Introdotta dal governo Meloni con la Finanziaria 2024
La riforma dell'Isee penalizza le famiglie più povere
Tra le pieghe dell'ultima finanziaria è stata inserita anche la riforma dell'Isee. Si tratta dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente, uno strumento con cui si misura la condizione economica delle famiglie, che tiene conto dei redditi, dei patrimoni mobiliari e immobiliari. Vengono considerati anche i conti bancari (giacenza media) e i prodotti finanziari. Proprio su quest'ultimi c'è stato l'intervento del governo che ha escluso titoli di Stato (BTP), Buoni e strumenti finanziari similari fino a 50mila euro dalla dichiarazione.
L'Isee è indispensabile per richiedere e calcolare la gran parte dei bonus e delle agevolazioni. Dall’assegno unico per i figli a quello di maternità, dalla riduzione della tariffa per mensa scolastica e asilo nido al bonus per i libri scolastici, la riduzione per tasse universitarie, per i trasporti degli studenti, le borse di studio, i bonus per luce, gas e acqua, la riduzione per la tassa rifiuti, le prestazioni socio sanitarie. Il tutto è calcolato sul nucleo familiare. Un sistema complesso non privo di incongruenze.
Togliere dal calcolo i BTP equivale alla sua promozione. In sostanza il governo vuole incentivare l'acquisto dei titoli di stato, ovvero di quote di debito pubblico, da parte dei cittadini italiani. La giustificazione è che sia meglio far sostenere il debito dai piccoli risparmiatori che dai grandi investitori finanziari, che potrebbero esporci alla speculazione (come già successo in passato). Ma vuole farlo utilizzando l'Isee, rendendolo più iniquo, mentre il suo fine era quello di attenuare le disuguaglianze. Scorporare dal calcolo dell'Isee fino a 50.000 euro di investimenti in titoli di Stato e prodotti di risparmio postale (come prevede la riforma), significa valutare diversamente non solo le varie forme di risparmio, ma soprattutto il reddito da capitale e quello da lavoro.
Il governo neofascista della Meloni, che a parole afferma di sostenere “il mondo produttivo” e il “Paese reale”, e perfino i lavoratori, a discapito della finanza, nella realtà si comporta in maniera opposta. In un Paese come il nostro, dove l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ha rilevato come i dividendi delle rendite finanziarie vengono tassati del 20% in meno rispetto ai redditi da lavoro, adesso quest'ultimi, anche nella valutazione delle disponibilità economiche di una famiglia, avranno un peso maggiore.
Insomma, si prosegue sulla falsariga della flat tax (che tassa del 15% il lavoro autonomo rispetto al 35% dei dipendenti), ossia si creano disuguaglianze già dal sistema fiscale. Tenuto conto del fatto che sono i contribuenti più ricchi a potersi permettere di effettuare la maggior parte degli investimenti sui mercati, è evidente che tassare meno del lavoro le rendite da capitale non fa che arricchirli ulteriormente.
A parità di reddito da lavoro, una famiglia priva di risparmi e una con risparmi investiti in BOT, BTP o libretti postali verranno trattate nello stesso modo, come se avessero lo stesso livello di bisogno e le stesse risorse economiche. Peggio, un incremento di reddito da lavoro di valore equivalente al possesso di una certa quantità dei titoli esentati provocherà esclusioni o riduzioni dei benefici, mentre ciò non avverrà per chi ne possiede entro il limite massimo.
La prima bozza della proposta del governo era addirittura priva di qualsiasi limite. Chi per esempio aveva anche un milione di euro, se lo spostava tutto in titoli di Stato, poteva nascondere completamente il proprio patrimonio enorme e avere lo stesso Isee (e quindi la stessa possibilità di ottenere bonus, agevolazioni, servizi gratuiti o a costo ridotto) di chi ha pochissime risorse. Solo dopo le proteste delle opposizioni parlamentari è stato inserito il tetto di 50mila euro. In ogni caso penalizza i più poveri: chi ha la disponibilità di soli 5-10mila euro, difficilmente userà queste poche risorse per l’acquisto di titoli di Stato, poiché ha bisogno di un minimo di disponibilità liquide immediate.
16 luglio 2025