A Torino blindata prosegue la guerra senza quartiere del governo neofascista ai centri sociali
Sgombero, idranti, lacrimogeni e manganellate meloniane contro Askatasuna
Salvini: “Ruspe sui centri sociali covi di delinquenti”. Annunciati un grande corteo a Torino per la notte di Capodanno e una grande manifestazione nazionale il 31 gennaio
La solidarietà del PMLI e de “Il Bolscevico: ”Difendere con la lotta Askatasuna. Buttare giù il governo Meloni Mussolini in gonnella”
All'alba del 18 dicembre, su ordine diretto della Mussolini in gonnella Meloni e del suo ministro degli Interni Matteo Piantedosi, uno schieramento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa hanno sgomberato in assetto di guerra il centro sociale Askatasuna (Aska47) in Corso Regina Margherita 47 a Torino nel cuore del quartiere operaio della Vanchiglia ponendo fine a quasi trent’anni di autogestione dello stabile da parte di militanti, associazioni, attivisti, solidali e movimenti antifascisti protagonisti di innumerevoli lotte politiche, sociali e culturali per il lavoro, l'ambiente, il diritto alla casa e allo studio e contro la guerra a partire dalla storica battaglia contro il Tav Torino-Lione fino alle grandiose manifestazioni contro il genocidio nazisionista e per la Palestina libera dei mesi scorsi.
Le forze dell’ordine neofascista si sono presentate alle 5 del mattino e hanno fatto irruzione nell'ex asilo. Dentro erano presenti circa 6 attivisti che sono stati fermati, portati in questura, identificati e rilasciati poche ore dopo. Nel corso delle operazioni di sgombero gli ingressi dell’edificio sono stati murati dall’interno, la corrente è stata staccata e i tubi dell’acqua sono stati spaccati e riempiti di calce.
Sono state perquisite anche le abitazioni di altre 8 persone, ritenute responsabili “delle recenti e reiterate iniziative contestative di natura violenta – si legge nel comunicato della polizia – come le temporanee occupazioni dei binari delle Stazioni di Porta Nuova e Porta Susa, l’attacco alla Leonardo spa del 3 ottobre, le intrusioni alle Officine Grandi Riparazioni del 2 ottobre, alla sede della Città metropolitana del 14 novembre ed alla sede de La Stampa”.
Al grido “giù le mani dall’Askatasuna”, “Askatasuna vuol dire libertà, il futuro comincia adesso”, centinaia di attivisti e solidali del quartiere a cui si sono uniti gli studenti universitari accorsi dal vicino campus universitario Einaudi hanno cercato di opporsi allo sgombero e non appena hanno cercato di organizzare un presidio di protesta davanti all'ingresso del centro sociale sono stati brutalmente aggrediti e dispersi dalla polizia a suon di manganellate e getti d'acqua dagli idranti. Altre manganellate e un fitto lancio di lacrimogeni contro i manifestanti che, dopo aver aggirato il cordone di poliziotti, si sono riorganizzati per sfilare in corteo lungo le vie del quartiere Vanchiglia si sono verificate all'incrocio fra Corso Regina Margherita e il lungo Po.
Lo sgombero di Askatasuna, avvenuto fra l'altro senza una disposizione giudiziaria e con la piena complicità della giunta comunale Pd-5Stelle e del sindaco Stefano Lo Russo, così come lo sgombero del Leoncavallo del 21 agosto scorso, non è soltanto una rappresaglia contro i centri sociali accusati di aver organizzato le recenti manifestazioni per la Palestina e la liberazione dell’imam Mohamed Shahin, ma segna un salto di qualità della guerra senza quartiere dichiarata fin dal primo giorno del suo insediamento dal governo neofascista Meloni contro le masse popolari, lavoratrici e studentesche, che ha dato campo libero in tutto il Paese a un vero e proprio Stato di polizia pronto a colpire con la violenza fascista, istituzionale, statale e giudiziaria chiunque osa manifestare il proprio dissenso nei confronti del regime capitalista, neofascista e guerrafondaio.
Uno sgombero che per modalità e tempismo ricorda gli assalti delle squadracce di Mussolini alle case del popolo e alle sedi sindacali degli anni Venti e oggi come allora rappresenta un atto politico gravissimo e deliberato, che si inserisce in una più ampia strategia repressiva contro le esperienze di lotta e di opposizione sociale.
Si colpisce non a caso una realtà che da oltre trent’anni rappresenta un punto di riferimento per il movimento antagonista torinese e nazionale, un luogo di aggregazione sociale, di inclusione, di servizi di prossimità, di attività culturali e formative, aperto al quartiere, alle famiglie, ai giovani e a chi è in difficoltà. Un luogo di conflitto sociale e solidarietà concreta, schierato nettamente fin dalla sua nascita nel 1996 dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, dei giovani, dei migranti e di tutte le realtà colpite dalla violenza economica e istituzionale del capitalismo.
Askatasuna, che in basco significa libertà, è gestito da un comitato di cittadini che organizza il doposcuola, il dopolavoro, il Carnevale del quartiere Vanchiglia.
Si colpiscono le compagne e i compagni di Askatasuna che hanno lottato con determinazione, coerenza e continuità contro il genocidio in atto in Palestina e le complicità del governo Meloni. Si punisce chi si è schierato in difesa dei territori, contro la devastazione ambientale, contro le grandi opere inutili, dannose per la salute e devastanti per il territorio imposte dall’alto. Si attacca l'impegno quotidiano di migliaia di attivisti che hanno rappresentato e rappresentano un argine reale all'imperante regime neofascista, fondato sulla repressione del dissenso, la criminalizzazione delle lotte e la negazione dei diritti politici e sociali del proletariato.
Il governo di Mussolini in gonnella Meloni, erede diretto della tradizione fascista, colpisce Askatasuna per lanciare un monito a tutti coloro che non si piegano, a chi lotta contro il capitalismo e organizza resistenza, chi fa opposizione di massa.
Non a caso, tutto il governo, a conferma della sua natura classista, repressiva, securitaria, e neofascista che lascia indisturbati i covi di squadristi fascisti come Casapound ma abbatte con la forza i luoghi di aggregazione antifascista e popolare, ha applaudito e celebrato lo sgombero con eloquenti parole di giubilo e soddisfazione: “Finalmente fuori”, “era ora”, “vittoria”.
Il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, l'ex questore di Roma che ricordiamolo non mosse un dito per impedire l'assalto dei neofascisti di Forza Nuova alla sede nazionale della Cgil del 9 ottobre 2021, tronfio di livore ha proclamato: “Dallo Stato un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese”. A ruota, il vicepremier e caporione dei fascioleghisti Matteo Salvini, ha rincarato la dose invocando le “Ruspe sui centri sociali covi di delinquenti”. Mentre l'anticomunista ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha sentenziato che Askatasuna “Era un bene comune dei violenti, di quelli che hanno aggredito La Stampa, che vanno a fare danni contro la Tav, sono quelli che fanno violenza ogni giorno per le strade di Torino. Era giusto che si liberasse questo centro sociale perché non si può sempre avere la possibilità di fare ciò che si vuole violando le leggi, e questi signori l’hanno fatto più volte e con violenza. Sono pericolosi, ed è giusto che il centro sociale sia stato liberato”. Al coro di “soddisfazione per la vittoria del governo” che “finalmente ha ristabilito ordine, legalità e sicurezza in una sacca di violenza tollerata per troppi anni dalla sinistra” si è unito anche il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Proprio lui che a febbraio scorso è stato condannato a otto mesi di reclusione per rivelazione di segreto d'ufficio in relazione al caso Cospito.
Atti e dichiarazioni gravissime che, da un lato, svelano quanto siano ingannevoli i presunti diritti democratici sanciti dalla Costituzione borghese del 1948, peraltro già pesantemente riformata in senso neofascista nel corso degli ultimi decenni, e, dall'altro lato, smascherano in pieno anche le illusorie rivendicazioni riformiste di chi ne invoca la piena applicazione per “cambiare tutto” attraverso la conquista progressiva di maggiori spazi di libertà, giustizia sociale e democrazia pur sapendo benissimo che se prima non si abbatte il sistema capitalista e non si rovescia la classe dominante borghese al potere con la rivoluzione socialista, niente potrà cambiare, tutto è destinato a fallire, come dimostra il recesso immediato annunciato da Lo Russo pochi minuti dopo l'inizio dello sgombero dal truffaldino “patto di collaborazione sul bene comune fra Comune di Torino e Askatasuna” sottoscritto due anni fa per “costruire dal basso un nuovo percorso politico, sociale, democratico e istituzionale”. Un patto con le istituzioni che, come era prevedibile, si è rivelato una trappola per la popolazione del quartiere offrendo allo Stato borghese ora in mano ai neofascisti l'opportunità di mostrare ancora una volta il suo vero volto repressivo contro ogni forma di dissenso e aggregazione sociale.
Immediata e clamorosa è stata invece la reazione della Torino antifascista, città medaglia d'oro per la Resistenza, che è scesa coraggiosamente in piazza al fianco di Askasuna il 20 dicembre, a meno di 48 ore dallo sgombero, dando vita a una grande e combattiva giornata di lotta.
In una città completamente blindata, con l'intero quartiere della Vanchiglia dichiarato “zona rossa” e la palazzina di corso Regina Margherita assediata da decine di camionette e blindati posti a difesa dello sgombero, un corteo di oltre 10 mila manifestanti è partito da Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche al grido “Siamo la città compatta che risponde. Vogliamo riprenderci lo spazio dell’Aska”.
Una manifestazione di popolo a cui hanno preso parte folte delegazioni di manifestanti provenienti da Milano, Genova, Bologna e da tutto il Nord-Est che si sono uniti agli attivisti torinesi, agli studenti, ai giovani e alle numerose famiglie del quartiere.
In piazza anche molti manifestanti della Generazione Z protagonisti delle manifestazioni, dei blocchi stradali e ferroviari contro il genocidio in Palestina, che nei giorni scorsi hanno ricevuto centinaia di fogli di via e multe per centinaia, migliaia e addirittura decine di migliaia di euro a testa per aver preso parte alle azioni di protesta in violazione dei decreti sicurezza varati dal governo Meloni.
Il corteo, dopo aver percorso corso San Maurizio e via Napione, ha raggiunto Corso Regina Margherita. L'ingresso dell'Aska che dista poche centinaia di metri è blindato da uno schieramento di poliziotti antisommossa e circondato da decine di blocchi di cemento e grate d’acciaio stile G8 di Genova. Al primo accenno di superamento dei blocchi, partono violentissime le prime cariche a colpi di scudo e manganello, lacrimogeni e getti di acqua dagli idranti. I manifestanti cercano di difendersi improvvisando barricate fatte con cassonetti, biciclette e monopattini. Poi il corteo è ripartito lungo Via Fontanesi, Corso Belgio, Corso Tortona e si è concluso davanti al tempio della Gran Madre dove gli organizzatori hanno annunciato che: “La sera di Capodanno inaugureremo un anno di lotta. Il 17 gennaio vi aspettiamo in una grande assemblea pubblica per prepararci al 31 gennaio, quando ci sarà un’enorme manifestazione nazionale qui a Torino. Proveranno a criminalizzarci, ma noi saremo ancora qui, saremo il loro incubo. Il futuro comincia adesso”.
Il PMLI e “Il Bolscevico” esprimono la più totale solidarietà al Centro sociale Askatasuna e chiamano gli antifascisti a difenderlo con la lotta, a buttare giù il governo Meloni Mussolini in gonnella, opporsi allo sgombero dei locali dei Centri sociali e chiudere il covo fascista di Casapound a Roma. Il PMLI.Piemonte ha emesso immediatamente un Comunicato stampa (pubblicato a parte) che si schiera al fianco delle compagne e dei compagni e delle masse antifasciste torinesi nella difesa di Askatasuna.
24 dicembre 2025