L’astensionismo alle regionali a Ischia raggiunge il 62% e dimostra il fallimento della politica borghese
Dal corrispondente della Cellula “Il Sol dell'Avvenir” di isola d'Ischia
A Ischia l’astensionismo alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre ha raggiunto il 62%! C’è chi ne parla a denti stretti, chi evita di precisare il tetto conquistato, chi azzarda analisi sociologiche più o meno cervellotiche e pietistiche. Non si dice con chiarezza che le masse popolari non ne possono più di questa democrazia rappresentativa fatta di intrallazzi, di giochi e giochini, di clientele e di fregature.
Basta leggere ciò che si dice dei big
della politica locale: chi esulta per aver conquistato un bagaglio di voti per i suoi candidati, chi per altri candidati dello stesso partito o della stessa coalizione. Una scacchiera con pezzi che si spostano in base ai favori che poi restituiranno una volta eletti. Ovviamente al di là e alla faccia dei veri problemi.
Il PMLI ha diffuso i suoi documenti anche ad Ischia, per invitare gli elettori a disertare dalle urne, annullare la scheda o a consegnarla in bianco. Denunciavamo con estrema chiarezza il fallimento della politica di De Luca in Campania, con le sue chiacchiere sulle grandi conquiste nella sanità, nei trasporti, nell’ambiente, nella scuola, nel lavoro e nell’occupazione. Come se non bastasse, continuerà a sbandierare le sue conquiste anche ora che c’è Fico. Denunciavamo anche il fallimento della politica sull’isola in vari campi, in particolare quello ambientale.
I marxisti-leninisti hanno indicato l’alternativa delle Assemblee popolari e dei Comitati popolari per una società socialista, in ambito comunale, provinciale, regionale e nazionale.
Non possiamo non ricordare quanto affermato da Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI: “In Italia il potere politico, finanziario, culturale è posseduto dalla borghesia. Il proletariato non possiede niente se non le braccia per lavorare e arricchire la borghesia. Il voto sulla scheda elettorale serve unicamente a mantenere al governo una delle fazioni della classe borghese dominante. Questa situazione va rimossa: il proletariato al posto della borghesia. Per porre fine allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, alla società divisa in classi e al sistema economico capitalista che è la fonte di tutti i problemi”. Se riusciamo a capire un concetto come questo, allora ci rendiamo conto della inutilità di eleggere questo o quell’altro esponente di una borghesia fallita e ci rendiamo conto che è tempo di rivoltare il tavolo. La generazione Z comincia a capirlo soprattutto quando scende in piazza e grida forte la parola d’ordine “Cambiare tutto”, anche se, come fa riflettere un articolo pubblicato da “Il Bolscevico”, bisogna chiarire bene cosa bisogna cambiare e che cosa comprende quel “tutto”, affinché non rischi di essere solo una parte del tutto.
Con l’astensionismo che cresce di volta in volta, le masse stanno dimostrando che non ne possono più di questo andazzo. Certo, gli astensionisti non sono marxisti-leninisti. Al PMLI resta l’arduo e faticoso compito di diffondere le sue analisi, le sue proposte. E soprattutto di spiegare che non bisogna vergognarsi di parlare di socialismo e di una società comunista, come avviene nella cosiddetta “sinistra”. Se non c’è il coraggio di essere chiari, di dire come stanno le cose e qual è l’alternativa, sarà difficile sbarazzarci di Mussolini in gonnella.
3 dicembre 2025