A Roma manifestazione delle opposizioni parlamentari
300mila in piazza per Gaza
Schlein (PD) non denuncia il genocidio e attacca Hamas, perno della Resistenza palestinese. Quattro Organizzazioni palestinesi in Italia criticano i promotori della manifestazione per la complicità passata con Netanyahu
Meloni rompi con Israele genocida

In enorme e colpevole ritardo, sabato 7 giugno le opposizioni parlamentari hanno promosso una manifestazione a sostegno della martoriata popolazione di Gaza. Al corteo iniziato da piazza Vittorio e poi terminato in piazza San Giovanni, hanno partecipato oltre trecentomila persone provenienti da tutta Italia, di tutte le età ed estrazioni sociali. All'iniziativa hanno partecipato anche folte delegazioni di attivisti della CGIL e dell'ANPI.
Un corteo alla partenza del quale i leader del Pd Elly Schlein e di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, assieme a Conte, hanno intonato "Bella ciao" insieme ai manifestanti, fra i tanti altri cori che chiedevano una Palestina libera, e che hanno comunque animato una manifestazione dal chiaro sapore istituzionale ed elettoralista.
"È un'enorme risposta di partecipazione per dire basta al massacro dei palestinesi e ai crimini del governo Netanyahu. È un'altra Italia che non tace, come fa il governo Meloni", ha affermato Elly Schlein e, come lei, tutti i partecipanti hanno chiesto lo “Stop al massacro” e la fine delle “complicità” con la guerra di Israele, senza però indicare come.
Anche Giuseppe Conte ha sostenuto che "Questa è la piazza dell'umanità contro lo sterminio sistematico che va avanti da 20 mesi con tanti governi, a partire da quello italiano, che stanno facendo finta di non vedere e ancora oggi balbettano. Ci sono misure concrete nella nostra mozione unitaria, da cui parte questa iniziativa e la presenza di tantissimi cittadini oggi è il segno che l'opinione pubblica e i cittadini italiani non ci stanno più. Stop a questo sterminio".
Sulla stessa falsa riga, gli interventi di AVS che tramite Bonelli, afferma di voler chiedere “la revoca degli accordi militari” e di sanzionare Israele. Importante e significativa inoltre, la partecipazione al corteo del “Jewish bloc”, Laboratorio ebraico antirazzista, e di Tikkun al corteo in solidarietà con Gaza.

Prove generali di un nuovo cartello elettorale
In quella che può essere definita una prova generale per la costituzione di un cartello che possa consolidarsi alla scadenza naturale del mandato del governo Meloni che nessuno dei vertici di questa piazza mette in discussione, non sono mancati al fianco dei deputati odierni anche personaggi ambigui e vecchi volponi revisionisti degli ultimi trent'anni, come Giorgio La Malfa, Massimo D'Alema e Fausto Bertinotti, abbracciati caldamente dai leader dell'attuale “centro-sinistra”.
Ma è l'ex segretario PD Luigi Bersani che parlando coi cronisti, il primo che l'ha riconosciuto chiaramente: "...Siamo qui su un problema rilevantissimo, umano. E poi è d'accordo sul tema del lavoro, della sanità, sul fatto che ci vuole una politica per la casa nelle città, è d'accordo su una miriade di cose. Questo è il popolo del centrosinistra, è quello a cui penso io. Ancora non si è forse capito che mucca sia quella che abbiamo nel corridoio. Forse non ci si rende ancora conto che danni enormi può fare lasciandola lì questa destra ancora per un po'. E quindi non c'è la generosità di dire: 'Chiudiamo le piccole beghe e mettiamoci insieme sulle cose che contano'”. Chiaramente Bersani con “mucca nel corridoio” faceva riferimento a Meloni ed al suo governo; un bel problema se ancora oggi, dopo tutto quello che è accaduto da quando questo esecutivo è al governo, il PD nutre ancora dubbi sulla natura neofascista del governo.
Ma come più volte abbiamo detto, riconoscerlo vorrebbe dire chiamare il popolo a buttarlo giù con la piazza, e questo sappiamo essere un obiettivo lontano anni luce dalla mente dei partiti parlamentari d'opposizione che non vedono altro che il vicolo cieco delle urne elettorali. È con la legittimazione del voto l'unico modo che potrebbe rimetterli al goverrno, consentendo loro di continuare le loro politiche neoliberiste, antipopolari e borghesi.

Gli interventi dal palco
Alle 16 sono iniziati gli interventi dal palco, eppure la piazza San Giovanni stracolma di persone all'arrivo del corteo, si è pian piano svuotata proprio nel momento in cui hanno iniziato a parlare i leader dei partiti dell'opposizione parlamentare. Una nota significativa poiché evidenzia che le contraddizioni che si porta dentro sono enormi ed evidenti. Evidentemente è questa la ragione che ha indotto una buona parte dei partecipanti meno inquadrati a marciare per Gaza e poi ad allontanarsi per non ascoltare le penose concioni di coloro che sia all'opposizione parlamentare sia al governo hanno sostenuto, fiancheggiato e stretto accordi militari con Israele sionista, che aveva le mani già sporche di sangue di almeno tre generazioni di palestinesi.
Fra i primi interventi, c'è stato quello di Rosy Bindi, che dopo una giusta precisazione sulla parola ”antisemitismo”, ha parlato di massacro ma non di genocidio: “Io ho parlato di massacro e non ho usato la parola genocidio perché so che tocca la sensibilità di alcune persone. Ma ricordo che noi siamo cresciuti a pane e Shoah. A sinistra non c'è mai stato l'antisemitismo. L'antisemitismo appartiene alla destra non alla sinistra, noi siamo sempre stati per 'due popoli e due Stati'. Quindi non abbiamo sensi di colpa, andiamo a testa alta. Non so se è un problema di parole. Trovino loro la parola giusta per indicare il massacro di bambini morti e le azioni per affamare un popolo e togliergli la terra. Basta che si riconosca la realtà".
Anche Schlein nel suo intervento si guarda bene dal denunciare il genocidio: “A Gaza è in corso una pulizia etnica – ha detto dal palco - non lo possiamo accettare: è in corso una pulizia etnica. Il governo Meloni, codardo, non è riuscito a esprimere una condanna". Ma la leader del PD conferma la linea cerchiobottista del suo partito e sferra la più pesante delle arringhe nella sua condanna ad Hamas, che oggi rappresenta il perno della legittima resistenza palestinese mai citata: “La nostra condanna di Hamas non può essere più netta e più forte – ha affermato Schlein -, ma l'attacco terroristico non può giustificare il massacro di bambini, una punizione collettiva di un intero popolo”. Ed anche il supporto dichiarato in favore degli “israeliani che stanno protestando contro i crimini del loro governo accusandolo di perseguire questa guerra per fini personali”, è parziale e fuorviante, poichè il governo Netanyahu rappresenta non solo se stesso, ma tutta l'Israele sionista, inclusa quella dei coloni che quotidianamente sono a caccia - nel senso letterale del termine - dei palestinesi, e che con le ruspe dell'esercito continuano a spianare villaggi ed a sfollare la popolazione da oltre settant'anni.
Ma alla viltà di Bindi e di Schlein sul genocidio che risparmia a Netanyahu importanti risvolti penali e politici, risponde Rula Jebral, giornalista palestinese che ha affermato: “Tutti i genocidi iniziano con le parole, parole che criminalizzano le vittime. Ma le parole servono anche a resistere. È Giusto chiamare le cose col loro nome. Bisogna riconoscere che a Gaza è in corso un genocidio perché è l'unico modo per fermarlo. Parlare di crisi umanitaria, è allontanarsi dalla verità”.
Il leder 5 Stelle Giuseppe Conte, al pari di Bonelli, arringa contro Salvini che a febbraio si è recato in Israele a stringere la mano al boia Netanyahu, e rilancia la sua politica pacifista scagliandosi contro Meloni. "Si deve imporre lo stop alla vendita di armi a Israele – afferma Conte - perchè non è questa l'Italia che vogliamo e non è questo il governo che ci rappresenta. Il governo anzichè precipitarsi in Europa a sottoscrivere un piano di riarmo per 800 miliardi dovrebbe decretare lo stop, l'embargo totale della fornitura di armi a Israele. Questo massacro non può proseguire con i nostri soldi".
In seguito, è il leader di SI, Nicola Fratoianni, che dopo le solite frasi di circostanza appoggia l'insufficiente proposta dei “Due popoli, due Stati”, che poi è quella attorno alla quale convergono tutte le forze promotrici di questa manifestazione, accusando Meloni di ipocrisia nel non riconoscere lo Stato di Palestina.

Dure contestazioni in piazza alla sinistra parlamentare
Già al concentramento le contraddizioni di questa piazza convocata dopo quasi due anni di silenzio nei quali le armate nazisioniste di Netanyahu hanno massacrato senza scrupoli decine di migliaia di innocenti palestinesi in gran parte donne e bambini, e dopo altrettante risoluzioni mai applicate dell'ONU e della Corte Internazionale di Giustizia, numerose sono state le grida di contestazione dei partecipanti.
“Siete venuti a farvi i selfie, non c’è da sorridere quando muoiono i bambini”, ha gridato un manifestante; critiche anche ai giornalisti sulla parzialità di ciò che accade a Gaza: “Siete voi che non dite la verità” ha urlato una giovane donna. E poi i tanti cartelli contro il PD come “Fuori i sionisti dal Pd”, e “Fuori la Confindustria dal Pd”.
Pesantemente contestati anche il radicale Matteo Hallissey che, insieme a un altro di +Europa, ha portato in piazza le due bandiere “nemiche” annodate, seguite da una giovane col vessillo dell’unione europea, così come il filosionista Klaus Davi che si è presentato in piazza indossando una kippah in testa e due bandiere arcobaleno e israeliana. La polizia ha immediatamente identificato l'uomo che gliel'ha strappata via, al quale esprimiamo la nostra solidarietà antimperialista.
In piazza anche alcuni attivisti a volantinare per il corteo previsto per sabato 21 giugno del cartello “Stop Rearm Europe” (Arci, Ferma il Riarmo, Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia, Attac e Transform Italia) che ovviamente ha mal digerito l'iniziativa del 7 giugno, nata per anticiparlo e portare in piazza anche il Pd che certo non può manifestare contro il riarmo avendolo votato e confermato più volte.
Insomma, nonostante una lunga e complice passività, PD, 5 Stelle e AVS, hanno mobilitato una piazza a sostegno della popolazione di Gaza, ma con una piattaforma politica assolutamente arretrata, debole e sostanzialmente ostile alla lotta per la Palestina libera e alle organizzazioni della Resistenza palestinese come Hamas. Negare il genocidio, attaccare Hamas, rifiutarsi di invocare e pretendere che Meloni rompa immediatamente ogni rapporto, diplomatico, politico, economico con Israele genocida è tutto fuorché schierarsi al fianco del popolo palesinese.

Forti proteste delle Organizzazioni palestinesi in Italia
Alla critiche di una parte dei manifestanti e delle forze più a sinistra del PD che in larga parte hanno disertato questa piazza istituzionale, sono state rese pubbliche alcune importantissime e condivisibili critiche da parte di quattro Organizzazioni palestinesi in Italia e più precisamente: Associazione dei Palestinesi in Italia (Api), Giovani Palestinesi d'Italia (GPI), Movimento Studenti Palestinesi in Italia, i cui comunicati pubblichiamo interamente a parte, e dell'Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP),
L'Associazione dei Palestinesi in Italia (Api) nel loro comunicato dal titolo “Per una Palestina libera e non strumentalizzata”, solidarizzando con Hamas ritiene “fondamentali e non negoziabili” alcuni punti tra cui per primo pongono quella “Condanna selettiva e continua del 7 ottobre, senza contesto né comprensione della realtà dell'occupazione israeliana e della resistenza palestinese.”
“Dal giorno alla notte sono cambiati i titoli dei giornali, in Italia e non solo – scrivono GPI – dopo seicento giorni di carneficina. (…) E' finalmente crollato il muro del silenzio? Chiaramente no. Riteniamo che si tratti di un mutamento tattico in cui l'occidente prova a scaricare su Netanyahu per salvare il sionismo e non la Palestina”.
Per GPI insomma si addita Netanyahu e non il progetto coloniale che lo rende possibile, ed ecco anche perchè non è assolutamente sufficiente la proposta politica dei “Due popoli, due Stati” rilanciata a gran voce da questa piazza romana.
Per GPI infatti, pur riconoscendo la necessità di una mobilitazione ampia per la Palestina, servono scelte concrete e non solo di facciata, ed è dirimente sostenere direttamente e senza ambiguità le richieste di liberazione totale avanzate dal movimento palestinese, delle quali dal palco di San Giovanni non è emersa traccia.
Per marcare questa fondamentale differenza strategica, a Milano, teatro di manifestazioni per la Palestina che si ripetono ogni sabato dal 7 ottobre di due anni fa, GPI nello stesso giorno del 7 giugno ha infatti promosso una manifestazione nella quale chiama il comune di Milano e la città metropolitana del capoluogo lombardo a forme di appoggio alla Palestina concrete; dalla rottura immediata di gemellaggi e collaborazioni con enti, università e imprese legate ad Israele, ad azioni di solidarietà pratica ed effettiva.
Il Movimento Studenti Palestinesi in Italia nel suo comunicato dal titolo "Noi non ci saremo" prende le distanze dai partiti organizzatori che “Continuano a ripetere il mantra logoro dei “due popoli, due stati”, ignorando 77 anni di pulizia etnica, l’apartheid certificato da ONG internazionali, la negazione sistematica del diritto all’autodeterminazione... Mai un riconoscimento alla resistenza, alla dignità, alla lotta di un popolo colonizzato... La manifestazione è stata organizzata senza coinvolgere minimamente le realtà palestinesi presenti in Italia, senza ascoltare le voci della diaspora, senza alcun confronto. Una dinamica tipicamente colonialista: decidere per i palestinesi, senza i palestinesi.”
Anche UDAP nel proprio comunicato parla di manifestazione “tardiva e segnata da forti contraddizioni”. E di seguito l’associazione passa in rassegna un elenco dettagliato delle responsabilità dei governi a trazione PD e 5 Stelle che hanno sostenuto e foraggiato con denari ed armi lo stesso Stato sionista, prima di chiudere affermando che “questa piazza non basta”, nonostante “possa almeno contribuire ad aumentare la pressione sul governo Meloni contro la complicità con Israele e si impegni concretamente per il cessate il fuoco”.

Allargare il fronte per la Palestina ma senza sconti
Noi concordiamo con UDAP quando afferma che la “sinistra” parlamentare è oggi sostanzialmente costretta a prendere posizione grazie alla pressione dell’opinione pubblica, anche al suo interno, e al sentimento popolare sempre più ostile al genocidio. Una condizione che si è sviluppata soprattutto grazie a 20 mesi di mobilitazione coerente e determinata portata avanti dal movimento di solidarietà con la Palestina, da numerose organizzazioni sociali e popolari, partiti come il PMLI, sindacati di base e associazioni palestinesi in Italia che non si sono risparmiate nel convocare ripetutamente iniziative e cortei, anche a cadenza settimanale, con parole d'ordine avanzate e condivise.
Noi condividiamo interamente queste posizioni espresse dalle Organizzazioni palestinesi in Italia ma siamo convinti che occorre formare un largo e forte fronte unito antimperialista e antisionista per la Palestina libera in cui valga il principio di unità-critica-unità e con al centro i palestinesi, le loro organizzazioni e la difesa dei loro interessi.
Sono infatti loro che potranno elevare la loro analisi politica, storica e sociale su questo importante tema antimperialista e rafforzare il fronte di appoggio alla Resistenza per una Palestina libera “dal fiume al mare”. È questa infatti l'unica posizione possibile nel rispetto della voce dei palestinesi stessi, le cui organizzazioni più rappresentative in Italia sono state sostanzialmente escluse dalla costruzione della piazza del 7 giugno.

11 giugno 2025