Celebrazione dell'82° dell’eccidio nazifascista di San Cassiano
L'intervento del sindaco di Biella Olivero contestato da canti e slogan antifascisti e resistenziali
Tra i manifestanti il PMLI
Dal corrispondente dell'Organizzazione di Biella del PMLI
Anche quest’anno si è svolta la commemorazione dell’eccidio di San Cassiano, il massacro di sette valorosi partigiani perpetrato dalle bande nazifasciste che, in quel freddo dicembre del 1943, scorrazzavano impunemente per la nostra città.
Come da tradizione, domenica 21 dicembre, le organizzazioni politiche della Sinistra d’Opposizione si sono ritrovate davanti alla lapide che ricorda i partigiani caduti per onorarne la memoria e riaffermarne il significato storico e politico. Appena ha preso la parola il sindaco di Biella, Marzio Olivero, esponente di Fratelli d’Italia, partito neofascista, sono emerse tutte le ambiguità e le omissioni che da sempre caratterizzano il suo modo di rapportarsi alla Resistenza e alle organizzazioni sindacali. Emblematico, quanto accaduto lo scorso 12 dicembre, quando sul balcone della sede di Fratelli d’Italia di Biella comparve la scritta “La domenica è del Signore, il venerdì di Landini”, un insulto volgare e reazionario rivolto allo sciopero generale. A ciò si aggiunge la continua e ossessiva esaltazione delle “forze dell’ordine” attraverso manifesti celebrativi, come se tutte le altre lavoratrici e tutti gli altri lavoratori non fossero degni di rispetto e riconoscimento.
Di fronte ai discorsi vuoti e di facciata del sindaco Olivero, incapace persino di definire quella combattuta dai partigiani una guerra di Liberazione, i partigiani trucidati dai nazifascisti diventano, nel suo lessico asettico, semplici “difensori della libertà”, mentre il ventennio fascista viene ridotto a una generica e fuorviante “stagione dolorosa per il Biellese”. Un linguaggio che cancella le responsabilità storiche del fascismo e ne attenua la natura criminale.
Per questo motivo, non appena il sindaco ha preso la parola, si sono levati i canti partigiani “Fischia il vento” e “Bella ciao”, seguiti dagli slogan “Viva Biella antifascista” e “Medaglia d’oro alla Resistenza”, a ribadire che la memoria partigiana non è neutra né conciliabile con chi oggi governa strizzando l’occhio al revisionismo storico.
Successivamente è intervenuto il presidente provinciale dell’ANPI, Gianni Chiorino, che ha ricordato come “la città e il Biellese vivevano momenti drammatici. Si incitava all’occupazione delle fabbriche e agli scioperi, la tensione sociale era altissima e la repressione feroce”.
Infine, nel suo intervento, Elisabetta Fabbri ha richiamato il tema della pace, smascherando l’ipocrisia di chi oggi la utilizza come parola vuota e strumentale. La colomba della pace di Picasso, dipinta all’ombra di Guernica, ha detto, è simbolo di un’umanità ferita dai bombardamenti imperialisti e dalla barbarie della guerra, ben altra cosa è la finta pace sbandierata da Donald Trump, che dietro la retorica pacificatrice sostiene guerre, aggressioni militari e politiche imperialiste.
Presenti con le proprie bandiere militanti e simpatizzanti del Partito della Rifondazione Comunista, del Partito Comunista Italiano e del Partito marxista-leninista italiano, dell’ARCI Interprovinciale e “Biellesi per la Palestina Libera” con gli striscioni e bandiere palestinesi.

24 dicembre 2025