Valditara invia gli ispettori nelle scuole che hanno invitato Albanese
Il Ministro minaccia sanzioni agli insegnanti che hanno organizzato i convegni. Solidarietà da studenti e docenti che rivendicano la piena libertà di insegnamento. Genitori Democratici: “Le ispezioni puzzano di censura”
Importante lettera di denuncia a Mattarella, ma la via per cacciare Meloni e la repressione fascista rimane la lotta di classe.
Dopo le sanzioni statunitensi perpetrate dal fascista Trump con il pieno appoggio del governo Meloni, Francesca Albanese è ancora una volta al centro della repressione da parte dell'esecutivo.
La relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, celebre ad apprezzata da tutti gli antisionisti ed antifascisti per le sue denunce forti e chiare sul genocidio a Gaza, per il governo Meloni ed i suoi gerarchi deve essere fermata, o con le buone, o con le cattive. Ciò soprattutto perché la sua coraggiosa campagna di informazione mette nel mirino non solo Israele sionista, ma anche l'esecutivo tricolore, il ruolo dei rettorati universitari che collaborano con Tel-Aviv, ed ovviamente l'industria bellica a partire da Leonardo Spa.
Il ministro dell'istruzione e del merito neofascista, Giuseppe Valditara, ha avviato un’immediata ispezione per verificare quanto accaduto in tre scuole in Toscana ed altrettante in Emilia-Romagna che hanno organizzato iniziative d'informazione nelle quali Albanese ha tenuto alcuni interventi in video da remoto.
Nell'annunciare quella che a tutti gli effetti è l'ennesima campagna diffamatoria e repressiva non solo contro Albanese, ma anche contro opinioni e pareri invisi all'esecutivo, Valditara ha affermato di aver letto su organi di stampa che la relatrice avrebbe rilasciato dichiarazioni che, se comprovate, “potrebbero costituire ipotesi di reato.”.
Ma quale sarebbe il reato contestato, Valditara lo chiarisce nel question time alla Camera, dove senza alcun pudore e con la boria propria di chi si rende conto di giocare in casa in una istituzione blindata e sostanzialmente filo-israeliana.
"Poi voglio anche sottolineare che la scuola democratica e costituzionale deve prevedere il pluralismo e non l'indottrinamento - ha detto il ministro – e quindi bisognerà accertare il contenuto di questi corsi, bisognerà capire se queste lezioni hanno, come qualche giornale ha scritto, accusato il governo di essere fascista, complice di genocidio, se è vero o non è vero che sono stati invitati gli studenti a occupare le scuole.”.
In seguito Valditara passa alla minaccia di punizioni a carico del corpo docente che ha organizzato le pregevoli iniziative che fanno ribollire il sangue nelle nere vene degli esponenti di governo: “Tutto questo andrà chiarito con grande serenità, ma anche con grande determinazione e fermezza (…) eventualmente con l'avvio di procedimenti".
Le ultime parole del Ministro, sono una gigantesca menzogna, nella quale Valditara spaccia la sua falsa volontà di costruire una scuola nella quale “si va per imparare, per crescere, acquisendo lo spirito critico, acquisendo la capacità di saper leggere i fatti senza condizionamenti, senza indottrinamento e senza propaganda", quando in realtà è proprio il governo che sta facendo carte false per ridurla a suo specifico strumento di formazione culturale e dell'opinione pubblica – a partire dai giovani – in piena chiave neofascista, reazionaria, ultracattolica, bellicista e filo-sionista.
Per raggiungere questo obiettivo per Valditara non c'è che una strada, e cioè quella di reprimere coi manganelli mussoliniani di Nordio le proteste studentesche nelle piazze, e di escludere e soffocare ogni sussulto di protesta o di cultura democratica, antimperialista ed antifascista nella formazione e nel dibattito culturale interno a scuola ed università.
Sulla scia delle grida degli scagnozzi di FDI di Meloni e Valditara in servizio a Pontedera, è stato il deputato Amorese a rincarare la dose: “Albanese non solo ha tacciato il governo di essere complice di genocidio, ma ha invitato le classi ad occupare gli istituti per Gaza istigando così a commettere un reato penale”. E via via una canea nera e rabbiosa haa continuato ad abbaiare per punire in modo esemplare non solo ad Albanese, ma anche e soprattutto ai docenti ritenuti responsabili di quello che per noi è un doveroso e pregevole passaggio democratico d'informazione nella scuola pubblica.
Piena solidarietà ad Albanese ed agli insegnanti è arrivata invece dal comitato dei docenti del liceo di Pontedera: “È una narrazione del tutto infondata — scrivono i professori — Si è trattato di un’attività di educazione civica, per favorire la conoscenza delle istituzioni internazionali e il dialogo tra studenti e professionisti impegnati in contesti globali”. Dello stesso tenore la presidente di Genitori Democratici, Angela Nava, che ha denunciato apertamente la repressione di governo: “Ad oggi l’esperta di diritto internazionale non ha compiuto alcun reato, non è indagata, non è stata condannata quindi non vedo perché non possa parlare in una scuola. Diciamolo chiaramente: le ispezioni fanno puzza di censura. Avanti di questo passo nessun dirigente farà più nulla”.
Un Valditara epuratore anche per Angela Verdecchia, coordinatrice della Rete studenti medi, che ha attaccato a spada tratta ministro e governo: “È grave che Francesca Albanese non venga tutelata: lei è la portavoce di un’occupazione ed è più che legittimata a parlare con dei giovani. Purtroppo proseguono gli atteggiamenti di Valditara per delegittimare la questione palestinese. Domandiamo al ministro: esiste o no l’autonomia della scuola e dell’insegnamento?”. Quanto alla pelosa accusa di mancanza di pluralismo, la studentessa ha replicato che “In questo caso non può esistere un contradditorio perché stiamo parlando di un esercito, quello israeliano, che occupa un territorio che non gli appartiene”.
Chi invece coglie l'occasione per appoggiare il governo anche nella controriforma neofascista della scuola è Antonio Affinita, direttore del Movimento italiano genitori (Moige), un organismo di stampo cattolico, reazionario e oscurantista, che ad un quotidiano ha rivendicato “la centralità del ruolo dei genitori nella scelta degli interlocutori chiamati a trattare temi di alta sensibilità etica e politica nelle scuole. Riteniamo indispensabile che il sistema educativo garantisca autentici momenti di confronto e contraddittorio, coinvolgendo preventivamente le famiglie nelle decisioni che riguardano la formazione dei propri figli. Solo attraverso il dialogo e il pluralismo delle posizioni si possono affrontare i temi di attualità senza cadere nella politicizzazione e nell’ideologizzazione, preservando l’imparzialità che deve caratterizzare l’istruzione pubblica e il rispetto del patto educativo tra scuola e famiglia”.
Un vero e proprio appoggio a Valditara, al quale si sovrappone nelle dichiarazioni rilasciate dal Ministro in conferenza stampa a Milano, quando ha affermato che “si vuole accertare se è vero che il dirigente scolastico non era stato informato, che i genitori non erano stati in alcun modo coinvolti”.
Ma la sberla più grande a Valditara ed a Mussolini in gonnella Meloni gliela sferrano direttamente centinaia di docenti, colleghi e colleghe degli insegnanti che sono stati messi nel mirino per aver organizzato e diretto le conferenze con Albanese. Negli istituti oggetto dell'ispezione fascista, la quasi totalità del corpo docente ha firmato lettere di protesta indirizzate al Presidente della Repubblica Mattarella.
In questi documenti, diversi scuola per scuola ma sostanzialmente contenenti gli stessi contenuti, i docenti si appellano all’art 33 della Costituzione sulla libertà di insegnamento “di fronte all’ingerenza da parte di persone esterne alla scuola” e si oppongono alle ispezioni ed al controllo di regime sulla didattica.
In una di esse, ad esempio, si legge: “È del tutto infondata e lesiva della dignità della comunità scolastica qualsiasi ricostruzione dei fatti che parli di imposizioni, irregolarità, forzature didattiche, strumentalizzazioni partitiche da parte della scuola o della componente docenti (…) teniamo a ribadire la necessaria distinzione tra riflessione politica e propaganda partitica: la riflessione politica, a scuola, è inevitabile e necessaria (...) Nessun testo scolastico e nessun argomento è neutro, privo di orientamenti culturali e politici, in quanto anche ciò che viene presentato come oggettivo riflette sempre una visione del mondo.”.
Alle contestazioni della destra neofascista e delle associazioni genitoriali che la servono, i docenti rispondono che “non fare politica è già fare politica, perché il silenzio, l’omissione o la neutralità apparente finiscono per legittimare lo stato delle cose”, stigmatizzando cioè che non parlare del genocidio a Gaza, o delle mani del governo italiano sporche di sangue, equivale di fatto a legittimare l'occupazione e la guerra imperialista, così come la vendita delle armi ad Israele per il profitto.
“Possiamo anche accogliere – chiudono gli insegnanti - proposte da parte della componente genitoriale di ulteriori contenuti rispetto a quelli presentati, ma non possiamo accettare la censura di quanto sia stato già pensato, progettato e promosso (…) chiedere ai genitori il permesso di quanto può essere oggetto di scuola trasforma studenti e studentesse in un terreno oggetto di contesa e significa alimentare il mancato riconoscimento dei figli e delle figlie come persone distinte, che devono rendersi capaci di indipendenza e autonomia.”.
Noi siamo certi che Mattarella ignorerà le giuste e coraggiose proteste degli insegnanti che pretendono una scuola indipendente e libera; d'altra parte è proprio Mattarella che nel suo fasullo ruolo di Garante ha avallato ogni decisione, colpo di mano e legge che questo governo ha imposto fin dal suo insediamento. Ecco perché proprio a loro, lavoratori e lavoratrici antifascisti e democratici che non vogliono tacere di fronte alla repressione ed alla censura neofascista, chiediamo un ulteriore salto di qualità, e cioè quello di mobilitarsi, di fare pressioni alle loro rispettive sigle sindacali e di scendere in piazza, per cacciare Meloni, Valditara e tutti gli altri ministri in camicia nera il prima possibile, affinché si blocchi questo processo di definitiva, completa ed irreversibile fascistizzazione delle istituzioni borghesi e della società. Il governo della Mussolini in gonnella va buttato giù prima che cancelli anche i più elementari diritti e libertà democratico-borghesi e porti a compimento il progetto piduista delle mafie, di Gelli e Berlusconi, dei capitalisti e della borghesia in camicia nera.
21 gennaio 2026