Elezioni regionali in Liguria del 27 e 28 ottobre 2024
Vittoria piena dell’astensionismo
Delegittimati i partiti e il governo regionale della Liguria
Oltre la metà dell’elettorato (54%) ha disertato le urne. La destra neofascista batte la sinistra del regime capitalista neofascista. Bucci eletto con il 21,7% degli elettori. Crollo del Movimento 5 stelle. Grave responsabilità di AVS e dei partiti alla sua sinistra per aver sparso illusioni elettorali e governative
Forze antifasciste e anticapitaliste, uniamoci per buttar giù il governo neofascista meloni
Vittoria piena dell’astensionismo alle elezioni del 27 e 28 ottobre 2024 in Liguria. Una piccola regione, stretta fra le montagne e il mare eppure da sempre così importante per la sua storia politica, industriale, sociale che l’ha posta numerose volte al centro della lotta di classe e sociale antifascista, anticapitalista e antimperialista nazionale. Piccola eppure collocata strategicamente in Italia e in Europa e uno delle principali regioni al centro delle “grandi opere” nei prossimi anni, ovvero vittima, ancor più del passato, della politica megaspeculativa di cementificazione e devastazione del territorio del governo neofascista Meloni e del suo ministro Salvini, su cui peraltro anche il “centro-sinistra” sostanzialmente concorda.
Se alla vigilia del voto l’astensionismo sembrava lo spettro che preoccupava tutti i candidati in lizza, oggi quasi più nessuno ne parla, né il neogovernatore Marco Bucci, né il suo principale avversario, lo sconfitto nonché rinnegato Andrea Orlando, né i vari commentatori politici e giornalistici. Ma ignorarlo o far finta di ignorarlo non basterà a esorcizzarlo e renderlo innocuo. L’astensionismo (diserzione dalle urne, scheda nulla e bianca) è una strepitosa realtà ed è saldamente il primo “partito” in Liguria realizzando un consenso record attestato al 55,5% dell’elettorato (+6,4% rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2020), mentre il secondo partito, il PD, viaggia intorno all’11,9%. Un abisso incolmabile.
Vittoria schiacciante dell’astensionismo
La componente principale dell’astensionismo, la diserzione dalle urne, ha anch’essa sfondato largamente il tetto del 50%. Con il 54% la diserzione fa un balzo del 7,5% rispetto alle precedenti elezioni del 2020.
Il record della diserzione a Imperia, il feudo dell’ex ministro degli interni del governo Berlusconi, Claudio Scajola, ai tempi dei fatti del G8 di Genova e sindaco di Imperia da 4 mandati, dove il 61,9% dell’elettorato non si è presentato alle urne (+12,1% rispetto al 2020), poi Savona, l’unica provincia ligure governata dal “centro-sinistra”, con il 56,3% (+11,4), poi La Spezia 52,8% (+7%), e Genova 51,7% (+5,1%).
Le condizioni metereologiche chiamate in causa dai commentatori come una causa rilevante della massiccia diserzione può giustificare solo in minima parte un simile risultato. Del resto la Liguria già nel 2020 aveva fatto registrare un dato di astensione altissimo anche rispetto alle altre regioni settentrionali. Gli elettori fra l’altro in questa tornata avevano ben 9 candidati governatori fra cui scegliere, 20 erano le liste e centinaia e centinaia i candidati a consiglieri. La verità è che ormai l’astensionismo non è mai una scelta casuale, dettata dalle condizioni meteo o da scelte estemporanee. Finita l’era degli “zoccoli duri”, della fede elettorale assoluta al proprio partito, le elettrici e gli elettori scelgono consapevolmente se recarsi alle urne o no e con ciò esprimono oggettivamente, anche se spontaneamente e non in modo organizzato, il proprio parere, manifestano distanza e rigetto della politica del governo locale o centrale e delle istituzioni rappresentative borghesi.
La maggioranza dei 1.341.689 elettrici e elettori che avevano diritto di voto, precisamente in 744.856 hanno sfiduciato con l’astensionismo tutti i partiti del regime capitalista neofascista, nessuno escluso, il governo regionale e quello centrale e le sue opposizioni di “cartone”, le istituzioni rappresentative borghesi regionali e nazionali. È una sonora bocciatura sia per la destra del regime che ha governato fin qui la Liguria attraverso la corrotta, disastrosa e clientelare gestione dell’ex governatore Giovanni Toti, arrestato nella primavera scorsa per corruzione e di nuovo sulla scena politica e mediatica solo grazie al patteggiamento; sia per la sinistra del regime che, pur data per vincente fino a qualche mese fa, è riuscita a perdere le elezioni nonostante il terremoto giudiziario che ha investito i suoi avversari e il richiamo al “voto utile” per “battere la destra”.
Pur di carattere regionale, queste elezioni erano considerate un test politico nazionale. Il governo neofascista Meloni doveva verificare la tenuta della sua coalizione. La sinistra del regime valutare le potenzialità del cosiddetto e assai disastrato “campo largo” e di chi doveva tenerne il timone. In più, dopo le elezioni in Liguria, si terranno anche le elezioni in Emilia-Romagna e in Umbria. Per questo la destra aveva messo in campo un candidato come Marco Bucci, dal 2017 supervotato sindaco di Genova e un “civico”, seppure di area leghista e assai legato ai principali indagati per le tangenti al porto. Dall’altra parte era stato schierato un esponente di spicco del PD, Andrea Orlando, ministro per ben quattro volte nei governi Letta, Renzi, Gentiloni e Draghi ed ex vicesegretario del PD. Ministri del governo e leader nazionali dei vari partiti non si sono certo risparmiati facendo il solco a Genova e in Liguria fino alla vigilia del voto. Ma ne escono tutti con le ossa rotte. Almeno stando ai numeri.
Perdono tutti
La destra neofascista batte la sinistra del regime capitalista neofascista per una manciata di voti. 8.424 per l’esattezza, ma perde quasi 92 mila voti, un quarto dei suoi consensi, rispetto al 2020. Nelle passate elezioni regionali la coalizione di destra e il candidato Toti avevano ottenuto infatti 383.053 voti a fronte dei 291.093 voti ottenuti quest’anno. Lo stesso Bucci che passa col 48,8% dei voti validi, in realtà ottiene appena il 21,7% dell’intero elettorato che aveva diritto al voto. In particolare Bucci perde proprio nella città, Genova, di cui è sindaco dal 2017. Una palese e sonora bocciatura del suo operato, visto che è stato votato da poco più di un elettore su cinque.
Anche i partiti della sua coalizione non hanno di che festeggiare. Fratelli d’Italia della ducessa Meloni guadagna 16.728 voti rispetto alle elezioni del 2020. Troppo pochi. Anche perché la Lega ne perde addirittura oltre 59 mila e la lista personale di Toti ne aveva catalizzati nel 2020 ben 141 mila mentre la lista di Bucci si è fermata a 53 mila. Pur tenendo conto delle dovute differenze fra elezioni regionali e quelle politiche ed europee, non è certo un bel segnale per la Meloni che Fratelli d’Italia rispetto alle politiche 2022 e alle europee di quest’anno dimezza letteralmente i propri consensi.
In calo netto la Lega, Forza Italia tiene sostanzialmente rispetto alle politiche e alle europee e recupera solo qualcosina rispetto al 2020.
Nell’altro campo le cose sono andate un po’ meglio ma non è bastato a scardinare il potere governativo regionale della destra. Il PD ha aumentato i suoi consensi rispetto al 2020 avvantaggiandosi soprattutto della débâcle del Movimento 5 stelle, e tuttavia perde voti rispetto alle politiche 2022 e rispetto alle europee. Stando alle percentuali sul corpo elettorale passa infatti dal 13,9% delle politiche, al 12,6% delle europee, all’attuale 11,9% delle regionali.
La sconfitta più cocente è comunque la sostanziale scomparsa del cosiddetto “campo largo” sul quale la Schlein aveva giocato tutte le sue carte per il futuro governativo del suo partito. Un’agonia che ormai si protrae da tempo ma che con il risultato ligure e le prossime scadenze elettorali in Emilia-Romagna e Umbria rischia il de profundis
e non solo per effetto delle contraddizioni interne fra i vari galli del pollaio, Conte, Renzi, Calenda, ecc., ma perché di fatto rischia di non aver più interlocutori di peso. In particolare il Movimento 5 stelle sembra destinato a sparire dalla scena politica ed elettorale. Già le elezioni liguri lo confermano. Pur non essendo le elezioni amministrative il suo forte, il M5S è passato da 48.722 voti nel 2020 agli attuali 25.659 mila. Persino il suo padre putativo, Beppe Grillo, non si è presentato al seggio per votare il suo partito. Il M5S non esisterà più e al suo posto forse Conte dovrà formare un nuovo partito, con un nuovo nome e un nuovo simbolo. Ma ormai sembra del tutto sfumato il suo disegno di prendere la testa della coalizione del “centro-sinistra” e destinato più al ruolo di comparsa che di protagonista della scena.
All’interno della coalizione AVS (Alleanza Verdi e Sinistra Italiana) ha addirittura superato il M5S con i suoi 34.716 voti, pari al 6,2% sui voti validi e al 2,6% sugli elettori. Non confrontabile con le elezioni regionali precedenti dove non era ancora presente, guadagna una manciata di voti rispetto alle politiche e ne perde circa 13 mila rispetto alle europee scorse.
Tutte le liste al di fuori delle due principali coalizioni stanno fra lo 0,4 e lo 0,1% degli elettori, non prendono neanche un seggio e restano fuori dal palazzo. È il caso dell’ex M5S Nicola Morra con “Uniti per la Costituzione”; della candidata “civica” Maria Antonietta Cella sostenuta dal Partito popolare del Nord dell’ex ministro leghista Roberto Castelli; di Davide Felice di “Forza del popolo”; di Alessandro Rosson candidato con la lista “Indipendenza” dell’ex sindaco di Roma di AN Gianni Alemanno; del reazionario Francesco Toscano candidato della lista rossobruna “Democrazia sovrana e popolare” di Marco Rizzo; di Nicola Rollando candidato della lista “Per l’alternativa” sostenuta da Potere al popolo, PRC, PCI e Sinistra europea; e di Marco Ferrando, candidato del partito apertamente trotzkista “Partito comunista dei lavoratori”.
La destra non si batte sul terreno elettorale
Il risultato del voto in Liguria dimostra che è difficile e lo sarà sempre più battere la destra sul terreno elettorale. Ma anche se Orlando e la sua coalizione fossero riusciti a farlo, e ammesso e non concesso ci riuscissero prossimamente in Emilia-Romagna e in Umbria cambierebbero davvero le cose per le masse lavoratrici, popolari, femminili e giovanili? Oppure la linea la detterebbe comunque questo governo neofascista che tiene in pugno non solo il parlamento e le istituzioni centrali ma anche i governi locali, regionali e comunali, attraverso la sua politica economica, finanziaria, sociale, interna e estera di stampo mussoliniano? Davvero la “sinistra” del regime ha dimostrato di essere alternativa alla destra o, piuttosto, quando e dove ha governato ha attuato la stessa politica della destra e le ha spianato la strada? Si pensi alla saldatura voluta da Orlando con l'esperienza di Burlando, coinvolto in inchieste giudiziarie e costretto agli arresti che lo portarono alle dimissioni da sindaco e nel processo per le emissioni della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure.
Comunque i fatti dimostrano che non possono esistere fortini di “centro-sinistra” in un campo nero. Ed è veramente grave che AVS e le liste alla sinistra del PD continuino, come in questa occasione, a spargere fra l’elettorato di sinistra, specie giovanile, pericolose illusioni elettoraliste, partecipazioniste, parlamentariste e costituzionaliste che rallentano la presa di coscienza anticapitalista, antimperialista e per il socialismo delle masse. Tutti questi partiti così facendo oggettivamente portano acqua al mulino del regime capitalista neofascista sia che sia governato dalla destra che dalla “sinistra” borghese.
Se si sommano i voti di AVS (34.716), di Potere al popolo, PCI, PRC e Sinistra Europea (4.920) e PCL (1.830), si tratta di 41 mila elettori di sinistra che i Liguria sono caduti in questa trappola sbagliata e dannosa per la lotta di classe.
AVS, grazie ai suoi leader Nicola Frantoianni e Angelo Bonelli, in particolare ha assunto di fatto il ruolo di copertura a sinistra del PD che in passato avevano ricoperto partiti e formazioni che mettendo la falce e martello nel simbolo o sventolando la bandiera rossa hanno drenato l’astensionismo di sinistra, illuso e incatenato importanti forze nel pantano istituzionale e parlamentare per poi rifluire nello stesso PD o sparire dalla scena politica una volta finita la loro funzione. Prova ne è che AVS è pronta a stringere con il PD un’alleanza strategica per raggiungere il potere governativo nell’ambito del regime capitalista neofascista.
L’appello del PMLI
Per noi marxisti-leninisti occorre che le masse, in particolare il proletariato, prendano atto una volta per tutte che le istituzioni rappresentative borghesi ormai sono marce, delegittimate, irrecuperabilmente fascistizzate e inservibili a un qualsiasi uso da parte del proletariato e del suo partito sempre ammesso che questo possa accedervi in qualche modo e in qualche misura, viste le attuali regole elettorali. L’elettoralismo, il partecipazionismo, il costituzionalismo non serviranno, come dimostra la pratica, nemmeno ad arginare e fermare la destra neofascista che sta procedendo come un rullo compressore a realizzare il suo disegno neofascista, piduista e imperialista con al centro il premierato, l’“autonomia differenziata” e il DDL fascista sulla sicurezza.
Come ha chiarito il Segretario generale e Maestro del PMLI, compagno Giovanni Scuderi, nello splendido Editoriale per il 47° Anniversario della fondazione del PMLI, intitolato “La via maestra per cambiare l'Italia”: “Se non si abbandona ogni illusione costituzionale e non si intraprende la via maestra della Rivoluzione Socialista d'Ottobre niente di sostanziale potrà cambiare
”.
“Ne prendano coscienza
– ha aggiunto - soprattutto le operaie e gli operai d'avanguardia e le ragazze e i ragazzi che si battono con tanto coraggio contro il fascismo, il razzismo, il governo neofascista Meloni, il genocidio dei palestinesi, le violenze di genere e sulle donne e la militarizzazione delle scuole liberandosi dalle illusioni costituzionali, nonché dalle illusioni elettorali adottando l'astensionismo marxista-leninista”.
Egli ha così chiamato le avanguardie del proletariato, le ragazze e i ragazzi rivoluzionari, ma anche gli intellettuali democratici e antifascisti a fare la propria parte in prima persona perché “Occorre che dedichino le loro forze intellettuali e materiali allo sviluppo rivoluzionario della lotta di classe e all'organizzazione della rivoluzione socialista, che studino la teoria della rivoluzione socialista e del socialismo, cioè il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e si uniscano nel e attorno al PMLI. Perché solo col socialismo si può realmente e totalmente cambiare l'Italia sui piani economico, politico, istituzionale, sociale, culturale e morale e trasferire il potere dalla borghesia al proletariato”
.
Intanto, uniamo tutte le forze, astensioniste e non, per condurre una ferma opposizione di classe e di piazza al governo Bucci, per impedire la realizzazione del suo disegno delle “grandi opere” (Gronda, Terzo valico, Diga, tunnel della Val Fontanabuona), per imporre misure a favore della sanità pubblica che vede la Liguria all’ultimo posto fra le regioni settentrionali, per mettere in sicurezza il territorio quotidianamente devastato da alluvioni e smottamenti, per risanare le periferie urbane e dare prospettive di lavoro, studio, casa, aggregazione ai giovani.
E soprattutto è quanto mai urgente che tutte le forze antifasciste e anticapitaliste si uniscano per buttar giù attraverso la lotta di massa e di piazza il governo neofascista di Meloni che rappresenta una riedizione della politica interna ed estera di Mussolini e rischia, fra le altre cose, finanche di trascinare l’Italia in una nuova guerra imperialista mondiale.
30 ottobre 2024