Su iniziativa dell'antico imbroglione revisionista Fosco Giannini, ex senatore PRC
Fondato il partito di Xi e Putin
Sinceri comunisti, per non essere imbrogliati dai falsi comunisti studiate il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e aprite un dialogo col PMLI
Col Congresso di fondazione tenutosi il 24 e 25 gennaio a Roma è nato il Partito Comunista di Unità Proletaria (PCUP), un nuovo imbroglio revisionista che si ispira a Gramsci e al PCI togliattiano, di cui si dichiara orgogliosamente erede, e che si schiera apertamente con la Cina socialimperialista di Xi Jinping e la Russia neozarista di Putin, che guiderebbero un presunto “fronte antimperialista mondiale in progress”.
Questo partito nasce infatti dalla fusione tra il Movimento per la Rinascita Comunista dell'antico imbroglione revisionista Fosco Giannini, ex Senatore del PRC, poi transitato nel PdCI e PCI, e ora eletto Segretario dal Congresso di Roma, e Resistenza popolare, formazione nata per scissione di una parte del PC fondato dall'altro imbroglione revisionista e putiniano Rizzo, e questo già la dice lunga sulla matrice politica revisionista gramsciana del nuovo partito.
Del resto ciò è rivendicato apertamente già all'inizio delle Tesi congressuali approvate a dicembre, nella Parte I dove si delineano l'identità e gli obiettivi del PCUP, col sottolineare la coincidenza temporale simbolica con la fondazione del PCd'I a Livorno (21 gennaio
1921) da parte di “Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Umberto Terracini e gli altri rivoluzionari”: un evento storico, aggiunge il documento, di cui “siamo figli”, e che “rimane per tutti noi comunisti una lezione storica imprescindibile, così come continua a spiccare l’opera di Antonio Gramsci di liberare il marxismo dal meccanicismo, ribadendo il valore dell’azione soggettiva rivoluzionaria”.
Ma per i marxisti-leninisti coerenti quell'evento è stato invece un atto rivoluzionario solo per la separazione dei comunisti dai riformisti del PSI, su impulso di Lenin e della III Internazionale, mentre già con la direzione di Gramsci (se si esclude la parentesi dogmatica e settaria di Bordiga), venivano piantate in quel Partito le radici revisioniste e antimarxiste-leniniste, poi riprese e sviluppate compiutamente da Togliatti e i suoi successori.
Le radici gramsciane del revisionismo italiano
Infatti, che significa “liberare il marxismo dal meccanicismo”? Si tratta di un artificio retorico per giustificare la deviazione revisionista di Gramsci dal marxismo-leninismo, e questo lo si fa anche associando al suo nome quello di Lenin, come se Gramsci fosse l'interprete italiano del “vero” leninismo.
Nel suo importante discorso per il 45° Anniversario della scomparsa di Mao, Applichiamo gli insegnamenti di Mao sul revisionismo e sulla lotta di classe per il socialismo, il Segretario generale e Maestro del PMLI spiegò: “Che il pensiero di Gramsci sia revisionista, il PMLI l'ha dimostrato molti anni fa mediante il documento del Comitato centrale in data 8 aprile 1987 dal titolo “Gramsci, il marxismo-leninismo e la rivoluzione socialista in Italia”, e precedentemente mediante il paragrafo “L'opportunismo di destra di Gramsci e Togliatti” dell'editoriale “50 anni di storia del PCI dimostrano che con un partito revisionista non è possibile conquistare il socialismo” pubblicato sul numero unico de “Il Bolscevico” del febbraio 1971. L'ha dimostrato anche mediante la relazione dell'allora Redattore capo de “Il Bolscevico” alla Direzione centrale dell'OCBI m-l dal titolo “Le posizioni teoriche di Gramsci costituiscono il fondamento della “via italiana al socialismo” e del “compromesso storico” pubblicata su “Il Bolscevico” n. 9 del 1976.
“
Nell'intervista su Youtube su “La storia, la linea e le ragioni del PMLI”, il compagno Mino Pasca, portavoce nazionale del PMLI, ha chiarito bene le radici revisioniste del PCI e della togliattiana “via italiana al socialismo”, che poi hanno finito per portare fatalmente al suo autoscioglimento: radici che risalgono proprio a Gramsci, perché egli era sostanzialmente un crociano di sinistra, nonostante fosse tra i promotori della scissione di Livorno sulla spinta della Rivoluzione d'Ottobre, così come Gentile era il crociano di destra che poi servì il fascismo.
“Gramsci
– spiega Pasca sintetizzando l'approfondito studio del PMLI sui fondamenti del suo pensiero - era il crociano di sinistra, cioè colui che sentiva forte questa spinta della rivoluzione d'ottobre. E chi non la sentiva in quell'epoca? Però era rimasto impastato e incrostato dell'ideologia idealista crociana che poi sviluppa, soprattutto nelle sue teorizzazioni, quando per esempio nei quaderni del carcere teorizza la strategia riformista delle casematte, e cioè che il nostro paese non è la Russia di Lenin e Stalin e quindi non si può fare una rivoluzione come era stata fatta dal Partito Bolscevico perché nel nostro paese occorre prima vincere la battaglia sull'egemonia. La sua è una strategia ambigua e nebulosa ma in sostanza riformista perché lui teorizza che bisogna prima espugnare a una una il sistema di casematte per avanzare e rovesciare la borghesia al potere. Il proletariato dovrebbe prima assicurarsi l'egemonia sulle altre classi sociali e in nuce è una via sostanzialmente riformista perché nega la necessità del rovesciamento violento del potere e dello stato borghesi e gli contrappone un processo che è di tipo riformista. A queste teorizzazioni si richiama successivamente Togliatti per elaborare la via italiana al socialismo
”.
E infatti, secondo i suoi stessi fondatori, il progetto del PCUP nasce nel solco della “straordinaria storia del PCI”, partito che ha rappresentato “la più grande esperienza politica, intellettuale e morale dell’intera storia italiana”, e aggiungono: “I grandi dirigenti comunisti nazionali e territoriali, della storia del Pci (sino alla negativa cesura rappresentata dal 'liquidatore' del Partito, Achille Occhetto) sono oggi, per noi, punti di riferimento per la costruzione di nuovi gruppi dirigenti del Partito comunista che vogliamo mettere in campo. Nel costante riferimento al suo patrimonio ideale, politico e culturale lavoriamo per il Partito comunista, come organizzazione politica che punta a realizzare l’unità dei comunisti, superando divisioni e frammentazioni inutili e inattuali”.
Un nuovo inganno revisionista e riformista
In sostanza si ripropone la vecchia formula revisionista, riformista, elettoralista e parlamentarista del PCI, già bocciata dalla storia, della “via italiana al socialismo” e delle “riforme di struttura”, per conquistare gradualmente isole di socialismo all'interno del sistema capitalista, ispirata all'idea di Gramsci della “conquista delle casematte”. Concezione che ricorre continuamente nelle confuse descrizioni del “nuovo partito rivoluzionario”, che deve essere capace di “unire il meglio della teoria marxista e leninista passata con i risvolti della teoria del totalitarismo 'liberale'. Siamo convinti che l’unica prospettiva positiva per il nostro Paese è quella che passa da una rivoluzione politica e sociale verso una Terza Repubblica, popolare e democratica, capace di costruire il socialismo nella democrazia sostanziale, oltre che formale. Tutto questo non è possibile senza prima aver conquistato la sovranità popolare, cacciando la casta collaborazionista che ha svenduto il popolo italiano negli ultimi decenni”.
Non si parla cioè di abbattere il sistema capitalista per via rivoluzionaria, ma di lottare “per il superamento totale del capitalismo”, cioè di riformarlo dall'interno come predica la dottrina gramsciana. Non di dittatura del proletariato, come ci hanno insegnato Lenin e la Rivoluzione d'Ottobre, ma di una vaga ed evanescente “sovranità popolare” e il “superamento rivoluzionario di questo sistema”. Non di potere politico del proletariato, come presupposto indispensabile per la costruzione di una società socialista, ma di “centralità della classe lavoratrice come soggetto storico rivoluzionario”, per “la difesa e l'attuazione della Costituzione italiana” e per “un approdo necessario ad una forma di governo del proletariato - l’unico realmente democratico – che avvii le riforme necessarie per spezzare il potere delle classi dominanti e lanciare la transizione al socialismo”.
Non si capisce nemmeno se quello che si vuol costruire, con la “proposta di sciogliersi e costruire assieme una nuova costituente comunista”, è un partito o un fronte unito, e a chi è rivolta questa proposta, perché una volta ci si rivolge “a tutti i partiti e alle organizzazioni comuniste che condividano la nostra progettualità”; un'altra si parla di “costruire un moderno Partito comunista, per forgiare il quale invitiamo le molteplici organizzazioni e partiti di area comunista e socialista” (addirittura!); un'altra ancora si parla di “aprire il dialogo a tutte le forze che perseguono l’autonomia e l’indipendenza nazionale, siano essi rivoluzionarie o riformiste, purché democratiche e antifasciste”.
Partito al servizio di Xi e Putin
Sulla politica internazionale il revisionismo del nuovo partito di Giannini è ancora più scoperto, vaneggiando dell'esistenza oggi di “tanti Paesi socialisti del mondo” e di “circa un quinto dell’umanità [che] è direttamente governato dai partiti comunisti”: cioè, in sostanza, la Cina socialimperialista di Xi, con il suo “socialismo dai caratteri cinesi”, e i partiti revisionisti al potere in Paesi come Cuba, Vietnam e RPDC. Che insieme alla Federazione Russa di Putin, il Venezuela, il Laos, l'Iran ecc., nonché organizzazioni come i Brics e la Sco, formerebbero il “fronte antimperialista” che lotta per il “mondo multipolare”, contrapposto all'“egemonismo unipolare” della “catena dell'imperialismo internazionale” capeggiato dagli Usa e loro alleati.
Una rappresentazione falsa e grottesca della situazione internazionale e del confronto per l'egemonia mondiale tra l'imperialismo dell'Ovest, capeggiato dalla declinante superpotenza Usa, e l'imperialismo dell'Est, capeggiato dal socialimperialismo cinese in ascesa, che stravolgendo il leninismo ha il solo scopo di ingannare i sinceri comunisti e gli antimperialisti sulle reali reali intenzioni egemoniche e guerrafondaie del nuovo imperatore Xi Jinping e del nuovo zar Putin, dei quali l'imbroglione Giannini è al servizio.
Lo ha riconfermato lui stesso davanti ai congressisti, dedicando praticamente l'intera sua relazione introduttiva all'esaltazione sfacciata della Cina socialimperialista di Xi e della Russia neozarista di Putin, definendo la prima “nuovo cardine del fronte antimperialista mondiale” e “concretissimo esempio della possibilità/necessità di costruire il socialismo” nella nostra era; e la seconda “un argine all’espansionismo dell’intero fronte occidentale-imperialista”, rivendicando a gran voce che il PCUP sta “senza tentennamenti dalla parte dell’Operazione Speciale della Federazione Russa”, cioè dell'aggressore Putin e contro l'aggredita Ucraina; e che “i comunisti non possono avere dubbi: essi debbono stare da una parte sola, dalla parte della Russia”! Non per nulla il Partito Comunista Cinese e il Partito Comunista della Federazione Russa hanno inviato i loro saluti al Congresso.
Per la vera unità dei comunisti
Il PCUP non è l'unico partito “comunista” al servizio di Xi e Putin. Ce ne sono altri, tra cui i Carc, il (n)PCI e il PC, il sui segretario generale Alberto Lombardo nel dicembre dell'anno scorso ha partecipato al Forum mondiale sul socialismo a Pechino. Lombardo è stato il braccio destro di Marco Rizzo già “comunista” ora neofascista. Il partito di quest'ultimo imbroglione politico storico, Democrazia sovrana e popolare, è particolarmente legato a Putin. Lo dimostrano l'intervento del ministro degli esteri russo Lavrov e la partecipazione dell'ambasciatore russo al congresso di quel partito che si aprirà sabato prossimo a Roma.
Nel suo discorso commemorativo del 11 settembre 2011, tenuto a nome del CC del PMLI per il 35° Anniversario della scomparsa di Mao, parlando delle radici gramsciane del revisionismo italiano e dei suoi continuatori che si sono succeduti dopo la liquidazione del PCI, i vari Cossutta, Diliberto, Bertinotti, Ferrero, Rizzo e compagnia bella, il Segretario generale e Maestro del PMLI Giovanni Scuderi ha detto: “Un filo comune lega tutti costoro a Gramsci; qualcuno, come Fosco Giannini dell''Ernesto', aggiunge Lenin, per essere sicuro che il nuovo imbroglio della 'ricostruzione del partito comunista' coinvolga coloro che vogliono 'fare come in Russia'. Sarà però difficile che si faccia abbindolare chi conosce a sufficienza Lenin. Ormai il proletariato italiano ha il suo Partito, il PMLI, e quindi i sinceri fautori del socialismo e chiunque voglia veramente cambiare questa società borghese hanno tutte le possibilità per capire da che parte stare e cosa fare, una volta che vengono a conoscenza del Partito
”.
Quella dell'antico imbroglione Giannini è infatti solo l'ennesima operazione truffaldina per ingabbiare i sinceri comunisti in un altro partito falso comunista, revisionista, riformista, fiancheggiatore del socialimperialismo e di Putin, e impedire che entrino in contatto col PMLI. l'unità dei comunisti in un unico partito può avvenire solo sui principi del Socialismo, della via dell'Ottobre e della dittatura del proletariato, e sulla base del marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Per questo rinnoviamo l'invito a tutti i sinceri comunisti di stare alla larga da simili imbroglioni, a studiare il marxismo-leninismo-pensiero di Mao, fare un bilancio critico e autocritico sulla storia del revisionismo italiano, prima e dopo la liquidazione del PCI, e ad aprire un dialogo col PMLI per arrivare alla vera unità dei comunisti.
Come ha detto Scuderi nell’Appello alle operaie e agli operai del 2 aprile del 2025: “Tutti i militanti del PMLI sono disponibili a incontrarsi e a discutere con voi durante le manifestazioni di piazza e in qualsiasi luogo concordato. Anche il Segretario generale è disponibile, basta fissare un appuntamento attraverso il numero telefonico 055-5123164 della Sede centrale del Partito e de “Il Bolscevico”. Questo giornale è a vostra completa disposizione, pronto a pubblicare i vostri interventi
.”
28 gennaio 2026