Il riformismo di Mamdani, nuovo sindaco di New York, non è la proposta giusta né per gli Usa né per l'Italia
Esultano i partiti del campo largo e i riformisti e i trotzkisti del Prc e de “Il Manifesto”

Una sintetica biografia presenta Zohran Mamdani, nato in Uganda da una famiglia indiana 34 anni fa, naturalizzato cittadino statunitense nel 2018, di religione islamica sciita, socialista democratico, dal 2020 rieletto per tre volte a membro dell'Assemblea generale dello Stato di New York che lo scorso 4 novembre, è stato eletto sindaco di New York. Fra gli oltre 2 milioni di votanti ha raccolto il 50,39% dei voti con ampio margine sul secondo, l'ex governatore democratico Andrew Cuomo fermo al 41,6%, che si era candidato come indipendente dopo aver perso le primarie democratiche; terzo il candidato repubblicano Curtis Sliwa con un misero 7,1% mollato pure da Trump che aveva indicato di votare Cuomo. Facendo leva sul movimento di rivolta al dittatore fascioimperialista Trump e sulle gravissime problematiche che angustiano le masse popolari, Mandani si è imposto con un programma riformista che non mette in discussione il barbaro sistema economico e politico capitalista americano e cerca di illudere il proletariato e lavoratori di poter cancellare e persino mitigare gli effetti più intollerabili della schiavitù salariata senza rovesciare la borghesia e conquistare il potere politico.
“In questo momento di oscurità politica, New York sarà la luce”, dichiarava il vincitore che entrerà in carica il 1º gennaio 2026 e metterà in pratica il suo programma per la metropoli newyorkese e i suoi quasi 8,5 milioni di abitanti. Ringraziando gli oltre 100.000 volontari che avevano sostenuto le iniziative della campagna elettorale dichiarava che abbiamo vinto perché abbiamo scelto “la speranza contro la tirannia. La speranza contro i grandi soldi e le piccole idee. La speranza contro la disperazione. Abbiamo vinto perché i newyorkesi si sono concessi la speranza che l’impossibile potesse essere reso possibile. E abbiamo vinto perché abbiamo insistito sul fatto che la politica non sarebbe più stata qualcosa che ci veniva fatto. Ora è qualcosa che facciamo”. Una perfetta sintesi che coniugava discorsi da predicatore pacifista e da politico riformista, non a caso seguiti da una citazione del discorso di insediamento del primo ministro indiano dopo l'indipendenza, Pandit Jawaharlal Neheru, seguace di Gandhi.
Questa la base culturale del programma politico “più ambizioso per affrontare la crisi del costo della vita che questa città abbia mai visto dai tempi di Fiorello La Guardia: un programma che congelerà gli affitti per oltre due milioni di inquilini con affitto stabilizzato, renderà gli autobus veloci e gratuiti e fornirà un servizio di assistenza all’infanzia universale in tutta la nostra città”, dichiarava citando un altro suo maestro, il sindaco democratico degli anni Trenta durante la grande depressione Fiorello La Guardia, e prometteva “assumeremo migliaia di insegnanti in più. Ridurremo gli sprechi derivanti da una burocrazia satura. Lavoreremo instancabilmente per far brillare di nuovo le luci nei corridoi dei complessi residenziali della NYCHA (gli oltre 177.000 appartamenti pubblici della città, ndr), dove a lungo si sono spente”. La sua New York sarà una città dove “sicurezza e giustizia andranno di pari passo, mentre collaboreremo con le forze dell’ordine per ridurre la criminalità e creare un Dipartimento per la Sicurezza della comunità che affronti direttamente la crisi della salute mentale e quella dei senzatetto”. Un programma che a fronte dei tagli dei finanziamenti statali già annunciati da Trump dovrebbe essere coperto da aumenti delle tasse per le corporation e per i residenti con redditi superiori a un milione di dollari annui.
Ringraziando i volontari della sua campagna sosteneva che “grazie a voi, renderemo questa città un luogo che i lavoratori possano amare e in cui potranno tornare a vivere”, “a tutti i newyorkesi di Kensington, Midwood e Hunts Point, sappiate questo: questa città è la vostra città, e anche questa democrazia è vostra”, ossia che, se tutto andrà bene, saranno forse ridotte per un paio di anni le difficoltà delle famiglie dei lavoratori a basso reddito. Senza incidere neanche minimamente sulle diseguaglianze sociali, sulle differenze di classe, mantenendo inalterato il potere del Toro di Wall Street.
Una pallida rappresentazione di giustizia sociale persino se la si raffronta col movimento Occupy Wall Street nato negli Usa nel 2011 che con lo slogan “siamo il 99%” contrapponeva il 99% della popolazione all'1% più ricco che detiene la maggior parte della ricchezza e del potere.
In altre parole il riformismo del nuovo sindaco di New York non è la proposta giusta né per gli Usa né per l'Italia. Invece esultano quasi tutti i partiti del campo largo e i riformisti e i trotzkisti del Prc e de “Il Manifesto” che ha commentato l'elezione di Mamdani con una lunga serie di servizi sulla linea “È rossa la Mela”, presentando la città di New York come la nuova pioniera del socialismo del XXI secolo, oramai quasi del tutto evoporato quello nato in America Latina.
Il quotidiano trotzkista teneva il punto con articoli del tipo “Dalle urne si intravede l’uscita dal tunnel”, per gli Usa e non solo e “La lezione di Zohran. La politica si occupi dei bisogni primari” e indicava lo spazio di azione nel recupero dell'astensionismo sottolineando che Mamdani aveva vinto nell'elezione più partecipata dagli anni Sessanta. La segretaria Pd Schlein esultava “splendida vittoria. Ha vinto una campagna collettiva di centomila volontari (il partito non esiste o non è affidabile come nel suo caso, ndr) contro i milionari che finanziavano i suoi avversari e una pesante campagna denigratoria dello stesso Trump” e ne traeva la lezione che “si torna a vincere con parole e programmi chiari su stipendi dignitosi, e nidi gratis per chi non ce l’ha”. Nel cosiddetto campo largo tutti allineati, da Renzi di Italia viva a Riccardo Magi di Più Europa, a Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e deputato Avs, “è il nostro programma. E la vittoria di Zohran significa che si può fare, negli Usa come in Italia”, al candidato della coalizione porgressista alle regionali campane, il M5S Fico, “una splendida vittoria”: Il capofila Giuseppe Conte, il “Giuseppi” amico di Trump, svicolava, “New York non è gli Stati Uniti, è una città molto particolare, ogni elezione ha un suo contesto, starei molto attento” e ci pensava il suo capogruppo al Senato Stefano Patuanelli a tenere l'unità con “Mamdani ha l’idea giusta della società”. Festeggiava pure il Prc con “La Mela è rossa! Schiuma di rabbia Donald Trump”, uno slogan composto da un inganno e un'espressione innocua per il capitalismo e l'imperialismo.

19 novembre 2025