Milano: Corteo unitario determinato contro l’imperialismo Usa aggressore del Venezuela, contro la repressione antipalestinese e il genocidio. Denunciata la caccia alle streghe ordita dal governo Meloni. Il PMLI nelle prime file con i manifesti per il Venezuela e la Palestina
Redazione di Milano
Sabato 10 gennaio, a Milano, migliaia di lavoratori, giovani, migranti, tra i quali molti appartenenti alle comunità palestinese e di altre nazionalità arabe, si sono dati appuntamento in via Giacosa per l’ennesima grande manifestazione contro l’imperialismo Usa aggressore del Venezuela e di solidarietà con il popolo palestinese e la sua Resistenza, e per la liberazione di Mohammad Hannoun e di tutti gli altri palestinesi arrestati nell’ambito della caccia alle streghe imbastita dal governo neofascista Meloni tramite l’inchiesta giudiziaria che ha colpito l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP) sulla base di dossier appositamente confezionati dai servizi segreti italiani e israeliani. Il corteo, convocato da API (Associazione dei Palestinesi in Italia), dall’Associazione Donne Palestinesi in Italia e dei Giovani Palestinesi d’Italia (GPI), si è diretto verso piazza della Repubblica, luogo simbolico di denuncia della politica di guerra e delle alleanze imperialiste.
Presenti le organizzazioni studentesche Cambiare Rotta (CR) e OSA, le associazioni pro-migranti, il Centro Sociale Autogestito “Vittoria” (CSAV), i sindacati USB e SI-COBAS mentre per i partiti politici c’erano il PMLI, PRC, PaP, RdC e CARC.
In molte bandiere e slogan si è letto chiaro il messaggio “Yankee go home”: un grido contro l’egemonia imperialista statunitense che organizza e finanzia guerre, genocidi, blocchi economici e repressione dei movimenti di liberazione nazionali.
Al centro delle rivendicazioni la scarcerazione immediata di Mohammad Hannoun, presidente dell’API e figura di riferimento della solidarietà con il popolo palestinese in Italia, insieme a Raed Dawoud, Yaser Elasaly, Albustanji Jaber e altri solidali, tutti accusati pretestuosamente di “finanziamento a organizzazione terroristica”.
Al concentramento, al grido corale di “fuori i sionisti dal corteo”, è stata cacciata dai manifestanti la pennivendola di regime Giulia Sorrentino, autrice (tra gli altri) di un articolo sul fogliaccio fascista di Angelucci “Il Tempo” che ha frontalmente attaccato il PMLI per la sua limpida posizione antisionista espressa nella solidarietà per Hannoun, quando gli venne ingiunto il confino di polizia, e contro il governo neofascista Meloni.
Ad aprire il corteo lo striscione dell’API: “Fermiamo il genocidio in Palestina! Liberi tutti subito, la solidarietà non si arresta!”, appena dietro i cartelli con le foto di Hannoun e degli altri solidali palestinesi arrestati, su di ognuno la scritta “Libertà”. Al loro fianco il cartello del PMLI con su scritto: “Ecco il volto del terrorismo e del genocidio di palestinesi a Gaza e di chi lo arma e lo finanzia” con sotto Trump, Netanyahu e la loro complice Meloni con il primo che esibisce il saluto nazista e gli altri due rispettivamente nelle vesti hitleriana e mussoliniana. Sull’altro lato era affissa la versione orizzontale del manifesto del Partito “Giù le mani dal Venezuela” che condanna l’aggressione dell’imperialismo USA e il rapimento di Maduro.
Lo stesso manifesto - assieme a quello “II PMLI con Hannoun e Hamas contro l'attacco del governo di Mussolini in gonnella” - era nei “corpetti” dei nostri compagni che hanno inoltre diffuso centinaia di copie di un volantino realizzato dal Comitato lombardo del PMLI che, sotto il fotomontaggio Trump-Netanyahu-Meloni, riportava i titoli dei principali servizi pubblicati sul numero 1 de “Il Bolscevico”; ciascun titolo affiancato dal QR-Code che li collega, tramite smartphone, ai relativi testi sul Sito internet del PMLI, permettendo di visualizzarli subito.
Davanti alla sede sequestrata della ABSPP in via Venini, molti partecipanti hanno sostato in presidio, scandendo cori e applaudendo per la Resistenza e il diritto alla libertà di tutti i detenuti politici. Qui è intervenuta, al microfono del furgoncino alla testa del corteo, Falastìn Dawoud che si è rivolta alla folla con il volto segnato dall’emozione e dalla commozione. Ha espresso orgoglio e sostegno alle lotte di suo padre Raed e di tutti gli arrestati, ribadendo che la loro solidarietà verso il popolo palestinese non è un crimine ma una causa giusta e degna di essere fieramente difesa. Il tono del suo discorso non è stato solo personale, ma anche profondamente politico: Falastìn ha sottolineato che la criminalizzazione delle attività di suo padre non fermerà la solidarietà internazionale al popolo palestinese e alle sue lotte, anzi rafforza la determinazione di chi è sceso in piazza.
Tra gli interventi anche quello del figlio di Hannoun: "Oggi vorremmo dare un messaggio: se pensano di fermarci mettendo in carcere i nostri fratelli e mio padre, si sbagliano di grosso. Ci sono milioni di Mohammad Hannoun al mondo. Sono bravi a far rispettare le leggi che gli fanno comodo. Netanyahu, che è passato due volte sopra il suolo italiano, e che secondo il diritto internazionale dovrebbe essere a marcire in galera dopo aver ucciso più di 100mila palestinesi, più di 20mila bambini, gira il mondo, ma mio padre, che ha portato aiuti umanitari, e sottolineo, aiuti umanitari, è stato messo in carcere perché a Netanyahu non fa comodo. Non gli fa comodo un popolo cosciente di quello che sta accadendo a Gaza, del genocidio che sta commettendo”. E allora, “continuiamo a scendere nelle piazze finché questo criminale, finché l’entità sionista, non verrà smantellata, e Netanyahu verrà messo al suo posto, al posto di dove è mio padre in questo momento, cioè in un carcere a marcire”.
Il corteo ha duramente denunciato l’aggressione dell’imperialismo USA al Venezuela, culminata con il rapimento del presidente Nicolas Maduro e consorte da parte degli incursori di Trump. I manifestanti hanno smascherato il ridicolo pretesto del “narcoterrorismo” e la sfacciata dichiarazione del dittatore “MAGA” di consegnare al capitale monopolistico statunitense le ricche risorse petrolifere e minerarie del sottosuolo e del sottofondale marino venezuelano. Gran parte dei partiti che si definiscono comunisti hanno però totalmente ignorato la posizione dei comunisti venezuelani contro il regime autoritario, antidemocratico, antioperaio e antipopolare di Maduro, spacciando quest’ultimo e il suo ormai storicamente fallito “socialismo del XXI secolo” come “alternativa rivoluzionaria anticapitalista”.
La manifestazione si è conclusa con un impegno: tornare ancora in piazza, fino a quando tutte le catene dell’oppressione non saranno spezzate, e la solidarietà internazionale non diventerà pratica concreta di liberazione e giustizia per i popoli di Palestina, Venezuela e per tutte le nazioni oppresse.

14 gennaio 2026