4 novembre: da Trento a Palermo
Manifestazioni in 30 città
Volantinaggio del PMLI e intervento di Schembri in piazza a Catania
Contro la guerra, il riarmo, il genocidio, la militarizzazione delle scuole, per la Palestina
Nella giornata del 4 novembre, proclamata con la legge n. 27 del 1 marzo 2024 dal governo neofascista Meloni “Festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale”, si sono svolte decine di manifestazioni, cortei e presidi di protesta contro la guerra, il riarmo, il genocidio, la diffusione dell’ideologia militarista, e l’economia di guerra nelle scuole e per la Palestina.
Da Trento a Palermo, da Milano a Roma migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in oltre 30 città anche per contestare la decisione da parte del ministro fascioleghista dell'Istruzione e del “Merito” Giuseppe Valditara di annullare il corso di formazione organizzato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università con l’ente di formazione accreditato Cestes (Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali) dal titolo e aveva un titolo “4 novembre, la scuola non si arruola”.
La mobilitazione su scala nazionale è stata indetta dall’Osservatorio contro la militarizzazione con l'adesione tra gli altri di Usb, Osa, Cambiare rotta e dal Global Movement to Gaza che in una nota denuncia “una cultura che vede nella guerra un risvolto inevitabile ed è basata sulla sottomissione, sulla repressione, sul sacrificio di sé per un’idea di 'Patria' che invece uccide e rinchiude”.
Mentre a sostegno del Cestes, e della libertà di insegnamento, è stata anche lanciata una petizione on line che ha già raccolto migliaia di firme.
A Reggio Calabria
il presidio si è svolto in piazza Sant’Agostino, di fronte l’ex Caserma Mezzacapo, nel cuore della città.
In una nota il Coordinamento Pro Palestina Reggino fra l'altro ha precisato che: “Nella giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, siamo scesi in piazza per dire no alla militarizzazione degli spazi educativi e sociali, per mostrare che la cittadinanza non accetta di morire – o di vedere morire altri – per il profitto di pochi. Abbiamo manifestato al fianco della Palestina perché dire no al genocidio significa anche dire sì alla giustizia sociale, ai servizi pubblici, all’autodeterminazione dei popoli contro ogni forma di oppressione.
Con i nostri corpi in piazza abbiamo espresso la volontà di continuare a mobilitarci: contro la militarizzazione della nostra società, contro il genocidio e l’apartheid in Palestina, contro l’ideologia bellicista e i progetti di riarmo”.
A Bisceglie (Barletta-Andria-Trani )
centinaia di manifestanti hanno preso parte al combattivo presidio in Piazza S. Francesco durante il quale ci sono stati interventi e momenti di controinformazione.
Dagli interventi in piazza è emerso un “netto “NO” a genocidi, agli ecocidi e all’economia di guerra, mentre occorre dare un’impronta decisamente diversa alle politiche attuali, scegliendo la pace, la solidarietà e la cooperazione tra i popoli per uscire dalla logica armata, disinnescare le radici economiche delle guerre, orientare il Paese verso una pace costruttiva fermando il trend di aumento delle spese militari e riconvertendo le filiere belliche verso produzioni civili sostenibili”.
Al presidio hanno preso parte fra gli altri le associazioni Arci “Oltre i confini”, Anpi sez. “Michele D’Addato”, Articolo 31-20 Futuro Anteriore, Caritas zona pastorale Bisceglie, Cobas Scuola Puglia, Legambiente, Meic-movimento ecclesiale di iniziativa culturale, Movimento dei Focolari, Comunità Oasi2, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pax Christi Bisceglie, Ziwanda esprimendo “la propria contrarietà verso le politiche di aumento delle spese militari e di sostegno all’industria bellica, che sottraggono risorse a bisogni essenziali del Paese e alimentano un’economia di guerra, in un tempo così complesso e attraversato da conflitti armati”.
A Catania
, presente il PMLI e rimandiamo alla corrispondenza locale, oltre 200 manifestanti sono scesi in presidio nella “lotta contro i processi di israelizzazione della scuola e della ricerca”; hanno espresso “indignazione per la censura operata dal ministro Valditara, che ha impedito, violando Costituzione e CCNL, lo svolgimento di un corso nazionale di aggiornamento/formazione su questi temi rivolto ai docenti” e ribadito che “il 4 novembre, in un mondo attraversato da oltre 50 conflitti e dal genocidio del popolo Palestinese, non c’è nulla da festeggiare. Al contrario la scuola e la ricerca devono mobilitarsi per educare alla pace”.
A Crotone
durante il presidio in Piazza Unità d'Italia, gli organizzatori insieme a decine di studenti, studentesse, genitori, docenti e artisti hanno ribadito che “siamo scesi in piazza per ribaltare il senso di questa ricorrenza: non per negare la storia. Questa piazza oggi nasce dentro un contesto nazionale: ovunque le scuole vengono sempre più utilizzate come luoghi di consenso militare, dove le narrazioni belliche entrano normalizzate, dove l’industria della difesa si presenta agli studenti come unica prospettiva economica e professionale”.
A Arezzo
varie associazioni, che in questi mesi hanno contribuito alle mobilitazioni per la Palestina, hanno organizzato un presidio anti militarista e anti imperialista in Piazza della Stazione.
Il presidio, a cui hanno partecipato alcune decine di persone, tra cui studenti e insegnanti, è durato un paio d’ore, durante le quali si sono succeduti interventi sulla militarizzazione della società e della scuola e sono stati distribuiti volantini.
La manifestazione è stata indetta dal Collettivo Millepiani con l’adesione dei Cobas Scuola e del Sindacato Generale di Base.
A Milano
un migliaio di studenti e studentesse insieme ai docenti, ai sindacati di base, ai cittadini e alle cittadine hanno sfilato per il centro città partendo da Piazza Della Scala ribattezzata “Piazza Gaza” dagli attivisti pro-Palestina a fine settembre/inizio ottobre 2025, in concomitanza con le iniziative di lotta e solidarietà contro il genocidio e il blocco della Flotilla umanitaria. Durante la manifestazione sono state intonate canzoni della Resistenza e slogan contro la guerra ed è stato osservato un minuto di silenzio per il popolo palestinese.
A Trento
il presidio nella piazza dedicata al partigiano Mario Pasi dal titolo: “Il 4 novembre non è la nostra festa, noi non ci arruoliamo. Contro la militarizzazione della scuola e della società, il riarmo e le collaborazioni anche dell’università di Trento con il genocidio” è stato promosso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Global movement to Gaza, Centro sociale Bruno, Sanitari per Gaza, Gris con l’adesione dei sindacati di base e altre realtà cittadine.
In tutti gli interventi dal microfono è stata ribadita la necessità di “Tenere gli occhi su Gaza, dove il genocidio prosegue, bisogna opporsi alle economie di guerra e ad ogni forma di repressione del dissenso”.
Durante il presidio è stata organizzata una vendita solidale di dolci e gadget e bandiere palestinesi il cui ricavato è stato destinato alla popolazione di Gaza.
A Livorno
centinaia di manifestanti hanno partecipato alla mobilitazione antimilitarista unitaria promossa dal Coordinamento antimilitarista livornese.
Il corteo è sfilato da Piazza Della Vittoria a Piazza Cavour. Presenti, fra le varie realtà politiche e sindacali locali, il collettivo degli studenti medi “Scuola di carta”, il GAP gruppo Autonomo portuali, il comitato sanità Livorno, NonUnadimeno e Attac.
Rilevante la presenza del mondo della scuola, rappresentato, oltre che dagli studenti, dal gruppo “Rete docenti lavoratrici e lavoratori della scuola uniti per Gaza” sfilati dietro lo striscione “La scuola non si arruola”.
Negli interventi è stato sottolineato anche il lavoro importantissimo svolto dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, nonché il grave atto repressivo imposto dal MIM con l’annullamento del corso di formazione previsto proprio il 4 novembre, questione richiamata anche nello striscione di apertura del corteo con la parola d'ordine: “4 novembre: disertiamo tutti gli eserciti – contro guerra, riarmo, repressione e censura”.
A La Spezia
sono scesi in piazza centinaia di manifestanti per “cambiare il senso alla giornata del 4 novembre, contrapponendo alle celebrazioni dell’unità nazionale e delle forze armate, da sempre piene di retorica militarista e nazionalista, il valore della pace, della diserzione dai conflitti armati, dell’umanità contro la barbarie. Abbiamo detto che oggi non c’è nulla da festeggiare o celebrare”.
Il partecipato e combattivo corteo ha attraversato le vie della città con alla testa studenti, studentesse e docenti armati di slogan, striscioni e cartelli di denuncia contro “il veleno della militarizzazione che è sempre più forte nella società, nell’economia, nei discorsi pubblici e nelle scuole”.
Durante il corteo i manifestanti hanno rinominato alcune vie simbolo che ricordano la prima guerra mondiale imperialista: Via Cadorna è divenuta “Via disertori di guerra, in ricordo di tutti qui ragazzi che nel fango e nel disagio del fronte scelsero la ribellione, scelsero di non obbedire, finendo fucilati da generali come Cadorna. Via XXIV Maggio è diventata via Restiamo Umani per riprendere lo slogan di Vittorio Arrigoni e richiamare il genocidio in Palestina come il simbolo più drammatico di questi nuovi tempi di guerra e militarizzazione globale. Via Vittorio Veneto è diventata Via vittime civili di Gaza e di tutte le guerre perché oggi più che mai, e Gaza lo mostra in tutta la sua radicale drammaticità, sono queste le vittime delle guerre: i disarmati civili, le loro case, città, ospedali, scuole rase al suolo. Non ci fermeremo fino a quando non governerà la pace”.
A Bari
si è tenuta una manifestazione con presidio con un centinaio di partecipanti davanti alla Prefettura organizzata dagli studenti e dalle studentesse di OSA e Cambiare Rotta insieme a USB, COBAS e Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università.
É stato lanciato un grido di allarme perché la Puglia, alla vigilia delle elezioni regionali, si sta riconfigurando come “arco di guerra”, anziché “arca di pace” a causa dell’implemento delle basi militari di Gioia del Colle, del Poligono di Torre Veneri, ma anche della sede della Leonardo SpA a Grottaglie.
Anche Massa Carrara
il 4 novembre si è unita alle proteste e alle iniziative di lotta contro la guerra e in solidarietà con la Palestina.
Al mattino gli studenti e le studentesse in sciopero hanno sfilato nelle vie del capoluogo, ribadendo il loro no a politiche di guerra, all’aumento delle spese militari e chiedendo invece più attenzione e risorse pubbliche per la scuola.
Nel pomeriggio, al presidio davanti agli uffici dell’Ufficio Scolastico regionale , organizzato da Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Tenda per la Palestina, studenti docenti e genitori hanno rivendicato il loro dissenso rispetto alla retorica del 4 novembre, dichiarandosi “pacefondai” e difensori del pensiero critico.
A Cagliari
un partecipato presidio si è svolto in Piazza Gramsci organizzato dall'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università a cui hanno preso parte anche USB, Ultima generazione, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, studenti e studentesse antifascisti.
Al centro dei diversi interventi la tutela dei diritti umani individuali e collettivi, e il ripudio della guerra come offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di soluzione delle controversie internazionali e per ribadire che: “Il 4 novembre è per noi – hanno sottolineato gli organizzatori - una giornata per riaffermare il NO alla guerra, no all’orrore dei conflitti armati e per denunciare ogni trionfalismo e la connessa celebrazione di valori militari... Da vari anni a questa parte i militari entrano nelle classi per trattare le tematiche più varie, spiegare quanto i valori militari siano attuali e apprezzabili, e per informare gli studenti di come sia possibile intraprendere una carriera militare... Ci pare invece assolutamente necessario informare le giovani generazioni sulle immani sciagure che la guerra ha comportato nella storia contemporanea anche per il nostro Paese, e sugli effetti ancora più catastrofici che può portare nel prossimo futuro... È anzitutto inaccettabile che il diritto internazionale sia valido a singhiozzo, come espresso proprio dal ministro degli esteri Taviani davanti alla belligeranza genocida dello Stato di Israele. Infatti, malgrado la tregua, a Gaza continuano le distruzioni e i massacri, e persiste la pratica di aggressione, sfratto, appropriazione di terre, omicidio, detenzione amministrativa, contro i palestinesi in Cisgiordania. Davanti a questi crimini, è chiaro che il popolo palestinese deve opporre resistenza, e da parte nostra riteniamo urgentissimo il boicottaggio economico, militare e accademico di Israele. È indispensabile denunciare l’ulteriore tentativo di questo governo di instaurare un clima liberticida tramite il ddl Gasparri che accomuna antisemitismo e antisionismo. E che ci sia la precisa volontà di imbavagliare le voci critiche è confermato nello stop ministeriale inferto al convegno di aggiornamento per i docenti “La scuola non si arruola” indetto proprio per il 4 novembre dal CESTES e dall’Osservatorio contro la militarizzazione”.
A Viterbo
durante il presidio organizzato da USB, Tavolo della pace e Comitato di lotta Viterbo è stata denunciata l’interdipendenza tra riarmo, questione palestinese, guerra permanente e repressione del dissenso. Musica popolare e poesia hanno coinvolto ed emozionato la piazza, a rimarcare il bisogno di pace e giustizia sociale.
A Roma
centinaia di studentesse, studenti, insegnati e genitori si sono radunati davanti al MIM (ribattezzato dai manifestanti Ministero dell’Istruzione Militare) per protestare contro la militarizzazione delle scuole e delle università e in difesa della libertà di insegnamento e di formazione.
Tanti gli slogan, striscioni e cartelli di protesta contro il riarmo e di solidarietà con il popolo palestinese, argomenti ripresi dai tanti interventi che si sono succeduti. In cima a tutto la condanna unanime dell’annullamento del corso di formazione da parte del MIM organizzato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università con il Cestes, presente alla manifestazione. Lo spirito unitario ha caratterizzato la giornata e tutti i manifestanti hanno condiviso la protesta di disobbedienza civile lanciata dell’Osservatorio di tenere comunque il corso il corso di formazione organizzato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università vietato da Valditara.
“Se Valditara ci accusa di essere propagandisti politici, rispondiamo di sì, meglio i nostri ideali basati sulla condanna del genocidio in Palestina e su pace e disarmo, della sua ideologia promotrice di guerra, repressione e censura”.
In piazza anche il “Brancoro”, coro antimilitarista popolare, che ha intonato canti partigiani e antimilitaristi.
A Palermo
centinaia di manifestanti hanno preso parte al corteo che si è snodato per le vie del centro per ribadire che: “Il 4 novembre non è la nostra festa”. Gli attivisti e le attiviste dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, dopo aver partecipato nella mattinata al Convegno “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”, hanno partecipato al corteo diffondendo un volantino a sostegno della pace e del popolo palestinese.
A Bologna
si sono svolti tre presidi.
Nel primo pomeriggio davanti al Rettorato si sono ritrovati studenti e studentesse (rappresentati da Cambiare Rotta e GPI) e personale dell’Università (rappresentati da CUB e USB) per denunciare il processo di militarizzazione nel mondo accademico.
Tanti i temi affrontati: dal dual-use alla rescissione degli accordi con filiera bellica e partner israeliani, dalle campagne di boicottaggio all’obiezione di coscienza, dalla censura di guerra alla propaganda ed alla repressione governativa.
Quasi in contemporanea, dall’altra parte della città si svolgeva invece il presidio presso il Giardino dei Pioppi a Borgo Panigale, dove il Coordinamento No NATO ha svolto un presidio informativo nel quartiere attraversato da un tratto del NIPS, l’oleodotto della NATO che passa fra le case, in mezzo ad un parco e vicino ad una scuola. Un’infrastruttura strategica che minaccia la sicurezza della zona e comporta rischi da non sottovalutare per la popolazione.
La giornata di protesta si è chiusa col presidio di Piazza San Francesco, lanciato da USB Scuola per coinvolgere anche i docenti delle scuole che, a seguito dell’annullamento del convegno del Cestes da parte del MIM, non avevano avuto il permesso per partecipare all’iniziativa promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università per la mattina del 4 novembre.
il presidio serale è stata l’occasione per denunciare anche l’economia di guerra e il genocidio a Gaza, che continua nonostante una tregua sempre più finta. Piazza San Francesco si è riempita di giovani, studenti e lavoratori dei vari settori dell’Unione Sindacale di Base. Presenti anche Sanitari per Gaza, Docenti per i diritti umani in Palestina e i Giovani Palestinesi Italia.
A Napoli
presidio antimilitarista in Piazza Dante con centinaia di manifestanti che dal microfono hanno denunciato le politiche repressive del governo e la pervasività sempre maggiore del paradigma militarista nella scuola e nella società tutta.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università ha illustrato il “vademecum per adottare le iniziative nelle scuole di contrasto e di opposizione alla militarizzazione” denunciando al contempo “la retorica militarista che ha accompagnato il 4 novembre nonché l’esponenziale aumento delle spese militari del governo, che sottrae risorse alla manutenzione del territorio, alla istruzione e alla sanità”.
A Verona
in Piazza S. Nicolò centinaia di manifestanti, in gran parte studenti e studentesse delle superiori, hanno protestato il proprio “dissenso per la celebrazione del 4 novembre, Festa delle Forze Armate, contro lo Stato guerrafondaio e a una scuola che il governo cerca di asservire al militarismo” ed è stato più volte ribadito durante gli interventi che “il 4 novembre è una giornata di lutto e non è la nostra festa!”
A Pisa
le realtà locali aderenti all’appello promosso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si sono mobilitate al grido “Il 4 novembre non è la nostra Festa” per rilanciare l'appello “contro la militarizzazione della cultura, il riarmo e le politiche di guerra e per sostenere la Palestina”.
Durante il presidio i manifestanti hanno denunciato che: “Mentre si chiede di 'sensibilizzare' gli studenti, dall’altro lato si censura il lavoro degli insegnanti e degli educatori, minacciando perfino il carcere a chi critica l’operato del governo Israeliano o denunci la equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, come previsto nel DDL Gasparri ora in discussione alla Camera. La libertà di espressione e di manifestazione è sempre più a rischio, data la repressiva legge sulla sicurezza, la fedeltà all’azienda e i codici di comportamento che limitano fortemente il diritto di parola e di opinione, fino alle linee guida del Ministro Valditara che si è mosso costantemente per far tacere le voci critiche e di opposizione: dalla riforma del voto in condotta fino agli ultimi provvedimenti che arrivano a punire la pacifica manifestazione di dissenso, anche un pacifico silenzio, fino alla normalizzazione delle scuole”.
A Torino
il 4 novembre è stata una “giornata disobbediente”. Dopo il convegno della mattina, il presidio pomeridiano presso la sede dell'Ufficio Scolastico Regionale ha visto la presenza di centinaia di docenti, studenti e solidali che si sono alternati negli interventi di fronte a un cordone di polizia in assetto antisommossa. Unanime la condanna della militarizzazione delle scuole e della società, della repressione della libertà di insegnamento e delle politiche di riarmo e ferma contrarietà alla propaganda di guerra nelle scuole, alla corsa agli armamenti e al genocidio.
I docenti hanno espresso forte contrarietà ai progetti di educazione militarista nelle scuole e chiesto ragioni della censura da parte del MIM del convegno del 4 ottobre, mentre gli studenti hanno sottolineato il silenzio delle istituzioni e la mancanza di risposte alle mobilitazioni di cui si sono resi protagonisti, che sono state invece più volte represse anche con la limitazione dell’agibilità politica nelle scuole.
12 novembre 2025