Sale la pressione sul governo affinché prenda provvedimento contro il PMLI
Anche Tag24 segnala a Meloni il cartello che la definisce Mussolini in gonnella
Il 12 dicembre Tag24 by Unicusano, il quotidiano online dell'Ateneo Niccolò Cusano di Roma fondato dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi, ha pubblicato con risalto un articolo intitolato “Meloni 'Mussolini in gonnella', il cartello choc al corteo di Milano”. L'articolo è corredato da un grande primo piano del cartello con la scritta “Buttiamo giù il governo Meloni Mussolini in gonnella”.
Guarda caso lo stesso giorno in cui la trasmissione 4 di sera su Rete 4 mostra con grande rilievo il suddetto cartello.
Poiché i media della sinistra e della destra del regime capitalista neofascista ignorano la presenza del PMLI alle manifestazioni di piazza, è facile supporre che entrambi i servizi intendessero segnalare al governo quel cartello affinché prenda un provvedimento contro il PMLI.
Come abbiamo già detto nell'articolo “4 di sera segnala a Meloni il cartello del PMLI che la definisce Mussolini in gonnella”, pubblicato sul numero scorso de “Il Bolscevico”, ciò non ci sorprende.
Il PMLI e “Il Bolscevico” comunque non si faranno certo intimidire dalle provocazioni e da qualsiasi minaccia repressiva del governo nel tentativo di fermare la nostra denuncia della dittatura neofascista di Meloni.
L'abbiamo dimostrato ampiamente nei primi dieci anni della nostra Lunga marcia politica e organizzativa subendo una serie di processi politici, specialmente quelli contro il Segretario generale e Maestro del PMLI compagno Giovanni Scuderi.
Qui di seguito riportiamo l'articolo di Tag24.
“Buttiamo giù il governo, Meloni Mussolini in gonnella”: recita così il cartello apparso al corteo Fiom-Cgil a Milano durante lo sciopero generale. Nel manifesto, la presidente del Consiglio è raffigurata con l’uniforme fascista, il fez nero e il braccio destro che brandisce un manganello.
Non è la prima volta che il cartello compare: a Milano aveva già sfilato alcune settimane fa. Gli autori sono i militanti del PMLI, il Partito marxista-leninista italiano, che sul proprio sito web utilizza più volte l’espressione “Mussolini in gonnella” riferita a Giorgia Meloni, accompagnandola anche con varie locandine e rappresentazioni della premier in divisa fascista.
Meloni Mussolini in gonnella, il cartello choc
Il cartello con Meloni rappresentata in divisa fascista apparso questa mattina al corteo Fiom a Milano è l’ultimo di una lunga sequenza. A Napoli, lo scorso 25 aprile, i collettivi napoletano hanno affisso rappresentazioni della premier – ma anche di Ignazio La Russa, Matteo Piantedosi e Giuseppe Valditara – appesi a testa in giù.
In questo anno, e in più occasioni, durante cortei legati alle proteste Pro-Palestina sono stati poi uditi cori come “…il Duce lo abbiamo appeso a testa in giù, Giorgia Meloni la prossima sei tu…”, come avvenuto a Imperia lo scorso ottobre. Sempre nelle manifestazioni pro-Palestina, Meloni è stata in più occasioni raffigurata come gerarca fascista, accompagnata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, rappresentato nei panni di Hitler.
Le contestazioni passate: I fantocci di Meloni dati alle fiamme
Le rappresentazioni della premier in divisa fascista non sono le uniche forme di contestazione estrema a cui si è assistito negli ultimi anni. A Torino, lo scorso settembre, le foto della premier sono state bruciate in piazza.
Nel marzo scorso, durante il carnevale di Poggio Mirteto, un fantoccio della premier, rappresentata come una bambola intenta a fare il saluto romano e inserita in una scatola rosa con la scritta “Barbie fascio di luce”, è stato dato alle fiamme durante una manifestazione satirica. "Un gesto di pessimo gusto", come lo aveva definito il capogruppo di Fratelli di Italia, Lucio Malan, osservando l'assenza "di particolari segni di indignazione" da parte della sinistra.
Un'idea, questa, ripresa anche oggi da Giovanni Donzelli che ai microfoni di Tag24 ha denunciato il doppiopesismo della sinistra: "Quando denunciamo questi attacchi veniamo tacciati di vittimismo. Invece di prendere le distanze dai violenti, la sinistra ci attacca ulteriormente".
24 dicembre 2025