Spulciando tra le 20 liste e le centinaia di candidati al Consiglio regionale della Campania
Un coacervo di arrivisti borghesi, voltagabbana, burocrati di professione, fascisti e pregiudicati
L’unica alternativa è l’astensionismo e il socialismo
Redazione di Napoli
Una pattuglia di centinaia di candidati hanno riempito le liste elettorali del regime neofascista, pronti a darsi battaglia all’ultimo voto in Campania il prossimo 23 e 24 novembre; tutti con una grande paura di essere travolti, come sta accadendo nelle altre regioni, dall’astensionismo galoppante e finire in percentuali risibili. Non è un caso che la campagna elettorale del “campo largo” del “centro-sinistra” sia stata aperta da Roberto Fico con la parola d’ordine “Andiamo a votare”, come primo punto all’ordine del giorno imposto dai suoi alleati Vincenzo e Piero De Luca, Elly Schlein, Clemente Mastella, Armando Cesaro. Tutti uniti per sterilizzare lo spauracchio della diserzione dalle urne chiedendo più volte, nei loro interventi e nei comizi, di dare il voto alla coalizione guidata dall’ex presidente della Camera per scongiurare l’avvento della destra alla Regione Campania.
Colpisce l’utilizzo delle liste civiche con spesso personaggi di richiamo pubblico che nulla hanno a che fare con la politica, ma solo per raggranellare voti dal grande bacino dell’astensionismo elettorale.
Rispetto al 2020 si è passati da 27 a 20, con una vera e propria parentopoli, tra mogli, figlie ed ex; sono ben dieci, tra assessori ed eletti alla giunta e al consiglio comunale di Napoli gli aspiranti consiglieri regionali che sperano di raggiungere Palazzo Santa Lucia. Inoltre da sottolineare la scelta “poltronara” di PD e M5S non schiereranno nessuno dei loro presidenti di Municipalità, perché, essendo incandidabili, avrebbero dovuto dimettersi per farsi votare.
I candidati a sostegno del borghese pentastellato Fico dovranno fare a meno del gruppo legato a Di Maio che potrebbe passare “armi e bagagli” con FI di Tajani, come ha già fatto l’ex sodale del barone Manfredi, Gennaro Demetrio Paipais, ora alla corte di Arcore.
Capolista dei pentastellati sarà l’assessore comunale alle politiche sociali, Luca Trapanese
, che si è distinto per l’impalpabile azione politica sul territorio partenopeo, nonostante i proclami iniziali. C’è poi Nino Simeone,
che ha riportato al comune di Napoli il Psdi, oggi presidente della Commissione Mobilità e Infrastrutture, che sarà tra i candidati della lista “Fico presidente”. Proveniente dal gruppo “Insieme per Napoli Mediterranea”, e sempre nella lista del presidente a sostegno di Fico, correrà anche Carlo Migliaccio
, altro presidente di Commissione Ambiente e mare. Il M5S candiderà, inoltre, Salvatore Flocco
, consigliere comunale in carica.
Il Partito Democratico presenta come capolista l'insegnante Francesca Amirante
, appoggiata dall’ex delfina arancione di De Magistris, falsa rivoluzionaria e nuova militante del PD Alessandra Clemente
, moglie del presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli Carmine Foreste. È seguita dalla presidente del Consiglio comunale di Napoli, Vincenza Amato
che guida la pattuglia di consiglieri regionali uscenti, tra cui spicca il nome del deus ex machina
della giunta Manfredi, Massimiliano Manfredi
, fratello del sindaco, proveniente dalla destra PCI; da sottolineare anche la presenza di Bruna Fiola
(ex SDI) e Loredana Raia
, figlie politiche del “centro-sinistra”. Con loro l'ex consigliere regionale, Antonio Marciano
(ex destra PCI, poi PD-DS-PD), il consigliere comunale Salvatore Madonna
, l'ex sindaco in area DC di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno
.
Il “campo largo” può contare sull’assessore regionale alla Scuola e alle Politiche giovanili uscente, Lucia Fortini
, che guida per la circoscrizione di Napoli la lista “A testa alta”, promanazione della famiglia De Luca. Confermata la pattuglia dei consiglieri uscenti, con Vittoria Lettieri
, l’ex DC Carmine Mocerino
, l’ex PSI poi SDI Gennaro Oliviero
(capolista), Giovanni Porcelli
e Diego Venanzoni
; quest’ultimo è uno dei campioni di trasformismo, passando più volte da un polo neofascista all’altro senza alcun pudore. C’è anche il consigliere metropolitano Vincenzo Cirillo
, così come Vincenzo Del Prete
, il padre del sindaco PD di Frattamaggiore. Si presenta Rossella Casillo
, figlia dell’ex deputato Tommaso. A sostenere Fico vi è il vecchio volpone DC Clemente Mastella con una sua lista, “Noi di Centro-Noi Sud”, il cui capolista è Giuseppe Barra
, coordinatore provinciale del partito e già sindaco di Cardito. Tra i candidati l’ex “rivoluzionario” arancione Domenico Marrazz
o, già vicesindaco della Città metropolitana di Napoli guidata da Luigi de Magistris. Colpisce la candidatura di Mauro Scarpitti
, per i mastelliani, che compare nel suo spot accanto a Sabino De Micco, consigliere della VI Municipalità di Napoli arrestato nel 2024 per voto di scambio politico-mafioso e tornato poi in carica dopo i domiciliari.
“Nel nome di Pertini e per guardare Avanti” è il motto con il quale Valeria Ciarambino
presenta la sua lista cercando di ricostruire il PSI, un’operazione fatta con Giuseppe Sommese
, figlio del pluripoltronaro Pasquale, e il consigliere comunale Fulvio Frezza.
Nella lista Alleanza Verdi e Sinistra di appoggio a Roberto Fico presidente, un altro ex “rivoluzionario” arancione come Sergio d’Angelo
, capogruppo in Consiglio comunale e il suo sodale Rosario Andreozzi
. Si aggiunge la candidatura di Franco Tavella
, già dirigente regionale della Cgil, quella “ad effetto” di Souzan Fatayer
, rappresentante della comunità palestinese in Campania, docente dell'Università Orientale, e anche di Roberta Gaeta
, consigliera regionale uscente, già assessore nella seconda giunta De Magistris, che alle elezioni regionali del 2021 si candidò nella lista dei Verdi a sostegno di Vincenzo De Luca. In ultimo da segnalare la candidatura di Carlo Ceparano
, delfino del deputato Francesco Emilio Borrelli, pronto a intercettare i suoi voti; stessa cosa si può dire di Rosario Visone
, portavoce regionale dei Verdi, molto attivo a Casalnuovo, pronti a sfruttare l’effetto Borrelli e delle sue denunce contro i parcheggiatori abusivi.
C’è poi la candidatura di Ciro Varriale
che, all’indomani della sentenza della Corte dei Conti, ha chiesto l’immediato sgombero dei centri sociali, in particolare “Insurgencia”, spronando la giunta Manfredi a farlo quanto prima.
A destra ecco Franco Silvestro
, coordinatore provinciale di Napoli di FI, mentre capolista partenopeo è il medico Guido Grillo
. In lista, vi è Pasquale Di Fenza
, eletto in Consiglio nella legislatura uscente per Azione da cui è stato espulso lo scorso agosto in seguito al video in cui compariva con la tiktoker Rita De Crescenzo nella sede dell’Assemblea regionale mentre intonavano l’inno di Mameli e sbandieravano il tricolore. Viene dall’esperienza del sindacalismo fascista targato Ugl la candidatura di Susy Panico
, figlia di Gaetano, segretario dell’Unione Generale del Lavoro, che si candida con Forza Italia al pari di Rosaria Aliberti,
figlia di Pasquale, sindaco di Scafati, e Monica Paolino
ex consigliera regionale del partito di Berlusconi.
A Caserta trova spazio in Forza Italia anche il deluchiano di ferro Giovanni Zannini
.
Nella lista di Fratelli d’Italia a Napoli sarà candidata Francesca Marino
, moglie del rettore della Federico II, il barone sionista Matteo Lorito, già bocciata alle regionali del 2020 con appena 527 preferenze. Nel 2023 la nutrizionista, con la mamma che lavorava nella segreteria di Rastrelli, ha sposato Lorito ed è diventata docente universitaria “membro della Cattedra Unesco di Educazione alimentare e Sviluppo sostenibile dell'Università di Napoli Federico II”. Nel partito di Mussolini in gonnella, Giorgia Meloni, c’è spazio per Ira Fele
, moglie del deputat, Michele Schiano Di Visconti, ras regionale di FdI, 9 mila preferenze alle ultime regionali; si presenterà anche Ione Abbatangelo
, figlia del mazziere fascista degli anni Settanta e Ottanta Massimo che nella sua storia politica ha vissuto anche tutta la vicenda giudiziaria per l’attentato al Rapido 904 partito da Napoli e diretto a Milano, fatto saltare il 23 dicembre del 1984, dalla quale uscì assolto per il reato di strage. E ancora: Marta Schifone
, figlia del caporione fascista, il coordinatore provinciale di FdI Giuseppe Fabbricatore,
il consigliere regionale uscente Nunzio Carpentieri,
nonché Raffaele Pisacane
e Annalisa Verrella
, ex lista civica filo-De Luca e ora in quota meloniani.
Si candida anche Gianluca Festa
, ex neopodestà di Avellino travolto dall’inchiesta “Dolce Vita” dove è imputato e altro campione di trasformismo dopo essere passato per PD e Verdi.
La candidatura più clamorosa è quella dell’ex Minculpop del governo Meloni e attuale inviato da Parigi per il Tg2, Gennaro Sangiuliano,
che sarà capolista di FdI: la sua presentazione pubblica ad una nota trasmissione televisiva è stata battezzata con il braccialetto anticomunista “poveri comunisti” e con lo stesso tono provocatorio di un tempo.
Non poteva mancare il fascista Marco Nonno
già condannato a due anni per resistenza a pubblico ufficiale per i fatti di Pianura, l’avvocato penalista Michele Riggi
e Adamo Guarino
, “console onorario della Repubblica di Moldova” e stretto sodale del candidato alla presidenza regionale e viceministro Cirielli. A Napoli corre il narcisista e avvocato civilista Angelo Pisani
, ex FI, nonché l’ex responsabile regionale campana Cisl, Lina Lucci
; la consigliera regionale ex M5S Mari Muscarà
e i suoi colleghi l’ex renziano Francesco Iovino
. C’è pure Marì Muscarà
che quando era consigliera regionale ha partecipato a non poche feste antagoniste come quella presso il parco dei Ventaglieri alcuni anni fa, e che all’improvviso ci si trova in tutt’altra parte, a dimostrazione del trasformismo imperante in queste elezioni.
Tra le candidature “ad effetto” e sensazionalistiche, Filomena Lamberti
per una civica di “centro-destra” e Daniela Di Maggio
, per la Lega, quest'ultima vittima della furia maschilista del marito che le sciolse l’acido sul viso e sul corpo a Salerno.
Nessuno delle centinaia di candidati rappresenta le masse popolari e la classe operaia, ma soltanto la borghesia pronta a riciclarsi, a riproporsi e a ricandidarsi senza alcun pudore.
Noi marxisti-leninisti riteniamo che alle elezioni del 23 e 24 novembre l’unica via d’uscita da questo autentico bailamme è disertare le urne, annullare la scheda o lasciarla bianca. Chiaramente l’astensionismo da solo non basta, perciò invitiamo gli elettori campani astensionisti a creare in ogni quartiere di ogni città le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo, ossia le Assemblee popolari e i Comitati popolari basati sulla democrazia diretta e parità di genere, che rappresentano il contraltare, l’alternativa antagonista dei governi locali, regionali e centrale sempre più in camicia nera. Fermo restando che l’unico vero cambiamento definitivo può avvenire solo per via rivoluzionaria, solo seguendo la via dell’Ottobre con l’abbattimento violento del capitalismo, la conquista del potere politico del proletariato e l’istituzione del socialismo.
5 novembre 2025