Nordio conferma che la controriforma della magistratura ha il marchio della P2
Mussolini in gonnella difende il suo ministro della Giustizia
“Non conosco il piano della P2, ma se l’interpretazione, o meglio, l’opinione del signor Licio Gelli era giusta, non vedo perché non si dovrebbe seguire perché l’aveva detto lui”. Con questa dichiarazione il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha gettato la maschera, ammettendo senza alcun imbarazzo che la controriforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati, che porta la sua firma insieme a quella della premier neofascista Meloni, è la stessa preconizzata dal “venerabile” della Loggia P2 nel suo famigerato “Piano di rinascita democratica”.
Il ministro ha fatto questa eloquente ammissione – ma dato il tono arrogante sarebbe più appropriato chiamarla compiaciuta rivendicazione - il 19 novembre scorso, durante una passerella elettorale al carcere di Secondigliano insieme al candidato del “centro-destra” alle regionali della Campania, Edmondo Cirielli, in sprezzante risposta all'osservazione del procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, secondo cui la separazione delle carriere, la riforma del Csm e la sottomissione del pm all'esecutivo erano scritte “nero su bianco” nel piano della P2.
Policastro, in un'intervista a “La Repubblica” dell'8 novembre sulla controriforma del governo, nel sottolineare che “l’effetto di questa riforma è molto chiaro: indebolire la magistratura e l’intera area della giurisdizione”, aveva avvertito infatti che “le inchieste sui ladri di polli si continueranno a fare, i processi che coinvolgono denaro e potere pubblico saranno molto più difficili. Ma è esattamente quello che, nel 1981, era previsto nel Piano di rinascita nazionale della P2”.
“La riforma va valutata nel suo complesso per comprenderne la portata, non spacchettandola”, spiegava il magistrato: “La separazione delle carriere, la creazione di due Csm e il sorteggio per la scelta dei componenti produrranno un unico risultato: il controllo definitivo della magistratura e la sua marginalizzazione”. Quanto all'accusa rivolta dalla destra ai magistrati di agitare a sproposito lo spettro della P2, il procuratore ribadiva: “Siamo costretti a parlarne perché è attuale. La loggia, vorrei ricordarlo, è stata considerata illegittima perché mirava a sovvertire lo Stato democratico”, e nel piano di Gelli “era scritto nero su bianco: 'Separazione delle carriere. Sottomissione del pm all’esecutivo. Riforma del Csm'”.
La “smemoratezza” di Nordio sulla P2
Da qui la reazione stizzita e arrogante di Nordio a Secondigliano, il quale, alla domanda di un giornalista che richiamava i giudizi di Policastro, ha risposto con incredibile faccia tosta di “non conoscere” il piano della P2; ma che comunque, “se anche Gelli è inciampato nella verità, non per questo la verità non è più la verità”. Dimostrando con ciò di conoscere invece benissimo il piano di Gelli e di non preoccuparsi affatto dell'accusa che la sua controriforma lo ricalchi perfettamente. Quasi anzi rivendicandolo con aria di sfida, e come se il marchio di fabbrica del defunto “venerabile” ne rafforzasse la credibilità e l'autorevolezza.
“Se si riferisce al fatto che non conosce il piano di 'rinascita democratica' questo preoccupa e dovrebbe preoccupare tutti gli italiani, visto il ruolo che ricopre”, ha commentato Paolo Lambertini, rappresentante dei familiari della strage neofascista e piduista del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, rimarcando che “sapere che un tassello del progetto piduista va a buon fine dovrebbe essere piuttosto motivo di imbarazzo. E accendere una attenzione particolare”. “Bisogna ricordare ai più giovani – ha aggiunto Lambertini - quello che chiariscono le sentenze sulla strage di Bologna e come la P2 abbia prima insanguinato l’Italia, rimodulando poi il proprio progetto di condizionamento della vita politica per infiltrare e occupare la struttura democratica dall’interno”.
A questo proposito – aggiungiamo noi - andrebbero ricordate allo smemorato Guardasigilli le motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo in corte d'Assise d'appello di Paolo Bellini (confermata in Cassazione), che ha sancito la responsabilità del terrorista nero di Avanguardia nazionale per la strage di Bologna, insieme a quella del capo della P2 quale “consapevole finanziatore della strage”, tanto che per i giudici “tale circostanza spiega i depistaggi di cui fu protagonista”. Ma davvero Nordio può ignorare chi era e che cosa faceva “il signor Gelli”?
Gli andrebbe anche fatto notare, come ha ricordato l'ex procuratore di Palermo e di Torino Gian Carlo Caselli, che nel piano di Gelli per controllare la magistratura c'era anche l'infiltrazione e il finanziamento della “corrente moderata” di Magistratura indipendente, “per poter contare su un prezioso strumento già operativo all’interno del corpo”: esattamente quanto sta facendo il governo neofascista Meloni, che usa sfacciatamente la sua influenza sulla corrente maggioritaria di MI per condizionare le decisioni dell'Associazione nazionale dei magistrati (Anm) e del Consiglio superiore della magistratura (Csm), mentre continua a sbandierare il pretesto della “lotta alle correnti” per giustificare la controriforma.
Campagna permanente contro i magistrati
“Sono senza parole. Il ministro Nordio ricerca spesso il consenso attraverso battute che ritiene brillanti, ma è evidente che certe uscite diventano insopportabili quando vengono da chi ha responsabilità di governo”, ha commentato il magistrato in pensione Armando Spataro in un'intervista a “La Repubblica” del 19 novembre, aggiungendo di trovare “inaccettabile l’idea di poter citare Gelli come se fosse un argomento neutro. È una banalizzazione della storia. Richiamare la P2 non è un pretesto: non si può non ricordare che c’è stato un disegno eversivo”.
L'ex procuratore di Milano e Torino, noto anche per aver scoperchiato il caso del rapimento dell'imam egiziano Abu Omar da parte della Cia e con la complicità del governo Berlusconi (nel quadro della “guerra al terrore” in tutto il globo e con tutti i mezzi, legali e illegali, ordinata da George W. Bush dopo l'11 settembre 2001), ha chiarito bene da dove viene tanta arroganza da parte di uno dei principali esponenti del governo Meloni: da un potere “che non sopporta limiti, controlli, dissenso. La posta in gioco è questa. Ecco perché usare riferimenti come quello a Gelli per zittire le critiche credo non sia soltanto sbagliato: è pericoloso”.
La premier neofascista Meloni lo sa bene, e per questo difende a spada tratta il suo ministro della Giustizia da qualsiasi critica, come ha fatto in un comizio a Padova durante la campagna per le regionali in Veneto, arringando così i manipoli dei suoi fedelissimi: “Voglio ringraziare un veneto doc che si chiama Carlo Nordio. Siamo fieri di averlo in squadra, perché dopo decenni siamo fieri di avere approvato una riforma che può cambiare le cose”. Forte di questa blindatura, Nordio si permette di ingerirsi e ed emettere sentenze anche in altri campi, come ha fatto di recente ad una conferenza internazionale, sostenendo che i femminicidi sarebbero inevitabili, perché la sopraffazione sulla donna sarebbe scritta “nel codice genetico dei maschi”; tesi subito condivisa dalla ministra della Famiglia, natalità e pari opportunità, Eugenia Roccella, per la quale l'educazione sessuale ed affettiva nelle scuole sarebbe perciò del tutto inutile a ridurli.
Mussolini in gonnella lavora in stretto collegamento col suo ministro anche per manganellare quotidianamente i magistrati, come dimostrano anche i ripetuti attacchi, anche personali, dello stesso Nordio e di altri esponenti della maggioranza al procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, per le sue prese di posizione contrarie alla separazione delle carriere. Tanto che l'Anm è stata spinta ad intervenire con un comunicato di solidarietà al magistrato.
Lo dimostra anche la vergognosa campagna governativa e mediatica scatenata contro i magistrati del tribunale dei minori de L'Aquila, accusati dal fascioleghista Salvini di aver “rubato i bambini” alla famiglia che viveva in condizioni volontariamente primitive in un bosco della provincia di Chieti, mentre in realtà sono stati trasferiti in una casa famiglia, insieme alla madre, in attesa che i genitori ottemperino alle richieste del tribunale, a lungo rifiutate, di accettare un percorso assistito per assicurare condizioni igieniche adeguate, istruzione scolastica e vita sociale ai loro bambini. E invece anche la premier neofascista si è subito attivata per fomentare il clima di linciaggio contro le toghe, chiedendo a Nordio di inviare i suoi ispettori al tribunale de L'Aquila per inquisire i magistrati che si sono occupati del caso.
La lotta storica del PMLI contro la P2
C'è da scommettere che tante altre campagne come queste seguiranno fino al referendum sulla controriforma della magistratura. Il fatto è che la ducessa vuol vincerlo a tutti i costi, primo perché sennò sarebbe un grave colpo per il suo governo e la sua stessa immagine politica; secondo perché potrebbe presentare il successo come un plebiscito che le spianerebbe la strada al premierato, che completerebbe il piano della P2 con il presidenzialismo già tentato di realizzare da Craxi e Berlusconi.
Il PMLI, con i suoi documenti e con innumerevoli articoli de “Il Bolscevico”, è stato il primo (e di fatto l'unico) a denunciare assiduamente e passo per passo il "Piano di rinascita democratica" della P2 in tutte le sue implicazioni e applicazioni, a partire da quando se ne ebbe per la prima volta notizia nell'81, e via via in tutti questi anni fino all'attuale incorporazione nel programma del governo neofascista Meloni.
Tra i momenti più salienti di questa battaglia storica del PMLI, ricordiamo: l'articolo de “Il Bolscevico” del 20 agosto 1982 dal titolo: “Gelli voleva la repubblica presidenziale: ma non era lo stesso piano di Craxi?”
; il Rapporto di Giovanni Scuderi al III Congresso nazionale del Partito (dicembre 1985), contenente una denuncia articolata e dettagliata della strategia golpista, incentrata fin dalla seconda metà degli anni '70 sul piano piduista; la pubblicazione integrale del “Piano di rinascita democratica” di Gelli su “Il Bolscevico” n. 31 del 29 luglio 1988, accompagnata da un fondo di commento dal titolo significativo: “Quel nero progetto piduista per la 2ª repubblica”
; il numero monografico de Il Bolscevico n. 1 del 6 gennaio 1989 interamente dedicato alla P2 e al “Piano di rinascita democratica”, contenente un esplicito “allarme antifascista”
rivolto a tutte le forze antifasciste, democratiche e progressiste, per opporsi alla strategia golpista e presidenzialista di Gelli e Craxi, e dove già allora denunciavamo il piduista Berlusconi come importante protagonista di questa strategia nel campo del controllo dei mass-media.
26 novembre 2025