80 anni di fallimenti, impotenza e di ingiustizie delle Nazioni unite
L'Onu va sciolta non riformata.
Costruire una nuova organizzazione mondiale
Ottanta anni fa, il 26 giugno 1945, a San Francisco veniva firmata la Carta delle Nazioni Unite. Oggi, nelle celebrazioni, l’organismo mondiale s’interroga sul proprio incerto futuro. Allora gli Stati firmatari guardavano alla pace e alla libertà scottati da un immane conflitto mondiale appena terminato con la sconfitta del mostro nazifascista. La Carta che ne uscì fu un prodotto delle condizioni storiche del tempo. Ossia un compromesso tra l'Urss di Stalin, guida del nascente campo socialista, e le potenze imperialiste occidentali, che avevano assieme sconfitto il mostro nazifascista. Un compromesso necessario in funzione del mantenimento della pace e a salvaguardia della sicurezza dei popoli.
Oggi registriamo l’aggressione nazizarista russa all’Ucraina contro i principi stessi della Carta, il genocidio nazisionista a Gaza contro l’intera Carta, i criminali bombardamenti americani sull’Iran in aiuto a uno Stato, Israele, in flagrante violazione dell’articolo 2, paragrafo 4 della Carta che vieta l’uso della forza, solo per enunciare tre casi eclatanti, ma nel 2024 ben 120 sono state le guerre scoppiate, diritti umani e internazionali violati e stracciati, catastrofi umanitarie, morti e distruzione. E proprio in questo disastroso scenario l’Onu ha mostrato la sua incapacità nel prevenire e impedire tutto ciò.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha lanciato, per celebrare l’anniversario, l’iniziativa “UN80” con la quale punta a rilanciare l’Onu partendo dallo snellimento delle strutture, dal superamento di frammentazioni e duplicati di uffici e agenzie, concentrandosi su riforme strutturali. Sottolineando che “La necessità è grande, e l’obiettivo è chiaro: un’Onu ancora più forte ed efficace che offre alle persone ed è sintonizzata al XXI secolo”. Ma al di là della roadmap tracciata dal Segretario generale, più tecnica che di sostanza, non si affrontano i cambiamenti ormai indispensabili a giustificare l’esistenza di una simile organizzazione: modificare l’ingiusto e iniquo sistema di voto del Consiglio di sicurezza e cancellare il veto delle superpotenze garantendo un ruolo decisionale ai Paesi del sud del mondo.
Non può bastare il “Patto per il futuro” adottato nel 2024 (che include il “Patto digitale globale” e la “Dichiarazione sulle generazioni future”), dove per la prima volta dal 1963, gli Stati membri permanenti si sono mostrati d’accordo sulla riforma del Consiglio ed è stato così istituito il gruppo intergovernativo di negoziazione che dovrà discutere anche della proposta francese di impedire l’utilizzo del veto nel caso di massicce violazioni dei diritti umani. Palliativi, parole al vento, tentativi di mandare la palla avanti. I singoli Stati possono e vogliono poco, ognuno guarda ai propri interessi imperialisti ed è pronto a fare le scarpe all’altro, mentre le Unioni, contraddicono nella pratica quotidiana i valori che propugnano, come l’Unione europea che tiene in vita l’accordo con Israele malgrado la violazione dell’obbligo di rispettare i diritti umani. Ennesimo caso il deferimento alla Corte penale internazionale, da parte del Consiglio di sicurezza, della situazione in Libia. Ebbene, malgrado il mandato di arresto emesso dalla Pre-Trial Chamber la Corte penale internazionale, nonostante l’attivazione da parte dello stesso Consiglio di sicurezza, è stata paralizzata dalla mancata cooperazione italiana che non ha arrestato AlMasri, in violazione dello Statuto della Corte e anche della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Eppure anche con questa Onu, controllata dalle superpotenze imperialiste e subalterna alla legge del più forte, sarebbe possibile fare qualcosa come sospendere e persino cacciare Israele genocida del popolo palestinese da questa organizzazione internazionale. Gli articoli 5 e 6 della Carta dell’Onu prevedono infatti la possibilità di sospendere o espellere uno Stato membro quando questo abbia “con persistenza violato i Principi contenuti nella presente Carta”. La decisione richiede il consenso della Assemblea generale e “la raccomandazione del Consiglio di sicurezza”. Una strada tuttavia molto difficile da percorrere, considerato l’ostinato veto Usa e la non volontà dell’UE di andare a fondo sulla questione. Noi ribadiamo la nostra richiesta del 3 novembre del 2000 allorché con un documento dell’Ufficio politico del PMLI chiedemmo all'Onu di far rispettare a Israele le risoluzioni sulla Palestina, di istituire una commissione d'inchiesta sugli abusi di Israele contro i palestinesi, di espellere dal suo seno Israele finché non avrà restituito alla Palestina tutti i territori che ha occupato.
Dal '45 ad oggi i rapporti di forza all'interno dell'Onu hanno seguito flussi e riflussi della storia. Finché è stato in piedi il campo socialista, e Stalin prima e Mao dopo vigilavano sulla correttezza dell'azione dell'Onu, le Nazioni Unite ben difficilmente riuscivano a prevaricare e a forzare la propria Carta costitutiva. Si pensi che per rintuzzare gli attacchi imperialisti ed in particolare degli Usa che avevano scatenato la "guerra fredda'' anticomunista, l'Urss fu costretta, dal '45 al '55, a ricorrere al diritto di veto per ben 77 volte. Soltanto una volta, approfittando della temporanea assenza dell'Urss di Stalin dal Consiglio di sicurezza, decretata dal governo sovietico in segno di protesta contro la mancata ammissione alle Nazioni Unite della Repubblica popolare cinese di Mao, gli Usa poterono aggredire la Corea sotto le bandiere dell'Onu.
Poi col famigerato XX congresso del PCUS del 1956 l'Urss cambiò colore politico e di fatto ammainò la bandiera del socialismo. All'Onu la presa del potere da parte dei rinnegati revisionisti moderni si concretizzò nella politica kruscioviana di capitolazione di fronte all'imperialismo e di tradimento delle lotte di liberazione nazionale dei popoli oppressi dall'imperialismo e dal colonialismo. Tant'è che gli Usa non ebbero difficoltà in quel periodo a egemonizzare l'Onu, di cui si servivano come un ombrello per coprire giuridicamente le loro aggressioni e ingerenze in tutti gli angoli del globo.
Con la comparsa del socialimperialismo sovietico, attraverso l'invasione della Cecoslovacchia da parte dell'Urss del rinnegato revisionista Breznev, le Nazioni Unite divennero area di scontro ma anche di accordi tra le due superpotenze, Usa e Urss, per la spartizione e il dominio del mondo alle spalle dei popoli. Tuttavia con l'ingresso della Cina socialista di Mao nel '71 e la liberazione di molti paesi del Terzo mondo dalla dominazione coloniale, all'Onu si sentì di nuovo forte la voce dei paesi più poveri e oppressi. Sebbene l'imperialismo non accettasse nessuna delle numerose condanne pronunciate dall'Assemblea generale, disprezzandone l'operato, come fecero gli Usa fino a paventare un loro clamoroso ritiro, i progetti egemonici di Usa e Urss furono smascherati da questa tribuna, mentre si registrava che la tendenza principale nel mondo era la rivoluzione.
La morte di Mao e la restaurazione capitalistica in Cina da parte del rinnegato revisionista Deng Xiaoping e il successivo avvento del neoliberale Gorbaciov al Cremlino che in pochi anni completava la distruzione fin dalle fondamenta teoriche, politiche e organizzative del Partito e dello Stato sovietici di Lenin e Stalin, provocando il crollo dell'Urss e dei regimi revisionisti dell'Est, hanno fatto entrare il mondo in una fase di apparente glaciazione politica dominata dal capitalismo, dall'imperialismo e dal neocolonialismo. Una fase che vede l'Onu diventare, da un lato, strumento dell'imperialismo mondiale e dietro il quale sono stati compiuti misfatti, massacri e aggressioni a popoli e Stati sovrani; dall'altro, una sede "autorevole'' per la disputa per l'egemonia mondiale che oggi, dopo l’avvento di dittatori fascioimperialisti come Trump, Putin e Xi Jinping, non si manifesta più tra socialismo e imperialismo, bensì tra le grandi potenze imperialiste e socialimperialiste, che sono Usa e Cina, senza dimenticare la Russia, l’Unione europea, il Giappone e l’India. Siamo quindi entrati in una fase di profonde e laceranti contraddizioni interimperialiste, che possono sfociare in una guerra mondiale imperialista, mentre la contraddizione tra i popoli e l'imperialismo è meno viva e operante rispetto al passato, pur rimanendo fondamentale a livello mondiale. Una contraddizione questa insopprimibile finché perdura l'imperialismo, destinata prima o poi a riesplodere in tutta la sua forza, estensione e significato.
È evidente come la paventata "riforma'' dell'Onu sia in realtà una controriforma funzionale all'imperialismo e dalla quale i popoli non hanno niente da guadagnare, se non un maggiore impoverimento e la perdita della libertà. Ma è altresì evidente come questa partita sulla "riforma'' dell'Onu si giochi esclusivamente all'interno del campo imperialista, dove le potenze più forti reclamano quanto più spazio possibile a scapito delle potenze rivali e da cui sono esclusi i paesi più piccoli e deboli, incapaci di far sentire la propria voce. Perché essenzialmente sono privi di un fronte antimperialista mondiale che abbia alla testa dei paesi autenticamente e coerentemente antimperialisti a cui ispirarsi.
In altre parole la "riforma'' dell'Onu mira a sancire i nuovi rapporti di forza tra le potenze imperialiste e a stabilire nuove misure per soffocare ogni anelito dei popoli alla libertà dall'imperialismo e dal capitalismo e al socialismo.
L'attuale situazione internazionale abbisogna di scelte coraggiose. Per rompere la tenaglia d'acciaio dell'imperialismo occorre che i popoli riprendano la lotta contro di esso a livello mondiale e in primo luogo contro l'imperialismo del proprio Paese. I paesi poveri non possono collaborare con i paesi ricchi. Lo possono fare le cricche oligarchiche al potere nei vari paesi dell'Est, dell'Asia, dell'Africa, Medioriente e America Latina che proprio grazie all'imperialismo possono sguazzare nell'oro. Non certo i popoli che languono nella fame, miseria, disoccupazione e oppressione.
Il PMLI si è sempre espresso sulla necessità dello scioglimento di tutte le alleanze imperialiste, a partire da Nato e Ue. In questa occasione ribadiamo che anche l'Onu, questa Onu, non risponde più all'esigenza della sua costituzione, ha ormai fatto il suo tempo e va sciolta. Bisogna finirla una volta per tutte col culto di questa Organizzazione che non è affatto qualcosa di sacro, una "necessità storica'' come dicono gli imperialisti. Essa è, e lo diventerà in maggiore misura anche dopo una eventuale "riforma'', un'alleanza e una organizzazione imperialista a cui ci si può benissimo opporre e da cui nell'immediato occorre ritirarsi.
Negli anni '60 alcuni paesi che inglobavano più di un quarto della popolazione mondiale, quali la Cina, la Corea e il Vietnam, non erano rappresentati in questa Organizzazione. Eppure essi vivevano lo stesso ed il loro prestigio internazionale cresceva anziché diminuire.
L'Onu è una tigre di carta. Il grattacielo che la ospita, costruito e donato nel 1952 dalla famiglia del miliardario americano Rockefeller, e le sue ramificazioni nei continenti hanno il solo scopo di intimorire i popoli. Ma se tutti i paesi difendessero strenuamente la loro dignità nazionale e la loro sovranità l'Onu non potrebbe fare niente contro di loro. È giunto il momento di farla finita con questa organizzazione imperialista. Occorre una nuova organizzazione mondiale, senza membri permanenti e privilegiati, senza diritto di veto, con uguali diritti e doveri, fondata sui principi del rispetto reciproco per la sovranità e l'integrità territoriali, di non aggressione, di non ingerenza nei rispettivi affari interni, di uguaglianza e di reciproco vantaggio. Una volta assicurato il loro rispetto, essa potrà svolgere un ruolo positivo e benefico nella risoluzione delle dispute internazionali, le controversie politiche, di confine, economiche, finanziarie e commerciali, affinché possano trovare una pacifica soluzione. Prima i popoli del mondo, e soprattutto dei paesi più poveri e depredati dall'imperialismo, faranno questo passo rivoluzionario antimperialista tanto prima romperanno le catene dello sfruttamento e dell'oppressione imperialista.
“L'attuale situazione internazionale –
denunciava il Documento dell'Ufficio politico del PMLI nel 1995 in occasione del cinquantesimo anniversario e dal titolo L'Onu va sciolta - abbisogna di scelte coraggiose. Per rompere la tenaglia d'acciaio dell'imperialismo occorre che i popoli riprendano la lotta contro di esso a livello mondiale e in primo luogo contro l'imperialismo del proprio Paese. I paesi poveri non possono collaborare con i paesi ricchi. Lo possono fare le cricche oligarchiche al potere nei vari paesi dell'Est, dell'Asia, dell'Africa, Medioriente e America Latina che proprio grazie all'imperialismo possono sguazzare nell'oro. Non certo i popoli che languono nella fame, miseria, disoccupazione e oppressione.
Il PMLI si è sempre espresso sulla necessità dello scioglimento di tutte le alleanze imperialiste, a partire da Nato, Ue e Ueo. In questa occasione affermiamo che anche l'Onu, questa Onu, non risponde più all'esigenza della sua costituzione, ha cambiato carattere, ha ormai fatto il suo tempo e va sciolta. Bisogna finirla una volta per tutte col culto di questa Organizzazione che non è affatto qualcosa di sacro, una "necessità storica'' come dicono gli imperialisti... L'Onu è una tigre di carta.
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9 luglio 2025