Con l'astensione di Cina e Russia
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu approva una risoluzione contraria all'autodeterminazione del popolo saharawi

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato lo scorso 31 ottobre la risoluzione 2797 con undici voti a favore, tre astensioni (Russia, Cina e Pakistan) e la non partecipazione dell’Algeria, il cui delegato ha lasciato la sala per protesta, che ha rinnovato il mandato annuale della missione MINURSO avviata nel 1991 col compito, come si ricava dall'acronimo di Missione delle Nazioni Unite per l’organizzazione del referendum nel Sahara occidentale. Un referendum che sulla base del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi avrebbe dovuto decidere del futuro del paese invaso nel 1976 da 350 mila coloni e soldati del Marocco che presero il posto del regime coloniale spagnolo; un referendum impedito dall'occupante. Una soluzione richiesta dall'organizzazione che rappresenta il popolo saharawi, fronte Polisario, e appoggiata dall'Algeria che dal 1976 ospita nella regione confinante del Tindouf i campi dei profughi saharawi cacciati dalla colonizzazione marocchina.
Nella risoluzione si afferma anche che non è il principio di autodeterminazione che prevale ma una “soluzione più seria, credibile e realistica” per risolvere il cinquantennale conflitto ripreso con scontri armati negli ultimi cinque anni, ossia dare ragione al più forte, all'ipotesi di una autonomia della regione sotto il controllo del Marocco, della potenza coloniale occupante. In sostanza l'Onu adotta il piano di Rabat presentato già nel 2007 e che prevede la concessione di un’autonomia, sotto la propria sovranità escludendo a priori l’indipendenza richiesta dal Fronte Polisario che nel 1976 proclamò la Repubblica Araba Sahrawi Democratica, mai riconosciuta dalle Nazioni Unite.
Da 50 anni il Marocco occupa e controlla gran parte del Sahara Occidentale e gestisce il 70% delle riserve mondiali di fosfati di cui è ricco il paese. Rabat ha costruito un muro divisorio lungo 2.700 chilometri, che lascia con una picola parte lungo la frontiera con l'Algeria al Fronte Polisario. Una situazione che richiama la Cisgiordania occupata, l'espansione dei coloni appoggiati dai soldati e il muro illegale costruito dai sionisti per confinare la popolazione palestinese.
La modifica della posizione del Consiglio Onu è maturata negli ultimi anni a partire
dalla decisione di Trump del 2020, al termine del suo primo mandato, di riconoscere i diritti di Rabat sulla regione occupata in cambio dell'adesione del Marocco al suo progetto degli Accordi di Abramo; il Marocco è uno dei paesi, insieme a Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Sudan, che ha firmato gli Accordi di Abramo nel 2020, stabilendo formalmente relazioni diplomatiche con Israele.
Il 18 luglio 2023 il criminale Netanyahu, con una lettera indirizzata al re Mohammed VI, annunciava “la decisione dello stato di Israele di riconoscere la sovranità del Marocco nel territorio di Sahara Occidentale”, una posizione che sarà “riflessa in tutti gli atti e documenti pertinenti del governo di Israele”.
Un altro passaggio indicativo se non determinante è stato quello della decisione del governo spagnolo del socialista Sanchez di abbandonare nel 2022 la posizione fino ad allora neutrale della ex potenza coloniale e di sostenere la proposta di Rabat che aveva minacciato di inondare la Spagna di migranti dopo che in un ospedale spagnolo era stato ospitato e curato per il Covid il leader del Fronte Polisario Brahim Gali.
Tornato alla Casa Bianca l'imperialista Trump ha completato il lavoro per premiare il fedele alleato arabo re Mohammed VI. Con una posizione inequivocabile spiegata dal rappresentante Usa nelle dichiarazioni di voto all'Onu: la proposta di autonomia, sotto il controllo del Marocco, “è la sola base per una soluzione giusta e duratura della disputa”. Cina e Russia, che potevano bloccare la risoluzione col veto, la definivano si sbilanciata a favore del Marocco ma utile per lasciare comunque aperto e attivo il processo di pace. Ipocriti. Il rappresentante algerino in Consiglio non partecipava al voto denunciando che il testo non rispetta la dottrina sulla decolonizzazione dell’Onu.
Il Polisario dichiarava che “non parteciperà a nessun percorso politico o negoziato basato su qualsiasi proposta, qualunque sia la sua origine, che miri a legittimare l’occupazione militare illegale del Sahara Occidentale da parte del Marocco” e che non rispetti il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi.

19 novembre 2025