IL VERTICE EURO-ASIATICO RIENTRA NEI PIANI DELLA SUPERPOTENZA EUROPEA PER ESPANDERSI IN ASIA COMPETENDO CON GLI USA
I GOVERNANTI IMPERIALISTI CONTESTATI DALLA PIAZZA A SEUL

Il 20 e 21 ottobre si è tenuto a Seul, nella Corea del Sud, il terzo vertice euro-asiatico che ha trovato spazio sui mezzi di informazione soprattutto per l'esultanza dei governi imperialisti in merito alla capitolazione della Corea del Nord al capitalismo. La prima giornata di lavori è stata dedicata a questo tema e si è conclusa con una dichiarazione nella quale i capi di Stato e di governo, oltre al presidente della Commissione europea Romano Prodi, dei 25 paesi partecipanti al vertice hanno apprezzato i progressi verso la riconciliazione tra il Nord e il Sud e chiesto ai due stati di andare avanti sulla strada aperta nell'incontro del giugno scorso tra il presidente sudcoreano Kim Dae Jung e quello nord coreano Kim Jong Il. Il terzo vertice dell'Asem (Asia-Europa Meeting) è quindi proseguito con le discussioni sugli altri temi politici ed economici, fra i quali le questioni di sicurezza regionale e globali, lo sviluppo della cooperazione economica e commerciale, l'allargamento dei paesi partecipanti, in una Seul blindata dalla polizia per fronteggiare le annunciate manifestazioni di protesta contro il vertice.
Migliaia di studenti sono scesi in piazza il 20 ottobre per protestare contro l'appello del vertice a un nuovo round di negoziati sulla liberalizzazione del commercio e si sono scontrati con la polizia nel centro di Seul prima di unirsi a una manifestazione di lavoratori indetta dalle organizzazioni sindacali sudcoreane. Negli scontri sono rimasti feriti una decina di dimostranti, un centinaio gli arrestati dalla polizia. Il 21 ottobre si è svolta un'altra manifestazione di protesta nel Parco Olimpico della capitale indetta da organizzazioni non governative.
Il terzo summit di Seul ha sviluppato le intese sui tre pilastri sui quali è stata costituita l'Asem nel primo vertice di Bangkok del marzo 1996: questioni politiche, relazioni economiche, rafforzamento legami culturali. Quel vertice pose le basi per definire una partnership economica e politica tra i 15 paesi dell'Unione europea e i paesi del sudest asiatico (Brunei, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Tailandia e Vietnam) con l'aggiunta di Giappone, Cina e Corea del sud. Un risultato che interessava in particolare la Ue per sviluppare la propria penetrazione nello sterminato mercato asiatico, allora in piena crescita. La partnership ha subìto un rallentamento in seguito alla grave crisi economica che scosse tutta l'Asia, e non solo, nel 1977 tanto che al 2 vertice Asem di Londra dell'aprile '98 la superpotenza europea offrì ai partner asiatici un aiuto particolare con un fondo speciale gestito dalla Banca mondiale. Superata quella crisi la superpotenza europea ha rilanciato appieno la cooperazione politica ed economica nell'ambito dell'Asem poiché questo organismo rappresenta uno degli strumenti principali per espandere la sua presenza nel continente asiatico in competizione con il concorrente imperialismo americano.
In un documento di lavoro in preparazione del vertice di Seul messo a punto dalla Commissione europea si sottolinea anzitutto il "dialogo costruttivo'' realizzato tra le due regioni attraverso i vertici biennali dei capi di Stato e di governo e dai periodici incontri dei rispettivi ministri degli Esteri, delle Finanze e dell'Economia, nonché in quelli più fitti degli alti funzionari dei tre dicasteri. Sempre nell'ambito dell'Asem rientra un Forum annuale specifico degli uomini d'affari. La Commissione sotolinea che "l'importanza che riveste l'Asia per l'Europa e viceversa è innegabile''; l'Asia "è un partner essenziale per l'Europa, un'Europa che è il principale mercato unico, la maggior fonte di investimenti stranieri diretti e il primo donatore a livello mondiale, ha un peso economico che la rende partner essenziale per l'Asia''. Ma, avverte la Commissione, "la prosperità economica di Europa e Asia può essere messa a repentaglio non soltanto dalle crisi finanziarie ma anche dall'instabilità politica in una regione lontana. L'impegno politico europeo nei confronti dell'Asia rispecchia non soltanto gli interessi economici ma anche il condiviso interesse per la stabilità''. E qui si cita a significativo esempio l'intervento militare internazionale, cui partecipa la superpotenza europea, a Timor Est. "L'Unione europea - ribadisce la Commissione - è una potenza mondiale, certamente dal punto di vista economico, e con una crescente volontà politica di partecipare attivamente alla politica mondiale''; sulla scia del trattato di Amsterdam "i leader europei hanno deciso di raccogliere la sfida e di dare all'Unione europea una dimensione politica commisurata alle prestazioni economiche''.
Quali siano gli obiettivi di questa "sfida'' nell'ambito dell'Asem li precisa Romano Prodi in un intervento di commento al vertice di Seul. "La spinta positiva dell'integrazione europea (...) e la crescita sostenuta dell'economia asiatica - afferma il presidente della Commissione - ha trasformato radicalmente la prospettiva delle relazioni commerciali: l'asse principale del commercio internazionale potrebbe ora spostarsi non dall'Atlantico al Pacifico - come era stato previsto da alcuni autori - ma sulla via Asia-Europa, dal Mare del Sud della Cina al Mar Mediterraneo, passando dall'Oceano Indiano e dal Canale di Suez. Sviluppi politici come il processo di pace in Medio Oriente, l'allargamento dell'Unione Europea e l'indipendenza di paesi dell'Asia Centrale ricchi di risorse naturali stanno contribuendo alla crescita del commercio tra Europa e Asia. Su questo sfondo, i rapporti tra Europa e Asia si stanno sviluppando con un vigore sempre più consistente. Quando sarÓ concluso il compito impegnativo dell'allargamento, l'unione sarà in grado di proiettare la sua influenza molto al di là dei suoi limiti continentali. La crescita economica in Asia (e in Europa) e l'integrazione economica dell'Europa (e in Asia), e la fitta rete di rapporti tra economie `aperte' hanno creato un mercato genuinamente globale, nel quale l'Europa e l'Asia non sono più dei partner isolati, ma parte di un sistema più vasto. (...) I flussi sempre più consistenti di scambi commerciali e di capitale tra Europa e Asia sono importanti per l'economia di oggi quanto lo fu la Via della Seta tra il 13 e il 14 secolo. L'Europa si è resa conto che non può ignorare una parte sostanziale del globo, che include grandi nazioni e che presto sarà la regione economica più grande del mondo. Finché non riuscirà ad avere un ruolo nel palcoscenico asiatico, l'Europa non sarà in grado di formulare una politica veramente globale. Il commercio tra l'Europa e l'Asia è cresciuto di circa il 100% più di quello tra Stati Uniti e Asia. Ciò non è un caso ed ha avuto un suo riflesso nel quadro di politica regionale sviluppato nel vertice ASEM (Incontro Asia-Europa)''.
"I maggiori ostacoli al progresso in Asia hanno natura politica e sociale, e lo sviluppo di relazioni economiche può rappresentare un forte incentivo per evitare i conflitti. Ma le soluzioni a questi problemi devono necessariamente avere carattere politico e sociale'' e un occhio particolare, sottolinea Prodi, deve essere riservato alla Cina che "avrà un ruolo sempre più importante nella diplomazia regionale e mondiale e darà un contributo costruttivo alla politica e all'economia globale, sviluppando in questo modo interessi che favoriscono il mantenimento della stabilità. (..) L'abilità europea di aumentare il proprio ruolo diplomatico in Asia dipende non soltanto da rapporti economici più stretti, ma anche dall'esperienza acquisita nel costruire le proprie istituzioni. Organismi come le Nazioni Unite e l'Organizzazione Mondiale per il Commercio potrebbero essere utilizzati per definire forme produttive di cooperazione. Allo stesso tempo, l'Europa non deve concentrarsi soltanto sull'importanza economica dell'Asia. Dobbiamo anche lavorare insieme sul piano politico'' affinché la superpotenza europea possa ricostruire una "via della seta'' imperialista coinvolgendo tutti i paesi dal Mare del Sud della Cina al Mar Mediterraneo. A partire dai paesi ricchi di petrolio e gas dell'Asia centrale, che sono nel mirino dell'imperialismo americano, e dell'India sulla quale si stanno riversando le attenzioni della Russia di Putin.