Certificato dal Rapporto annuale Istat
Un italiano su dieci non si cura. “Liste d'attesa infinite”

Lo scorso 21 maggio l'istat ha pubblicato il suo Rapporto annuale 2025, un documento di 242 pagine che analizza in dettaglio la società italiana del 2024 con una dettagliata analisi, tra l'altro, delle prestazioni sanitarie fornite alla popolazione residente.
Pur rilevando che nel 2024 la spesa pubblica per tali prestazioni è salita a 130,1 miliardi contro i 123,767 del 2023, il documento mette in evidenza che lo scorso anno un residente in Italia su dieci (precisamente il 9,9%) ha riferito di aver dovuto rinunciare a visite o esami specialistici: il motivo principale di tale rinuncia è costituito dalle lunghissime liste di attesa del servizio sanitario nazionale, e il motivo secondario è l'estrema difficoltà o addirittura l'impossibilità di pagare le prestazioni sanitarie private.
Il numero di coloro che rinunciano a prestazioni vitali per la prevenzione e la cura è in netta e inesorabile crescita tra la popolazione residente in Italia: nel 2024 tale numero aveva una percentuale del 9,9% della popolazione, nel 2023 tale percentuale era pari al 7,5% e nel 2022 era pari al 7%: è chiaro che le difficoltà legate alle lungaggini delle liste di attesa colpiscono, per il momento, le fasce più povere della popolazione che non hanno assolutamente mezzi per poter affrontare spese sanitarie private, ma se le difficoltà legate alle liste di attesa dovessero aggravarsi potrebbero mettere quantomeno in serie difficoltà economiche anche altri strati della popolazione, costretti a pagare interamente i costi delle visite specialistiche e degli esami.
Il dato evidenziato dall’Istat è catastrofico per le masse popolari in particolare e per l'intero Paese in generale: come infatti è stato ripetutamente evidenziato dalla comunità medico scientifica e dagli esperti, più le persone rinunciano a curarsi e più ci saranno conseguenze ulteriori sulla salute pubblica e sulla tenuta del sistema sanitario, che dovrà comunque farsi carico di persone la cui patologia si è notevolmente aggravata.
Inoltre il mancato accesso a esami diagnostici farà aumentare con certezza il rischio di mortalità, in particolare tra le persone anziane nel caso di malattie croniche come diabete, ipertensione e malattie cardiache che richiedono controlli e cure costanti, tutte patologie che se trascurate possono portare a complicanze gravi e irreversibili.
Anche per ciò che riguarda i tumori, se un esame precoce può risolvere la situazione tempestivamente e in modo risolutivo, una diagnosi tardiva a causa di un esame diagnostico effettuato a distanza di un anno o di anni a partire dalla comparsa di un sintomo può essere sinonimo di morte inesorabile e imminente.
Riguardo ai sessi, il rapporto dell'Istat evidenzia che la percentuale di donne che rinuncia alle cure è più alta (11,4%) rispetto a quella degli uomini (8,3%) con un maggior divario nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni che poi si riduce in età più avanzata fino ad annullarsi a partire da 75 anni: l'Istat evidenzia che la maggior percentuale di donne che rinunciano alle cure è legata principalmente alle difficoltà economiche incontrate dalle donne giovani a inserirsi nel mercato del lavoro, e anche alle difficoltà di madri single o separate con figli a carico.
L'Istat ha poi messo in evidenza che l'altra faccia della medaglia dell'inefficienza della sanità pubblica è costituita dai sempre più lucrosi affari delle cliniche e delle altre strutture sanitarie private, oltre che dei medici privati: nel 2024 il 23,9% della popolazione si è affidato a cliniche private, laboratori privati e medici privati per visite, esami e terapie senza aver avuto nessun rimborso dalle assicurazioni sanitarie, spesso affrontando spese notevoli.

4 giugno 2025