Solidarietà a Francesca Albanese sanzionata dagli Usa per aver denunciato il genocidio a Gaza
La funzionaria dell'Onu: “Gli Usa come la mafia. Ma continuerò a denunciare il genocidio di Gaza”
Silenzio complice di Meloni e Mattarella
In occasione della 59ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, la Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967, l'italiana Francesca Albanese, ha presentato il suo ultimo rapporto dal titolo “Dall'economia dell'occupazione all'economia del genocidio”, datato 30 giugno.
Una forte denuncia contro Israele genocida, USA e finanza internazionale
Il documento analizza l’evoluzione dell’occupazione israeliana in Palestina come progetto coloniale, foraggiato e incalzato da un vasto apparato economico-industriale che, secondo la Relatrice Speciale, ha raggiunto un nuovo stadio definito “dell’economia del genocidio".
“Mentre i leader politici e i governi si sottraggono ai loro obblighi – si legge - troppe entità aziendali hanno tratto profitto dall'economia israeliana dell'occupazione illegale, dell'apartheid e ora del genocidio”, e il riferimento va ovviamente all'industria militare, ma anche al settore tecnologico, finanziario delle banche (citate direttamente Barclasys e BNP Paribas) e anche quello accademico.
Il Rapporto ha il grande merito di scendere nel dettaglio e di documentare senza ombra di dubbio come e in quale misura molte imprese israeliane e multinazionali leader del capitalismo internazionale come Elbit Systems, Lockheed Martin, Google, Microsoft e Amazon per fare gli esempi più altisonanti, abbiano fornito strumenti, tecnologie e supporto logistico che hanno alimentato il massiccio utilizzo della forza contro la popolazione civile palestinese che lei definisce senza mezzi termini appunto, “genocidio”.
La denuncia chiaramente tocca l'esercito israeliano e i contraenti internazionali del settore bellico che contribuiscono così alla produzione di strumenti per la sorveglianza, per il controllo delle folle, per la guerra urbana, riconoscimento facciale e uccisioni mirate, strumenti che vengono di fatto testati sui palestinesi ma che sono di grande utilità per tutti i governi come quello neofascista di Meloni che fanno della repressione una loro colonna portante. In questo ambito, oltre alla condotta USA, Albanese accusa anche la Commissione Europea quale complice diretta del genocidio poiché, si legge, “dal 2014 la Commissione Europea ha erogato oltre 2,12 miliardi di euro ad entità israeliane, incluso il Ministero della difesa”.
Un'attenzione particolare viene riservata al ruolo delle università, considerate parte integrante dell’apparato di oppressione, imputando principalmente a loro la responsabilità nella perpetuazione del regime di apartheid e nella produzione di conoscenze, tecnologie e narrazioni allineate con lo Stato sionista al fine di cancellare la storia palestinese giustificando al contempo le pratiche dell’occupazione.
Albanese infine richiama esplicitamente la responsabilità penale internazionale non solo degli Stati, ma anche delle imprese e dei loro dirigenti poiché il “Diritto internazionale” sulla carta imporrebbe obblighi chiari in materia di prevenzione, astensione e disimpegno da attività che alimentano crimini gravi, come quello che si sta consumando a Gaza e in Cisgiordania. Nonostante l'ampiezza e l'estrema gravità delle accuse rilanciate da Albanese, la frase “L’attuale complicità delle imprese rappresenta solo la punta dell’iceberg”, la dice lunga sulla vastissima complicità di organismi, soprattutto di Stato e multinazionali, che muovono il massacro palestinese.
Pregevole anche il riconoscimento al “lavoro cruciale svolto da studenti e personale nell’esigere responsabilità dalle università” e la caparbietà nel gettare “nuova luce sulla repressione globale delle proteste universitarie” poiché, in estrema sintesi, ciò che ha coraggiosamente argomentato Albanese in sessione ONU è di fatto quello che da anni affermano e rivendicano gli studenti e le studentesse, e più in generale le masse popolari in lotta contro l'occupazione nazisionista guidata dal boia Netanyahu.
Gli USA sanzionano Albanese
Dopo l'autorevole denuncia di Albanese, gli Stati Uniti del fascioimperialista Trump si sono erti in difesa di Israele, ma soprattutto del grande capitale economico e finanziario americano dalle mani sporche di sangue, e hanno comminato pesanti sanzioni alla Relatrice. Nella pratica queste sanzioni dovrebbero tradursi nel divieto di ingresso negli USA e nel sequestro di suoi eventuali beni nel Paese – paradossalmente lo stesso riservato agli oligarchi russi complici dell'aggressione neozarista all'Ucraina -, ma che a livello “democratico” del diritto internazionale e della libertà di opinione, hanno un impatto ben peggiore.
Gli USA, per voce del Segretario di Stato Marco Rubio, hanno definito “inaccettabili” gli sforzi della Relatrice speciale per coinvolgere la Corte Penale Internazionale contro funzionari, aziende ed esponenti politici americani e israeliani.
“Non tollereremo oltre la campagna di guerra politica ed economica di Francesca Albanese contro Stati Uniti e Israele - ha dichiarato in un post su X – e continueremo a intraprendere tutte le azioni necessarie per difendere la nostra sovranità e quella dei nostri alleati”. Secondo gli USA in pratica, Albanese avrebbe il solo obiettivo di condurre una “guerra politica ed economica” contro Washington e Gerusalemme e nulla più, disconoscendole dunque il suo autorevole ruolo nell'ambito delle Istituzioni internazionali di ricercatrice e relatrice ONU.
La decisione di Rubio ha raccolto immediatamente il sostegno di diversi rappresentanti israeliani, su tutti Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar che ha commentato con entusiasmo: “Un messaggio chiaro. È ora che l’ONU presti attenzione!”, così come l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, che ha affermato: “Albanese ha superato da tempo il confine tra difesa dei diritti umani e propaganda antisemita. Le sue dichiarazioni e azioni danneggiano profondamente la credibilità delle Nazioni Unite”.
La bile sionista si è spinta fino ad accusarla di aver legittimato Hamas e il ricorso alla lotta armata da parte dei palestinesi, criticando l'intervista del 2022 nella quale aveva paragonato l’azione di Israele a quella dei nazisti, per giungere alla la recente quanto sacrosanta accusa diretta di “genocidio”. Due temi invisi a Israele e ai suoi alleati occidentali ma che per noi rappresentano altrettanti punti chiave di una corretta analisi antisionista ed antimperialista che Albanese ha avuto il merito di portare in una così importante tribuna internazionale.
Il complice silenzio di Meloni e Mattarella
Dal momento in cui l'attacco verticale accompagnato dalle sanzioni USA ai danni di Albanese è sostanzialmente legato al suo lavoro intellettuale di ricerca e studio sul campo dal quale trae le sue opinioni e conclusioni, una difesa, anche formale e d'ufficio da parte delle Istituzioni borghesi italiane, sarebbe apparsa scontata.
Invece né Meloni né Mattarella, che a differenza della nuova Mussolini in gonnella in altre occasioni si era spinto ad alcune denunce, seppur deboli e in parte opportuniste, contro lo sterminio a Gaza, hanno proferito parola. Un silenzio indicativo e complice che nella pratica urla a gran voce l'appoggio di governo e presidenza della Repubblica a USA ed a Israele sionista; in particolare, da un lato la linea estera della destra italiana, e dall'altro i saldi rapporti con Trump nell'ambito dell'Internazionale neofascista.
Certo, non che ci fossero dubbi in merito, ma quest'asse nera e imperialista è stata capace di interdire anche il continuo richiamo del governo Meloni alla difesa patriottica di una “italiana”, messa al centro di un attacco internazionale; un secondo caso dopo quello di Ilaria Salis che dimostra di come il patriottismo neofascista è condizionato alle posizioni politiche che si esprimono.
Alla luce delle sanzioni, è stato poi Nicola Procaccini, co-presidente di Fratelli d'Italia del gruppo Conservatori e Riformisti (ECR) al parlamento europeo, a smascherare senza dubbi la posizione di partito e Governo: “Non importa di che nazionalità è Albanese – ha dichiarato - è una persona inadeguata al suo ruolo, è indifendibile”. E naturalmente la stampa di destra a ruota è partita all'attacco plaudendo all'iniziativa americana.
La coraggiosa risposta a Trump e Netanyahu
Di fronte alla rappresaglia USA a suon di sanzioni, agli attacchi dei governi occidentali atlantisti, e alla “macchina del fango” israeliana fatta anche attraverso inserzioni a pagamento su Google Ads e pagine diffamatorie create dal governo sionista, Albanese non ha arretrato di un passo, rilanciando la necessità di proseguire sulla strada intrapresa: “I potenti puniscono chi parla per i senza voce – ha detto in un post su X – non è un segno di forza ma di colpa”.
“Gli Usa in questo momento sono un paese allergico alla giustizia – continua Albanese - Quindi impongono sanzioni contro la Corte, o chiunque cerchi di applicare la legge, usando tecniche intimidatorie reminiscenti della mafia. È il potere economico e politico che cerca di silenziare chi lo critica, dopo averlo ridicolizzato e diffamato. Denuncio questo sistema, che funziona solo se la gente si lascia impaurire e dividere”, e da li l'appello ai suoi collaboratori e di fatto a tutto l'universo pro-palestina, a “restare uniti e a testa alta”.
Infine Albanese, nelle sue repliche ha colto l'occasione per rilanciare la necessità di una tregua a Gaza, che può avere un senso solo se fatta attraverso l'applicazione del diritto internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale e l’Olocausto. “Israele non ha il diritto di decidere cosa accade nei Territori palestinesi, di cui è la potenza occupante illegittima - conclude -. Non si tratta con le persone accusate di crimini di guerra e contro l’umanità. Netanyahu merita di essere giudicato all’Aia”.
La solidarietà antimperialista del PMLI e del Bolscevico ad Albanese
Di fronte a un attacco di tale portata, sono state numerose le iniziative di solidarietà nei confronti di Albanese, provenienti dalle forze d'opposizione istituzionale, dai partiti e movimenti antifascisti e antimperialisti, associazioni, sindacati e altri organismi “democratici” nazionali ed internazionali.
Ad esempio, decine di artisti e intellettuali italiani hanno firmato una petizione nella quale chiedono il ritiro delle sanzioni USA, il pieno diritto di documentare quanto avviene a Gaza, un intervento rapido della comunità internazionale per far terminare il genicidio e infine a Meloni, Mattarella, Tajani e l'intero Parlamento a esprimersi.
Anche l'ONU si è fatta sentire, anche se un po' troppo timidamente, tramite un portavoce del Segretario Generale Antonio Guterres che ha parlato di “Precedente pericoloso ed inedito”, così come Jurg Lauber, Presidente del Consiglio per i diritti umani che ha chiesto agli Stati membri di collaborare e non intimidire i relatori.
L'undici di luglio, è arrivata anche la nota di solidarietà di Hamas che ha denunciato l'ingerenza USA nei confronti di Albanese: “Si tratta di una flagrante espressione della parzialita' dell'amministrazione statunitense nei confronti dei crimini di guerra sionisti – si legge -. Le misure punitive adottate dagli Stati Uniti contro istituzioni e individui che svolgono il loro ruolo professionale e morale nella guerra di sterminio nella Striscia di Gaza, da ultimo Albanese, minano le fondamenta del diritto internazionale e umanitario".
Per quanto ci riguarda, esprimiamo la nostra solidarietà antifascista e antimperialista a Francesca Albanese senza condizioni. Una solidarietà che va oltre la richiesta dei partiti borghesi di candidarla al premio Nobel per la pace che potrebbe si essere un segnale positivo, ma non inciderebbe in nulla nei rapporti di forza internazionali ed in quelli dell'ONU stessa, una organizzazione della quale chiediamo lo scioglimento poiché non risponde alle esigenze regolatrici della sua costituzione ed è sostanzialmente un'organizzazione fatta su misura e funzionale alle grandi potenze imperialiste mondiali ed è al servizio degli interessi del capitalismo e dell'imperialismo internazionali e non dei Paesi e popoli più poveri e indifesi.
D'altra parte anche le timide reazioni dei loro funzionari, dello stesso presidente che non si è espresso in maniera chiara e in prima persona, sono un segnale di questa irreversibile deriva.
La nostra solidarietà ad Albanese pertanto non si limita a difendere la sua figura di temeraria e coraggiosa relatrice che ha difeso strenuamente i diritti e la causa del popolo palestinese contro Israele genocida ma le riconosce quell'impegno, determinazione e coerenza antimperialisti che dovrebbero animare tutti gli antimperialisti conseguenti.
23 luglio 2025