Riparte la mobilitazione a Genova
All’ex-Ilva di Cornigliano la lotta continua

Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
I lavoratori ex-Ilva di Genova Cornigliano, lunedì 1° dicembre, sono scesi di nuovo in piazza per riprendere la lotta in difesa del posto di lavoro. L’incontro, tanto atteso e a cui molti si erano spesi e messo in programma a seguito della lotta dei lavoratori ex-Ilva il 19 novembre, con Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy del governo neofascista di Giorgia Meloni, non ha avuto le risposte che i lavoratori attendevano, ma piuttosto la conferma che per gli impianti siti nel Nord non esiste nessuna prospettiva futura di riapertura; Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi.
I lavoratori riuniti in assemblea hanno immediatamente proclamato uno sciopero, sono scesi in piazza, hanno occupato con i mezzi meccanici le strade, le vie di comunicazione nel quartiere in cui è presente l’impianto siderurgico, montato delle tende e acceso un falò; servirà per scaldarsi durante la notte. Nella sostanza ciò che, con determinazione, chiedono i lavoratori è che si ritiri il Piano Corto. Piano aziendale che prevede che l’impianto siderurgico di Taranto produca meno della sua capacità e che quel poco prodotto non venga inviato agli impianti del Nord per essere lavorato, ma indirizzato all’estero. Nel concreto l’impianto di Genova Cornigliano perderebbe le 200 mila tonnellate di acciaio necessarie per tenere aperte le linee di zincatura e di conseguenza andrebbe incontro a un ovvio smantellamento.
“Montiamo le tende e ci scaldiamo con i falò” ha affermato Armando Palumbo della Fiom “Restiamo in attesa che dai commissari e dal ministro arrivino le 200 mila tonnellate di zincato tolte”.
Sindacati confederali, sindaca di “centro-sinistra” Silvia Salis, presidente della Liguria di “centro-destra” Marco Bucci, hanno chiesto un ennesimo intervento e un ennesimo incontro con il ministro Urso. Potrà essere utile, ma solo se si affronterà il toro per le corna.
Poco prima che i lavoratori dessero vita al corteo, che li avrebbe condotti nell’area da loro destinata al montaggio delle tende per la notte, ha preso la parola un sindacalista Usb, molto applaudito, il quale ha dichiarato che si deve assolutamente andare a una soluzione alternativa al privato, trovare gli strumenti straordinari per la messa in sicurezza dei lavoratori, della popolazione, e dell’ambiente. Ha ribadito l’esempio francese con la proposta di nazionalizzazione di Arcelor-Mittal e che quella è l’unica strada percorribile.
E quella è in definitiva, e intanto, l’unica strada percorribile. In alternativa avverrà uno “spezzatino”. Gli avvoltoi si presenteranno al tavolo imbandito di aiuti economici dallo Stato. Divoreranno, come di consueto, i finanziamenti statali ottenuti dallo sfruttamento, dalle tasse pagate da lavoratori e pensionati, e poi, come nella più ferrea strategia e logica capitalistica, dichiareranno il fallimento e in conclusione a pagare sarà la classe operaia.

3 dicembre 2025