Imperialismo e neocolonialismo americano, fuorigioco l'Onu
La ricostruzione di Gaza in mano a Trump e ai suoi amici
I palestinesi esclusi dal Consiglio della pace, cioè dal governo di Gaza. Vi sarà invece Meloni. Al generale americano Jeffers il comando della Forza internazionale di stabilizzazione
Fuori gli imperialisti e neocolonialisti da Gaza. Gaza ai gazawi
Un comunicato congiunto di Egitto, Qatar e Turchia del 14 gennaio informava del completamento della formazione del comitato tecnocratico palestinese, guidato da Ali Abdel Hamid Shaath, ex vice ministro dei Trasporti dell'Anp, incaricato dagli Usa di amministrare la Striscia di Gaza. I tre paesi che figureranno come mediatori nell’accordo di pace di Trump definivano la formazione del comitato come uno sviluppo significativo che potrebbe sostenere gli sforzi per stabilizzare la situazione e migliorare le condizioni umanitarie a Gaza. Niente di tutto ciò, a Gaza il genocidio palestinese prosegue sotto il tiro delle forze di occupazione sioniste e a causa del loro blocco della gran parte degli aiuti necessari, senza contare la prossima cacciata dello ong, parallelamente alla violenza dei coloni e dell'esercito sionista nella Cisgiordania occupata. Il 18 gennaio Ali Shaath annunciava che “oggi, nell'ambito della mia prima azione ufficiale, ho approvato e firmato la dichiarazione sul mandato del Comitato Nazionale di Gestione di Gaza, confermando il nostro mandato e chiarendo i nostri principi operativi e il quadro delle nostre responsabilità", definiti nella risoluzione 2803 del 17 novembre scorso del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dal piano di pace in 20 punti di Trump; due giorni prima il comitato aveva ufficialmente iniziato i suoi lavori dallla sua sede provvisoria al Cairo, in Egitto, in attesa di poter mettere piede nella Striscia.
La missione del comitato, sottolineava Ali Shaath, sarebbe quella di ricostruire Gaza, non solo in termini di infrastrutture, ma anche rivitalizzando il tessuto sociale e ripristinando la speranza per il futuro, sotto la supervisione del Consiglio per la Pace presieduto da Trump. In altre parole il suo comitato sarebbe il braccio esecutivo “impegnato a consolidare la sicurezza, ripristinare i servizi di base – i pilastri della dignità umana – elettricità, acqua, assistenza sanitaria e istruzione e a sostenere una società fondata sui valori della pace, della democrazia e dello stato di diritto" delle due entità superiori, Consiglio di pace e comitato esecutivo, che nel progetto imperialista e neocolonialista americano guideranno il futuro di Gaza. Anzitutto l'organismo politico, il famigerato Board of peace la cui costituzione era ufficialmente annunciata da Trump con la consueta boria: “è per me un grandissimo onore annunciare che il board of Peace è stato costituito. Posso dire con certezza che si tratta del Board più grande e prestigioso mai assemblato in qualunque momento e in qualunque luogo”. Un annuncio che con la notifica delle prime cariche ufficiali dei componenti delle strutture del Consiglio presieduto a vita dallo stesso Trump dava il via a una specie di vergognoso reality show mondiale, tra promossi entusiasti e esclusi delusi che bussavano alla porta.
Delle due strutture direttive faranno parte il segretario di Stato Usa Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff, il genero di Trump Jared Kushner, l’ex premier laburista britannico Tony Blair; il presidente della Banca mondiale Ajay Banga e altri rappresentanti della finanza internazionale e amici del presidente come Marc Rowan, Yakir Gabay, e Robert Gabriel. Fra gli altri ci sarebbero Hakan Fidan, ministro degli Esteri turco, il mediatore del Qatar Ali Al Thawadi, Hassan Rashad, direttore dell’agenzia di intelligence egiziana, Reem Al-Hashimy, ministra degli Emirati e Sigrid Kaag, ex coordinatrice dell’Onu per gli aiuti umanitari a Gaza.
Nella lettera di invito a partecipare all'organismo di direzione poitica spedita il 16 gennaio a 60 capi di governo, compreso Putin mentre Xi sembra l'unico escluso “eccellente”, Trump definisce il Board of peace come “il Consiglio più imponente e importante mai riunito, che sarà istituito come nuova Organizzazione internazionale”, magari al posto dell'Onu. Una lettera ricevuta con molto piacere anche dalla sodale neofascista Meloni che nelle pieghe della sua missione in Giappone e Corea del Sud il 18 gennaio confermava che “siamo stati invitati anche noi a farne parte. Penso che l‘Italia possa giocare un ruolo di primo piano, siamo pronti”. Lo prendiamo come un SI. Hanno subito accettato il premier ungherese Orbán, i presidenti argentino Milei e del Kazakistan Tokayev. Ha subito rifiutato Macron e Trump ha immediatamente minacciato di portare i dazi al 200% su vini e champagne francesi. Dell'organo che rappresenta la guida politica farà parte anche il bulgaro Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per il Medio Oriente e proclamato sul campo “Alto rappresentante per Gaza”, ossia il passacarte di Trump verso il comitato tecnico di Ali Shaath.
A distanza di giorni il cast non si era ancora concluso ma intanto alcune cose sono più che chiare. I diretti interessati, i palestinesi, sono esclusi dal governo di Gaza che non è certo il comitato tecnocratico di Ali Shaath; la ricostruzione di Gaza è in mano a Trump e ai suoi amici con la protezione della Forza internazionale di stabilizzazione guidata dal generale americano Jeffers che si è fatto una esperienza significativa nella gestione della tregua un Libano, quella che da un anno e mezzo vede i sionisti bombardare a loro piacimento varie zone del paese e colpire financo le forze Unifil delle Nazioni Unite. Ossia quella situazione che i nazisionisti hanno già predefinito occupando direttamente più di metà della Striscia di Gaza, tutta la parte interna, lasciando ai palestinesi una zona costiera definita con il nuovo confine segnato dalla famigerata linea gialla; una zona chiusa dove i criminali sionisti mantengono il blocco sostanziale degli aiuti e sono impegnati in un quotidiano tiro al bersaglio sulla popolazione palestinese tenuta in condizioni umanitarie disastrose. A meno che non accetti una “emigrazione volontaria”, ripeteva l’ambasciatore americano a Tel Aviv, come prospettato già un anno fa da Trump al momento del lancio del progetto di “Gaza Riviera del Medio Oriente”.
Non è il popolo paletinese che deve andarsene dalla sua terra ma gli occupanti. Fuori gli imperialisti e neocolonialisti da Gaza. Gaza ai gazawi.
L'avvio della cosiddetta fase 2 del piano Trump conferma che quello Usa è un progetto imperialista e neocoloniale che continua a negare al popolo palestinese il diritto all'autodeterminazione, subordinato agli interessi dei protagonisti del nuovo organismo; che mette fuorigioco l'Onu, un organismo multilaterale considerato oramai superato e sostituito da una nuova versione della Società delle Nazioni colonialista a guida unica, l'imperialismo americano, lanciato verso lo scontro aperto con il socialimperialismo cinese.
Il giorno in cui Ali Shaath è stato nominato a capo dell'organismo tecnocratico, il 16 gennaio, al Jazeera pubblicava i dati aggiornati dal Ministero della Salute palestinese sul genocidio sionista. Nella Striscia di Gaza, almeno 71.441 palestinesi uccisi e oltre 171.329 feriti, dei quali almeno 451 palestinesi uccisi e 1.251 feriti dal cessate il fuoco dell'11 ottobre; nella Cisgiordania occupata, oltre 1.106 palestinesi uccisi e 10.904 feriti, quasi 21.000 palestinesi arrestati, dei quali 9.300 ancora detenuti nelle carceri israeliane, di cui 3.385 senza accusa né processo.
21 gennaio 2026