Bolzano
In corteo i lavoratori Valbruna pretendono certezze sul futuro del polo siderurgico e l’occupazione
Le maestranze della Aluminium Bozen solidali proclamano una giornata di sciopero
Dal corrispondente dell'Organizzazione della provincia di Bolzano del PMLI
Lunedì 12 gennaio i lavoratori delle Acciaierie Valbruna di Bolzano, organizzati da Fim, Fiom e Uilm, sono scesi di nuovo in piazza per protestare contro la mancanza di risposte da parte delle istituzioni locali e nazionali circa il futuro dell'importante sito siderurgico, e per il ritiro del bando di gara sul nuovo affidamento dei terreni.
Al corteo, partito da via Alessandro Volta e diretto a piazza Magnago, sede della Provincia, passando per la zona industriale, via Roma e il centro storico, hanno partecipato circa 1.500 lavoratori. Oltre alle maestranze della Valbruna di Bolzano erano presenti 400 operai della Valbruna di Vicenza (la “casa madre”), ex lavoratori delle Acciaierie adesso in pensione, popolazione solidale con gli operai, e anche tanti lavoratori della “Aluminium Bozen”, che hanno proclamato una giornata di sciopero in solidarietà con i colleghi delle Acciaierie. “Il rischio - dice infatti Samir Zine Sekali, delegato sindacale Fiom - è che nel 2030 ci possiamo trovare nella stessa situazione dei colleghi delle Acciaierie”. Preoccupazione più che fondata quella dei 150 lavoratori, perché tra quattro anni scade la concessione del terreno sul quale si trova la loro fonderia.
Anche nel caso dell'Aluminium Bozen parte del terreno, non tutto come per le Acciaierie Valbruna, è di proprietà della Provincia che ha altri progetti. C'è un piano che prevede di ampliare, sull'area oggi occupata dalla fabbrica, il polo tecnologico Noi Techpark. L'azienda, che fa capo alla famiglia di industriali veneti Cortese, chiede di restare a Bolzano e ha già iniziato i colloqui con la Provincia.
Il bando indetto dalla Provincia di Bolzano per l'affidamento dei terreni di via Alessandro Volta, dove c'è oggi la Valbruna, è scaduto il 15 gennaio e non è stata avanzata nessuna offerta da parte di alcun gruppo imprenditoriale: neanche da parte della stessa famiglia Amenduni, proprietaria delle Acciaierie, che fin da subito ha contestato le nuove condizioni per l'affitto dei terreni: 150 milioni di euro per 50 anni, ossia tre milioni di euro all'anno, contro gli attuali 1,5 all'anno. L'obiettivo dichiarato dal gruppo imprenditoriale è l'acquisto dei terreni. “La verità è che non c'è la volontà di preservare questo sito industriale. La Valbruna sta investendo negli Stati Uniti, perché vista l'aria che tira qui, ha già in serbo il piano B”. Sono le preoccupazioni degli operai e gli appelli lanciati dai segretari di Fim, Fiom e Uilm. La Fiom, per esempio, in una nota del suo Ufficio stampa nazionale ha dichiarato: “Occorre restituire dignità alle lavoratrici e ai lavoratori Valbruna e chiudere al più presto una vicenda ormai inqualificabile, evitando di offrire all'azienda pretesti per disimpegnarsi dal territorio, soprattutto alla luce dei recenti investimenti realizzati negli Stati Uniti”.
Al corteo erano presenti diversi esponenti politici borghesi locali, ma senza bandiere di partito, rappresentanti in maniera “bipartisan” i poli del regime neofascista: dal deputato di Fdi Alessandro Urzì a Roberto Selle della Lega, Carlo Bettio del PD, Giovanni Seppi dell'Svp (sindaco di Laives), fino alla consigliera dei Verdi Cornelia Brugger. C’era invece il presidente dell'ANPI Bolzano, Guido Margeri.
21 gennaio 2026