Genova: 5mila al corteo contro la finanziaria della ducessa Meloni e il genocidio del popolo palestinese. “Genova avrà gli occhi del mondo addosso”

Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
È con un’azzeccata metafora che José Nivoi, portuale ed ex membro della Global Sumud Flotilla per Gaza, è intervenuto a una conferenza propedeutica allo sciopero del 28 novembre indetto da Usb, Cobas, Cub. Ha dichiarato: “Genova avrà gli occhi del mondo addosso”. E così è stato. Alla stessa conferenza Maurizio Rimassa, segretario Usb Ligure, ha illustrato la piattaforma rivendicativa. “Al centro dello sciopero c’è la questione del salario e quindi l’invito a mettere in discussione le firme degli ultimi contratti nazionali che hanno di fatto contraddetto il sempre più necessario recupero del potere d’acquisto dei salari. Si chiede, per cui, la rivalutazione automatica delle retribuzioni e delle pensioni. La fine della precarietà. Riguardo all’età pensionabile di non allungarla ma di riportarla a 62 anni. Non armi per la guerra imperialista ma case popolari per affrontare l’emergenza abitative e investire risorse economiche nella sanità pubblica e nella scuola sempre più saccheggiate e sacrificate per acquistare armi. Sostegno al martoriato popolo palestinese e condanna allo Stato sionista d’Israele”.
In sintesi ciò che con forza Usb, Cobas e Cub chiedono con questo sciopero nazionale è di fermare la legge di bilancio del governo neofascista della ducessa Meloni, contrastare la sua manovra di guerra e di rilanciare a oltranza i diritti del popolo della Palestina. Su queste, più che legittime, rivendicazioni si sono espressi anche i portuali dei Calp: “Occorre interrompere la filiera di morte dei nostri Paesi, che arriva fino alla complicità nel genocidio del popolo palestinese. Torniamo a bloccare tutto”.
Alla manifestazione genovese, che ha assunto un valore quasi assoluto, molte presenze internazionali. Fra i tanti hanno aderito l’attivista Greta Thunberg, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori occupati palestinesi, l’attore Moni Ovadia, Thiago Avila dal Brasile, l’ex ministro greco Yanis Varoufakis e tanti giornalisti, artisti e personalità non meno importanti. Per comprendere quanto sia esteso e universale il mondo culturale e politico che chiede con forza un cambio di rotta, a sostegno dell’iniziativa di lotta è arrivato anche il messaggio di Roger Waters, storico leader del gruppo rock Pink Floyd: “Sono un musicista. Speriamo che questo sciopero sia parte di uno sciopero generale globale a sostegno dei nostri fratelli e sorelle in Palestina, per fermare il genocidio perpetrato dallo Stato di Israele”. Waters, all’iniziativa Usb e alla causa del popolo palestinese, ha anche dedicato un videoclip. Ma tutto questo non sorprende. Semmai sorprende chi non ha ancora preso posizione, chi ancora non ha ancora alzato la voce, il pugno, chi ancora non si è schierato contro il genocidio che subisce il popolo palestinese con la fattiva complicità dei governi del mondo imperialista e capitalista.
Il concentramento era nei pressi della stazione di Genova Brignole. Il corteo composto da migliaia di anticapitalisti, di antimperialisti e di antisionisti (non meno di cinquemila partecipanti) ha preso il via percorrendo via XX Settembre, piazza De Ferrari, via Roma, piazza Corvetto e via Gramsci, costeggiando il porto per poi concludersi presso il varco Albertazzi; porta d’ingresso delle merci nel porto di Genova.
Davanti alla determinata manifestazione c’era un camion con a bordo grandi amplificatori, necessari per dare la parola a molti convenuti; sindacalisti Usb, Cobas, studenti medi e universitari, ma anche giornalisti venuti dalla Germania e da altri Paesi. Le parole d’ordine più gettonate Free free Palestina, Siamo tutti antifascisti, Buttiamo giù il governo Meloni, No alla manovra di guerra. E poi le bandiere palestinesi che si gonfiavano al vento, i tamburi che non conoscevano sosta, che davano il ritmo alle incalzanti parole d’ordine. Molte delle quali dedicate all’Imam di Torino, Mohamed Shahim, arrestato e tradotto al CPR di Caltanissetta, su cui pende un provvedimento di espulsione e di rimpatrio in Egitto suo Paese di origine in cui rischierebbe la morte; la sua colpa è di aver definito il 7 ottobre 2023 un momento di “resistenza legittima”’.
In contemporanea, lungo la costa marina, diverse imbarcazioni della Global Sumud Flotilla battenti la bandiera della Palestina (molte delle quali, pochi mesi fa, avevano affrontato le navi da guerra israeliane per portare a Gaza solidarietà e alimenti) si sono idealmente affiancate lungo il percorso e hanno dato vita a un corteo via mare.
Ciò che ha visto il 28 novembre la città di Genova e ciò che la città di Genova ha fatto vedere al mondo è stata una grande giornata di lotta. Ne serviranno altre. Sì, ne serviranno altre. Tuttavia, come “canta” la classe operaia genovese alle proprie manifestazioni “Noi siamo gente che non molla mai”.

3 dicembre 2025