e realizzata da Lenin rompeva verticalmente con l'andazzo impresso dai traditori socialdemocratici ai partiti della 2a Internazionale, ridottisi ad appendici dei gruppi parlamentari e ad apparati elettoralistici e quindi inadatti alla lotta di classe e alla preparazione del proletariato alla rivoluzione socialista. Le particolarità del partito marxista-leninista, sintetizzate mirabilmente da Stalin nei "Principi del leninismo", definiti dal PMLI una delle cinque opere fondamentali per trasformare il mondo e noi stessi, sono: il partito è il reparto di avanguardia, il reparto organizzato e la forma suprema dell'organizzazione di classe del proletariato; il partito è il fattore essenziale di direzione in seno alla classe operaia e tra le sue organizzazioni durante la rivoluzione socialista e nella dittatura del proletariato; il partito è un'unità di volontà che esclude ogni frazionismo, ogni divisione di poteri, come avviene con le correnti, consorterie e lobby borghesi; il partito si rafforza epurandosi dagli elementi opportunisti, attraverso quella che Mao chiamerà lotta fra le due linee, la linea proletaria rivoluzionaria e la linea borghese e controrivoluzionaria. "Avendo nelle proprie file dei riformisti, dei menscevichi - dice Lenin - non si può far trionfare la rivoluzione proletaria, non si può difenderla. Questo è evidente dal punto di vista di principio. Questo è stato confermato luminosamente dall'esperienza della Russia (...) In Russia, molte volte vi sono state delle situazioni difficili, nelle quali il regime sovietico sarebbe stato rovesciato di certo, se dei menscevichi, dei riformisti, dei democratici piccolo-borghesi fossero rimasti in seno al nostro partito".14
Dal momento che il revisionismo e l'opportunismo riformista si presentavano come fenomeno internazionale, alimentato per un verso dal carattere meno acuto che aveva assunto la lotta di classe dopo il 1871 e per l'altro dall'influenza e dall'opera di corruzione esercitate dalla borghesia in modo permanente sui dirigenti dei partiti operai, Lenin conduce una lotta internazionale senza quartiere contro il revisionismo che se avesse avuto campo libero avrebbe portato alla liquidazione del movimento operaio: una lotta incessante cominciata contro i cosiddetti "marxisti legali", che erano una sorta di liberali borghesi avvezzi a una fraseologia marxista, proseguita con la corrente socialdemocratica del tedesco Bernstein, il cui famigerato motto "Il fine è nulla, il movimento è tutto" è stato rilanciato di recente dal trotzkista Bertinotti, e infine sfociata nella denuncia e nella separazione storica dalla 2a Internazionale e nella fondazione dell'Internazionale Comunista.
Senza la nascita e la costruzione di quel partito che poi sarebbe diventato il partito bolscevico, il capolavoro della Rivoluzione d'Ottobre non avrebbe mai potuto trionfare ma neppure vedere la luce ed essere concepito.
Una verità che Mao ribadirà alla vigilia della vittoria della rivoluzione cinese con queste parole: "La Rivoluzione d'Ottobre ha aperto ai popoli del mondo ampie possibilità e vie efficaci per la loro liberazione; ha creato contro l'imperialismo mondiale un nuovo fronte della rivoluzione che dai proletari dell'Occidente, attraverso la rivoluzione russa, si estende fino ai popoli oppressi dell'Oriente. Questo fronte della rivoluzione è stato creato e si è sviluppato sotto la saggia guida di Lenin e, dopo la morte di Lenin, sotto quella di Stalin.
Se si vuol fare la rivoluzione, ci deve essere un partito rivoluzionario. Senza un partito rivoluzionario, senza un partito che si basi sulla teoria rivoluzionaria marxista-leninista e sullo stile di lavoro rivoluzionario marxista-leninista, è impossibile guidare la classe operaia e le larghe masse popolari a sconfiggere l'imperialismo e i suoi lacché. In più di un secolo, da quando è nato il marxismo, è stato solo attraverso l'esempio dei bolscevichi russi, i quali hanno diretto la Rivoluzione d'Ottobre, hanno diretto l'edificazione socialista ed hanno sconfitto l'aggressione fascista, che nel mondo sono stati costituiti e si sono svilluppati partiti rivoluzionari di tipo nuovo. Con la nascita di questi partiti rivoluzionari la fisionomia della rivoluzione mondiale è mutata. Il mutamento è stato così grande che, con la stessa violenza che accompagna l'uragano, sono avvenute trasformazioni del tutto inconcepibili per la vecchia generazione
".15

Il lungo esilio
Partendo dall'esilio londinese dopo essersi recato in pellegrinaggio alla tomba di Marx, Lenin conclude la sua prima emigrazione col rientro clandestino in Russia a cavallo della prima rivoluzione borghese del 1905, la cui sconfitta lo costringerà alla seconda emigrazione dal 1907 al 1917. Per sfuggire all'arresto e ai sicari dell'Ochrana, la famigerata polizia segreta zarista, si trova costretto a lasciare la Finlandia imbarcandosi segretamente da un'isoletta, dopo essersi messo in marcia di notte attraverso un passaggio ghiacciato, e sarà nuovamente condannato alla dura e precaria esistenza dell'esule attraverso l'intero continente europeo, costretto a fronteggiare per lunghi anni il riflusso rivoluzionario, il tradimento, il liquidatorismo liberale (tra cui si distingue Trotzki) e l'abbandono di tanti rivoluzionari parolai che non reggono alla reazione di Stolypin: dalla Finlandia, Stoccolma, Tampere nel 1906, a Londra, Kotka, Stoccarda, Helsinki e Ginevra nel 1907; da Parigi nel 1908, a Bruxelles nel 1909. Nell'isola di Capri sarà ospite di Gorkj una prima volta nell'aprile del 1908 e poi nel giugno 1910. Da Parigi, Copenaghen e Stoccolma nel 1910, a Zurigo, Svizzera e Belgio nel 1911; da Praga, Lipsia e Cracovia nel 1912, a Lipsia, Svizzera e Poronin nel 1913; da Parigi, Bruxelles, Liegi, Lipsia, Cracovia, Biely Dunajec, Novy-Targ (dove viene arrestato e imprigionato per la sua battaglia contro la Prima guerra mondiale imperialista) e Svizzera nel 1914, a Soerenberg e Zimmerwald nel 1915; da Zimmerwald, Berna, Zurigo, Kiental e Ginevra nel 1916, alla Svizzera, che lascerà definitivamente per rientrare in Russia passando per Stoccolma, nel 1917.
Le sue abitazioni si riducono a una o due stanzette, raramente riscaldate e sovente scomode e semibuie, sprovviste di mobili che non fossero qualche sedia sgangherata, tavole grezze come scrivania e scaffali zeppi di libri fatti di assi grossolanamente piallate e... l'immancabile scacchiera. Vive miseramente eppure tutto è pulito e in ordine.
Il nemico di classe, che fosse la nobiltà zarista o la borghesia cadetta, socialista-rivoluzionaria e menscevica, lo teme e lo odia a tal punto che persino dopo la vittoria della rivoluzione borghese del febbraio '17 sarà braccato e costretto alla clandestinità, cambierà abitazione in continuazione e sarà costretto a rifugiarsi persino nella capanna di frasche del guardiano di una fattoria finlandese, userà documenti falsi e travestimenti con barbe e parrucche posticce per non essere riconosciuto e incarcerato.
La sua vita di esule rivoluzionario è frenetica: si divide tra lo studio teorico, che accompagna sempre con annotazioni e fitti appunti, non di rado raccolti in preziosissimi quaderni, e la redazione di libri, articoli, direttive, lettere. Lavora instancabilmente e senza sosta per la rivoluzione. Contrariamente agli altri emigrati politici non conduce una vita disordinata ma pianifica metodicamente i suoi impegni e la giornata: in piedi prestissimo, si reca sovente a studiare in numerose biblioteche, a Londra frequenta la British Library, dove Marx aveva condotto il suoi studi più impegnativi per "Il Capitale"; prepara, organizza e partecipa a Congressi, Conferenze, riunioni di partito e comizi; incontra i bolscevichi, che vanno a visitarlo segretamente per ricevere suggerimenti, delucidazioni e direttive, non prima di averli interrogati e ascoltati per conoscere dalla loro bocca le notizie dirette della situazione interna alla Russia e dello sviluppo della lotta di classe. Quando ne incontra più d'uno, i suoi lunghi e educativi colloqui si trasformano in una sorta di lezioni-conferenze, che si aggiungono a quelle pubbliche che tiene in numerosissime località europee. Fa scuola di istruzione politica attraverso incontri con operai e studenti emigrati e per i militanti e quadri bolscevichi organizza e insegna a vere e proprie scuole di partito.

L'imperialismo, fase suprema del capitalismo
Oltre alla prima questione del partito marxista-leninista, che abbiamo già trattato, ci sono almeno altre tre questioni, per noi attuali, su cui Lenin ha sviluppato ulteriormente la dottrina di Marx ed Engels.
In secondo luogo la questione dell'imperialismo. Attraverso numerosi articoli, opere, discorsi e interventi in conferenze internazionali come quelle di Zimmerwald nel 1915 e '16, ma soprattutto nel libro "L'imperialismo, fase suprema del capitalismo", Lenin sviluppa un'approfondita e documentata analisi marxista dell'imperialismo, stadio supremo e ultimo del capitalismo, capitalismo in putrefazione, morente e, dunque, vigilia della rivoluzione socialista. Ne trae preziose indicazioni e, in particolare, una nuova concezione teorica secondo la quale è possibile la vittoria del socialismo nei singoli paesi capitalistici, là dove le contraddizioni economiche e di classe risultano più esplosive e inconciliabili.
Insomma con la Prima guerra mondiale, seguita dalla vittoria della Rivoluzione d'Ottobre, si apre l'epoca storica che viviamo tuttora, un'epoca che pone il sistema economico e politico della borghesia imperialista nella medesima situazione dell'economia e della società feudali, nei secoli precedenti, quando la borghesia si presentava come classe in ascesa e progressiva. "Da progressivo, il capitalismo - denuncia Lenin - è divenuto reazionario; ha sviluppato a tal punto le forze produttive, che l'umanità deve o passare al socialismo o sopportare per anni, e magari per decenni, la lotta armata tra le 'grandi' potenze per la conservazione artificiosa del capitalismo mediante le colonie, i monopoli, i privilegi e le oppressioni nazionali di ogni specie".16
"Su questo terreno - aggiunge - si è sviluppato un dominio senza precedenti di un piccolo numero di grandi banche, di re della finanza, di magnati del capitale, che hanno trasformato di fatto persino le repubbliche più libere in monarchie finanziarie".17
Il libero commercio e la concorrenza cosiddetta pacifica cedono il passo a un ridottissimo numero di monopoli di gigantesche proporzioni e alla guerra imperialista quale mezzo estremo per nuove spartizioni e ripartizioni del mercato mondiale tra un padrone e l'altro, tra un paese imperialista e l'altro.
Eppure la cosa più straordinaria è che questa grandissima scoperta scientifica e l'intenso e instancabile lavoro teorico di analisi della nuova epoca non scaturissero semplicemente dall'astruso studio condotto da un eminente intellettuale rivoluzionario al chiuso di una biblioteca ma fossero il frutto di chi, come Lenin, aveva levato alto il vessillo dell'internazionalismo proletario e come un leone si batteva e si appellava al proletariato con lo slogan: Guerra alla guerra!; invitandolo cioè a trasformare la guerra imperialista in guerra civile, a metter fine al macello imperialista col rovesciamento della borghesia, come poi effettivamente fecero i bolscevichi russi. Straordinario è che l'autore fosse il combattente e il condottiero della coraggiosa battaglia alla testa dei bolscevichi russi e della sinistra dei partiti socialisti che li seguiva in Europa, allora minoranza insignificante del movimento operaio, contro la guerra imperialista e gli opportunisti socialsciovinisti della 2a Internazionale che avevano tradito l'internazionalismo proletario e in nome della difesa della patria erano passati armi e bagagli al servizio delle rispettive borghesie e dei loro governi macellai e affamatori. Lenin non si lasciò né intimidire dall'arresto avvenuto in Austria nel 1914 a causa dalla sua intensa attività contro la guerra imperialista, né scoraggiare dai rapporti di forza tra autentici internazionalisti e socialsciovinisti, quest'ultimi appoggiati dai cosiddetti centristi come Kautzki e Trotzki e dalle posizioni anarchicheggianti assunte sulla guerra da Bucharin e Zinoviev. Ecco perché si attirava l'aspro odio degli opportunisti di ogni risma. "Questo è il mio destino - scrive in una lettera -. Devo sostenere una campagna dopo l'altra, contro le stupidaggini politiche, contro l'opportunismo, ecc. Ho cominciato fin dal 1898. Questa è la ragione dell'odio degli inetti. Io, però, non cambierei il mio destino con una pacificazione con loro".
"Soltanto la rivoluzione proletaria socialista - ribadisce Lenin - può trarre l'umanità dal vicolo cieco in cui l'hanno condotta l'imperialismo e le guerre imperialistiche. Quali che siano le difficoltà della rivoluzione e le sue eventuali sconfitte temporanee, quali che siano le ondate della controrivoluzione, la vittoria del proletariato è immancabile"18

La lotta contro il revisionismo
In terzo luogo Lenin ha sviluppato la questione della lotta contro il revisionismo, il riformismo e l'opportunismo come condizione indispensabile per portare alla vittoria il proletariato. In un bellissimo saluto inviato nell'ottobre 1919 ai comunisti italiani, francesi e tedeschi per indurli ad aderire alla 3a Internazionale Lenin così conclude: "Contro i socialtraditori, contro il riformismo e l'opportunismo: questa linea politica si può e si deve condurre in tutti i campi di lotta senza eccezione. E allora conquisteremo la massa operaia. E con la massa operaia, l'avanguardia del proletariato, il partito politico marxista centralizzato condurrà il popolo, lungo una via sicura, alla vittoriosa dittatura del proletariato, alla democrazia proletaria anziché a quella borghese, alla repubblica sovietica, al regime socialista".19
Mai fare commercio dei principi o concessioni teoriche. La massima fermezza nei principi si accompagni, piuttosto, alla massima duttilità tattica nella nostra azione politica: ecco la grande lezione di Lenin.
Il nostro dovere di autentici rivoluzionari che vogliono restare fedeli alla causa del proletariato e del socialismo è di radicarci fra le masse, "è di andare - avverte Lenin - più in basso e più in profondità, verso le masse reali: ecco l'importanza della lotta contro l'opportunismo e tutto il contenuto di questa lotta... Smascherando gli opportunisti e i socialsciovinisti, che in realtà tradiscono e fanno mercato degli interessi delle masse, che difendono i privilegi temporanei della minoranza degli operai, che propagano l'influenza e le idee borghesi, che sono in realtà alleati e gli agenti della borghesia, noi educhiamo le masse a conoscere i loro veri interessi politici, a lottare per il socialismo e per la rivoluzione". L'unica via è quella di "spiegare alle masse l'inevitabilità e la necessità della scissione dall'opportunismo, educarle alla rivoluzione con la lotta implacabile contro di esso".20
Rompendo con la socialdemocrazia e il riformismo, Lenin si oppose alla liquidazione e falsificazione della dottrina di Marx ed Engels e garantì la vittoria alla rivoluzione bolscevica. Grazie a questa epica e coraggiosa battaglia egli impresse un salto di qualità al movimento operaio internazionale diventando l'artefice della fondazione della 3a Internazionale, l'Internazionale Comunista, il 2 marzo 1919.

Stato, democrazia e dittatura del proletariato
In quarto luogo Lenin ha sviluppato la questione del carattere di classe dello Stato, della democrazia e, quindi, della necessità della dittatura del proletariato come forma del nuovo Stato socialista. Nel denunciare il rinnegato Kautzki che spingeva il proletariato ad agire "'pacificamente', quindi per via democratica!", Lenin così lo smaschera: "Sta qui il nodo della questione. Tutti i sotterfugi, i sofismi, le falsificazioni truffaldine servono a Kautzki per scansare la rivoluzione violenta, per nascondere il fatto che egli la rinnega ed è passato alla politica operaia liberale, cioè dalla parte della borghesia. Sta qui il nodo della questione".21
Il fatto è che la democrazia non è una categoria pura, universale e assoluta ma una forma di dominio di classe storicamente determinato: c'è democrazia e democrazia, democrazia liberale-borghese e democrazia proletaria. "Le forme di dominio dello Stato possono essere diverse; il capitale manifesta la sua forza in un certo modo là dove esiste una certa forma di dominio e in un altro modo dove ne esiste un'altra; ma in fondo il potere resta nelle mani del capitale, esista il diritto di voto censuario o un altro diritto, esista o no la repubblica democratica; anzi, quanto più la repubblica è democratica, tanto più brutale, più cinico è il dominio del capitalismo. Una delle repubbliche più democratiche del mondo sono gli Stati Uniti d'America, ed in nessun luogo come in questo paese..., in nessun luogo il potere del capitale, il potere di un pugno di miliardari su tutta la società, si manifesta in modo così brutale, con una corruzione così aperta come in America".22
Se, come avverte Lenin, "la questione fondamentale della rivoluzione è la questione del potere", allora il proletariato non può accontentarsi di una semplice partecipazione al governo borghese, sotto qualsiasi forma essa si realizzi, ma deve diventare classe dominante, demolire la vecchia macchina statale borghese e imporre la sua società socialista, il che può realizzarsi soltanto attraverso la dittatura del proletariato. "Marxista è - spiega Lenin in Stato e rivoluzione - soltanto colui che estende il riconoscimento della lotta delle classi sino al riconoscimento della dittatura del proletariato. In questo consiste la differenza più profonda tra il marxista e il banale piccolo-borghese (e anche il grande)".23
A quanti lo accusano che, facendo leva sulla dittatura del proletariato, egli avrebbe impresso al marxismo-leninismo una svolta dispotica, illiberale e antidemocratica, noi rispondiamo che invece nella storia dell'umanità mai era accaduto che la classe oppressa e sfruttata fosse protagonista in modo così attivo, determinante, creativo e unanime alla nascita del nuovo Stato e delle nuove istituzioni. E ciò fu reso possibile grazie a Lenin, che capì per primo, fin dalla loro nascita spontanea durante la rivoluzione del 1905, che i Soviet degli operai, dei contadini e dei soldati, queste larghe organizzazioni di massa che abbracciavano tutti gli oppressi e gli sfruttati, operai e contadini, soldati e marinai, all'interno dei quali i bolscevichi rimasero a lungo in minoranza, fino al settembre-ottobre 1917, sarebbero potuti e dovuti diventare la forma statale della dittatura del proletariato. Che cos'è, questa, se non la dimostrazione di quanto più elevata, sostanziale e ampia sia la democrazia realizzata dal proletariato rispetto a ogni precedente forma di dominio politico?
Ecco perché l'Ottobre vinse contro nemici così potenti e la Repubblica dei Soviet seppe fronteggiare la famigerata controrivoluzione bianca e infine ebbe la meglio nella guerra civile combinata all'aggressione militare sferrata dalla nera coalizione di ben 14 Stati capitalisti. Invece di essere rovesciata militarmente e politicamente dalla reazione interna e dall'imperialismo internazionale, la Rivoluzione d'Ottobre fu l'inizio e la premessa della rivoluzione mondiale, nella progredita Europa come nelle colonie, a oriente come a occidente. Ovunque nei cinque continenti riecheggiava tra il proletariato e le masse popolari lo slogan: Fare come la Russia dei Soviet.
Grazie a Lenin e al suo successore Stalin, l'Urss divenne il potente e prospero bastione del socialismo nel mondo, quel modello della nuova società a cui guardava il proletariato internazionale come alla propria patria di classe, e fece conoscere al socialismo un'avanzata strepitosa, con la vittoria della rivoluzione nella Cina di Mao nel 1949 e l'estensione del sistema socialista su un quarto del globo. Il socialismo è stato poi rovesciato e liquidato non dalle aggressioni militari esterne ma dai colpi di Stato dei rinnegati revisionisti moderni, di Krusciov nel 1956 in Urss, e di Deng Xiaoping in Cina dopo la morte di Mao.

In Italia la lezione di Lenin e dell'Ottobre vivono nel PMLI
In Italia, la bandiera della Rivoluzione d'Ottobre, della dittatura del proletariato e del socialismo è stata progressivamente abbandonata e ripudiata dal gruppo dirigente revisionista del PCI.
Prima, dal punto di vista ideologico, con la teoria gramsciana della cosiddetta "rivoluzione in occidente", poi, dal punto di vista politico e strategico, con la togliattiana "via italiana al socialismo", pacifica, riformista e parlamentare, quindi, con la berlingueriana linea governativa del "compromesso storico" con la DC, e, infine, dal punto di vista partitico-organizzativo, con la liquidazione del PCI da parte di Occhetto, D'Alema, Fassino e Veltroni e il suo annullamento nell'amerikano Partito democratico della "sinistra" del regime neofascista.
La grande bandiera dell'Ottobre è stata raccolta e tenuta alta dal PMLI, al punto che il suo organo centrale di stampa, fondato il 15 dicembre 1969, è stato significativamente chiamato "Il Bolscevico" per rendere evidente a tutti quale inesauribile fonte di ispirazione sia quella Rivoluzione per noi marxisti-leninisti italiani nonché per tributargli la nostra doverosa riconoscenza. E al punto che il suo 2° Congresso nazionale, tenutosi nel 65° Anniversario di quella insurrezione vittoriosa, ruotava intorno alla parola d'ordine: "Avanti sulla via dell'Ottobre"; nel suo Rapporto congressuale Giovanni Scuderi ribadiva: "Vogliamo esprimere in questa fausta circostanza la nostra profonda convinzione che al di fuori della via dell'Ottobre il proletariato italiano non conquisterà mai il potere politico.
È questa rivoluzione che ieri ha ispirato e guidato alla vittoria i comunisti di tutto il mondo, è questa rivoluzione che ancora oggi ispira e illumina il cammino dei marxisti-leninisti italliani e degli altri paesi del mondo
".24
Il Documento con cui il Comitato centrale del PMLI ne ha celebrato solennemente il 70° Anniversario indica: "La luce della Grande rivoluzione socialista d'Ottobre non si spegnerà mai, prima o poi attirerà il proletariato italiano e gli darà la forza e il coraggio per la grande scalata al cielo. Il socialismo si può conquistare, è lì che attende alla prova le generazioni del Duemila".25
 


Note

1 - Lenin, Ai cittadini di Russia, 25 ottobre (7 novembre) 1917. Lenin, Opere complete, Editori Riuniti, vol. 26, pag. 222)
2 - Stalin, Il carattere internazionale della Rivoluzione d'Ottobre - Per il decimo anniversario dell'Ottobre, 6-7 novembre 1927. Stalin, Opere complete, Edizioni Rinascita, vol. 10, pagg. 253-254
3 - Lenin, Parole profetiche, 25 giugno 1918. Lenin, Opere complete, Editori Riuniti, vol. 27, pag. 463
4 - Lenin, Che fare?, scritto dall'autunno 1901 al febbraio 1902. Lenin, Ibidem, vol. 5, pag. 343
5 - Stalin, Lenin, 28 gennaio 1924. Stalin, Opere complete, Edizioni Rinascita, vol. 6, pag. 74 e pag. 82
6 - Stalin, Principi del leninismo, aprile 1924, Piccola biblioteca marxista-leninista n. 3, p.12
7 - Lenin, Che fare?, autunno 1901-febbraio 1902. Lenin, Opere complete, Editori Riuniti, vol. 5, pag 431
8 - Lenin, Lettera a un compagno sui nostri compiti organizzativi, settembre 1902. Lenin, Ibidem, vol. 6, p. 222
9 - Lenin, I compiti dei socialdemocratici russi, fine 1897. Lenin, Ibidem, vol 2, pag. 333
10 - Lenin, Che fare?, autunno 1901-febbraio 1902. Lenin, Ibidem, vol. 5, pag. 35
11 - Lenin, Da che cosa cominciare, maggio 1901. Lenin, Ibidem, vol. 5, pag. 14
12 - Lenin, Che fare?, autunno 1901-febbraio 1902. Lenin, Ibidem, vol. 5, pag. 431
13 - Lenin, Ibidem, pag. 327
14 - Lenin, Principi del leninismo, Piccola biblioteca marxista-leninista n.3, pag. 89
15 - Mao, Forze rivoluzionarie di tutto il mondo unitevi, per combattere l'aggressione imperialista!, novembre 1948. Mao, Opere scelte, Vol. IV, Casa editrice in lingue estere, Pechino, pagg. 291-292
16 Lenin, Il socialismo e la guerra, luglio-agosto 1915. Lenin, Opere complete, Editori Riuniti, vol. 21, pag. 275
17 - Lenin, Rapporto al secondo congresso dell'Internazionale comunista sulla situazione internazionale e i compiti fondamentali dell'Internazionale comunista, 19 luglio 1920. Lenin, Ibidem, vol. 31, pag. 205
18 - Lenin, Progetto di programma del PCR(B), 18-23 marzo 1919. Lenin, Ibidem, vol. 29, pag. 89
19 - Lenin, Saluto ai comunisti italiani, francesi e tedeschi, 10 ottobre 1919. Lenin, Ibidem, vol. 30, pag. 49
20 - Lenin, L'imperialismo e la scissione del socialismo, ottobre 1916. Lenin, Ibidem, vol. 23, pag. 117 e pag. 118
21 - Lenin, La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, ottobre-novembre 1918. Lenin, Ibidem, vol. 28, pag. 243
22 - Lenin, Sullo Stato, Lezione tenuta all'Unviersità Sverdlov l'11 luglio 1919. Lenin, Ibidem, vol. 29, pag. 445
23 - Lenin, Stato e rivoluzione, agosto-settembre 1917, Piccola Biblioteca marxista-leninista n. 6, pag. 26
24 - Giovanni Scuderi, "Avanti sulla via dell'Ottobre", Rapporto dell'Ufficio politico al 2° Congresso nazionale del PMLI, 6-7-8 novembre 1982, pag. 13
25 - Documento del Comitato centrale del PMLI dal titolo "La Rivoluzione d'Ottobre è la via universale per la conquista del socialismo", 25 Ottobre 1987, in: Documenti del PMLI, vol. 2, pag. 116

30 ottobre 2007