Sardegna: Ci voleva unità d'azione antigoverno tra tutti i sindacati

Dal corrispondente di Sassari de “Il Bolscevico”
Circa mille partecipanti in piazza del Carmine a Cagliari il 12 dicembre per la manifestazione senza corteo in occasione dello sciopero generale nazionale proclamato dalla CGIL contro la finanziaria 2026 del governo Meloni: la concentrazione della protesta di lavoratori, pensionati, studenti, disposta nel capoluogo dalla dirigenza regionale CGIL è andata a scapito delle mobilitazioni di piazza locali negli altri territori dell'isola.
Dopo il parziale insuccesso in Sardegna dello sciopero nazionale proclamato in solitaria da USB per il 28 novembre, arriva quello della CGIL; entrambi, incuranti di perseguire unità d'azione, denotano grave debolezza organizzativa e sindacale e sono specchio di inadeguatezza delle rispettive dirigenze a contrastare il compatto fronte padronale pubblico e privato.
L'astensione dal lavoro nella giornata del 12 dicembre ha registrato pochi trasporti ferroviari cancellati, autobus urbani ed extraurbani quasi regolari, voli aerei nella normalità, uffici pubblici e privati in funzione.
Le condivisibili rivendicazioni salariali, pensionistiche, sanitarie, scolastiche, infrastrutturali, industriali, non trovano sbocco favorevole per i lavoratori nella linea dei vertici sindacali: Fausto Durante, segretario regionale CGIL: "No a una legge di
bilancio non concordata con il mondo del lavoro"; dalla rivolta sociale, enunciata da Landini, mai praticata e poi riveduta e corretta, si continua sulla vecchia linea immobilista della concertazione ad ogni costo con il governo di turno, puntualmente da questo rispedita al mittente. Ancora il segretario regionale Durante: "C'è un ritrarsi dello Stato da tutto ciò che una volta era servizio pubblico". E' l'oblio, opportunisticamente rivolto ai lavoratori, della verità storica per la quale furono i governi di “centro-sinistra” ad iniziare la ritirata, i successivi di destra e “sinistra” borghese alternatisi a Palazzo Chigi l'hanno estesa a 360 gradi nella società, nell'economia, nelle istituzioni borghesi e i rispettivi partiti politici hanno programmi che non contemplano inversioni di rotta.

19 dicembre 2025