Molise: Sindacati di base in piazza a Termoli: “No a guerre e riarmo, investimenti nel sociale”. Lavoratori abruzzesi e molisani uniti per invertire la rotta. Presenza del PMLI

Dal corrispondente del PMLI per il Molise
Lavoratori con stipendi da fame, finanziaria di guerra, inflazione che erode il potere di acquisto, crisi comatosa per gli impianti automotive di Termoli e Val di Sangro e la presa in giro della gigafactory , il genocidio in Palestina.
È contro questo stato di cose, per chiedere un cambio di rotta (soldi non per la guerra ma per lo “Stato sociale”, la dignità ed il lavoro), per smuovere le coscienze delle masse popolari molisane e del circondario che il 28 novembre le sezioni abruzzesi e molisane di CUB, Cobas e USB sono scese in piazza a Termoli (Campobasso) nel contesto più ampio dello sciopero nazionale dei sindacati di base. Molto positivo vedere tante sigle continuare a stare assieme in piazza: la classe operaia va portata compatta sulle barricate, serve fare massa, serve stare assieme su posizioni combattenti. E tutto ciò lo abbiamo constatato, bene così. Parimenti importante, nel centinaio di manifestanti, la presenza di militanti anarchici, Costituente comunista, PRC, Pap e PMLI. Certo, non grandi numeri, certo mancavano gli studenti ma, considerando lo stato attuale della lotta di classe sul territorio, da una parte, e la giornata fredda e piovigginosa, dall’altra, era difficile fare di più.
L’importante era stare nelle strade, continuare a mostrare che, anche in Molise, esiste uno zoccolo duro di compagni, operai, sindacalisti, giovani che hanno le idee chiare su cosa sta accadendo nel Paese e nel mondo.
Il disastroso impegno del governo della ducessa Meloni a indebitare il Paese negli anni a venire per l’acquisto di armi e le sue leggi antipopolari e repressive, sono state ben evidenziate dai numerosi interventi, prima in piazza Donatori di sangue, poi durante il corteo fino al municipio (a proposito, bravi i politicanti borghesi locali ad asserragliarsi come topi impauriti al suo interno, chiudendo gli ingressi e rifiutandosi di scendere a dire qualcosa, almeno sulla crisi dello stabilimento di Stellantis: bene così, non avete nulla da dirci, non abbiamo nulla in comune, voi da una parte della barricata, noi dall’altra) e poi con un presidio ai cancelli dell’ex Fiat. Spazio alle parole dei sindacati: “pretendono che per una manciata di euro andassimo ad ammazzare esseri umani in Sudan o Yemen o altrove”, “che chi non vuol lottare resti affianco ai padroni, quello è il posto dei servi, non siamo la stessa cosa”, “ai giovani diciamo che i diritti non ci sono sempre, vediamo che oramai esistono sempre più sulla carta, non nella vita reale, anche per colpa dei sindacati confederali, sempre più palesemente complici di questo governo”.
Nonostante qualche sfumatura e differente analisi su punti specifici (inevitabili quando si hanno tanti partiti e sindacati), la giornata di sciopero è perfettamente riuscita, la strada imboccata, basata su unità, voglia di scioperare e lottare, è quella giusta. Resta da fare il passo successivo: cercare di ampliare questo zoccolo duro, coinvolgere fette via via crescenti di lavoratori e studenti, alzare il livello della conflittualità sociale. Lavoro da sempre perseguito dal nostro Partito in Molise e in Italia e che, seppur lentamente, vediamo realizzarsi sotto i nostri occhi.
 

3 dicembre 2025