Col piano di Trump continua il genocidio a Gaza e la cacciata dei palestinesi dalla Cisgiordania
Secondo fonti sioniste il criminale di guerra Netanyahu prepara un nuovo attacco all'Iran
Il parlamento sionista convocato per il 22 dicembre ha all'ordine del giorno nuovi progetti per moltiplicare gli insediamenti illegali dei coloni nella Cisgiordania occupata per proseguire nell'annessione di fatto delle terre palestinesi. Per metà della striscia di Gaza l'annessione sotto il diretto controllo dell'esercito è già operativa, nell'altra parte restano ancora i profughi palestinesi nonostante gli attacchi quotidiani degli occupanti sionisti con l'aperta complicità dei paesi imperialisti che chiudono tutti e due gli occhi sul genocidio in corso perpetrato dai criminali del governo Netanyahu.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres affermava il 21 dicembre che i palestinesi hanno bisogno di un "vero orizzonte di speranza" e sottolineava la necessità della piena attuazione dell'accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza per aprire la strada a una soluzione definitiva e irreversibile a due stati. Il piano di pace di Trump-Netanyahu a dire il vero punta in altra direzione, assecondndo i progetti sionisti, e lo confermava l'appena concluso vertice di Miami
tra l'inviato statunitense Steve Witkoff e i rappresentanti dei paesi “mediatori”, Qatar, Turchia e Egitto.
Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, lanciava l'ennesimo allarme, entro aprile 2026 più di 100.000 bambini e 37.000 donne incinte o in allattamento a Gaza potrebbero soffrire di malnutrizione acuta per la carestia dovuta al blocco sionista nella Striscia di Gaza. Dai resoconti del vertice risulta invece che i partecipanti hanno ribadito il loro pieno impegno per tutte le disposizioni del piano Trump, comprese le consultazioni continue nelle prossime settimane per attuare la seconda fase dell'accordo. Secondo Witkoff la prima fase ha portato all'espansione degli aiuti umanitari, la restituzione delle salme dei prigionieri e un ritiro parziale delle forze di occupazione permettendo l'avvio della seconda fase, quella del governo coloniale e dello schieramento della forza guidata dagli Usa per l'occupazione della parte ancora non controllata direttamente dai sionisti. Il piano di pace entrato in vigore il 10 ottobre ha finora contabilizzato 401 palestinesi uccisi dagli occupanti e 1.108 feriti. E intanto i criminale Netanyahu prepara il suo viaggio di fine anno negli Usa per l'ennesimo vertice col complice Trump e secondo lo stampa sionista pensa ad altro, a preparare un nuovo attacco all'Iran per distruggere il suo arsenale missilistico.
Genocidio a Gaza
Intanto a Gaza va avanti il genocidio dei palestinesi. Un comunicato del Ministero della Salute di Gaza registrava l'arrivo negli ospedali della Striscia dei corpi degli ultimi palestinesi uccisi, quasi tutti recuperati da sotto le macerie, e altri 20 feriti. Il numero delle vittime contabilizza anche neonati morti per il freddo nelle precarie tendopoli spazzate dal maltempo, un'altra vegognosa medaglia che i criminali sionisti e i loro complici imperialisti possono attaccarsi a petto magari celebrando un'altra nascita in Palestina, la Natalità del 25 dicembre.
Il Ministero dichiarava che il bilancio cumulativo delle vittime dall'inizio della guerra di sterminio contro Gaza ammonta al 21 diembre a 70.937, con 171.192 feriti e avvertiva cbe molte vittime rimangono sotto le macerie e per le strade poiché le ambulanze e le squadre della Protezione Civile non sono state finora in grado di raggiungerle.
La realtà virtuale dipinta nell'incontro di Miami non corrisponde a quella di Gaza, a partire dal fatto che a fronte dell'ingresso di 600 camion di aiuti umanitari al giorno ne sono entrati in media solo 235 e 5 camion di carburante rispetto agli 11 previsti. Secondo una verifica di Hamas al 17 dicembre risultava che l'unica centrale elettrica era rimasta chiusa a causa del blocco del carburante, che i panifici sono stati paralizzati dai divieti sionisti di accesso a attrezzature e pezzi di ricambio essenziali, così come non arrivano macchinari pesanti necessari per sgomberare le macerie e ripristinare i servizi di base. Il settore sanitario di Gaza è sull'orlo del collasso, con gli ospedali che faticano a funzionare a causa di gravi carenze di materiali e personale; tra l'altro alle équipe della Mezzaluna Rossa è impedito di raggiungere la parte settentrionale di Gaza.
Amnesty International: L'alluvione a Gaza è stata una "tragedia assolutamente evitabile"
Il 17 dicembre l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) avvertiva che la tempesta Byron aveva ulteriormente aggravato le già disastrose condizioni di vita di migliaia di sfollati nella Striscia di Gaza, molti dei quali sotto le poche tende o in edifici danneggiati.
In un comunicato del 19 dicembre Amnesty International rilanciava l'allarme dell'Unrwa e denunciava che la devastazione e la sofferenza causate dalle forti piogge e dalle tempeste che hanno colpito Gaza sono le conseguenze prevedibili del genocidio in corso da parte di Israele e sono state una "tragedia assolutamente evitabile". Le scene devastanti di tende allagate ed edifici crollati a Gaza emerse negli ultimi giorni "non possono essere attribuite esclusivamente al maltempo", “sono le conseguenze prevedibili del genocidio in corso da parte di Israele e della deliberata politica di blocco dell'ingresso di ripari e materiali di riparazione per gli sfollati", secondo la dirigente Erika Guevara Rosas.
Sottolineando come Israele abbia consentito solo rifornimenti estremamente limitati alla popolazione dell'enclave, la dichiarazione affermava che questa è un'ulteriore indicazione che le autorità israeliane continuano a "infliggere deliberatamente ai palestinesi di Gaza condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica , un atto proibito dalla Convenzione sul Genocidio". Rosas sottolineava che “la devastazione e le morti causate dalla tempesta a Gaza rappresentano un ulteriore campanello d'allarme per la comunità internazionale, pagate con la vita di persone che sono riuscite a sopravvivere a due anni di genocidio in corso da parte di Israele".
L'organizzazione infine chiedeva a Israele di revocare immediatamente il blocco di Gaza e di consentire l'ingresso senza ostacoli di beni essenziali, materiali di riparazione e aiuti umanitari, al fine di prevenire ulteriori perdite di vite umane e alleviare la crisi umanitaria in corso. Un altro appello umanitario caduto nel vuoto mentre i sionisti sviluppano il progetto di deportazione dei palestinesi verso paesi esteri usando la società fittizia Al-Majd Europe, un'organizzazione di facciata non registrata che affermava falsamente di operare per scopi umanitari, che ha già avviato la pulizia etnica espellendo di fatto 153 passeggeri da Gaza in un aeroporto del Sudafrica, di fatto costretto a dar loro rifugio. Il progetto di Trump di spostare i palestinesi da Gaza prende corpo e non è un caso che il primo posto dove sono deportati è stato il Sudafrica che ha denunciato i sionisti per crimini.al tribunale dell'Onu dell'Aja.
L'Ufficio per i diritti umani dell'Onu denuncia la repressione sionista contro giornalisti e ONG
L’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) in Palestina ha denunciato che Israele ha fortemente intensificato negli ultimi due anni la repressione contro giornalisti, difensori dei diritti umani, attivisti anti-occupazione e organizzazioni non governative locali e internazionali per ridurli al silenzio. Questa campagna, ha avvertito l’ufficio, ha gravemente eroso i diritti dei palestinesi alla libertà di espressione, di assemblea e di associazione.
La sezione dell’OHCHR nel Territorio Palestinese Occupato, tra il 7 ottobre 2023 e il 14 dicembre 2025, ha verificato “l’uccisione di 289 giornalisti a Gaza da parte di operazioni militari israeliane, inclusi casi in cui vi erano forti indicazioni che i giornalisti palestinesi fossero deliberatamente presi di mira a causa del loro lavoro”.
Almeno 202 giornalisti palestinesi a Gaza e in Cisgiordania erano stati arrestati, di questi almeno 41 risultavano ancora detenuti.al 31 ottobre scorso. “La maggior parte è stata trattenuta in detenzione amministrativa, che nel contesto dell’occupazione israeliana della Palestina comporta una privazione arbitraria della libertà ed espone i detenuti a tortura e altri maltrattamenti, nonché alla sparizione forzata”, dichiarava l’ufficio che aggiiungeva, “mentre i giornalisti palestinesi affrontano queste prospettive drammatiche, Israele continua a imporre un divieto totale all’accesso indipendente dei giornalisti internazionali a Gaza e restrizioni indebite al lavoro dei media internazionali in Cisgiordania”.
“La riduzione dello spazio per il giornalismo indipendente fa parte di una più ampia stretta contro difensori dei diritti umani, attivisti anti-occupazione e organizzazioni della società civile, intensificatasi dal 7 ottobre 2023” ma già praticata da Israele che continua a fare basarsi sulla legge antiterrorismo del 2016 e sui Regolamenti di Difesa (Emergenza) del 1945 per colpire le ONG palestinesi, effettuando raid negli uffici, limitando finanziamenti e attività e arrestando il personale.
Anche le ONG internazionali hanno dovuto affrontano nuove barriere per il loro lavoro dopo che nel marzo 2025 una decisione interministeriale israeliana ha di fatto revocato la registrazione di tutte le ONG internazionali operanti nel Territorio Palestinese Occupato, costringendole a un processo di ri-registrazione per permessi temporanei secondo nuove condizioni onerose, sottolineava l'Ufficio Onu, una misura che colpisce e limita la risposta umanitaria guidata dalle Nazioni Unite a Gaza e interrompe il lavoro di molte organizzazioni della società civile palestinese che dipendono dalla cooperazione con partner internazionali.
24 dicembre 2025