Biella: Migliaia in piazza. Provocazioni dei neofascisti di FdI. Il PMLI diffonde centinaia di copie dell'Appello di Scuderi “Operaie e operai, parliamoci!” accolte con interesse. Una lavoratrice si fa fotografare accanto al manifesto “Buttiamo giù il governo Meloni Mussolini in gonnella”
Dal corrispondente dell'Organizzazione di Biella del PMLI
Venerdì 12 dicembre migliaia di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, studentesse e studenti hanno risposto alla chiamata della CGIL partecipando allo sciopero generale contro la manovra del governo neofascista Meloni.
Al concentramento il compagno Gabriele Urban ha diffuso centinaia di copie dell’Appello “Operaie e operai, parliamoci!” del Segretario generale del PMLI, compagno Giovanni Scuderi, accolto con favore e interesse dai manifestanti.
Prima della partenza del corteo si è diffusa la notizia della provocazione messa in scena da alcuni soggetti di Fratelli d’Italia, recatisi davanti alla sede della CGIL di Biella con uno striscione volgarissimo: “La domenica è del Signore, il venerdì è di Landini”. Una miseria culturale e politica che ben rappresenta il partito di Mussolini in gonnella. Chi sta distruggendo ciò che resta del Welfare italiano osa perfino dileggiare il sindacato che rappresenta milioni di lavoratrici e lavoratori onesti.
Il corteo è partito da piazza Vittorio Veneto diretto verso piazza Santa Marta, dove erano previsti i comizi finali. Fortissima la presenza delle principali fabbriche biellesi: lavoratori che, pur consapevoli di perdere una giornata di retribuzione, non hanno esitato a scioperare, certi che solo fermando la produzione si possono conquistare salari più alti e migliori diritti. A metà del percorso, in via Italia, sotto la sede di Fratelli d’Italia che dal balcone aveva esposto lo stesso striscione provocatorio mostrato davanti alla CGIL, lo spezzone della Sinistra d’Opposizione (Partito della Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano e PMLI) ha risposto con determinazione: “Governo Meloni in guerra vacci tu”, “Fascisti carogne tornate nelle fogne”, “Chi non salta un fascista è”. Accanto agli slogan, si sono levate le note di Fischia il vento e Bella ciao . Militanti di Sinistra Italiana hanno invece affisso un cartello eloquente all’ingresso della sede dei neofascisti al governo: “Qui stanno i nemici dei lavoratori”. Molti gli slogan contro la finanziaria di austerità: “Salari e pensioni da aumentare, tariffe e prezzi da bloccare”, “Tutti a tempo indeterminato, abolire il precariato”, “Pensioni minime da rivalutare, a mille euro le devono portare”.
Dal palco ha parlato Maria Caputo, delegata Filcams CGIL, che ha descritto le durissime condizioni di chi lavora nella grande distribuzione, costretto a mansioni pesanti mentre l’età pensionabile viene continuamente innalzata. Poi William De Rosa, delegato FIOM CGIL, ha denunciato l’assurdità dei contratti di un mese, a volte di due settimane, e la costante paura del mancato rinnovo. Ha ribadito la sua determinazione a lottare per ottenere il posto stabile che spetta a ogni lavoratore. La rammendatrice Tiziana Cannata ha raccontato con forza le lotte nella sua azienda per conquistare condizioni dignitose e un futuro migliore. A fine manifestazione ha voluto farsi fotografare accanto al cartello del PMLI contro Mussolini in gonnella Meloni, per ribadire con orgoglio la sua posizione di classe. Cristina Andreone ha denunciato la realtà delle infermiere e del personale ASL di Biella: organici insufficienti, stipendi irrisori, turni massacranti, straordinari imposti e un servizio sanitario pubblico che il governo continua scientemente a smantellare. La CGIL Anna Garavaglia ha ricordato l’importanza della lotta delle pensionate e dei pensionati, che devono continuare a battersi per aumenti consistenti, non per le elemosine proposte dal governo.
Daniela Segato ha denunciato il ruolo della società Leonardo, protagonista in borsa perché vende componentistica militare a Israele, il cui esercito ha massacrato oltre 70 mila palestinesi, tra cui migliaia di donne e bambini. “Questo genocidio deve finire subito”, ha ribadito. Infine ha preso la parola Lorenzo Boffa, segretario generale della CGIL di Biella, che ha ricordato come questa manovra rappresenti un attacco diretto ai lavoratori. Ha denunciato che il governo Meloni, fedele servitore del grande capitale, continua a tagliare i servizi pubblici, a precarizzare il lavoro e a ridurre il potere contrattuale dei lavoratori, mentre concede privilegi fiscali agli evasori e regali a industriali e speculatori. Ha ribadito che lo sciopero generale non è un semplice momento di protesta, ma un primo passo nella costruzione di un fronte di lotta ampio, capace di unire lavoratori, studenti, pensionati e disoccupati. Ha richiamato la necessità di saldare la mobilitazione sindacale con una prospettiva politica di classe, perché senza un progetto organico e una direzione chiara la resistenza rischia di essere dispersa. Ha ricordato la storia del movimento operaio biellese e nazionale, sottolineando che l’unica vera alternativa al declino sociale imposto dal capitalismo è una trasformazione della società.
La manifestazione di Biella ha mostrato che la classe operaia non è disposta a piegare la testa. Le politiche antipopolari del governo neofascista Meloni troveranno sempre una risposta di massa da parte di chi produce tutta la ricchezza del paese. Ora serve continuità nella lotta, organizzazione e radicamento nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari. Difendere salari, diritti e Welfare significa preparare il terreno per un cambiamento più profondo, per una società fondata sull’uguaglianza, sulla giustizia sociale e sulla fine dello sfruttamento. Una società socialista.
Da sottolineare quanto sia evidente che i neofascisti di Fratelli d’Italia continuano a perdere la testa ogni volta che vedono i simboli storici della classe operaia, la falce e martello e le bandiere rosse. Lo conferma il post pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale del partito della Meloni a Biella, dove il responsabile dei giovani, Francesco Nicolini, ha diffuso alcune foto in cui compaiono il cartello del PMLI, la bandiera di Rifondazione, la bandiera della Palestina e il cartello di Sinistra Italiana, sostenendo con sfacciata falsità che “chi lavora davvero non era né al corteo né allo sciopero”. Una provocatoria dichiarazione che rivela il loro disprezzo per i simboli della lotta operaia, il riflesso della loro paura in quanto sanno che, nonostante le loro menzogne, la forza della mobilitazione operaia resta viva, presente e pronta a contrastare la loro politica reazionaria.

17 dicembre 2025