Ancora lotte nel settore del “mobile imbottito”
Sciopero e picchetti dei lavoratori “Sofalegname” a Forlì
Intervento delle “forze dell'ordine” a sostegno dei padroni e contro i lavoratori
Dal corrispondente della Cellula “Stalin” di Forlì
Dopo lo sciopero alla Giuliani Arredamenti che ad aprile scorso ha acceso i riflettori sul distretto del mobile imbottito (divani) di Forlì, dove regnano la giungla contrattuale, la precarietà, la mancanza di diritti, le pessime condizioni e il supersfruttamento, ora tocca ai lavoratori della “Sofalegname” in sciopero dai primi di luglio per presidiare i cancelli della fabbrica, in via Gramadora nella zona industriale di Forlì, che il Gruppo8 sembra voler smantellare per delocalizzare la produzione in Cina. I lavoratori infatti erano stati messi in ferie forzate per un “improvviso” calo di lavoro, ma hanno poi scoperto come in realtà si trattasse di un modo per tenerli lontani dalla fabbrica in via di smantellamento, e quindi è subito partito lo sciopero e il presidio ai cancelli.
Gli stessi lavoratori, una quarantina, nel dicembre scorso avevano conquistato contratti regolari dopo una battaglia contro turni di 12 ore al giorno e la costrizione a dormire all’interno dello stabilimento in condizioni precarie.
I lavoratori, cinesi, magrebini e pakistani, sono assunti direttamente da “Sofalegname”, società a conduzione cinese che lavora solo per il Gruppo8, e che a sua volta è il ramo italiano della multinazionale Htl, che produce divani di lusso.
Per i rappresentanti dei Cobas, giunti da Prato, “Questa è una vertenza importante per i lavoratori ma anche per cercare di fermare un sistema che noi a Prato conosciamo ormai bene… Siamo arrivati seguendo gli operai, reclutati a Prato e poi portati qua a vivere all’interno di un capannone fatiscente in condizioni disumane. A dicembre una prima vertenza ha portato almeno alla contrattualizzazione, quella stessa che adesso viene indicata come causa della perdita del lavoro… l’azienda vorrebbe delocalizzare la produzione in Cina, e in parte vorrebbe dare in conto terzi la lavorazione, per continuare a produrre a prezzi bassi”. I lavoratori, “oltre che con la prospettiva di un licenziamento si ritrovano senza stipendio da maggio. Chiediamo quindi con forza che il Gruppo8 blocchi subito questa scellerata operazione fatta alle spalle del sindacato e sulla pelle dei lavoratori. Saremo davanti ai cancelli, al fianco delle maestranze, finché non avremo garanzie sul mantenimento di tutti i posti di lavoro ed il pagamento degli stipendi".
Tra l’altro gli esuberi previsti, al momento 18, tutti pakistani, coinciderebbero proprio con gli iscritti al sindacato Cobas, che denuncia “licenziamenti su base etnica e di appartenenza sindacale”.
Il Gruppo8 cerca di lavarsene le mani e tira in ballo Sofalegname che è soltanto una sorta di prestanome e che lavora all’interno dei suoi capannoni. Ma intanto partecipa alle trattative in Prefettura dove però non accetta le richieste dei lavoratori, cioè la proroga del Gruppo8 al contratto di comodato d’uso alla Sofalegname quanto meno per la durata dei sei mesi di contratto di solidarietà, l’assunzione diretta dei lavoratori Sofalegname alle proprie dipendenze o almeno di quelle di propri contoterzisti.
Mentre sa di beffa il ricatto di Sofalegname ai lavoratori di terminare l’agitazione pena “l’avvio delle procedure di licenziamento individuale per giustificato motivo”, in quanto come spiegano i Cobas “è già scaduta l’intimazione di rilascio e consegna dell’immobile di via Gramadora indirizzato da Gruppo8 alla Sofalegname, a conclusione del contratto di comodato d’uso fino ad ora in essere. Sofalegname minaccia il licenziamento degli operai in sciopero se domani non rientreranno a lavoro. Questi operai non hanno più una fabbrica in cui lavorare e stanno davanti ai cancelli proprio per tornare a lavorare. Sarebbero pronti a farlo già da domani", rifiutando l’idea degli ammortizzatori sociali intesi come “un prolungamento di un’agonia, traghettando i lavoratori verso il licenziamento".
Contro i lavoratori in lotta sono intervenute anche le “forze dell’ordine” borghese con quasi 40 agenti inviati dalla Prefettura su richiesta del Gruppo8 per fare entrare ed uscire i camion dallo stabilimento forzando il blocco dei lavoratori e causando diversi feriti tra gli stessi, gli operai sono stati anche denunciati dalla Digos per “resistenza a pubblico ufficiale”, e molti di loro sono già indagati dalla procura per “violenza privata” per i picchetti dei giorni precedenti. Addirittura il Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) chiede che i “responsabili” degli scontri (che in realtà sono gli stessi agenti, i padroni, il governo e il capitalismo) “vengano individuati e debbano rispondere delle reazioni anche attraverso l’esercizio della norma dell’arresto differito previsto nel decreto sicurezza".
Un’azione poliziesca e repressiva al comando del capitale come non si vedeva da molto tempo a Forlì e che dimostra bene come la borghesia ben rappresentata dal governo neofascista Meloni e dal ministro Pianteodsi, non tolleri più le sacrosante lotte dei lavoratori che minano i propri interessi economici, fondati sul loro supersfruttamento.
23 luglio 2025