Genocidio palestinese. Usa e Ue complici
Quasi 200 mila il numero di morti e feriti dai nazisionisti a Gaza, il 10% della popolazione palestinese
Stragi di profughi in attesa degli aiuti. Almeno 19 i palestinesi morti di fame in sole 24 ore
Cannoneggiata la chiesa cattolica di Gaza, un grave avvertimento

I famigerati centri di distribuzione degli aiuti della GHF, la società creata dai sionisti e dagli Usa, costruiti per essere trappole mortali per la popolazione palestinese si trovano nella parte meridionale della Striscia dove i nazisionisti cercano di concentrarla in previsione di cacciarla definitivamente. Nel nord della Striscia, che i nazisionisti vorrebbero sgomberata dalla presenza palestinese, non ci sono centri di distribuzione degli aiuti e saltuariamente i sionisti aprono i posti di valico per far passare qualche camion gestito da organismi internazionali. Il 20 luglio un convoglio di 25 camion del Programma Alimentare Mondiale attraversava il valico settentrionale di Zikim e si dirigeva nella zona dava una folla di profughi affamati era in attesa degli aiuti ma nei pressi erano appostati i carri armati delle forze di occupazione che hanno sparato sui palestinesi. Secondo il PAM almeno 82 palestinesi sono stati uccisi e oltre 500 feriti. Una strage. Altri 13 palestinesi erano uccisi nel sud della Striscia presso i centri gestiti da GHF. Il giorno precedente i palestinesi uccisi nei pressi di questi punti di distribuzione erano stati una quarantina che sommati ai quasi cento morti sotto le bombe sioniste in altre parti della Striscia lo segnavano come “uno dei giorni più sanguinosi della guerra genocida di Israele contro la Striscia di Gaza”, secondo il Ministero della Salute di Gaza che il 21 luglio aggiornava le cifre del genocidio a 59.029 martiri e 142.135 feriti, oltre almeno 11 mila dispersi. Almeno 19 i palestinesi morti di fame nelle precedenti 24 ore. I numeri reali del genocidio nazisionista sarebbero molto più alti, fino a 100 mila morti sulla base delle stime delle Ong presenti sul campo e di ricerche di esperti internazionali come quella riportata di recente dal quotidiano progressista israeliano Haaretz , ma già le cifre ufficiali sono impressionanti e dicono che morti e feriti raggiungono quasi il 10% dei poco più di due milioni della popolazione palestinese presente nella striscia di Gaza.
Il 16 luglio, durante una sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Direttrice Esecutiva dell’UNICEF, Catherine Russell, evidenziava che sotto le bombe dell’offensiva sionsta in corso su Gaza da quasi tre anni sono morti oltre 17.000 bambini, con una media di 28 al giorno, l’equivalente di un’intera classe, “È come se perdessimo un’intera classe di alunni ogni giorno per due anni”. “I bambini non sono attori politici. Non scatenano i conflitti e non hanno il potere di fermarli. Ma soffrono enormemente e si chiedono perché il mondo li abbia abbandonati”, ha aggiunto. Il Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, avvertiva che la situazione sanitaria a Gaza aveva raggiunto livelli catastrofici e che in particolare i tassi di denutrizione infantile registrati a giugno avevano raggiunto valori allarmanti con quasi 6 mila bambine e bambini cui era stata diagnosticata una malnutrizione acuta.

I nazisionsiti bloccano l'ingresso degli aiuti
Secondo stime dell'Ue nella striscia di Gaza i sionisti fanno entrare solo 80 camion di aiuti al giorno, a fronte dei più di 500 necessari. E di questi una parte finisce preda delle bande di saccheggiatori protette dall'esercito occupante. La fame è uno strumento di guerra dei criminali nazisionisti.
Il 21 luglio l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi (UNRWA) dichiarava che aveva scorte alimentari sufficienti a sfamare l’intera popolazione della Striscia di Gaza per oltre tre mesi, parte delle quali stoccate in un magazzino nella città egiziana di Arish e pronte per la distribuzione, con i sistemi logistici già attivi, ma inutilizzabili per il blocco imposto dai sionisti. Il ministero della Salute di Gaza segnalava un forte aumento dei decessi causati da fame e malnutrizione e la Rete delle ONG palestinesi denunciava che Gaza sta attraversando la fase più grave della catastrofe umanitaria a causa della politica sionista della fame, avvertiva dell’aumento dei decessi, in particolare tra bambini e anziani, come conseguenza diretta della fame, e chiedeva l’ingresso immediato di aiuti. Aiuti consistenti e reali e non pura propaganda come quelli della Ue imperialista.

La complicità dell'UE imperialista
Questa situazione conferma che era pura propaganda e la consueta complicità coi sionisti quella sbandierata dalla Ue imperialista sul presunti accordo coi sionisti del annunciato il 10 luglio dall’alta rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, un accordo che avrebbe portato significativi passi avanti per migliorare la situazione umanitaria a Gaza. “Tali misure sono state o saranno attuate nei prossimi giorni, con la consapevolezza comune che gli aiuti su larga scala devono essere forniti direttamente alla popolazione e che continueranno ad essere adottate misure per garantire che non vi sia alcun dirottamento degli aiuti a Hamas”, ripeteva il comunicato Ue accettando le palesi falsità della propaganda sionista che blocca gli aiuti sennò aiuterebbero la Resistenza. Ma nei giorni successivi non succedeva proprio nulla sul piano degli aiuti a partire dalla promessa che “Israele permetta un aumento sostanziale del numero di camion giornalieri” come recitava il comunicato dell'intesa della Kallas, mentre tale intesa era utilizzata dai pesi imperialisti europei per mantenere i rapporti con Israele e non sospendere l’accordo di associazione come richiesto da alcuni paesi, una proposta bloccata dal veto anzitutto della neofascista Meloni e del cancelliere Merz.
Commentando questa vergognosa e complice decisione, Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, dichiarava: “Il rifiuto dell’Unione europea di sospendere il suo accordo con Israele è un tradimento crudele e illegale della visione e del progetto europei, fondati sul rispetto del diritto internazionale e sulla lotta contro le pratiche autoritarie, delle stesse regole dell’Unione europea e dei diritti umani dei palestinesi.
Ciò verrà ricordato come uno dei momenti più vergognosi nella storia dell’Unione europea. I suoi leader avevano l’opportunità di prendere una posizione di principio contro i crimini commessi da Israele, ma hanno invece dato via libera alla continuazione del genocidio nella Striscia di Gaza, dell’occupazione illegale dell’intero Territorio palestinese occupato e del sistema di apartheid contro le persone palestinesi.
La stessa revisione fatta dall’Unione europea aveva chiaramente rilevato che Israele stava violando i suoi obblighi in materia di diritti umani ai sensi dell’accordo di associazione. Eppure, invece di adottare misure per sospenderlo e impedire dunque la propria complicità, gli stati membri hanno scelto di mantenere in vigore un accordo commerciale preferenziale piuttosto che rispettare i loro obblighi internazionali e salvare vite palestinesi.
Qui siamo oltre la codardia politica. Ogni volta che l’Unione europea non agisce, il rischio di complicità nelle azioni di Israele cresce. Si invia così un messaggio estremamente pericoloso agli autori di crimini atroci: non solo resteranno impuniti, ma verranno premiati”.
Almeno la Slovenia ha risposto il 17 luglio dichiarando i ministri sionisti Ben-Gvir e Smotrich "persona non grata" e non potranno entrare nel paese. Una iniziativa che mira a "esercitare pressione sul governo israeliano affinché migliori le intollerabili condizioni a Gaza e ponga fine alle sofferenze dei civili", dichiarava il ministro degli Esteri sloveno. Una misura che si potrebbe dire rappresenta il minimo sindacale, tantopiù copre il criminale Netanyahu che dirige il governo e attua le misure concordate coi due complici nazisionisti, ma neanche presa in considerazione da altri governi europei che pure a parole si dicono scossi dalla situazione di Gaza.

Cannoneggiata la chiesa cattolica di Gaza
Non hanno scosso il legame a doppio filo coi nazisionisti di molti governi imperialisti europei, a cominciare da quello della neofascista Meloni, neanche le cannonate dei carri armati sionisti verso la croce sul tetto della chiesa della Sacra famiglia di Gaza del 17 luglio, cannonate che pure metterebbero in discussione le presunte radici giudaico-cristiane della cosiddetta civiltà europea o occidentale secondo varie versioni di destra. La chiesa è diventata rifugio per circa 500 fedeli palestinesi, fra questi le tre vittime e i diversi feriti del bilancio di un attacco premeditato e non certo causato da “munizioni vaganti”, secondo l'ipocrita definizione usata dal criminale Netanyahu nella telefonata che sarebbe stata di scuse del giorno successivo a Papa Leone XIV. Il quale la prendeva evidentemente per buona dato che ci vorranno altri tre giorni affinché Prevost, nell’Angelus a Castel Gandolfo del 20 luglio, esprimesse il suo “profondo dolore” non sui generis come nelle dichiarazioni precedenti ma “per l’attacco dell’esercito israeliano” contro la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia. Tra l'altro due giorni prima un altro raid sionista aveva colpito l’area antistante la parrocchia senza danni né feriti. Magari Prevost non lo sapeva e nelle stanze vaticane non aveva ancora trovato il numero di telefono del responsabile della parrocchia che il suo predecessore Francesco chiamava quotidianamente. E non è sembrato affatto un caso che i colpi contro la chiesa a Gaza siano arrivati subito dopo la visita di solidarietà del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme che assieme a una delegazione di rappresentanti di tutte le Chiese cristiane si era recato il 14 luglio a Taybeh, colpito ripetutamente nel mese di luglio dai coloni israeliani provenienti dagli insediamenti illegali che lo circondano senza che i soldati sionisti avessero mosso un dito. Nel villaggio cristiano della Cisgiordania che si trova a metà strada tra Gerusalemme e Ramallah i coloni avevano dato fuoco alle case e ai campi e le fiamme erano arrivate fino nei pressi dell’abside della chiesa bizantina di San Giorgio (Al-Khader), un edificio religioso risalente al V secolo e tra i più antichi della Palestina.
Registriamo fra le iniziative a sostegno dei diritti del popolo palestinese le diverse manifestazioni che si sono svolte in Europa e in Cisgiordania, dove il 19 luglio in risposta a un appello di Hamas ci sono state proteste in diverse città contro l'assedio e la carestia a Gaza nonostante la polizia dell'Autorità Nazionale Palestinese di Abu Mazen abbia tentato di disperderle.
Infine registriamo la Dichiarazione approvata dalla Conferenza di Emergenza sulla Palestina del Gruppo dell’Aia tenuta nella capitale colombiana Bogotá dal 15 al 16 luglio. “Noi rappresentanti di Bolivia, Cuba, Colombia, Indonesia, Iraq, Libia, Malesia, Namibia, Nicaragua, Oman, Saint Vincent e Grenadine, Sudafrica e tutti gli altri Stati che sottoscriveranno quanto segue entro il 20 settembre 2025”, inizia la dichiarazione, rifacendosi agli “scopi e ai principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale, compreso il diritto inalienabile dei popoli all'autodeterminazione e il principio dell'inammissibilità dell'acquisizione di territori con la forza” vogliono creare una posizione internazionale unitaria sulla situazione nei Territori Palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est per chiedere, tra le altre di “impedire la fornitura o il trasferimento di armi, munizioni, carburante militare, attrezzature militari correlate e prodotti a duplice uso a Israele”, di “impedire il transito, l'attracco e l'assistenza alle navi in qualsiasi porto, se utilizzata per trasportare armi, munizioni, carburante militare, attrezzature militari”, di “avviare una revisione urgente di tutti i contratti pubblici, al fine di impedire alle istituzioni pubbliche e ai fondi pubblici, ove applicabile, di sostenere l'occupazione illegale dei Territori Palestinesi da parte di Israele”.

Hamas: L'occupazione continua a massacrare gli affamati a Gaza
In una dichiarazione del 20 luglio Hams dichiarava che il massacro commesso dall'esercito terrorista di occupazione contro civili affamati nei pressi del punto di distribuzione degli aiuti nella zona di Zikim, nella Striscia di Gaza settentrionale costituisce un'incessante prosecuzione della barbara guerra di sterminio, applicata anche con l'uso di aiuti umanitari per adescare, maltrattare e uccidere innocenti. Ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza è un crimine grave, in cui omicidio, fame e sete sono usati come strumenti di pulizia etnica e genocidio. Questo richiede un'immediata mobilitazione globale per porre fine a questa tragedia umanitaria, che il governo di occupazione, guidato dal criminale di guerra Netanyahu, è determinato ad aggravare.
"Come può il mondo rimanere in silenzio di fronte alla morte dei bambini per malnutrizione mentre la maggior parte degli abitanti della Striscia di Gaza sta affrontando una morte collettiva a causa del blocco e della politica di fame imposta dall'occupazione negli ultimi 140 giorni?", sosteneva Hamas, “come può il mondo e chiunque abbia una coscienza viva accettare che migliaia di tonnellate di aiuti rimangano ammucchiate dietro il valico di Rafah, mentre gli abitanti di Gaza muoiono di fame, sete e malattie?!". L'organizzazione della resistenza palestinese “ritiene l'occupazione e l'amministrazione statunitense pienamente responsabili di questi crimini e chiede un'urgente indagine internazionale sul meccanismo di distribuzione degli aiuti tra Stati Uniti e Israele, un meccanismo che è diventato uno strumento per l'omicidio sistematico di civili”.
Alla denuncia di Hamas si affiancava quella dell'OCHA, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, che in una nota del 21 luglio denunciava “l’ordine militare israeliano che impone ai residenti e agli sfollati nella zona di Deir el-Balah, a Gaza, di spostarsi verso sud” come “un altro colpo devastante alle già fragili linee di approvvigionamento che mantengono in vita la popolazione della Striscia di Gaza". Al momento non arrivano novità dai negoziati di Doha, mentre va avanti il genocidio palestinese a Gaza e l'estensione dell'occupazione in Cisgiordania, dove secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani già nel mese di giugno sono stati registrati forti aumenti del numero di attacchi da parte di coloni contro villaggi e insediamenti palestinesi nella regione occupata e a Gerusalemme Est per spingere i residenti ad andarsene. E avertiv che “lo sfollamento forzato di civili nei territori occupati può costituire un crimine contro l’umanità”. Che avviene impunito sotto i nostri occhi come gl altri commessi dai nazisionisti contro il popolo palestinese.
 
23 luglio 2025