Sulla scia dei diktat dell’Unione europea
Nella Repubblica Ceca fuorilegge i partiti comunisti
Equiparati ai partiti nazisti sotto l'insegna del totalitarismo

All’inizio dell’anno è entrata in vigore nella Repubblica Ceca la modifica del codice penale, che porterà alla persecuzione dei partiti e movimenti comunisti da parte delle procure e dei tribunali nel paese. L’estate scorsa la maggioranza liberale e conservatrice, che dopo le elezioni politiche di ottobre si trova all’opposizione, aveva approvato una modifica del paragrafo 403 del Codice, che vieta la fondazione, il sostegno e la propagazione dei movimenti “che mirano a sopprimere i diritti dell’uomo o che sostengono le discriminazioni razziali, religiose o di classe”. Nella nuova versione del paragrafo sono esplicitamente menzionati i movimenti comunisti e nazisti, che vengono equiparati all’insegna del totalitarismo e punisce con il carcere, fino a 5 anni, la “promozione dell’ideologia comunista”. E nell’articolo 404 colpisce chi esprime pubblicamente simpatia per questi movimenti, rendendo l'uso dei simboli un rischio penale concreto se legato alla propaganda di “ideologie totalitarie”. Le pene previste sono da uno a cinque anni di reclusione e se il reato avviene tramite mezzi di comunicazione di massa, la pena può salire fino a dieci anni.
“Rigettiamo la criminalizzazione dell’ideologia comunista e chiediamo che il diritto penale sia preciso, certo e non discriminatorio” ha scritto il Partito Comunista della Boemia e della Moravia (KSCM), una delle formazioni che potrebbero essere colpite dalla modifica. La nuova maggioranza guidata dal miliardario populista Andrej Babiš, che si proclama fan del dittatore fascioimperialista Donald Trump, ha già fatto sapere che rimetterà mano al Codice penale ma non intende intervenire sulla questione sollevata dal partito comunista.
Partiti comunisti fuorilegge dunque, anche se non si tratta della prima volta che i comunisti cechi devono affrontare questo tipo di offensive. In questa cornice, infatti, si inseriscono i continui tentativi di criminalizzare il comunismo attraverso proposte di legge volte a bandire simboli, organizzazioni e iniziative legate al movimento operaio. Si tratta di un attacco diretto alla memoria storica e alla libertà politica, che intende cancellare il ruolo fondamentale svolto dal movimento comunista nella storia ceca e soffocare le possibilità di costruire un’alternativa al capitalismo.
Una stretta punitiva che si inserisce chiaramente nella crociata promossa e coordinata dall’Unione europea, che ha fatto dell’anticomunismo la propria ideologia ufficiale. Divieti, censura e repressione sono i veri “valori dell’Occidente” di cui sproloquia la dirigenza dell’UE imperialista, che intende la libertà come libertà di sfruttare brutalmente il proletariato e di opprimere i popoli.
La falsificazione antistorica retrostante questa ennesima stretta anticomunista sta nella teoria degli “opposti estremismi”, con la riduzione sullo stesso piano del fascismo e del comunismo, tesa a denigrare la gloriosa esperienza della costruzione del socialismo in Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est, nonché a cancellare la memoria del ruolo decisivo dell’URSS, dell’Armata Rossa e dell’eroica resistenza armata antifascista, guidata dai Partiti Comunisti, nella vittoria dei popoli sul nazifascismo. Tutto ciò rappresenta una provocazione offensiva per la memoria di quanti hanno sofferto e sono caduti per mano fascista.
Già l’europarlamento si era espresso nel 2019 e, più di recente, nel gennaio 2025, chiedendo “un divieto in tutta l’UE sull’uso di simboli nazisti e comunisti sovietici”. L’attacco nella Repubblica Ceca si aggiunge alle persecuzioni dei comunisti in Polonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia.

21 gennaio 2026