115° Anniversario della nascita del successore di Lenin
Scuderi: Teniamo alta la grande bandiera rossa di Stalin
Editoriale di Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, per “Il Bolscevico” n. 47/1994

Il 21 dicembre di centoquindici anni fa nasceva a Gori nella Georgia Josif Vissarionovic Dzugasvili, alias Stalin (“l'uomo di acciaio”). Egli ha segnato profondamente il XX secolo e rimarrà in eterno una grande bandiera rossa di combattimento per tutti gli sfruttati e gli oppressi del mondo. Divenuto marxista in giovanissima età, per tutta la vita è rimasto fedele alla causa del proletariato, del socialismo e dell'emancipazione dell'umanità acquisendo dei meriti che lo collocano a fianco di Marx, Engels, Lenin e Mao.
A sedici anni, quantunque fosse nel seminario di Tiflis per volontà della madre, prende contatto con i gruppi clandestini dei marxisti esiliati nella Transcaucasia dal governo zarista e organizza e dirige i circoli marxisti degli studenti del seminario mentre studia “Il Capitale”, “Il Manifesto del Partito Comunista” e altre opere di Marx, Engels e comincia a leggere i primi scritti di Lenin. A 20 anni viene espulso dal seminario per propaganda del marxismo.
Animato da un forte spirito di iniziativa e da una indomita combattività e dotato di notevoli capacità organizzative, ben presto diventa un leader rivoluzionario. Organizza circoli, manifestazioni e scioperi di operai a Tiflis e in altre città della Georgia. Promuove la fondazione di giornali marxisti e scrive molto, articoli, volantini e manifesti, sui problemi delle masse e della rivoluzione.
A ventun anni subisce la prima perquisizione domiciliare e passa nell'illegalità. A ventidue anni viene arrestato, incarcerato e successivamente deportato nella Siberia orientale da dove fugge dopo nemmeno due mesi. Fino al 1917 viene arrestato otto volte, cui seguiva quasi sempre una deportazione. La prigione e la deportazione non gli fanno paura, né gli fiaccano lo spirito rivoluzionario. Anzi gli danno più forza, più convinzione di servire una giusta causa. Non si ripiega su se stesso aspettando con le mani in mano di ritornare in libertà. I lunghi mesi o anni della carcerazione li passa studiando il marxismo, scrivendo articoli e manifestini e organizzando i marxisti incarcerati.
Quando a diciannove anni entra nel gruppo “Messame-Dassy”, la prima organizzazione socialdemocratica georgiana, si schiera subito con Lenin capeggiando la minoranza marxista. A ventisei anni incontra per la prima volta Lenin in occasione della prima Conferenza panrussa dei bolscevichi a cui partecipa in qualità di delegato dell'Unione caucasica del POSDR. In ogni circostanza è a fianco di Lenin che sostiene attivamente con importanti discorsi e scritti, nella lotta contro i menscevichi, gli anarchici, gli economisti e i populisti.
Partecipando attivamente e in prima fila nella lotta perla costruzione del Partito del proletariato e nelle battaglie rivoluzionarie e mostrando nella pratica di avere le doti e le qualità necessarie, via via gli vengono affidati incarichi e responsabilità sempre più grandi e di carattere generale. Nel gennaio del 1912, all'età di 32 anni, viene eletto membro del Comitato centrale del Partito bolscevico e nominato capo dell'Ufficio russo del Comitato centrale. Ormai è un dirigente sperimentato, affermato e apprezzato dai bolscevichi, dalla classe operaia e dalle masse rivoluzionarie. Lenin lo vorrà a suo fianco per dirigere assieme la Grande rivoluzione socialista d'Ottobre e lo proporrà, nell'aprile 1922, al posto di Segretario generale del Comitato centrale del Partito.
Una fiducia ben meritata perché nel corso dell'insurrezione e della guerra civile dimostra di essere non solo un valente capo politico ma anche un grande stratega militare. Non a caso la città di Tsaritsin prenderà il nome di Stalingrado, dopo che Stalin, nel '18, era riuscito a organizzarne la resistenza e a rompere l'assedio delle armate bianche. Queste doti militari verranno poi confermate a un livello superiore e più in generale nel corso della seconda guerra mondiale la cui vittoria contro il nazifascismo è da attribuire in gran parte a Stalin, come allora hanno unanimemente riconosciuto gli alleati occidentali.
I meriti di Stalin sono incalcolabili, sia in riferimento alla Rivoluzione russa sia in riferimento alla rivoluzione mondiale. Finché è stato vivo Lenin gli ha fatto modestamente da spalla considerandosi un semplice suo allievo. Quando egli è morto ne ha ereditato il pensiero e l'opera in maniera attiva e militante, mettendoli a frutto, difendendoli e sviluppandoli sulla base delle nuove situazioni interne e internazionali.
Per quasi trenta anni, egli ha diretto con mano ferma e magistrale il Partito, l'URSS, il movimento comunista internazionale, il campo socialista e la rivoluzione mondiale. Nel contempo egli ha arricchito il tesoro comune del marxismo-leninismo in ciascuna delle sue tre parti costitutive, ossia il socialismo scientifico, la filosofia e l'economia politica. Un'opera gigantesca e immortale che continua ancora adesso a dare i suoi frutti, nonostante i rovesci storici e i grandi tradimenti dei revisionisti che sono avvenuti nel frattempo.
Il merito più grande è quello di aver salvato il Partito e lo Stato dagli assalti dei revisionisti di destra e di “sinistra” (Bucharin, Trotzki, Kamenev, Zinoviev e altri) che, approfittando della morte di Lenin, volevano restaurare il capitalismo in URSS. Nella lotta contro questi agenti della borghesia egli ha regalato al movimento operaio internazionale degli insegnamenti fondamentali anzitutto sui piani ideologico e teorico per quanto concerne l'origine, la natura, gli scopi e la funzione del revisionismo di destra e di “sinistra”. È proprio nel corso di questa lotta che Stalin ha sistematizzato e sviluppato il leninismo per quanto concerne il Partito, l'edificazione di un paese socialista, la questione nazionale, la strategia e la tattica della rivoluzione socialista, la lotta contro il revisionismo.
Il pensiero e l'opera di Stalin racchiudono quindi una esperienza essenziale della storia del movimento operaio internazionale, della lotta di classe, della lotta tra socialismo e capitalismo e tra marxismo-leninismo e revisionismo. Un'esperienza che non possiamo né ignorare, né sottovalutare, né tantomeno disperdere se non vogliamo cadere nel campo della borghesia e della controrivoluzione.
È come se Stalin corrispondesse a un dito di una mano, dove le altre quattro dita sono costituite da Marx, Engels, Lenin e Mao. Se ci privassimo di una qualsiasi di queste dita la mano perderebbe la sua completezza e l'interezza delle sue funzioni.
Naturalmente il pensiero di Stalin, come del resto quello degli altri quattro maestri, non va interpretato letteralmente, perché il marxismo-leninismo-pensiero di Mao non è un dogma ma una guida per l'azione, va applicato correttamente nelle nostre condizioni specifiche e concrete, tenendo presenti gli sviluppi che a questo pensiero ha apportato Mao. In particolare per quanto concerne l'edificazione del Partito e dello Stato socialista, la lotta contro il revisionismo per evitare la restaurazione capitalista, e la strategia e la tattica della rivoluzione nei paesi coloniali e semicoloniali del Terzo mondo.
Stalin è inviso e odiato dalla borghesia, dagli imperialisti e dai fascisti che colgono tutte le occasioni possibili per attaccarlo, calunniarlo e infangarlo. Ciò è del tutto naturale perché costoro hanno ricevuto da Stalin delle sconfitte storiche che non possono cancellare e scordare. I loro attacchi utilizzano la menzogna, la falsificazione storica per non fare emergere la verità, per nascondere le loro malefatte e per convincere il proletariato a desistere dalla lotta per il socialismo.
Anche i lacchè della borghesia, quali sono i revisionisti, i neorevisionisti, i trotzkisti e gli anarchici ce l'hanno a morte con Stalin perché ancora gli brucia il fatto di essere stati smascherati ideologicamente e sconfitti politicamente da lui. Questi opportunisti accusano paradossalmente Stalin di non essere un vero comunista strumentalizzando certi suoi errori veri o presunti. Qualcuno di essi infidamente specula persino sul “testamento di Lenin” per accreditare le sue menzogne, falsità e manipolazioni.
Non c'è dubbio che Stalin abbia commesso degli errori. Alcuni dei quali da egli stesso denunciati successivamente, sulla base dell'esperienza e di una analisi marxista-leninista più attenta, accurata e dialettica. Vedi, per esempio, le autocritiche che egli fa nella prefazione al primo volume delle sue opere complete scritte nel gennaio 1946 per quanto riguarda la questione agraria e la vittoria della rivoluzione socialista, e nell'opera “Problemi economici del socialismo nell'URSS” scritta nel settembre '52 per quanto concerne l'esistenza delle classi e della lotta di classe nel socialismo. Altri suoi errori sono stati rilevati da Mao e da noi marxisti-leninisti italiani condivisi.
C'è però una differenza profonda tra gli errori di Stalin che rileviamo noi marxisti-leninisti e gli errori presunti denunciati dai nemici di classe e dai loro lacchè. Noi li rileviamo per salvaguardare la purezza della linea marxista-leninista, essi lo fanno per attaccare, stravolgere e abbattere tale linea e per far deviare il proletariato dalla via maestra dell'Ottobre.
Il problema vero allora non è tanto di sapere se Stalin abbia o no commesso degli errori, quanto di sapere individuare gli errori veri da quelli presunti, quanto di saper ricercare le cause degli errori per imparare la lezione e per evitare di ricommetterli, quanto di sapere se sono stati commessi in buona fede o con l'intenzione malevola di nuocere alla causa del proletariato e del socialismo.
Per noi è fuor di dubbio che gli errori commessi da Stalin sono unicamente da addebitarsi essenzialmente alla mancanza di esperienza. Ricordiamoci che nessuno prima di lui, tranne Lenin ma per nemmeno sette anni, aveva guidato l'edificazione di uno Stato socialista in una situazione di completo accerchiamento imperialista e avendo sulle spalle le responsabilità e i problemi della direzione del movimento comunista internazionale.
Commettere degli errori è una cosa del tutto naturale, inerente alla dialettica della conoscenza e dello sviluppo delle cose. Pure il PMLI ha commesso degli errori in riferimento allo Statuto e al Programma del Partito, come apertamente e lealmente riconosce l'Ufficio politico nel documento del 26 dicembre 1990. Tutti i grandi maestri del proletariato internazionale hanno commesso degli errori e si sono corretti da sé o sono stati corretti dai maestri successivi. Persino Marx ed Engels ne hanno commessi. Per esempio non pensavano, ed era impossibile che ci arrivassero dato che ai loro tempi il capitalismo non era ancora giunto nella fase dell'imperialismo, che si potesse realizzare il socialismo in un solo paese, come invece hanno teorizzato e dimostrato possibile Lenin e Stalin.
In ogni caso gli errori commessi da Stalin non sminuiscono la sua figura, il suo pensiero e la sua opera. Rimane pur sempre un gigante del pensiero e dell'azione rivoluzionari, un grande maestro dei marxisti-leninisti e del proletariato internazionale.
I fatti in URSS, in Italia e nel mondo hanno ampiamente dimostrato che seguendo Stalin si avanza speditamente e con sicurezza sulla via dell'Ottobre, del socialismo e dell'emancipazione dell'umanità. Mentre seguendo Bucharin, Trotzki, Krusciov, Breznev, Gorbaciov ed Eltsin, e quindi Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta, Occhetto, D'Alema, Cossutta e Bertinotti, il capitalismo, l'imperialismo e il fascismo hanno completo campo libero e il proletariato rimane subalterno alla borghesia e non riesce a conquistare il potere politico.
Teniamo allora sempre alta la grande bandiera rossa di Stalin, sicuri che coi maestri vinceremo!
Gloria eterna a Stalin, grande maestro dei marxisti-leninisti e del proletariato internazionale!
 
 

10 luglio 2025