Il ddl sull'edilizia: cemento e condono
Esultano i costruttori, ne soffrirà l'ambiente

Lo scorso 4 dicembre il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge, da sottoporre all'approvazione del Parlamento, di riforma della materia edilizia ora disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 380/2001, il Testo unico sull'edilizia.
Il disegno di legge governativo, composto da 5 articoli che dettano principi di massima, attribuisce delega allo stesso Governo che dovrà provvedere, a seguito dell'approvazione da parte del Parlamento del disegno di legge, con l'emanazione di uno o più decreti legislativi attuativi.
I principi di massima che ispirano la riforma dell'edilizia sono contenuti nell'articolo 2, e si sostanziano in una sistematica deregolamentazione per soddisfare gli appetiti dei costruttori edili – i quali hanno senza eccezioni benedetto senza riserve la proposta – e in una gigantesca sanatoria per ogni sorta di abusi vecchi e nuovi, senza il minimo riguardo per la salvaguardia ambientale.
Il governo Meloni, con questa riforma, toglie inoltre il potere agli enti locali di regolamentare le costruzioni private ispirandosi espressamente al pessimo esempio che ha offerto recentemente il Comune di Milano: in una nota del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti si legge infatti che “obiettivo della riforma è offrire al settore un codice fondato su regole chiare e semplici, per evitare che, in futuro, sulle ambiguità normative possano nascere contenziosi come quello che interessa il comune di Milano” .
È quindi proprio il pessimo esempio milanese ad avere ispirato il governo Meloni nella riforma edilizia, che con essa si vuole estendere all'intero territorio nazionale, potenziando la tendenza dell’urbanistica predatoria che negli ultimi anni ha fatto prevalere gli esclusivi interessi economici privati dei costruttori su quelli pubblici della tutela del paesaggio e dell’ambiente, con la complicità di molti sindaci asserviti.
Altri principi ispiratori del disegno di legge sono il rafforzamento dei meccanismi del silenzio assenso e del silenzio devolutivo qualora l'amministrazione competente rimanga inerte per il rilascio dei titoli edilizi nonché l'eliminazione del requisito della doppia conformità, che attualmente rende possibile la sanatoria di un abuso solo ed esclusivamente se esso è conforme alle norme urbanistiche ed edilizie al momento della sua realizzazione e in quello della presentazione della domanda di sanatoria.
Altro principio contenuto nel disegno di legge è quello che vuole accentrare nelle mani del governo la delega per i livelli essenziali delle prestazioni in materia di governo del territorio - quindi anche per l’attività edilizia - e per la riforma del sistema dei titoli abilitativi, con la previsione di procedure più veloci e digitalizzate, con l'allentamento dei vincoli per il rilascio della conformità urbanistica e con la semplificazione delle procedure per convertire la destinazione d’uso degli edifici da residenziale a commerciale.
Un'attenzione particolare il governo dedica alla sanatoria di abusi edilizi commessi prima del 1° settembre 1967 - ossia prima dell’entrata in vigore della norma che dispone l'obbligo nazionale della licenza edilizia – per i quali vengono previste procedure fortemente semplificate.
In parole povere, ciò che oggi costituisce reato con la riforma diventerà pienamente lecito in tutta Italia.
Preoccupazioni per l'impatto sulle città e sui centri urbani delle norme del disegno di legge sono state espresse da importanti addetti ai lavori.
Dovremo attendere i decreti attuativi, ma già – ha affermato l'architetto Carmine Piscopo, docente di Progettazione architettonica dell'Università di Napoli - delineano alcuni indirizzi possibili. Fissano norme in deroga ai piani urbanistici comunali. Così un edificio commerciale potrebbe diventare un albergo senza un vero controllo. Si rinuncia a governare lo sviluppo dei centri storici, il contrario di quel che si sta dicendo da anni per regolare il turismo. È come se l’urbanistica dovesse fare i conti con un’accelerazione dettata dalla disciplina edilizia” . “Si guarda al modello Milano – ha proseguito Piscopo - con il rischio di dar vita a uno sviluppo urbano senza un disegno dietro, un costruire indifferenziato. Anche i meccanismi di silenzio-assenso sono pericolosi, abbiamo centinaia di Comuni sotto organico che non riescono a gestire le pratiche” .
Edoardo Croci, presidente di Italia Nostra e docente di economia ambientale all’Università Bocconi, ha espresso i suoi timori sulla salvaguardia dei beni culturali in un'intervista concessa al quotidiano la Repubblica: “il testo non dice mai – ha affermato - che ci sono norme che salterebbero, ma si tratta di un elemento di grande attenzione: in nessun caso questi principi devono essere attuati in modo da indebolire il potere delle Sovrintendenze, o il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ”.
Se attuati, i principi descritti nel disegno di legge, oltre a provocare le gravi criticità accennate dagli studiosi citati, andranno soltanto a favorire gli interessi della grande borghesia capitalista dei costruttori immobiliari e quelli della grande e media borghesia che gestisce patrimoni immobiliari soprattutto nei centri urbani delle città la cui rendita verrà tutelata, a discapito delle masse popolari aggravate da un problema abitativo ormai insostenibile a causa degli affitti troppo elevati: non è quindi casuale l'adesione entusiastica al disegno di legge sia da parte dell'Associazione nazionale costruttori edili, che riunisce le imprese edili, sia da parte di Confedilizia, che riunisce i proprietari di immobili, e anche Assoimmobiliare, l'associazione aderente a Confindustria che rappresenta gli interessi di gestori e amministratori di grandi patrimoni e imprese addette al finanziamento immobiliare, si è detta pienamente soddisfatta dei principi espressi nel disegno di legge governativo.

21 gennaio 2026