Le nuove misure sulla sicurezza, puro fascismo mussoliniano
Pugno di ferro contro il dissenso, punizioni più severe sui minori, impunità e agevolazioni per gli agenti, ennesimo giro di vite su migranti e Ong
Occorre scendere in piazza per respingerle e buttare giù il governo Meloni, Mussolini in gonnella

Dopo l'inasprimento delle pene per reati di piazza, occupazioni e resistenza anche passiva disposti dall'ex-ddl 1660 trasformato in decreto e convertito dal parlamento lo scorso anno, sul tavolo di palazzo Chigi è arrivato un nuovo pacchetto di 65 misure messe a punto dai tecnici del Viminale, guidati da Piantedosi e Meloni.
I cardini principali del nuovo intervento dell’esecutivo neofascista sono quattro, e riguardano punizioni più severe per i minori che compiono reati violenti, pugno duro sul dissenso, un nuovo e più stretto giro di vite su migranti e sulle ong, e tutele e agevolazioni per gli agenti per concretizzare una loro sostanziale e definitiva impunità. Norme che configurano un quadro che fa impallidire anche la messa a terra del famigerato ex-ddl 1660, e che completano una sorveglianza ed una repressione del dissenso di carattere chiaramente mussoliniano.
Il Governo ha pensato di dividere il pacchetto di norme in due provvedimenti: un disegno di legge in materia di “sicurezza pubblica, immigrazione e protezione internazionale” che non lascia di fatto margini alla discussione parlamentare, e uno schema di decreto legge per il “potenziamento operativo” delle forze di polizia sul quale conta di trovare l'appoggio quantomeno di una parte dell'opposizione parlamentare che spinge anch'essa sulle “strade sicure” e sulla repressione della cosiddetta “microcriminalità”.
D'altra parte su questo punto PD e “centro-sinistra” hanno sempre scimmiottato la destra, porgendole il fianco e promuovendo e approvando analoghe e precedenti strette antidemocratiche, a partire dall'installazione di telecamere di controllo praticamente ovunque, per finire con il potenziamento del controllo poliziesco nelle città che amministrano.
Ecco perché le prime norme del nuovo provvedimento mirano a potenziare la sicurezza urbana, dopo l’allarme sociale lanciato dai media asserviti al governo che hanno esasperato alcune aggressioni degli ultimi mesi. Anche stavolta lo schema è lo stesso, fatto da stampa e TV che cercano di fomentare nella popolazione l'introduzione di nuove strette anti-democratiche.
Da qui l'arbitrio prefettizio di istituire nuove zone rosse che oggi sarebbero previste solo in casi eccezionali e il ricorso a fogli di via ai danni dei cittadini indesiderati, l’installazione di ulteriori e più sofisticati sistemi di videosorveglianza, ed ovviamente più pattuglie di Polizia, Carabinieri ed Esercito nelle strade.

Nuova stretta razzista sull'immigrazione
Il governo stringe ancora sulle espulsioni degli immigrati irregolari innanzitutto con il trattenimento in attesa delle espulsioni, che d’ora in poi diventerà la norma. E coloro che ignoreranno il primo foglio di via intimatogli dal questore, al secondo verranno rimpatriati direttamente d'ufficio. Ma nel capitolo del disegno di legge dedicato appunto all’immigrazione il governo chiederà al Parlamento che controlla totalmente, un’ulteriore stretta indirizzata a tenere lontano dai porti italiani le flotte umanitarie delle ong, e ad accelerare espulsioni e rimpatri, giustificando il tutto nel nome della “sicurezza nazionale”.
Basterà infatti rifarsi a questa motivazione per interdire fino a sei mesi l’ingresso nelle acque territoriali di navi non gradite, e spetta ancora una volta agli organi di governo declamare qualsiasi “minaccia di infiltrazioni terroristiche” essi reputino opportuna, ma potranno fermarle anche denunciando il rischio di una “particolare pressione migratoria” che com'è chiaro può essere tirata fuori all'occasione.

Blocco navale e via ai centri in Albania
Insomma, ancora una volta navi umanitarie potranno essere bloccate per giorni in alto mare, e le persone soccorse sequestrate e costrette a lunghe attese prima di vedersi autorizzare lo sbarco. Inoltre le persone a bordo - si legge nella norma - “potranno essere condotte in strutture dedicate in Paesi terzi fino al rimpatrio”.
Ovviamente il Governo ripropone queste norme forte della vergognosa assoluzione di Salvini al processo Open Arms, ma ciò gli permetterà allo stesso tempo anche di riempire i costosissimi ed inutili centri di detenzione costruiti in Albania, per la gioia di Meloni e gerarchi.
È chiaro che questa norma non servirà assolutamente per questioni di “sicurezza”, ma per ostacolare i soccorsi, ritardare le operazioni e scoraggiare la presenza di testimoni indipendenti in mare. Ai neofascisti al governo infatti non importa salvare vite umane in mare, ma aggirare “un obbligo giuridico internazionale che nessun governo può sospendere a proprio piacimento”, come dicono le stesse ong che continueranno a presidiare nel Mediterraneo.

Arriva la norma “salva-Almasri”
L’articolo 16 del capitolo sull'immigrazione introduce la possibilità di “consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale” o “per la compromissione delle relazioni internazionali”.
Un chiaro riferimento al caso del torturatore libico Osama Almasri, arrestato a gennaio 2025 su mandato della Cpi e subito espulso, ufficialmente perché “presentava un profilo di pericolosità sociale”. Caso che mostrò la malafede dei ministri Nordio e Piantedosi, del sottosegretario Alfredo Mantovano, e di Meloni, prima indagati dal Tribunale dei ministri di Roma e poi liberati dal Parlamento che respinse vigliaccamente la richiesta di autorizzazione a procedere.
Anche in questo caso è chiaro che la norma è fatta ad hoc nel tentativo di sanare politicamente e giuridicamente una scelta gravissima del governo Meloni. A pieno titolo infatti è già stata ribattezzata “salva Almasri”, e servirà d'ora in poi anche a strizzare l'occhio a qualsiasi Stato con le mani sporche di sangue, calpestando “legalmente”, le disposizioni della Corte Penale Internazionale.
Il governo Meloni vuol far pari anche con l'altra vicenda che ha gettato più di un'ombra sull'operato delle “forze dell'ordine”, quella del caso Ramy Elgaml, il ragazzo milanese deceduto nel 2024 dopo un inseguimento dei carabinieri. Non a caso, l’articolo 8 del ddl introduce l’illecito penale con carcere dai 6 mesi ai 5 anni per chi non si ferma ai posti di blocco e si dà alla fuga “con modalità pericolosa per la pubblica e privata incolumità”.

Impunità alle forze dell'ordine neofascista
Un altro capolavoro del governo Meloni è quello sulla legittima difesa, che naturalmente si estende alle “forze dell'ordine” sdoganando ogni atteggiamento e sopruso che sia utile a procedere spediti verso una completa e irreversibile repressione del dissenso di piazza.
L’articolo 11 del ddl prevede infatti la non iscrizione nel registro degli indagati in presenza di generiche “cause di giustificazione”. In sostanza i pm non potranno indagare neppure formalmente come atto dovuto, chi abbia compiuto un reato in presenza di “legittima difesa”, o – udite udite – di “adempimento di un dovere”, “uso legittimo delle armi”, o più genericamente in “stato di necessità”.
Il Governo guarda non tanto all'ambito privato come furti, irruzioni in abitazioni ecc., ma all'ordine pubblico con l'introduzione di uno “scudo penale” totale e definitivo per gli agenti che saranno legittimati alla repressione di piazza con ogni metodo, senza rischiare alcuna incriminazione.
In sostanza anche in Italia sarà possibile ciò che è avvenuto in questi giorni in Minnesota, dove sei procuratori si sono dimessi per il divieto loro imposto dal Dipartimento di giustizia di indagare sull’agente dell’ICE Jonathan Ross che ha sparato e ucciso l'attivista Renee Good. In quello, ed anche nell’analogo omicidio dell’infermiere Alex Pretty, l’ICE di Trump l’ha fatta franca invocando una o più cause di giustificazione.

Fermo preventivo alle manifestazioni
La repressione del dissenso è il pallino fisso del governo neofascista di Mussolini in gonnella, che difatti oltre all'aumento di pene per chi gira con il cappuccio in testa, vuole introdurre anche il cosiddetto “fermo di prevenzione” che consentirà alle “forze dell’ordine” di trattenere nei loro uffici per accertamenti e fino a 12 ore, persone solo sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione.
Una misura senza precedenti, usata solo nelle conclamate dittature fasciste, che la CGIL ed altri organismi sindacali e sociali hanno definito “un attacco al diritto costituzionale di manifestare”, ed “uno strumento pericoloso che trasforma il dissenso sociale in un problema di ordine pubblico e la partecipazione democratica in un fattore di rischio da neutralizzare”.

Cacciare Meloni con la piazza
Non possiamo non ricordare che l'attuale stretta di governo senza precedenti per intensità, intransigenza e violenza repressiva, è la conseguenza dei tanti “pacchetti” e “decreti sicurezza” messi a terra da tutti i governi che si sono susseguiti, concordi nel principio secondo il quale tutto diventa reato in nome dell’ordine borghese.
È chiaro che a Meloni non importa assolutamente che le norme violino chiaramente il principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, pubblici ufficiali inclusi, perché il suo obiettivo finale è proprio quello di diminuire fino ad azzerare qualsiasi residuo diritto democratico-borghese ancora in essere, mentre è pronta a realizzarlo con qualsiasi mezzo, potendo anche contare sull'opposizione parlamentare di cartone che rifiuta di riconoscere la pericolosità neppure di fronte a provvedimenti di questo tipo, di puro fascismo mussoliniano.
Una stretta che se adesso colpisce i movimenti, e i sindacati che ancora per certi versi possono definirsi tali come la CGIL e i sindacati di base, poiché le norme repressive toccano la loro modalità di agire e di mobilitarsi, alla lunga colpirà tutti gli oppositori.
L'ex-ddl 1660 vide l'opposizione di due reti separate che preferirono andare ciascuna per la propria strada. Che cosa deve accadere ancora per capire che la questione di un largo fronte unito di lotta che abbia come obiettivo la cacciata del governo Meloni è urgente e indispensabile? Tutto il resto, incluse le diverse visioni di modello sociale sono al momento contraddizioni secondarie e vanno accantonate per dare forza a questa principale battaglia.
Poi, una volta cacciato l'esecutivo neofascista di Mussolini in gonnella, ognuno andrà per la sua strada; noi proseguiremo in quella verso il socialismo e il potere politico del proletariato.

28 gennaio 2026