Nuova iniziativa del socialimperialismo cinese per conquistare l'egemonia mondiale
La Cina fonda dentro l'Onu il “Gruppo di amici della governance globale”

La Missione permanente della Cina presso le Nazioni Unite annunciava che si era svolta il 9 dicembre, nella sede dell'ONU a New York, la riunione istitutiva del “Gruppo degli Amici per la Governance Globale" il cui obiettivo sarebbe quello di rafforzare gli scambi e la cooperazione tra i paesi sui principali temi mondiali e di promuovere la costruzione di un nuovo sistema di governo internazionale definito “più equo e razionale”. Nel presentare l'iniziativa, il rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite, Fu Cong, ricordava che il Presidente Xi Jinping agli inizi dello scorso settembre aveva proposto la “Global Governance Initiative”, una iniziativa che, ci spiegava l'agenzia Xinhua, “enfatizza il rispetto dell'uguaglianza sovrana, l'adesione allo Stato di diritto internazionale, l'attuazione del multilateralismo, la promozione di uno sviluppo incentrato sulle persone e la priorità all'azione concreta”.
A seguire, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, informava che alla riunione di fondazione avevano partecipato i rappresentanti di 43 paesi, fra i quali Pakistan, Iran, Cuba, Venezuela, Kenya, Kazakistan, Nicaragua e Malaysia, che avebbero “elogiato il ruolo di leadership della Cina nella governance globale” e espresso la speranza che il Gruppo “possa fornire nuovo slancio al sostegno del multilateralismo e alla riforma e al miglioramento del sistema di governance globale”. E sottolilneava che nella dichiarazione congiunta era espresso “l'impegno a preservare l'eredità conquistata con la Seconda Guerra Mondiale, a rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite, ad affrontare le sfide globali e a rispondere alle aspirazioni dei popoli”. "La governance globale è una questione che riguarda tutti. Incide sugli interessi vitali di ogni Paese e richiede la partecipazione di tutti, il coinvolgimento nei processi decisionali e la condivisione dei risultati", spiegava invitando altri paesi a partecipare “al fine di costruire un sistema di governance globale più giusto ed equo e di dare un nuovo contributo alla pace e allo sviluppo nel mondo". Una iniziativa che sarebbe necessaria in un mondo “tormentato” da “la mentalità della guerra fredda, l’egemonismo e il protezionismo (leggi Trump, ndr)” come sottolineava Xi Jinping lo scorso settembre nel presentare la proposta durante il meeting “Shanghai Cooperation Organization (SCO) Plus” di Tianjin.
Detto in altre parole la fondazione del “Gruppo di amici della governance globale” non è altro che una nuova iniziativa del socialimperialismo cinese per conquistare l'egemonia mondiale, seppur presentata non con le azioni da politica delle cannoniere, del puro esercizio della forza che schiaccia i paesi più deboli come esibito dal rivale imperialismo americano sotto la guida di Trump ma con toni ammalianti e apparentemente di interesse reciproco e non al servizio della capocordata, la Cina di Xi che si autodefinisce custode dell’ordine internazionale ereditato dalla Seconda guerra mondiale. Ma intanto nel comunicato di fondazione del nuovo Gruppo si chiedeva “l’immediata cessazione delle ostilità in Ucraina” e “una soluzione politica negoziata al conflitto” che tenesse conto delle “legittime preoccupazioni di sicurezza di tutte le parti”, comprese quelle della alleata Russia dell'aggressore Putin.

24 dicembre 2025