Indetto il 28 novembre dai sindacati di base
Sciopero generale contro la Manovra di austerità del governo Meloni
Manifestazioni in più di 60 città. Grande partecipazione degli studenti accanto ai lavoratori del pubblico e del privato. Il PMLI presente a Milano, Firenze, Sassari, Termoli, Catania.
Sono state una sessantina le manifestazioni svoltesi in tutta Italia in occasione dello sciopero generale indetto da tutti i sindacati di base contro la legge di Bilancio del governo Meloni. Uno sciopero che ha collegato il sostegno alla Resistenza e al popolo palestinesi, con l'opposizione a una finanziaria di guerra che sposta le risorse dalla spesa pubblica al riarmo, lasciando la sanità, la scuola, i trasporti pubblici sotto la scure dei tagli e nelle mani dei privati.
Alle lavoratrici e ai lavoratori del settore pubblico e privato si sono uniti in forze gli studenti, in continuità con le mobilitazioni del 22 settembre e del 3 ottobre scorsi. Studenti che, oltre a patire le croniche carenze della scuola pubblica, devono subire la politica del governo neofascista della Meloni e del ministro dell'Istruzione Valditara, che vogliono i giovani succubi dei padroni, della chiesa e dei militari, e che in questi mesi hanno tentato in tutti i modi, manganellate comprese, di reprimere ogni iniziativa studentesca di sostegno al popolo palestinese e di condanna del genocidio perpetrato dai nazisionisti israeliani.
Lo sciopero generale dei sindacati di base ha messo nel mirino il governo Meloni per una manovra che stringe i cordoni della borsa nei confronti di lavoratori, pensionati e masse popolari per destinare tutte le risorse disponibili, per quanto ridotte, ai poteri economici e alle classi sociali su cui si fonda il consenso del suo governo neofascista. Ma anche per obbedire ai diktat di Bruxelles, come la riduzione del debito pubblico; non a caso l'Italia è stata promossa dalle agenzie di rating. Ma il miglioramento dei conti pubblici, ottenuto con la macelleria sociale, serve solo per avere il lascia passare dalla UE per stanziare 12 miliardi presi a prestito agevolato dal fondo Safe previsto dal programma Rearm Europe, che si vanno ad aggiungere ai 23 miliardi già stanziati per il prossimo triennio e nel quadro del programma di riarmo che prevede la spesa complessiva di ben 140 miliardi di euro nei prossimo 15 anni.
I sindacati hanno rilanciato anche una lunga serie di rivendicazioni, indispensabili a sostenere le necessità della stragrande maggioranza della popolazione italiana che negli ultimi anni ha visto un drastico peggioramento delle proprie condizioni di vita, tra cui 6 milioni di persone in povertà assoluta. Tra le principali l'aumento dei salari indicizzandoli all’inflazione reale e adeguare le pensioni anche con un meccanismo automatico (scala mobile), ridare dignità al lavoro cancellando la precarietà e il sistema degli appalti, massicce assunzioni e internalizzazioni nel Pubblico impiego, contrastare la disoccupazione riducendo l’orario di lavoro a parità di salario, andare in pensione a 62 anni.
Oltre ai temi strettamente legati al lavoro, le rivendicazioni toccavano anche le questioni più generali, a partire dalla richiesta di un sostanzioso piano di edilizia popolare, dopo che il governo ne ha annunciato uno che poi si è rivelato solo propaganda, sparendo del tutto dalla Legge di bilancio, lasciando che milioni di famiglie si trovino nell'impossibilità di trovare un alloggio a prezzi ragionevoli. E poi la richiesta si investimenti per la sanità, per i trasporti, per la scuola, l’istruzione e la ricerca, un sistema fiscale progressivo e che preveda la tassazione dei grandi patrimoni e la requisizione degli extraprofitti di chi si è arricchito in questi anni, fermare le grandi opere e destinare risorse alla difesa dei territori.
Il PMLI era presente a Milano, Firenze, Sassari... E questa sua presenza non poteva passare inosservata ai media della destra che, in particolare attraverso il crumiro “Giornale” della famiglia Angelucci diretto da Sallusti, a commento dello sciopero generale del 28, il giorno successivo pubblicava la foto della bandiera e del manifesto del PMLI accompagnata da una didascalia che sembra invitare Meloni a prendere provvedimenti contro il PMLI che nelle piazze col suo manifesto la paragona a Mussolini mentre spinge le masse a buttarla giù.
La mobilitazione è stata capillare, ha coinvolto tutte le regioni e la maggior parte delle province italiane. Una delle più grandi si è tenuta a Milano
, a cui ha partecipato anche il PMLI (rimandiamo alla corrispondenza locale). Più di 15mila manifestanti hanno invaso le strade del capoluogo lombardo bloccando la città, già in tilt per lo sciopero nei trasporti. La cosa ha fatto andare su tutte le furie il deputato di Fratelli d’Italia ed ex vice sindaco, Riccardo De Corato, “un altro corteo pro-Hamas” ha esclamato, annunciando la sua proposta fascista: “se si vuole scendere in piazza armati di slogan politici estremisti e intenzionati a blocchi di viabilità e traffico, inficiando le normali attività lavorative dei residenti, si deve rispondere con il patrimonio”, chiedendo l'introduzione di una sorta di cauzione ( o di risarcimento) per gli eventi considerati ad “alto rischio”.
Sia in Lombardia che in Piemonte, oltre ai cortei, si sono svolti blocchi e picchettaggi nei più importanti poli logistici del nor-ovest. A Torino
combattivo corteo con 5mila partecipanti. La manifestazione ha avuto eco nazionale perché i media esclusivamente stigmatizzato l'incursione ai locali del quotidiano cittadino La Stampa
, al momento vuoti perché i giornalisti erano in sciopero per il loro rinnovo contrattuale, quotidiano ritenuto complice dell'arresto dell'imam Shahin. (si legga l'articolo a parte)
A Genova
(rimandiamo alla corrispondenza locale) la piazza è stata composita e rumorosa: portuali, operai, precari, studenti, infermieri, famiglie: più di 5mila i manifestanti. Al centro, la sigla del Calp – i portuali di Genova – che per molti rappresentano un punto di riferimento delle lotte cittadine. Hanno sfilato nel corteo anche gli attivisti Greta Thunberg e Thiago Avila della Global Sumud Flotilla. La relatrice speciale dell’Onu per la Palestina Francesca Albanese, è intervenuta in piazza al comizio finale dove, tra le altre cose, ha detto: “il cessate il fuoco a Gaza è una finzione”.
A Venezia
ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia davanti alla divisione elicotteri della Leonardo. I manifestanti in corteo per lo sciopero generale hanno provato ad avanzare verso i cancelli incontrando il getto dell’idrante della polizia che ha poi effettuato una carica per far indietreggiare i dimostranti. Grande partecipazione a Bologna
, con un corteo di 10mila manifestanti. Nel capoluogo emiliano si è aggiunto un ulteriore motivo per protestare, quello contro il Comune per il mancato adeguamento dei salari dei dipendenti.
Manifestazione a Firenze
con circa 4mila manifestanti in piazza, a cui ha partecipato il Pmli (vedi articolo a parte). In Toscana iniziative anche a Pisa e Livorno. Nella città labronica presidi e blocchi in diversi punti, tra cui la Via Aurelia e Via del Levante davanti alla fabbrica di armi ex Leonardo. A Roma
la manifestazione si è svolta con un presidio di massa sotto Montecitorio dove sono state rilanciate le rivendicazioni dei sindacati in antagonismo alla Finanziaria di guerra del governo Meloni. Sindacati di base in piazza a Termoli
: “No a guerre e riarmo, investimenti nel sociale”. Presente anche il PMLI (rimandiamo alla corrispondenza locale).
A Napoli
la manifestazione è terminata davanti la sede di Confindustria Campania. Durante il corteo è stato calato un grande striscione che rivendicava la liberazione del leader palestinese Marwan Barghouti nelle carceri israeliane da 23 anni (rimandiamo alla corrispondenza locale). A Bari
la pioggia battente non ha fermato i lavoratori e gli studenti scesi in piazza contro la Finanziaria del governo Meloni. Due cortei hanno bloccato la città pugliese. I manifestanti hanno ricordato anche il 48esimo anniversario dell’uccisione di Benedetto Petrone, il giovane militante colpito a morte il 28 novembre del 1977 a Bari Vecchia, durante un agguato neofascista. Manifestazione anche a Catania
, dove ha partecipato il PMLI ed è intervenuto il compagno Sesto Sghembri (si legga la corrispondenza locale).
Una grande giornata di lotta contro la Finanziaria di guerra, contro il governo della Meloni e di solidarietà al popolo e alla Resistenza palestinese. Un successo che avrebbe potuto essere ancora più grande se ci fosse stata la convergenza con la Cgil su un unica data. Ma nonostante le lavoratrici e i lavoratori di tante sigle avessero espresso la volontà di “fare come il 3 ottobre”, e alcuni sindacati di base avessero avanzato questa proposta, il sindacato di Landini, ma anche l'Usb, hanno fatto in modo che quella data rimanesse un'eccezione.
Adesso il 12 dicembre ci sarà lo sciopero generale indetto dalla Cgil, e sarà l'occasione per dare un altro duro colpo al governo, auspicando che quella voglia di unità che si percepisce tra i lavoratori, precari e studenti, riesca a spingere anche le dirigenze sindacali ad accantonare le differenze, che pure ci sono, e a ricercare l'unità d'azione nella lotta contro il governo neofascista della Meloni.
3 dicembre 2025