Contro il patriarcato e la violenza di genere
70 mila donne ma anche uomini in piazza a Roma
I punti giusti e i punti sbagliati di Non Una di Meno, promotrice della manifestazione. “Il Fatto” ignora la manifestazione. “Repubblica” la confina a pagina 24, dopo aver dato quattro pagine, oltre la prima, alla Vanoni
Sabato 22 novembre si è svolta a Roma la manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne e di genere, indetta da Nonunadimeno nel decimo anno consecutivo e a tre giorni dalla giornata internazionale contro la violenza di genere che cade il 25 novembre.
Partite con pullman e treni da varie città del Paese, le donne si sono ritrovate in piazza in 70.000, tantissime le ragazze, perlopiù studentesse, tante anche le operatrici dei centri anti-violenza, e come da dieci anni a questa parte, non è mancata la presenza al loro fianco di tanti coetanei, compagni di scuola, colleghi di lavoro e partner uomini.
Apriva il corteo lo striscione di Nudm: “Sabotiamo guerre e patriarcato”, seguito da quelli dei centri antiviolenza. Fra le varie associazioni erano presenti l’Osservatorio sui femminicidi, il Coordinamento delle assemblee dei consultori del Lazio, la Casa Internazionale delle Donne, Lucha y Siesta, la Fondazione Una Nessuna Centomila, il collettivo transfemminista studentesco Aracne, i circoli Arci, l’Associazione di Promozione sociale Scosse, il collettivo di fabbrica ex-GKN.
Il grande combattivo, rumoroso serpentone fucsia (colore del movimento Nudm), quest'anno si è colorato anche delle tantissime bandiere palestinesi a sottolineare la solidarietà verso il popolo e le donne palestinesi vittime del genocidio inferto dai nazisionisti israeliani.
Le donne in corteo hanno espresso tutta la loro rabbia verso il patriarcato, individuato come il principale responsabile della violenza sulle donne e i femminicidi, che dall'inizio dell'anno sono 89 le donne e le persone trans che hanno perso la vita per mano di uomini, la maggior parte di essi ex partner o mariti. E verso il governo Meloni ritenuto il massimo sostenitore della “violenza patriarcale”
poiché ne fa “programma di governo ed è normalizzata dalla produzione ossessiva di misure e leggi misogine e transfobiche”
come si legge nel documento NUDM redatto in occasione delle manifestazioni che si terranno nell'ambito della settimana contro la violenza di genere.
La combattiva e rumorosa manifestazione del 22 diventa anche la risposta al governo Meloni che il giorno seguente ha organizzato una manifestazione istituzionale per rilanciare come si legge nel documento di NUDM “l’attacco all’antiviolenza con una corsa podistica nel centro di Roma dal titolo 'Corri libera'”,
un'iniziativa di propaganda governativa per “cercare di appropriarsi e cambiare segno alla giornata contro la violenza di genere, diventata una giornata di lotta negli ultimi 9 anni”.
Bersagliato il governo Meloni anche per la sua politica “bigotta” e repressiva, critiche anche verso le leggi su femminicidi, e la legge sul “consenso libero e attuale”, che il 25 novembre proprio nella giornata internazionale contro la violenza di genere passeranno alla votazione in Senato per il loro definitivo varo, perché anche se riconoscono i due reati si basano solo sulla repressione e non prevede nessun pianto nei confronti della prevenzione. Anzi, il governo Meloni, attraverso i suoi ministri più misogeni, omofobi, oscurantisti e antiabortisti, Valditara e Roccella, attacca l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, ritenuta inutile verso la prevenzione, e lascia senza fondi i centri antiviolenza, non prevedendo nessun potenziamento di essi e riducendo al minimo lo stanziamento dei fondi riservati alle Regioni per i finanziarli.
Il corteo delle donne lancia slogan anche contro gli obiettori nelle strutture ospedaliere e nei consultori che minano il diritto di aborto, che invece dovrebbe essere libero, sicuro e accessibile in tutto il nostro Paese specie nel Sud e nelle isole. Slogan a favore dei consultori, per la contraccezione gratuita e perché la pillola del giorno dopo possa essere medicalmente usufruibile senza ostacoli per le donne che ne fanno domanda.
Alcune manifestanti bruciano cartelli di Pro Vita e Famiglia vicino alla sede dell'associazione antiabortista, mentre il corteo prosegue verso via Cavour, dove vengono fatti tintinnare i mazzi di chiavi, il flash mob universale per denunciare la violenza all'interno della quattro mura domestiche.
Su i più importanti edifici e palazzi storici le organizzatrici proiettano i dati dell'Osservatorio sui femminicidi e slogan contro il precariato femminile nella scuola. Quasi alla fine vengono lanciati in aria due palloni giganti, con la bandiera palestinese e quella delle persone trans, a segnare l'intreccio delle lotte "contro ogni forma di oppressione".
Tanti i cartelli contro la scuola di Valditara che con il decreto votato in questi giorni alla Camera: “vieta l'educazione sessuale anche alle scuole medie e la subordina al consenso dei genitori negli istituti medi superiori, svuotando la scuola pubblica di un ruolo educativo insostituibile nella diffusione della cultura del consenso e delle differenze”
, come si legge nel documento NUDM di lancio della mobilitazione. Ma anche perché continua il documento “le indicazioni nazionali di Valditara vanno proprio nella direzione di sdoganare la violenza, del disciplinamento di studenti e docenti, della militarizzazione dei saperi e della formazione, di un approccio alla cultura bigotto e autoritario. Si accompagnano alla stretta sui percorsi di affermazione di genere con la Legge Disforia nella crociata ideologica antigender che colpisce in particolare infanzia e adolescenza”
.
Tanti cartelli e slogan anche contro i ministri del governo neofascista Meloni, Nordio e Roccella. Il primo perché il giorno prima alla conferenza proprio sui femminicidi ha espresso il suo pensiero di lombrosiana memoria e cioè che gli uomini la violenza ce l'hanno nel Dna: “una sedimentazione nella mentalità dell’uomo difficile da rimuovere, di sopraffazione, superiorità. Anche se oggi l’uomo accetta e deve accettare questa assoluta parità nei confronti della donna, nel suo subconscio il suo codice genetico trova sempre una certa resistenza”
… La ministra per la “Famiglia e la Natalità”, per le sue note posizioni antifemminili, e per aver attaccato la manifestazione di NUDM ritenendola “vittimistica” e “luttuosa” e per opporsi all'educazione sessuo-affettiva nelle scuole ritenendola inutile: “Lei ride. Il governo misogino denigra la prevenzione alla violenza –
si legge in un post nelle pagine social di NUDM - e ci dice di festeggiare per quelle che non vengono uccise”
.
Le donne e soprattutto le giovani e giovanissime anche questa volta hanno dimostrato la forte reattività e combattività contro il governo Meloni e contro le discriminazioni, i soprusi e le ingiustizie. Anche se la partecipazione alla manifestazione è stata minore rispetto alle altre precedenti, (per la scelta discutibile delle organizzatrici di puntare più alle manifestazioni locali che si terranno in gran parte delle città del nostro Paese per il giorno 25 novembre) non poteva essere ignorata come ha fatto il giornale di Travaglio e dei putiniani “Il Fatto”, o confinata a pagina 24 da “La Repubblica”, dopo aver dato quattro pagine, oltre la prima, alla morte di Ornella Vanoni...
Se da un lato salutiamo come una novità positiva la scelta di NUDM di appoggiare lo sciopero dei sindacati non confederali del 28 novembre contro la finanziaria del governo Meloni, è la prima volta che NUDM prende ufficialmente una posizione di fronte unito (“Occupiamo le piazze per bloccare tutto e unire le lotte” si legge nel documento NUDM sulle motivazioni delle manifestazioni del 22 e del 25 novembre), dall'altro pensiamo che la parola d'ordine “sabotiamo guerre e patriarcato” sia una parola non chiara e per quanto riguarda la guerra, nella sua definizione generica, errata. Essa aggiunge confusione ideologica e politica su pace, guerra e imperialismo, quest'ultimo mai citato nel documento delle organizzatrici.
La riteniamo errata poiché oggi è necessario più che mai distinguere fra guerre giuste e guerre ingiuste, come indica Mao: “La storia dimostra che le guerre si dividono in due categorie: le guerre giuste e le guerre ingiuste. Tutte le guerre progressiste sono giuste e tutte le guerre che impediscono il progresso sono ingiuste. Noi comunisti ci opponiamo a tutte le guerre ingiuste che impediscono il progresso, ma non ci opponiamo alle guerre giuste, progressiste. Noi comunisti non solo non ci opponiamo alle guerre giuste, ma vi partecipiamo attivamente. La Prima guerra mondiale è un esempio di guerra ingiusta: le due parti combattevano per interessi imperialistici, ed è per questo che i comunisti di tutto il mondo si opposero risolutamente ad essa. Il mezzo per opporsi a una guerra di questo genere è fare tutto il possibile per impedirla prima che scoppi, ma una volta scoppiata, bisogna opporsi alla guerra con la guerra, opporsi alla guerra ingiusta con la guerra giusta, ogni volta che sia possibile.”
E se da una parte NUDM lancia la parola d'ordine di sabotare le guerre è molto fumosa in che modo attuare questo sabotaggio, mentre dovrebbe essere chiara e lampante la necessità di chiamare il popolo italiano, comprese le masse femminili, a insorgere se l'Italia entrasse nella guerra imperialista mondiale.
Come la giusta lotta al patriarcato di NUDM rimane sterile e innocua, se non si comprendono due questioni fondamentali: la prima è che la subordinazione, la sottostima e i ruoli inferiori nella produzione e nelle istituzioni della donna e l’affermazione del patriarcato sono legate alla nascita della proprietà privata e della divisione in classi della società. La seconda questione è che per cancellare definitivamente il patriarcato e conquistare la reale e concreta emancipazione della donna non bastano le leggi, per quanto avanzate esse possano essere, ma occorre sollevare le donne dal lavoro domestico e familiare, il che comporta una trasformazione radicale della società dal punto di vista economico, sociale e statale, che solo il socialismo e il potere politico del proletariato potranno realizzare e garantire.
26 novembre 2025