La giunta milanese del PD Sala al servizio dei padroni del mattone
Residenze Lac: l’inchiesta su palazzopoli continua
Svelato un sistema di collusione tra Comune, costruttori e tecnici: il “modello Milano” si conferma una macchina di rendite e gentrificazione. Per il PMLI l’unica risposta è l’astensionismo tattico alle comunali del 2027 e la lotta di massa contro la Milano dei padroni
Redazione di Milano
Milano è di nuovo al centro di uno scandalo politico-giudiziario che travolge la sua amministrazione comunale. L’inchiesta sull’urbanistica - ribattezzata “Palazzopoli” - ha scoperchiato un sistema di rapporti opachi tra Comune, costruttori e professionisti dell’edilizia.
Dietro le carte giudiziarie emerge una verità semplice: la città è governata dal capitale immobiliare, e la giunta Sala ne è lo strumento politico.
Un’inchiesta che colpisce il cuore dell’urbanistica milanese
La Procura di Milano indaga su un vasto giro di irregolarità legate ai progetti di trasformazione urbana.
Al centro c’è il caso delle Residenze Lac, un complesso edilizio in costruzione sul confine del Parco delle Cave, nel quartiere Baggio: case di lusso private lontane dall’inquinamento perché attorniate dal verde pubblico dell’area naturale protetta del Parco Agricolo Sud Milano. Secondo l’accusa, i promotori avrebbero mascherato una nuova edificazione come “ristrutturazione”, aggirando vincoli e oneri.
Le aree che avrebbero dovuto essere cedute come spazi pubblici sono state invece monetizzate a 193 euro al metro quadro, un prezzo irrisorio rispetto al valore reale, con un danno per le casse comunali e un vantaggio diretto per il costruttore.
Nell’inchiesta risultano 36 indagati, tra cui nomi di rilievo dell’apparato urbanistico: Giovanni Oggioni, dirigente comunale; Simona Collarini, ex responsabile del settore; membri della Commissione Paesaggio, tra cui Marinoni e Scandurra; e perfino il notaio Dario Restuccia, accusato di aver firmato una convenzione urbanistica considerata illegittima.
Un filone parallelo riguarda i grandi progetti del centro cittadino: il Pirellino-Torre Botanica e le aree ex scali ferroviari. In questo contesto, Giancarlo Tancredi, ex assessore all’Urbanistica, e Manfredi Catella, imprenditore del gruppo Coima, sono già finiti ai domiciliari, con accuse di corruzione e abuso d’ufficio, revocati dal Tribunale del Riesame e per i quali la Procura di Milano ha presentato ricorso in Cassazione perché siano ripristinati.
Il nome del sindaco PD Giuseppe Sala compare negli atti giudiziari, sebbene il gip abbia escluso al momento l’ipotesi di reato. Tuttavia, gli inquirenti segnalano che in Comune esisteva una consapevole accettazione dei conflitti d’interesse.
In chat e intercettazioni emergono contatti diretti tra assessori, architetti e costruttori per “ammorbidire” pareri e facilitare autorizzazioni. È un quadro di collusione sistemica, non di casi isolati.
Il “modello Milano”: una governance del profitto
Non serve attendere le sentenze per trarre una conclusione politica: il “modello Milano” di Sala è una macchina amministrativa costruita per garantire rendite private ai cementificatori e pescecani capitalistici. Negli ultimi dieci anni, la città è stata trasformata in un laboratorio neoliberale di urbanistica mercantile. La parola d’ordine non è stata “diritto alla casa”, ma “attrattività” di capitali.
Il risultato: grattacieli per fondi internazionali, studentati di lusso, quartieri vetrina, mentre il proletariato urbano viene spinto fuori dal perimetro metropolitano.
Le operazioni sugli scali ferroviari, il recupero del Pirellino, il progetto Porta Romana District - tutti celebrati come “rigenerazione urbana” - sono esempi della stessa logica: il comune come facilitatore, il costruttore come beneficiario, la collettività come vittima spettatrice. Il caso Residenze Lac non è una “deviazione”: è la normalità di un’amministrazione piegata agli interessi immobiliari. Dietro la retorica della sostenibilità e della modernità, Sala ha costruito un sistema politico-burocratico che favorisce la concentrazione della ricchezza e la privatizzazione dello spazio urbano.
Gentrificazione e città per ricchi
La conseguenza sociale di questo modello è sotto gli occhi di tutti: Milano è diventata una città inaccessibile ai lavoratori che vi lavorano. I prezzi degli affitti sono esplosi, spinti dalla speculazione e dagli investimenti immobiliari internazionali.
Quartieri popolari come Isola, Porta Venezia, Lambrate, Dergano e NoLo, un tempo tessuto vivo della classe operaia e dei ceti popolari, sono stati progressivamente colonizzati da startupper, professionisti e turisti, mentre gli affitti raddoppiano e i contratti a breve termine spingono gli abitanti storici verso la periferia o fuori città. Servizi pubblici essenziali come quello dei trasporti e della nettezza urbana restano sotto organico dato lo squilibrio tra salari medio-bassi ed elevato costo della vita, inclusi i costi per il viaggio da pendolari. E i servizi pubblici continuano a peggiorare, soprattutto nelle periferie non ancora “rigenerate”. Altro che “efficienza”!
La gentrificazione non è un effetto collaterale: è parte integrante del disegno politico ed economico che guida la città, un meccanismo di espulsione sociale funzionale alla massimizzazione delle rendite urbane. La giunta Sala non governa Milano per i suoi abitanti, ma contro di loro.
Un potere di classe travestito da “efficienza”
L’inchiesta Palazzopoli conferma ciò che il PMLI afferma da sempre: la forma dello Stato locale riflette il potere della classe dominante. A Milano a spadroneggiare è il capitale immobiliare, la borghesia del mattone che trae profitto dalla trasformazione del suolo.
I dirigenti comunali e le commissioni tecniche non sono “funzionari neutrali”: sono parte dell’apparato dello Stato borghese, strumenti dell’accumulazione capitalistica. Le “semplificazioni”, le “varianti”, i “piani di rigenerazione” sono parole d’ordine ideologiche per mascherare la sostanza: la subordinazione del pubblico al privato.
La giunta Sala - espressione della “sinistra” borghese - ha portato all’estremo questa logica. Ha governato in nome dell’“efficienza” e dell’“innovazione”, ma ciò che ha realmente prodotto è accumulazione per i pochi e esclusione per i molti. Quando un assessore viene arrestato o un notaio indagato, non si tratta di corruzione individuale: è la degenerazione strutturale di un potere che appartiene al capitale.
Per questo non bisogna nutrire illusioni elettorali: nel 2027 gli elettori milanesi saranno nuovamente chiamati alle urne, ma non c’è nulla da sperare dai partiti borghesi né di destra né di “sinistra”, tutti al servizio dei palazzinari e dei padroni. Come indica il PMLI, l’unica posizione coerente è l’astensionismo tattico marxista-leninista: rifiutare di legittimare con il voto la farsa delle istituzioni rappresentative borghesi e concentrare le proprie energie nella lotta di massa, nell’autorganizzazione delle Assemblee popolari e dei Comitati popolari, nel rafforzamento del fronte anticapitalista e dei suoi strumenti politici.
Milano deve appartenere ai suoi abitanti, non ai palazzinari. È tempo di organizzarsi, di resistere e di lottare per una città che non sia il parco giochi dei capitalisti, ma lo spazio comune delle masse popolari, costruendo nella pratica quotidiana le basi di un’altra Milano e di un altro mondo, un altro mondo, orizzontale, solidale e popolare, che per noi marxisti-leninisti si avvererà compiutamente nel socialismo col potere politico del proletariato.
5 novembre 2025