25 morti in Campania dall’inizio dell’anno
Ancora tre morti sul lavoro a Napoli
La procura apre una inchiesta per omicidio colposo. Vergognosa mancanza di tutele e controlli nei cantieri partenopei: che fa la giunta?

Redazione di Napoli
La Procura di Napoli ha aperto un'inchiesta per triplice omicidio colposo e indagato quattro persone per l’ennesima strage operaia sul lavoro.
È la mattina del 25 luglio quando tre operai edili napoletani - di cui uno assunto regolarmente e gli altri “in nero” - si vedono spezzare sotto i loro occhi un cestello dove stavano svolgendo dei lavori nel quartiere Arenella. I tre cadono nel vuoto, senza cinture di sicurezza e senza caschi, fanno un volo di 25 metri e crollano al suolo ormai senza vita: si tratta di Luigi Romano di 66 anni, Vincenzo Del Grosso, 53, e Ciro Pierro, 61. Erano impegnati in lavori di manutenzione in un palazzo di via Domenico Fontana di sette piani nella zona del Rione Alto, zona collinare della città; in particolare i lavori si stavano svolgendo sul tetto dello stabile, al quale accedevano con un cestello agganciato a un ponteggio mobile.
Dopo una settimana, per il fortissimo dolore arrecato dalla morte di Luigi, moriva per un malore il fratello di Luigi, Raffaele Romano.
L’Ordine degli Ingegneri di Napoli ha ribadito il cordoglio ai familiari delle vittime, ha stigmatizzato le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro: “si ribadisce con fermezza che la sicurezza nei luoghi di lavoro non può essere considerata un mero adempimento burocratico o un costo da comprimere, ma deve essere riconosciuta come un investimento e un valore condiviso, frutto di un impegno che deve coinvolgere tutti gli attori: lavoratori, professionisti, imprese e istituzioni”. E ha avanzato delle proposte da realizzare nell’immediato per evitare altre tragedie nel futuro: “organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento, seminari, convegni e giornate di studio sulla sicurezza nei luoghi di lavoro; dialogo costante con enti pubblici (primo fra tutti l’INAIL), istituzioni territoriali, imprese e rappresentanze sindacali, per promuovere buone pratiche, ricerche e aggiornamenti normativi; attività di studio e supporto tecnico attraverso la propria Commissione Sicurezza”.
Intervenuto sul posto, il segretario generale della Fillea-Cgil di Napoli, Giuseppe Mele, ha affermato senza mezzi termini: “Abbiamo toccato il fondo da un punto di vista di civiltà. Io non so cosa diranno gli enti preposti, ma dando un'occhiata è chiaro che c'è stato un cedimento strutturale, si è abbattuto il cestello e i lavoratori probabilmente sono volati giù. Le imbragature e l'attacco al cestello c'erano? A occhio io direi di no. Queste non sono tragedie, non sono incidenti sul lavoro, sono omicidi sul lavoro”.
Rimane sullo sfondo la clamorosa mancanza non solo di norme più stringenti ma soprattutto di formazione, controlli e ispettori del lavoro sul territorio, assunzioni regolari con lavoro stabile a salario pieno, a tempo pieno, sindacalmente tutelato e sicuro, contrasto alla precarietà. Ma anche la responsabilità dell’attuale giunta Manfredi, silente sui morti sul lavoro e assente sui luoghi di lavoro. Tutto questo a pochi giorni dal ricordo della tragedia che costò la vita, nel 2024, agli abitanti di Scampia lo scorso anno quando caddero nel vuoto per il crollo di un fradicio ponteggio.
Noi marxisti-leninisti non dimenticheremo mai l’ennesimo sacrificio operaio sull’altare del profitto capitalista come ricordato nei discorsi che hanno annunciato la nascita del Comitato provinciale di Napoli del PMLI del 28 luglio e del 20 agosto e combatteremo questo marcio sistema fino all’avvento del socialismo.

3 settembre 2025