Il Libro bianco della difesa dell'Ue prepara l'alleanza imperialista europea alla guerra mondiale e a fronteggiare le minacce di Putin

La superpotenza europea ha accelerato il passo su tutti i programmi finanziari, industriali e strategici stabiliti nel Libro bianco per la difesa europea – Readiness 2030 e nel piano di spesa ReArm Europe, adottati dallo scorso marzo, che mirano ad armarla fino ai denti per fronteggiare le minacce di Putin e per essere pronta alla guerra mondiale imperialista per ridisegnare l'intero assetto internazionale.
A imprimere il cambio di passo nella road-map temporale fino al 2030, sono stati due potenti fattori internazionali, come le sempre più pressanti minacce di Putin e la nuova Strategia di sicurezza nazionale di Trump, che hanno messo l'UE imperialista con le spalle al muro costringendola a valutare nuove scelte e a forzare i tempi per l'attuazione delle decisioni già stabilite, per non essere sopravanzata dall'incalzare degli eventi.
Da diverso tempo l'intelligence tedesca sostiene infatti che un attacco della Russia alla NATO sia imminente, fissandolo temporalmente al 2029, ma secondo Berlino e altri paesi colpiti del Nord e Centro Europa un attacco ibrido da parte di Mosca è in corso già adesso, con i ripetuti sorvoli di droni su aeroporti e installazioni militari, sconfinamento di aerei da combattimento, attacchi informatici, tentativi di sabotaggio, disinformazione e interferenze elettorali, che stanno diventando sempre più frequenti. Così come si stanno infittendo e salendo di tono le dichiarazioni minacciose della Russia, culminate con l'avvertimento di Putin ad un recente forum a Mosca, in cui il nuovo zar ha detto in tono di sfida: “È ridicolo pensare che la Russia attaccherà l’Europa; se volete lo metto per iscritto. Se però l’Europa decidesse di combattere contro di noi e lo facesse, saremmo pronti fin da ora”.
Quanto al dittatore fascista della Casa bianca, nei confronti dell'Europa la sua nuova strategia mira chiaramente ad indebolirla come superpotenza, e a disgregarla puntando a rinsaldare i rapporti solo con i singoli governi e partiti europei a lui politicamente affini e a trattare tutti gli altri come ostili. Mentre al tempo stesso vuole normalizzare i rapporti con la superpotenza russa (e possibilmente farci anche lauti affari insieme), anche a spese dell'Ucraina e della stessa UE, per staccare Putin dall'alleanza con Xi Jinping e concentrare tutta la sua attenzione nell'Indo-Pacifico e nel confronto economico e militare con la superpotenza rivale. A questo scopo il fascioimperialista Trump è disposto a riconoscere al nuovo zar la sua “sfera di influenza” sugli ex territori sovietici e ridimensionare la propria partecipazione alla NATO, costringendo gli alleati europei a farsi autonomamente carico della difesa del continente.

Un grande “mercato unico della difesa” europeo
Una situazione, questa, che era già temuta e in qualche modo prevista nel Libro bianco, scritto anche in vista di un disimpegno americano in Europa, ma non immaginata così dura e incombente; anzi, nel Libro la cooperazione UE-NATO rimane ancora “un pilastro indispensabile per lo sviluppo della dimensione di sicurezza e difesa dell'Unione”, e questo spiega l'accelerazione frenetica impressa dalle autorità europee a tutti i programmi di riarmo. Per non ritrovarsi cioè con un'Unione non ancora pronta militarmente a fronteggiare la “minaccia strategica” rappresentata dalla Russia e la “sfida sistemica” costituita dalla Cina socialimperialista, senza più la certezza di avere le spalle coperte dall'imperialismo a stelle e strisce.
Non che la spesa militare europea sia bassa, anzi è la seconda al mondo dopo quella USA, che arriva a sfiorare i 900 miliardi l'anno. Secondo le cifre fornite dallo stesso Consiglio europeo, nell'ultimo decennio la spesa per la difesa dell'UE è raddoppiata, e si stima raggiunga 381 miliardi nel 2025, con previsione di un ulteriore raddoppio entro il 2035. L'aumento rispetto all'anno scorso è già dell'11%, e di ben il 62,87% su quella del 2020.
Ma nonostante ciò il Libro bianco della difesa europea (analizzato dettagliatamente sul n. 13/2025 de “Il Bolscevico, qui ne diamo solo un'estrema sintesi) indica ai governi dell'Unione la rapida costruzione di un “mercato unico della difesa” dell'Europa (“uno dei più grandi al mondo”, nei sogni della guerrafondaia Ursula von der Leyen), fondato non solo su un ulteriore e più “massiccio aumento” della spesa e degli investimenti, ma anche sul coordinamento e la condivisione delle diverse capacità industriali, tecnologiche e delle competenze, sull'innovazione e l'integrazione della ricerca nella difesa, e sulla semplificazione delle procedure e delle normative (Omnibus della difesa); nonché sulla partnership industriale, commerciale e tecnologica con alcuni paesi alleati, tra cui UK, Norvegia, Canada, Turchia e India, con possibile estensione a paesi alleati dell'Indo-Pacifico, come Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda.

Lacune strategiche e finanziamento del riarmo
Le aree prioritarie su cui concentrare gli investimenti e le forze sono sette, corrispondenti ad altrettante “lacune” di importanza strategica da colmare rapidamente, e sono individuate nella difesa aerea e missilistica, multilivello e per ogni tipo di minacce; nei sistemi di artiglieria moderna, inclusi missili a lunga gittata; nella produzione di munizioni, missili e componenti; nei droni e nei sistemi anti-drone, sia aerei che terrestri, marittimi e subacquei; nella mobilità militare, con una rete di corridoi rapidi stradali, ferroviari, aerei e marittimi sui territori dell'UE e dei paesi partner; nell'intelligenza artificiale (AI), i computer quantistici, il cyber e la guerra elettronica avanzata, inclusi sistemi d'arma robotici; negli “abilitatori strategici”, che includono velivoli per il trasporto strategico e il rifornimento in volo, l'intelligence e la sorveglianza, il dominio marittimo e quello spaziale, ecc.
Per quanto riguarda spese ed investimenti, il Libro fa riferimento specificamente al piano ReArm Europe della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen (rinominato Readiness, ovvero “prontezza” per non allarmare troppo le masse popolari europee), e ai suoi “cinque pilastri”, che sono: i prestiti a tasso agevolato ai singoli governi per le spese di riarmo del fondo speciale SAFE (Sicurezza e azione per l'Europa), per un totale di 150 miliardi; la possibilità per ogni governo di attivare la clausola di salvaguardia per affrancare la spesa per il riarmo dai vincoli finanziari del patto di stabilità, per un totale di altri 650 miliardi nei prossimi quattro anni; la revisione delle politiche di coesione, che potranno dirottare sul riarmo le risorse destinate allo sviluppo dei territori più svantaggiati dell'Unione, come il nostro Mezzogiorno; gli investimenti fino a 2 miliardi annui da parte della Banca europea degli investimenti (BEI), che finora per statuto non potevano riguardare la difesa; la mobilitazione di grandi investimenti privati nella difesa, con la copertura della garanzia pubblica offerta dalla BEI.

Militarizzazione dell'economia e della conoscenza
L'accelerazione della “messa a terra” del piano, spinta dal rapido mutare della situazione internazionale, procede lungo diverse linee, a cominciare dalla questione della carenza di personale qualificato, soprattutto nei campi dell'AI e della quantistica, che rappresenta un serio collo di bottiglia. L'idea della Commissione europea è quella di un progetto pilota per la riconversione di lavoratori del settore dell'automotive in crisi, già avviata negli stabilimenti Porsche e Volkswagen per sostenere il gigantesco programma di riarmo della Germania. L'obiettivo è formare 600 mila addetti qualificati entro il 2030.
Il mercato del lavoro nel settore difesa ha smesso di contrarsi dal 2022, anno dell'invasione russa dell'Ucraina, generando circa 581 mila posti in più nel 2023 (+41% rispetto al 2021). Ora il commissario alla Difesa dell'UE, l'ex premier lituano Andrius Kubilius, prevede la riqualificazione del 12% all'anno della forza lavoro nei settori difesa e aerospazio, oltre ai suddetti 600 mila. Si sta pensando anche ad una piattaforma europea dei talenti della difesa, con un sistema di voucher per tirocini di studenti e giovani professionisti, nonché ad istituire un'Accademia indipendente per le competenze dell'industria della difesa.
Si mira in altre parole ad attuare una vera e propria militarizzazione della conoscenza e del sistema di istruzione pubblico, molto più di quanto non lo sia già adesso di fatto, come il ministro della guerra Crosetto ha recentemente invocato anche per l'Italia. Ma più in generale si marcia spediti verso una militarizzazione dell'intera società civile, visto il ritorno quasi in tutti i paesi alla leva militare, sia pure in forme per ora parziali, e vista la riconversione che si vuole attuare, approfittando delle crisi di mercato come nell'automotive, di impianti industriali e relativa mano d'opera, per costruire carri armati, droni, bombe, missili e cannoni. Finanziando il tutto con soldi sottratti a pensioni, sanità, scuola e altri servizi, come ha chiesto spudoratamente il segretario della NATO, Mark Rutte, nonché rimandando sine die la transizione verde tanto vantata come un fiore all'occhiello della UE.

Riarmo per un'“Europa attore globale”
Secondo un rapporto dell'associazione Sbilanciamoci, infatti, “la Commissione ha iniziato a drenare fondi da altri capitoli di spesa”, e la revisione intermedia del Quadro finanziario 2021–2027 ha introdotto modifiche nei fondi strutturali, tra cui: “Il Fondo di sviluppo regionale (ERDF), il Fondo per la transizione giusta (JTF) e i Fondi di coesione sono stati adattati per finanziare progetti 'dual use' (infrastrutture ad uso civile e di difesa) e di mobilità militare; il Fondo sociale europeo (ESF+) può ora finanziare formazione e competenze legate alla difesa; il budget per 'Sicurezza e Difesa', inizialmente di 14,9 miliardi, è cresciuto del 10% con la revisione del 2025”.
La Commissione, prosegue il rapporto, “ha inoltre proposto maggiore flessibilità per gli Stati membri nel finanziare spese militari senza violare le regole europee. Il Consiglio Europeo, dal canto suo, ha spinto per modificare cinque programmi – Digital Europe, Horizon, EDF, Connecting Europe Facility e STEP (Piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa) – per favorire gli investimenti nel settore militare. Per il bilancio 2028–2034, l’ambizione è ancora più alta: difesa e sicurezza diventeranno pilastri strategici di un’Europa 'più forte e più autonoma'. L’industria del settore chiede già 100 miliardi di euro, e la Commissione valuta di riunire i fondi sotto un unico ombrello: il nuovo European Competitiveness Fund”.
In particolare Sbilanciamoci segnala la modifica dello strumento Invest EU, creato nel 2021 per la ripresa posto-covid e la transizione verde e digitale, finanziato dal Bilancio europeo e gestito dalla BEI, che da settembre ha cominciato a fornire garanzie, col denaro dei contribuenti europei, ad investitori privati internazionali (cioè speculatori quali fondi pensione come Black Rock), per investire in aziende che producono armamenti, per qualsiasi prodotto e tecnologia ad uso militare e per qualsiasi impresa della difesa e loro fornitori, anche in paesi associati all'UE non meglio specificati; tra i quali potrebbe esserci per esempio anche Israele.
Tutto ciò segnala chiaramente che l'UE imperialista vuol riconvertire in tempi rapidi la sua economia civile in economia di guerra, per diventare una superpotenza anche sul piano militare e poter contare anch'essa nella contesa tra gli imperialismi dell'Est e dell'Ovest per il dominio del mondo. “Non si tratta solo di forza militare, ma della nostra prontezza, della nostra autonomia strategica e del futuro dell’Europa come attore globale”, aveva sottolineato non a caso Kubilius, presentando il Libro bianco insieme alla von der Leyen e all'alto commissario per la politica estera, l'ex premier estone Kaja Kallas.
Di fronte a questa rapida escalation bellicista sono più che mai calzanti e imprescindibili le parole d'ordine del PMLI: “Fuori l’Italia dalla UE”. L’UE è irriformabile, bisogna distruggerla, cominciando a tirarne fuori l’Italia. Non è sufficiente “rompere” i trattati dell’UE o parlare di uscire dall’euro, occorre uscire dall’UE imperialista. E se l'Italia imperialista parteciperà alla nuova guerra mondiale imperialista, “Noi chiameremo il proletariato e l'intero popolo italiano alla guerra civile” per impedirlo.
 
17 dicembre 2025