Appena saputo che l'azienda ha aperto le procedure per i licenziamenti
TUTTI IN PIAZZA GLI OPERAI DELLA FIAT
Da Termini Imerese a Torino e Arese
In totale spregio alla sacrosanta battaglia degli operai Fiat che insieme alle loro famiglie lottano strenuamente per difendere il posto di lavoro, il 31 ottobre la Fiat ha formalmente avviato la procedura per la cassa integrazione straordinaria a zero ore per un anno, a partire dal 2 dicembre, per 5.551 lavoratori (4.941 di Fiat Auto, 290 del Comau e 320 di Magneti Marelli) e per ulteriori 2.057 dal 30 giugno 2003 (1.717 di Fiat Auto e 240 di Comau).
La notizia del primo passo ufficiale verso il licenziamento degli 8.100 "esuberi'' annunciati nei mesi scorsi ha scatenato l'immediata reazione degli operai. Soprattutto perché con questa provocatoria decisione maturata con la connivenza del governo del neoduce Berlusconi, la Fiat ha lanciato un segnale preciso ai lavoratori e cioè che il suo odioso piano di ristrutturazione non si tocca.
Nel giro di poche ore la mobilitazione è scattata in tutti gli stabilimenti più importanti: sciopero immediato e blocco dell'autostrada ad Arese; sciopero e cortei a a Mirafiori e a Melfi; sciopero "a tempo indeterminato'' e blocco della produzione a Termini Imerese.
All'Alfa Romeo di Arese la notizia comincia a serpeggiare fin dalle prime ore del mattino. I circa 300 lavoratori del primo turno tirano fuori striscioni e bandiere e dalla portineria centrale dello stabilimento si dirigono in corteo verso l'Autolaghi bloccandola per tutta la mattinata e creando una fila che ha raggiunto subito i 6 chilometri sia sull'A8 che sull'A9. "Se chiude l'Alfa resteremo in autostrada per un mese intero'', recitava uno dei tanti striscioni. In un clima surriscaldato da tanta rabbia, la Polstrada ha deciso di chiudere le barriere di Milano e Lainate deviando il traffico su percorsi alternativi.
E non sono mancati momenti di tensione: un Tir ha cercato di forzare il blocco degli operai ed è scoppiata una mezza rissa tra i manifestanti e il camionista, sedata dall'intervento di poliziotti e carabinieri.
Al cambio del turno, quando sono da poco passate le tredici, i manifestanti abbandonano la carreggiata e l'autostrada viene riaperta al traffico ma solo per poche ore. Infatti, dopo la mensa la già prevista assemblea dei lavoratori decide di continuare la protesta dalle 15 alle 17 con le stesse modalità del mattino bloccando anche per tutto il pomeriggio l'Autolaghi.
Nello stabilimento di Torino, i dipendenti hanno saputo dell'infame decisione dei vertici Fiat attraverso i megafoni della mensa e immediatamente si sono mobilitati decidendo di attuare uno sciopero immediato: un'ora alla fine del primo turno; ma chi era alle linee di produzione non se l'è fatto dire due volte e così anche gli operai del secondo turno li hanno seguiti a ruota. Nel pomeriggio l'adesione alla protesta è stata totale. Tre cortei spontanei si sono formati a Mirafiori e dalle 14 in poi la produzione si blocca. Un corteo ha raggiunto la tangenziale; il secondo si è diretto verso il Lingotto, dove ha sede la direzione della Fiat e il terzo partito dalla porta 3 è proseguito per corso Agnelli. "La città deve vederci'', dicono i lavoratori. "Non possiamo stare dentro''. Poi il ritorno tutti insieme in un unico serpentone a marciare attraverso le officine Mirafiori.
Braccia incrociate a oltranza e produzione praticamente azzerata: unica pausa, con riavvio parziale delle linee, quando alcuni sindacalisti Fim e Uilm hanno invitato una parte degli operai a ritornare al lavoro. Ma dopo le 16 l'agitazione è ripresa, è continuata fino a sera e non è uscita più nemmeno una macchina.
Sciopero anche a Cassino, per 4 ore alla fine di ogni turno. E sciopero "immediato'' a tempo indeterminato è stato deciso anche a Termini Imerese, nel palermitano e di cui riferiamo in un articolo a parte.
A Melfi, nello stabilimento lucano della Fiat, otto delegati della Rsu avevano proclamato 8 ore di sciopero per la giornata di sabato 2 novembre ma la Cgil regionale, come ha precisato più tardi il segretario generale Giannino Romaniello, si è dissociata.
Di fronte alla nuova offensiva della Fiat i sindacati di categoria, Fiom, Fim e Uilm sono d'accordo sulla necessità di indire al più presto uno sciopero generale, ma sono divisi sulla data: Fim e Uilm insistono per mantenere la data del 15 novembre già fissata, mentre la Fiom preme perché si anticipi all'8. intanto il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, dalla conferenza nazionale dei delegati che ha approvato la piattaforma per il contratto di categoria, ha lanciato l'ipotesi di bloccare la produzione in tutti gli stabilimenti della Fiat Auto fino a quando non sarà aperto un tavolo di trattativa con l'azienda, ma gli altri sindacati rispondono picche.
Appena 48 ore prima, il 29 ottobre, i lavoratori Fiat di Torino e dell'Alfa di Arese avevano dato vita a uno sciopero unitario.
Nel capoluogo piemontese l'adesione alla protesta di 4 ore era stata superiore al 70%. Tutte le fabbriche torinesi, a cominciare dalla Mirafiori, si erano fermate e la direzione del Lingotto era stata presidiata per tutta la giornata dagli operai che avevano dato vita a un corteo di oltre 5 mila lavoratori partito dalla porta 5 di Mirafiori per ribadire con forza il loro netto rifiuto al "piano di risanamento'' della Fiat e respingere con fermezza le provocazioni del viceministro dell'Economia Mario Baldassarri che "vuole trasformarci tutti in infermieri e manovali''.
Particolarmente significativo il lungo e spontaneo applauso levatosi al passaggio del corteo dalla folla che si era assiepata all'altezza del mercato di Santa Rita in segno di solidarietà con gli operai in lotta.
Anche ad Arese lo sciopero unitario dei lavoratori Alfa aveva ottenuto un grande successo. Il 90% degli operai aveva incrociato le braccia ed erano sfilati in corteo a Milano in piazza Della Scala fin sotto le finestre di Palazzo Marino, sede della giunta comunale, per riaffermare che "L'Alfa non deve morire'' e rispondere alla sprezzante proposta del sindaco polista Gabriele Albertini che non solo non ha mosso un dito a favore della vertenza degli operai Alfa ma ha provocatoriamente aggiunto che "Potremmo assumerne un po' come ausiliari della sosta''.
Il corteo di Milano, al quale hanno preso parte un migliaio di persone, era stato organizzato da Fim, Fiom e Uilm e dai sindacati Flmuniti-Cub e Slai-Cobas.