Accusata di frode, corruzione, conflitti di interesse e violazione del segreto professionale
Indagata Mogherini (PD), ex capo della politica estera Ue
Fermato anche l'ambasciatore Sannino, già consigliere di Prodi

Il 2 dicembre su ordine della magistratura belga e della procura europea (Eppo) è stata fermata a Bruxelles la boss del Pd Federica Mogherini, ex capo della politica estera Ue. Una inchiesta che avviene dopo tre anni dal Qatargate (l’inchiesta che il 19 dicembre 2022 portò alla luce a suon di manette e avvisi di garanzia il vergognoso sistema corruttivo messo in piedi da alcuni parlamentari europei del gruppo Socialisti e Democratici S&d con alla testa i piddini Antonio Panzeri, poi passato con Articolo uno, e Andrea Cozzolino; l’ex vice presidente del Parlamento europeo, la greca Eva Kaili, e il suo compagno Francesco Giorgi, assistente parlamentare di Panzeri) e a nove mesi dallo scandalo Huawei che nel marzo scorso ha coinvolto lobbisti del Pd in combutta con parlamentari europei di FI, un nuovo scandalo scuote dalle fondamenta le istituzioni parlamentari borghesi europee.
L’ex ministra degli Esteri del governo Renzi ed ex Alta rappresentante per la politica estera europea è accusata di frode negli appalti, corruzione e conflitto di interessi.
L'inchiesta riguarda il programma di formazione finanziato con 990 mila euro dall’Unione europea e assegnato al Collegio d’Europa, il prestigioso istituto post universitario che ha sede a Bruges, di cui Mogherini è rettrice dal 2020 in barba al palese conflitto di interessi dato che il Collegio, formalmente un istituto indipendente di studi europei, viene finanziato in gran parte con fondi della stessa Commissione europea di cui Mogherini è stata vicepresidente e Alta rappresentante della politica estera e di sicurezza dal 2014 al 2019..
A far scattare le indagini è stato l’acquisto a dir poco sospetto di un edificio a Bruges costato al Collegio 3,2 milioni di euro in Spanjaardstraat per ospitare i diplomatici che frequentano l’accademia. Secondo gli inquirenti il bando per l’assegnazione dei fondi prevedeva prerequisiti fondamentali cuciti su misura per il Collegio fra cui la messa a disposizione di alloggi per i partecipanti ai corsi. Ma a destare i maggiori sospetti è stata soprattutto la tempistica inerente l’acquisto dell'immobile avvenuto nel 2022, in un periodo di estrema difficoltà finanziaria del Collegio, e guarda caso poco prima che il Seae (Servizio europeo per l’azione esterna in pratica il ministero degli Esteri dell’Ue) pubblicasse il bando di gara che in seguito ha assegnato all’accademia diplomatica un finanziamento di 654 mila euro.
Insieme a Mogherini sono stati fermati l’ambasciatore Stefano Sannino, ex segretario generale del Seae, ora a capo della Direzione generale per il Medio Oriente, il Nord Africa e il Golfo (Dg Mena), e l'italo-belga Cesare Zegretti, codirettore dell’ufficio Executive Education, Training and Projects del Collegio d’europa.
Alla base della nuova indagine ci sono le irregolarità nell’assegnazione da parte del Seae del progetto per la realizzazione dell’accademia diplomatica dell’Unione europea che garantiva un programma di formazione post universitario di nove mesi destinato a giovani diplomatici negli Stati membri. I reati ipotizzati sono turbativa e frode in appalti pubblici, corruzione, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale che, secondo la procura europea che ha lavorato in collaborazione con l’ufficio europeo per la lotta antifrode (olaf), si riferiscono a fatti che risalgono al periodo 2021-2022.
Oltre ai tre fermi, la polizia belga ha eseguito anche una serie di perquisizioni negli uffici del Seas a Bruxelles, nella sede del Collegio a Bruges e in tre abitazioni.
Gli investigatori, che hanno chiesto è ottenuto la revoca dell'immunità diplomatica per poter procedere al fermo di Mogherini e di Sannino, sono convinti che i rappresentati del Collegio sono stati informati in anticipo sui criteri di selezione della procedura di gara ed avevano “sufficienti motivi per credere” che si sarebbero aggiudicati il corso e i relativi fondi “prima della pubblicazione ufficiale da parte del Seae del bando di gara”.
In particolare, secondo i magistrati, sarebbe stato violato l’articolo 169 del regolamento finanziario federale belga che sanziona la “concorrenza sleale” e che le informazioni ottenute illecitamente “siano state condivise con uno dei candidati che hanno partecipato alla gara”.
Al vaglio degli inquirenti e oggetto di verifiche da parte della magistratura belga e della procura europea ci sono anche i legami e i rapporti di collaborazione tra Mogherini e Sannino.
Sannino è un veterano della diplomazia europea che come la Mogherini vanta stretti legami con il “centro-sinistra” italiano e l’ala socialista in Ue. É stato capo della missione Osce in Jugoslavia e poi consigliere diplomatico di Romano Prodi quando questi era presidente della Commissione e a Palazzo Chigi tra il 2006 e il 2008.
Le loro carriere si sono incrociate più di una volta. La prima, per un breve periodo, quando Mogherini è diventata ministro degli Esteri del governo Renzi, da febbraio a ottobre 2014, e Sannino, nominato da Letta nel 2013, era già rappresentante permanente d’Italia all'Ue, incarico che ha ricoperto dal 2013 al 2016, quando è stato nominato ambasciatore italiano in Spagna. La seconda quando, a fine 2014, la boss del Pd è diventata vicepresidente della Commissione e Alto rappresentante per la politica estera dell’ue, ruolo nel quale ha intrattenuto quantomeno rapporti professionali con Sannino. Nel periodo oggetto d’indagini (2021-2022), Mogherini era rettore del Collegio d’europa e Sannino segretario generale del Servizio Esteri dell’Ue, posizione dalla quale, sospettano gli inquirenti, Sannino avrebbe potuto sicuramente influenzare la gara d’appalto.
In attesa di ulteriori sviluppi dell'inchiesta, è a dir poco inquietante notare che le persone fermate (e poi rilasciate dopo un interrogatorio di oltre 10 ore) sono tutte italiane e tutte di “centro-sinistra”. Una caratteristica che in Belgio sta diventando una costante, quando si parla di mazzette. Solo per rimanere agli ultimi anni, erano quasi tutti italiani e tutti del Pd i massimi indagati Qatargate: le eurodeputate Alessandra Moretti e Elisabetta Gualmini, Antonio Panzeri (poi passato con Articolo uno), Andrea Cozzolino e Francesco Giorgi (assistente parlamentare di Panzeri); beccati con i sacchi di denaro in casa proventi dalle mazzette pagate da Qatar e Marocco per addolcire le condanne politiche e le sanzioni economiche inflitte dalla Ue ai Paesi che non rispettano i diritti umani. E sono italiani legati al Pd in combutta con FI, in funzione bipartisan, anche i protagonisti dello scandalo Huawei, scoppiato nel marzo scorso. Secondo la procura belga una banda di sette lobbisti, di cui due legati al PD, avrebbero corrotto una quindicina di eurodeputati per difendere gli interessi del colosso cinese dalle norme restrittive Ue in materia di sicurezza digitale e sviluppo della rete 5 G. Mazzette in cambio di protezione sarebbero finite, fra gli altri, anche sul conto di Fulvio Martusciello, boss di Forza Italia e fedelissimo di Antonio Tajani, e in quello del berlusconiano Salvatore De Meo, sulle cui teste pende una richiesta di revoca dell’immunità parlamentare.

10 dicembre 2025